domenica 6 dicembre 2009
Finalmente è ufficiale. La prima presentazione del libro "L'altra America Tra Messico e Venezuela storie dell'altro Occidente" del sottoscritto e Piero Armenti avverrà a Salerno il prossimo 14 dicembre 2009 alle ore 17,30 presso il punto Einaudi in C.so Vittorio Emanuele.

Ne discuteranno con gli autori:
Omero Ciai, giornalista di La Repubblica;
Prof. Carmine Pinto, docente di Storia Contemporanea, Università degli Studi di Salerno;
Prof. Vito Galeota, docente di Letteratura Ispanoamericana, Univerisità L'Orientale Napoli.

(clikkare per ingrandire l'immagine)

Ricordiamo che per comprare il libro on line è facilissimo attraverso il sito della casa editrice: http://www.arcoirismultimedia.it/saggistica.html

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E' ufficialmente aperto il sondaggio per eleggere il personaggio latinoamericano dell'anno. Votate a questo link: Il personaggio latino-americano del 2009: la parola a voi!.

I papabili candidati sono, in ordine casuale, Michelle Bechelet, Mauricio Funes, Lula da Silva, Lionel Messi, Alberto Pizango, Yoani Sanchez, Mario Vargas Llosa.

Votate, Votate, Votate...

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giovedì 5 novembre 2009
Grazie all’aiuto di una giovane casa editrice, Arcoiris Multimedia s.r.l. , è nato il libro “L’altra America, tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente”, una raccolta di articoli di questo blog, Verosudamerica.com e del famoso NotizieDaCaracas.it di Piero Armenti, con in più un saggio inedito sul Venezuela di Chávez. Un esperimento di portare i blog su carta stampata, un tentativo, forse pioneristico, né abbiamo grandi ambizioni.

L’altra America, tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente,cover
Il risultato è un minestrone, ci sono venezuelane siliconate e la messicana che piange in aeroporto: la cacciano via dagli Stati Uniti. C'è dentro Chávez che vuole creare l'uomo nuovo, e il presidente Calderón che lotta contro il narcotraffico, la febbre porcina, e il colpo di stato in Honduras.

Abbiamo voluto farlo, sapendo che ci saremmo esposti alle critiche di chi considera un blog un prodotto troppo approssimativo per esser reso libro. A noi andava di provarci, e in fondo ci sembra un prodotto unico nel panorama editoriale italiano. A voi il giudizio.

Il prezzo è di 12 euro. Lo potete comprare su internet attraverso il sito della casa editrice Arcoiris Multimedia, e riceverlo in soli 5 giorni con la spesa di 1,50€ per la spedizione, oppure anche attraverso le solite biblioteche on line (Ibs, libreria universitaria, etc). Altrimenti chiedete di ordinarlo alla vostra libreria di fiducia, il codice ISBN è: 978-88-96583-06-7.

L’altra America, tra Messico e Venezuela storie dell’estremo Occidente, cover
(clikkare per ingrandire le immagini)

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martedì 3 novembre 2009
Secondo gli ultimi dati diffusi dalle Nazioni Unite la recessione dell’economia messicana amplificata dalla crisi mondiale porterà altri 2 milioni di messicani alla povertà estrema.

Il Messico è considerato uno dei paesi più colpiti dalla crisi dell’economia degli Stati Uniti per due ragioni:
- a causa della sua alta dipendenza alle esportazioni “made in Usa”
- e per il crollo delle rimesse mandate dagli immigrati messicani negli Stati Uniti, da sempre fonte principale di divisa per il paese insieme agli introiti derivanti dal petrolio.

La povertà si sa è un male cronico per il Messico però quest’anno l’economia chiuderà con un -7% del PIL, la peggiore caduta dalla decade degli anni ’30, che tra l’altro porterà alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Se a questo poi si somma l’aumento globale dei prezzi delle materie prime, come mais e fagioli, è facile intuire i problemi delle classi sociali più basse. Per le Nazioni Unite ben 2 milioni di messicani scenderanno a livelli di povertà estrema come conseguenza della situazione economica del paese. Negli ultimi due anni sono così già 5 i milioni di messicani caduti a livelli di estrema povertà, tutto questo proprio quando il governo ha attivi il maggior numero di programmi sociali di assistenza alle classi povere della storia messicana.

Per il presidente Calderón una ripresa economica a ritmi sostenuti, almeno a livelli di un 4% annuali, è fondamentale per recuperare consensi anche in vista delle elezioni del 2012 vista e considerata anche la sconfitta nelle elezione legislative di luglio che ha portato alla perdita della maggioranza relativa nella Camera dei Deputati a scapito del PRI.

I programmi sociali non sono infatti sufficienti a contrastare l’attuale situazione economica e la povertà avanza non coinvolgendo solo le campagne messicane ma diffondendosi anche nelle città. Secondo alcuni dati forniti dal governo sono necessari 80 dollari al mese per rispondere alle esigenze alimentari per i messicani che vivono in città, mentre ne bastano 60 nelle aree rurali, allo stato delle cose però ben 20 milioni di persone su 107 non raggiungono neanche questi livelli minimi.

L’ultimo decennio ha visto il Messico come una delle economie emergenti di rilievo in America Latina ma questo non è servito ad eliminarne le contraddizioni interne che vedono 20 milioni di persone che lottano per alimentarsi convivere nello stesso paese di Carlos Slim, una delle tre persone più ricche del mondo.

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sabato 31 ottobre 2009
Dopo il colpo di Stato di quattro mesi fa è stato raggiunto ieri l'"accordo di Tegucigalpa" tra il presidente legittimo Zelaya e il golpista Micheletti. Zelaya rientrerà in carica con un governo di unità nazionale sino alle prossime elezioni del prossimo 28 novembre.

Sicuramente nulla di cui essere felici ma almeno l'ordine costituzionale è stato ripristinato in Honduras e le elezioni di novembre, che saranno supervisate e garantite dagli Stati Uniti, saranno riconosciute internazionalmente. Forse troppo poco visto che per ora non si intravedono punizioni per i protagonisti del colpo di Stato dello scorso 28 giugno però quantomeno non sarà il governo golpista a gestire l'intero processo elettorale nell'attuale clima di terrore e repressione.

Zelaya forse già domani potrà riassumere la carica presidenziale, aspetta solo la decisione del Congresso hondureño. L'accordo di Tegucigalpa arriva quindi a conclusione delle negoziazioni iniziate il 7 ottobre intraprese tra Zelaya e Micheletti e prevede il ritorno in carica di Zelaya che però non potrà convocare l'Assemblea Nazionale Costituente prevista.

Zelaya è apparso soddisfatto dichiarando: "L'accordo raggiunto è un trionfo della democrazia hondureña che permetterà alle elezioni di novembre di essere riconosciute dalla comunità internazionale. E' un segno di pace per il nostro paese e del ritorno alla democrazia".

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giovedì 29 ottobre 2009
Un bel documentario sul narcotraffico viene trasmesso in questi giorni su Current tv, canale 130 di Sky. I cartelli della droga in Messico sono in lotta gli uni contro gli altri e contro il governo per il controllo del traffici di stupefacenti. La guerra dei narcos analizzata bene, il video è lungo ma vale la pena.

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sabato 3 ottobre 2009
Il Brasile si conferma la stella del continente latinoamericano. Sbaragliando Madrid, Chicago e Tokio, Rio de Janeiro ospiterà le Olimpiadi 2016.

Continua a splendere la stella del Brasile: dopo i Mondiali di calcio 2014 anche le Olimpiadi 2016. Sarà la seconda Olimpiade in America Latina dopo Messico ’68 e giustamente sarà ospitata dal paese economicamente più rilevante del continente, un’economia emergente forte e stabile che non fa che accumulare successi negli ultimi anni. Il giro economico proveniente dalle Olimpiadi aiuterà ancor di più l’affermazione a livello mondiale brasiliana, economia leader del continente latinoamericano.

Le recenti scoperte di nuovi pozzi petroliferi, l’affermazione come leader mondiale in bioenergie, Mondiali di calcio ed Olimpiadi catapulteranno il Brasile tra le economie più importanti a livello mondiale. Ennesimo successo anche per Lula da Silva, che nei suoi due mandati ha contribuito a far rafforzare l’egemonia economica brasiliana a livello continentale e sta facendo del Brasile anche il leader politico della regione. Il Brasile quindi oltre ad aver superato il Messico tra i paesi che più attirano investimenti stranieri in America Latina è anche ormai un paese che assume le sue responsabilità politiche a livello latinoamericano come dimostra ad esempio la presa di posizione riguardo al colpo di Stato in Honduras e l’appoggio deciso attraverso la sua ambasciata al presidente legittimo Zelaya.

Brasile leader politico ed economico latinoamericano quindi, ma non solo. Questi successi come ospitare a distanza di due anni Mondiali di Calcio ed Olimpiadi contribuiscono alla ribalta mondiale di un paese che aspira anche ad un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

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mercoledì 16 settembre 2009
Micheletti, presidente hondureño in seguito al colpo di Stato di fine giugno, ha affermato ieri che solo una invasione da parte degli Stati Uniti potrebbe ripristinare il governo legittimo di Zelaya.

Si sta creando un pericoloso precedente in America Latina: un presidente golpista che si radica al potere con la forza militare e con l’appoggio dei poteri economici forti sta approfittando del poco interesse e della distrazione del governo degli Stati Uniti, che ha ben altro a cui pensare, e quasi certamente raggiungerà l’obiettivo di traghettare l’Honduras al 29 novembre, giorno delle previste elezioni presidenziali, privando un governo legittimo, quello di Zelaya, dei 5 mesi restanti per la fine del mandato.

Dura ammetterlo però Micheletti ed il suo entourage hanno in pratica vinto. Troppo deboli le reazioni internazionali al colpo di Stato. I golpisti tireranno avanti sino alle elezioni di novembre, in fondo mancano solo 2 mesi e si può fare a meno anche dello stop ai fondi economici destinati al paese centroamericano da parte di Stati Uniti, FMI, etc.

L’ultimo tentativo da parte degli Stati Uniti è stato quello di sospendere i visti a tutti i ripresentanti del governo illegittimo di Micheletti, ma serve ben altro per forzare il regime golpista a firmare la proposta del mediatore del conflitto hondureño, il presidente del Costarica e premio Nobel per la pace Óscar Arias, che prevedeva il ritorno al potere del presidente Zelaya. Anche l’espulsione da parte delle Nazioni Unite dell’ambasciatore di fatto mandato da Micheletti è poca roba visto che ci sono soli due mesi prima delle prossime elezioni.

Ora in occasione della celebrazione del giorno dell’indipendenza nel paese centroamericano, Micheletti fa addirittura la voce grossa ed afferma che solo un’azione militare statunitense potrebbe farlo scendere dalla poltrona presidenziale. Micheletti però sa benissimo che in questo momento il governo degli Stati Uniti ha ben altri problemi. Certo l’amministrazione Obama ha chiaramente condannato il colpo di Stato, non ha mai riconosciuto né Micheletti né il suo governo illegittimo ed ha colpito con sanzioni economiche l’Honduras, come la sospensione del “programma di cooperazione”, ma sicuramente non andrà mai ad invadere militarmente il piccolo paese centroamericano per almeno due ragioni:
  • Per rispettare le promesse elettorali ed dimostrare che gli Stati Uniti non sono più i guardiani/padroni del Mondo;
  • E soprattutto perché, anche se il governo Obama disapprova il colpo di Stato, sicuramente chi si occupa degli interessi economici statunitensi in America Latina in fondo preferisce Micheletti a Zelaya, così come gradirebbe una Bolivia senza Evo Morales, appoggiava il colpo di Stato nei confronti di Chávez ed oggi tace sulla possibile rielezione indefinita di Uribe in Colombia.

Altre due poi le lezioni che il colpo di Stato in Honduras ha impartito:
  • La comunità internazionale non conta nulla, né l’Onu, né l’Organizzazione degli Stati Americani hanno dimostrato di poter influire e reagire ad un colpo di Stato;
  • I paesi latinoamericani, anche se questa volta realmente uniti e compatti, al contrario di quanto si pensava non hanno ancora la forza sufficiente per regolare le faccende regionali. Ci sono ancora alcune democrazie giovani e fragili, con una istituzionalità debolissima, che non sono purtroppo ancora immuni al potere militare che già molto spesso in passato ci ha abituati ai colpi di Stato in questo stile.

Comunque tutto lascia pensare che Micheletti e soci arriveranno alle elezioni di novembre, moltissimi sono però i dubbi sulle stesse elezioni. Si sa che a Zelaya è stato impedito il rientro in patria e che molti componenti del suo governo e dei partiti di sinistra sono continuamente minacciati dal regime militare: in questo clima, considerando anche che i mezzi di comunicazione principali appoggiano Micheletti e giustificano il colpo di Stato, come si fa a sperare che le elezioni di novembre siano libere, senza pressioni e che anche i partiti di sinistra vicini a Zelaya possano partecipare ad una libera campagna elettorale? Riesce difficile immaginarlo.

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lunedì 14 settembre 2009
Il governo di Zapatero, in occasione della visita di Evo Morales in Spagna, annuncerà la cancellazione del 60% del debito che la Bolivia deve alla Spagna. Il restante 40% invece dovrà essere destinato all’educazione nel paese andino.

Saranno condonati ben 102 milioni di dollari di debito che la Bolivia aveva accumulato nel trascorso degli anni nei confronti della ex “madre terra”, la Spagna. La visita del presidente Morales in terre spagnole è inizia ieri a Madrid. Evo ha approfittato della visita in Spagna anche per reclamare all’Unione Europea il diritto ad una legge migratoria più tollerante. “Quando arrivarono gli europei in Bolivia, mai sono stati considerati come illegali. Anche se poveri, tutti hanno il diritto a vivere in qualsiasi parte del mondo. Dichiararci illegali è un errore”. Il presidente boliviano ha annunciato che sarà la sua prossima “battaglia personale” all’Onu quella del riconoscimento dello stato di persona legale anche per gli immigrati clandestini.

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venerdì 11 settembre 2009
San Salvador, capitale del Salvador, è solo al settimo posto della speciale classifica delle città più pericolose al mondo con 49 omicidi ogni 100mila abitanti. El Salvador è comunque il paese con il più alto tasso di omicidi in tutta l’America Latina e sicuramente il più pericoloso dei paesi in cui ho viaggiato personalmente.

Riporto qui comunque la classifica delle città più pericolose al mondo secondo il rapporto di una Ong messicana, il Citizen's Council for Public Security CCSP, il numero tra parentesi sta per il numero di omicidi ogni 100mila abitanti.

1. Ciudad Juarez, Messico(130)
2. Caracas, Venezuela (96)
3. New Orleans, Stati Uniti (95)
4. Tijuana, Messico (73)
5. San Diego, Stati Uniti (73)
6. Città del Capo, Sudafrica (62)
7. San Salvador, El Salvador (49)
8. Medellin, Colombia (45)
9. Baltimora, Stati Uniti (45)
10. Baghdad, Iraq (40)

A queste classifiche attribuisco poco valore ma è da sottolineare comunque come tra le prime dieci città ce ne siano ben 3 statunitensi e le due messicane siano in pratica sul confine con gli Stati Uniti. Assente invece tra le prime dieci Città del Messico, sottolineando la mia teoria (e la mia esperienza, visto che ci ho vissuto un bel po’) per cui non sia poi tanto pericolosa come spesso si descrive. L’unica città “in guerra” dichiarata è invece Baghdad, solo decima.

Concludo invece con la frase, sicuramente scontata ma comunque piena di verità, con cui mi ha risposto un amico brasiliano che vive a Città del Messico quando gli chiedevo se si sentisse più insicuro in Brasile o in Messico:

Depende de la hora del dia, del lugar donde se encuentra uno, de la manera en que uno se comporta… Toda America Latina es muy parecida en esto” (“Dipende dalla ora, del luogo in cui ci si trova e dalla forma di comportarsi di ciascuno… Tutta l’America Latina è molto simile parlando di insicurezza”).

Presto su questo blog un reportage del mio viaggio a San Salvador, lo scorso giugno.

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Sono già stati catturati gli esecutori materiali dell’omicidio di Christian Poveda, regista francese ucciso la scorsa settimana in Salvador. Tra i cinque ritenuti colpevoli anche un poliziotto, per confermare la teoria che in America Latina è sempre meglio guardarsi bene dagli uomini in divisa. Poveda viveva nel Salvador e aveva recentemente realizzato La vida loca, un documentario sulla vita dei membri della mara “La 18”, di cui potete vedere il trailer in basso.

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giovedì 10 settembre 2009
Un ispirazione divina ha portato un fanatico religioso boliviano a sequestrare un volo di Aeromexico in viaggio tra Cancun e Città del Messico. “Dovevo avvisare l’intera popolazione sul prossimo terremoto che colpirà il Messico, dobbiamo unirci tutti in preghiera”.

Quasi paradossale che un paese in piena guerra contro il narcotraffico ed i vari cartelli della droga faccia mettere in ginocchio il suo sistema di sicurezza aerea da uno pseudo prete boliviano appartenente ad una non ancora accertata setta religiosa. Il signor José Mar Flores Pereira, con un passato in patria da alcolista, ladro e tossicodipendente, sequestra con due lattine di succo di frutta ripiene di terra ed adornate da lucine colorate un volo di linea di una delle compagnie aeree più importanti messicane con 104 passeggeri a bordo più 7 componenti dell’equipaggio. Illuminato dalla cabala, aveva deciso che il 9 settembre 2009 (9/9/09) era il giorno adatto per lanciare un messaggio alla popolazione messicana sul presunto catastrofico terremoto che colpirà il paese da qui a poco.

Flores Pereira, arrestato una volta che l’aereo è atterrato nell’aeroporto internazionale di Città del Messico insieme ad altri 7 complici boliviani, aveva minacciato i piloti di far esplodere l’ordigno in possesso se non l’avessero messo in contatto con il presidente messicano Felipe Calderón. L’obiettivo rivelato da Flores Pereira dopo l’arresto era organizzare una preghiera collettiva nello Zocalo della capitale. I passeggeri del volo sembrerebbe che non si siano mai resi conto del sequestro se non una volta atterrati.

Ora il sequestratore è accusato di terrorismo e sequestro di persona. Alla domanda sui suoi complici lo pseudo prete ha risposto di avere solo tre complici: “Il padre, il Figlio e lo Spirito Santo”.

Al di là di questo caso specifico tragicomico, c’è da segnalare l’eccessivo imbarazzo che ha provocato un fanatico religioso nel sistema di sicurezza di un paese come il Messico che al contrario dovrebbe essere preparato a qualsiasi evenienza dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico data la dichiarata guerra tra Stato e Narcomafie.

Insomma questo non è altro che l’ennesimo segnale di debolezza di uno Stato sotto assedio da cartelli della droga e criminalità organizzata.

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martedì 18 agosto 2009
E’ accaduto il 14 agosto. L’ennesima vittima degli assalti ai pullman urbani perpetrati dalla microcriminalità nella giungla urbana di Città del Messico. Un cittadino italiano di 57 anni è rimasto vittima di una pallottola sparata da un gruppo di assaltatori. Si chiamava Alessandro Forlán, un pensionato che viveva nel DF sposato con una messicana. L’unica sua colpa è stata cercare di reagire al furto opponendosi coraggiosamente agli assaltatori.

C’è stato anche una adolescente messicana di 14 anni ferita da arma da fuoco, ma per fortuna le sue condizioni sono stabili e non è in pericolo di morte.

Purtroppo ormai da anni nelle grandi metropoli centro e sudamericane la pratica dell’assalto dei pullman urbani è sempre più diffuso, e spesso si arrivano ad estremi e tragedie come questa. I gruppi di delinquenti che prendono d’assalto i pullman sono normalmente due o tre e derubano dei contanti i passeggeri del malcapitato bus; anche cellulari e catene di oro e di argento rientrano nel bottino che poi viene rivenduto per fare cassa.

Alessandro, cittadino italiano da cinque anni in Messico, ha cercato di opporsi agli assaltatori ma uno di loro ha fatto partire uno sparo al petto che lo ha ucciso. I malviventi sono riusciti poi a scappare. I fatti sono avvenuti nel quartiere di Iztapalapa, sicuramente uno dei più popolosi e allo stesso tempo difficili e pericolosi quartieri della capitale messicana.

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lunedì 17 agosto 2009
Un giocatore messicano nel campionato italiano è un evento senza precedenti. Se è infatti vero che negli ultimi anni vari giocatori messicani popolano i campionati europei, la serie A ancora non aveva visto nessun messicano nelle serie maggiori. Il primo è Miguel Layun tesserato dall’Atalanta.

Layun, 21 anni e soprannominato “palito de pan” (grissino) per la sua esile corporatura è un jolly di fascia destra. E’ stato tesserato dall’Atalanta dopo un mese di prova con un contratto di 4 anni pagandolo quasi un milione di euro alla sua ex squadra, i Tiburones di Veracruz, attualmente in serie B messicana.

La notizia è che l’allenatore atalantino Gregucci nelle amichevoli estive sta dando fiducia al giovane messicano che dimostra nonostante l’età maturità e personalità. Gregucci lo prova da terzino destro e Layun migliora anche nella fase difensiva, caratteristica importantissima se vuole ricoprire questo ruolo in serie A.

Un augurio di successo nel nostro campionato va a Miguel Layun, primo messicano nella serie A italiana.

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venerdì 14 agosto 2009
Il virus dell’influenza porcina AH1N1 comincia a mietere le prime vittime eccellenti. Colpiti vari politici latinoamericani ma non solo…

Óscar Arias, attuale presidente del Costarica, premio Nobel per la pace nel 1987 e recentemente impegnato nella negoziazione per risolvere lo stallo politico seguito al colpo di stato in Honduras, ha contratto il virus dell’influenza porcina. Dopo vari giorni di forte raffreddore il quasi 69enne Arias si è sottoposto a diverse analisi che hanno rivelato l’influenza AH1N1. Comunque niente di preoccupante, qualche giorno di lavoro da casa, riposo e antivirali ed il presidente costaricano tornerà in buona salute.

Arias però non è l’unico politico ad essersi ammalato. Il ministro della politica ecuadoriano, Ricardo Patiño, è uno dei contagiati eccellenti, facendo allarmare l’intero staff del presidente Correa. Le installazioni presidenziali sono state disinfettate, mentre si continuano a registrare ammalati, tra questi anche il capo della sicurezza del presidente. Lo stesso Rafael Correa è ora in osservazione per escludere la malattia.

Vittime anche nel mondo del calcio. Lo storico capitano della nazionale statunitense, Landon Donovan, è risultato essere stato colpito dal virus porcino. In seguito alla partita valida per la qualificazione ai mondiali sudafricani giocatasi a Città del Messico tra Stati Uniti e Messico e vinta 2 a 1 dai messicani, Donovan accusava pesantemente la stanchezza e sottopostosi ad analisi è risultato aver contratto il virus. La malattia però ha colpito il calciatore negli Stati Uniti prima del suo arrivo in Messico. Anche per lui qualche giorno di riposo e antivirali sono stati prescritti dai medici.

Insomma l’influenza porcina continua a mietere sempre più vittime ma non c’è troppo da allarmarsi, l’importante è individuare tempestivamente la malattia, poi un buon antivirale e qualche giorno di riposo a casa e arriverà presto la guarigione. In particolare mi preme sottolineare che non c’è nulla che impedisca di viaggiare in Messico per paura dell’influenza porcina, la pandemia è infatti diffusa ormai a livello globale.

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martedì 11 agosto 2009
VeroSudamerica dà ufficialmente il benvenuto nella blogsfera italo-latinoamericana al progetto "L'Argentina", un blog collettivo di italiani d'Argentina capeggiata dello storico amico di questo blog, Tanoka.

Ragazzi fatevi valere, l'idea di un blog collettivo è attraente ed all'avanguardia tra gli italo-latinoamericani.

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martedì 4 agosto 2009
La mano dura del governo Calderón sembra non aver avuto i risultati sperati. Gli ultimi due mesi sono stati tragici considerando il numero di vittime legate al narcotraffico in Messico. Lo Stato ha fallito ed il paese è stretto nella morsa della violenza dei cartelli della droga, a luglio 854 i morti, il mese precedente giugno 769, da inizio anno già più di 4'300. Numeri da guerra civile per un fenomeno quello del narcotraffico che condiziona la vita del paese, sembra in crescita costante ormai da tempo e mette radici ormai anche nel tessuto sociale e politico grazie alla enorme disponibilità di denaro.

In questo bagno di sangue arriva una notizia per la comunità italiana in Messico. Sembrano essere stati arrestati infatti i rapitori dell’imprenditore veronese Claudio Conti Bonetti, rapito ed ucciso lo scorso febbraio. Lo riferisce il ministero federale della Sicurezza messicano. Bonetti aveva 52 anni e ormai da 27 viveva in Messico, era stato lui l’ispirazione per la storia del film “Puerto Escondido”, di Gabriele Salvatores, a sua volta tratto dall' omonimo libro di Pino Cacucci.

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lunedì 3 agosto 2009
L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCDE) ha previsto la caduta del PIL in Messico di un 8% a fine 2009. Un duro colpo per l’economia messicana.

Inutile sarà la lieve ripresa prevista per l’ultimo trimestre del 2009. Le stime del BdeM (Banco de Mexico) consideravano una diminuzione del PIL compresa tra -6,5 e -7,5%, quindi andrà anche peggio del previsto. Un –8% oltre a fare del Messico la pecora nera dell’economia in America Latina comporta anche un livello di disoccupazione storicamente pari solo ai livelli raggiunti durante la crisi economica messicana del 1994-95.

Questa volta però lo stop economico ha cause esterne, principalmente la crisi economica statunitense e mondiale e la febbre suina, nel ’94 la crisi fu invece conseguenza di errori interni al paese che portarono al famoso “effetto Tequila”. Anche un’altra la differenza rispetto alla precedente crisi: 15 anni fa la ripresa economica fu abbastanza rapida e fu accelerata dal TLC con Stati Uniti e Canada, questa volta invece proprio la mancata diversificazione dei partner commerciali è uno dei motivi principali della lentezza nel recupero dell’economia. Intanto per il 2010 la ripresa si prevede solo “moderata”.

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lunedì 27 luglio 2009
Successo contundente della nazionale messicana che vince negli USA contro i padroni di casa la finale della CONCACAF “gold cup” per 5 a 0.

La selezione messicana non espugnava gli Stati Uniti in casa loro dal 1999. Arriva quindi quasi inaspettato il sensazionale successo per 5 a 0 soprattutto dopo un periodo realmente complicato per il calcio messicano ed in particolare per la selezione che ancora lotta per qualificarsi ai mondiali sudafricani. I gol messicani portano le firme di: Torrado, Dos Santos, Vela, Castro e Franco.

La CONCACAF Gold Cup è la più importante competizione calcistica del Nord e Centro America a livello di squadre nazionali ed è organizzato dalla CONCACAF ogni due anni dal 1991. La finale di quest’anno si è svolta vicino New York, nello stadio dei Giants di East Rutherford.

Nella foto i festeggiamenti messicani sotto l’angelo dell’indipendenza di Paseo de la Reforma di Città del Messico.

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giovedì 23 luglio 2009
Dopo il fallimento delle negoziazioni e della diplomazia in Costarica, Mel Zelaya presidente dell'Honduras spodestato dal colpo militare lo scorso 28 giugno, annuncia che riproverà il rientro in patria.

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domenica 12 luglio 2009
Il PRI, partito che ha governato in Messico 70 anni sino al 2000, torna ad avere la maggioranza nelle camere sbaragliando il partito del presidente in carica Calderón (PAN) e approfittando della debacle della sinistra. Un pericoloso ritorno al passato che è il risultato del fracasso dei tentativi di cercare di cambiare il paese del PAN e del PRD. Il vecchio PRI, del presidenzialismo autoritario, della corruzione, del neoliberalismo, marcia forte alle presidenziali del 2012.

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lunedì 6 luglio 2009
Il presidente costituzionale Manuel Zelaya riesce a raggiungere il cielo di Tegucigalpa ma l’occupazione dell’aeroporto con carro armati militari impedisce il suo rientro. Si registrano intanto due morti tra i manifestanti civili che provano a resistere al colpo di Stato.

Come aveva promesso Zelaya prova il rientro in patria. Il governo golpista però controlla l’aeroporto militarmente e minaccia di abbattere l’aereo nonostante la presenza del presidente dell’Assemblea delle Nazioni Unite, Miguel D'Escoto. La comunità internazionale a tutti i livelli, dalla Onu alla OEA, si dimostra inconsistente. A questo punto nonostante l’isolamento internazionale al governo golpista di Micheletti si comincia a temere che il colpo di Stato possa andare in porto.

L’esercito hondureño intanto reprime la resistenza civile dei cittadini che chiedevano il rientro di Zelaya e che lo attendevano all’aeroporto. La manifestazione era pacifica e disarmata ma dall’esercito, nei momenti concitati che precedevano l’arrivo del volo di Zelaya, partono spari e gas lacrimogeni. Una pallottola colpisce un manifestante al cranio, la vittima è un minorenne. La scena è ripresa dalle telecamere delle televisioni internazionali presenti, la censura golpista non lo potrà negare. Altre fonti non ancora accertate parlano di un altro morto e di decine di feriti.

Zelaya nonostante due tentativi di atterraggio alla fine deve desistere, l’esercito occupa la pista. Andrà a San Salvador per una riunione urgente con alcuni leader latinoamericani e con il presidente della OEA, si deve rapidamente decidere come reagire e che strategie adottare quando ormai appare chiaro che il ripristino dell’ordine democratico in Honduras non è così scontato.

Il governo golpista si dimostra solido e senza scrupoli. Non rispetta nessun organismo internazionale e non ha paura di reprimere con la forza le proteste interne.

A questo punto difficilmente una decisione dell’OEA o delle Nazioni Unite può cambiare qualcosa, neanche l’isolamento economico ha portato i risultati sperati. L’unica soluzione sembrerebbe l’entrata decisa in campo da parte degli Stati Uniti, in appoggio all’OEA. Anche se i paesi latinoamericani per la prima volta nella storia hanno dimostrato unità di intenti e compattezza, gli Stati Uniti restano ancora gli unici nella regione ad avere la forza economica e militare per ripristinare realmente la democrazia in Honduras. Il semplice rifiuto del colpo di Stato ed il non riconoscimento del nuovo governo non è più sufficiente.


Segui gli aggiornamenti su: COLPO DI STATO IN HONDURAS

Leggi anche:
Studio Aperto appoggia il colpo di Stato in Honduras

Testimonianza diretta da Tegucigalpa: LE FOTO DELLA RESISTENZA

La resistenza civile sta tentando di riscattare la democrazia. Testimonianza dall’Honduras

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domenica 5 luglio 2009
Il presidente espulso con la forza dal colpo di Stato di domenica scorsa oggi prova il rientro a Tegucigalpa. Il governo golpista annuncia che farà di tutto per impedirlo. Bloccate le vie di comunicazione all’aeroporto mentre la resistenza al golpe si prepara per accogliere Zelaya. Sale la tensione. Diretta da Tegucigalpa.

La riunione straordinaria dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) di ieri ha ufficializzato l’espulsione dall’organismo dell’Honduras a causa della violazione dell’articolo 21 della Carta Democratica Interamericana (rottura dell’ordine democratico). Il presidente costituzionale Zelaya ha annunciato così il rientro al paese, previsto per oggi per mezzogiorno (le 20 italiane). Lo accompagneranno il presidente ecuadoriano Correa, il presidente argentina C. Kirchner da confermare invece la presenza del presidente del Paraguay, Fernando Lugo e del presidente dell’OEA, José Miguel Insulza. Il governo golpista di Roberto Micheletti minaccia di impedire con qualsiasi mezzo che l’aereo di Zelaya tocchi suolo hondureño, indipendentemente da chi lo accompagnerà. Già si riporta la presenza di tiratori franchi nel recinto aeroportuale.

La resistenza civile al golpe annuncia di voler accogliere il presidente Zelaya all’aeroporto ma l’esercito, che appoggia il colpo di Stato, ha già bloccato le vie d’accesso all’aeroporto internazionale di Tegucigalpa. Saranno circa 20'000 i militari che sorveglieranno l’aeroporto e tutti i voli sono sospesi dalla mattinata. Si teme una ennesima repressione militare e la violazione dei diritti umani. Molti manifestanti non riescono a raggiungere la capitale perchè bloccati dall'esercito.

Intanto ieri c’è stata una presa di posizione da parte del Cardinale Oscar Andrés Rodríguez , massimo rappresentante del Vaticano in Honduras. La Chiesa Cattolica appoggia il colpo di Stato invitando il presidente legittimo, Mel Zelaya, a non provare il rientro al paese.

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sabato 4 luglio 2009
Il presidente dell’OEA, José Miguel Insulza, ieri in visita in Honduras per ricordare la scadenza dell’ultimatum, ha assicurato che non c’è la volontà da parte del governo golpista di ripristinare l’ordine costituzionale nel paese.

Per oggi è prevista una riunione straordinaria della Organizzazione degli Stati Americani (OEA) per stabilire le misure da infliggere al paese centroamericano vista la scadenza dell’ultimatum di 72 ore dato mercoledì. Si prevede l’esclusione dell’Honduras dall’organismo che porterebbe ad un ulteriore isolamento politico ed economico al governo golpista di Micheletti.

Intanto ieri nella nottata il governo di fatto annuncia l’uscita volontaria dall’OEA anticipando la possibile esclusione ufficiale prevista come decisione della riunione straordinaria. La decisione però provenendo da un governo non riconosciuto non ha nessuna validità.

Micheletti ed il suo governo illegittimo comunque non sembrano voler fare nessun passo indietro. Continuano a respingere le pressioni internazionali ed a minacciare d’arresto in caso di rientro il presidente legittimamente eletto Mel Zelaya, su cui secondo un ordine di cattura della Corte Suprema pendono 18 capi d’accusa.

Il rientro di Zelaya, previsto per oggi, continua quindi a slittare. Ora non si ha una data precisa. Si dice che avverrà una volta terminata la riunione OEA o comunque al massimo entro questo fine settimana. Zelaya sarà accompagnato dal presidente ecuadoriano Correa, dallla presidente argentina C. Kirchner dal presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Miguel D'Escoto. Il premio Nobel per la pace, la guatemalteca Rigoberta Menchú, è invece già in Honduras per appoggiare il rifiuto al golpe.

Intanto la resistenza popolare al colpo di Stato continua a crescere. Oggi le strade vicine alla casa presidenziale a Tegucigalpa sono occupate da migliaia di manifestanti, provenienti da diverse regioni del paese centroamericano (nonostante la repressione dell’esercito sono finalmente riusciti a raggiungere la capitale), che chiedono incondizionatamente il ritorno del presidente Zelaya.
C'è preoccupazione per una possibile repressione da parte dell'esercito.

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venerdì 3 luglio 2009
Il presidente legittimo invita i suoi sostenitori ad appoggiare il suo rientro ed a marciare verso Tegucigalpa.

Ad accompagnare Zelaya domani ci saranno il presidente ecuadoriano Correa, la presidente argentina C. Kirchner ed il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Miguel D'Escoto. Si aggiunge anche il premio Nobel per la pace, la guatemalteca Rigoberta Menchú. Il presidente dell’OEA, José Miguel Insulza, è invece già oggi a Tegucigalpa, non per negoziare con il governo golpista di Micheletti ma per ricordare la scadenza dell’ultimatum dell’OEA. A Micheletti rimangono solo 24 ore per ripristinare l’ordine costituzionale in Honduras.

Continua intanto la repressione da parte dell’esercito per impedire ai sostenitori di Zelaya di raggiungere la capitale. Oggi la polizia nazionale informa che circa 157 persone sono state arrestate per non aver rispettato il coprifuoco indetto dal governo illegittimo di Micheletti. Si sommano alle 80 di ieri. Nelle zone interne del paese continuano a registrarsi black out elettrici. Si ricorda poi che da ieri sono sospese tutte le libertà costituzionali in Honduras in seguito ad un decreto approvato dal Congresso di Micheletti.

Lo stesso Micheletti si trova così con le spalle al muro. Notizia di ieri è che abbia dato la disponibilità ad anticipare le elezioni di novembre pur di non permettere il ritorno alla presidenza di Zelaya, aprendosi così ad una eventuale negoziazione, che per fortuna ancora non ha trovato controparte.

Domani sarà il giorno decisivo e le possibilità che il colpo di Stato vada in porto sono tutt’ora poche visto la totale assenza di appoggio internazionale e l’isolamento economico in atto.


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Questa domenica 5 di luglio avranno luogo le elezioni legislative in Messico. Già chiusa la campagna elettorale si prevede una grossa astensione. Il PRI è dato in vantaggio in tutti i sondaggi.

Città del Messico – Tutti i sondaggi danno il PRI vincitore delle elezioni di domenica. Il Partido Revolucionario Institucional quasi sicuramente conquisterà il maggior numero di seggi nella Camera bassa. Se poi si considera che un atipico partito Verde (che propone la pena di morte per frenare la violenza ed i sequestri), alleato del PRI, conquisterà un 5%-7% se ne ricava un quadro dove una coalizione avrà la maggioranza nelle due camere. Si prospetta una vita difficile per il presidente Calderón (PAN) che sarà costretto a cercare accordi con i priisti per portare a termine la sua agenda.

Il partito del presidente, PAN, rappresenterà la seconda forza con circa un terzo dei deputati totali. Un segnale forte di perdita di consensi per Calderón ed i suoi, derivata in parte dalla recessione economica e in parte dalle scarse soluzioni ai problemi storici messicani, che mette a dura prova il PAN nell’obiettivo di mantenere la presidenza nel 2012.

Una presidenza che oggi sembra che solo il PRI possa perdere, visto e considerato anche la crisi interna del PRD, iniziata con le elezioni del 2006 e che non sembra avere fine. Il PRD conquisterà un misero 15% dei consensi e senza una profonda ristrutturazione non avrà nessuna speranza di conquistare la presidenza. La sinistra messicana in profonda crisi soffre le divisioni interne che hanno portato ad una parte di essa a chiedere agli elettori di annullare il voto, non votando per il PRD e creando il “grupo anulistas”.

Riporto un sondaggio pubblicato da “La Reforma” ieri.

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giovedì 2 luglio 2009
Si sospendono tutte le libertà costituzionali.(segui gli aggiornamenti)

Il governo che risponde al presidente golpista, Roberto Micheletti, ha approvato per decreto la sospensione delle garanzie individuali previste nella Costituzione. Si sospende così il diritto alla associazione, alla libera circolazione nelle ore previste dal coprifuoco, alla inviolabilità del domicilio e di manifestazione. Si concede inoltre la possibilità alle forze dell’ordine di detenere un individuo senza che su di lui penda una accusa o un mandato.

AGGIORNAMENTI

02/07/09

Ore 8 – La polizia nazionale informa che circa 80 persone sono state arrestate per non aver rispettato il coprifuoco indetto dal governo illegittimo di Micheletti.


01/07/09

ORE 18 - Il congresso nazionale hondureño approva lo “Stato di emergenza” nel paese. Ne deriva:
- coprifuoco vigente dalle 22:00 alle 5:00;
- possibilità di detenere un individuo per più di 24 ore senza avere nessuna accusa nei suoi confronti.
- sospensione del diritto alla libertà personale, alla libera associazione e riunione, e al diritto di circolazione nelle ore previste dal coprifuoco.

ORE 15 – Il ministro degli esteri spagnolo, Miguel Ángel Moratinos, conferma che tutti i paesi europei hanno ritirato il proprio ambasciatore dall’Honduras come forte segnale per ristabilire l’ordine costituzionale rotto dal golpe. Spagna, Italia (Giuseppe Magno), Francia e Germania erano i paesi con ambasciatore in Honduras, tutti i 27 paesi dell’Unione sospendono le relazioni commerciali con il paese centroamericano.

ORE 10 – Cattive notizie. Taiwan e Israele riconoscono il governo nato dal colpo di Stato di Roberto Micheletti.

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Ultimatum OEA: 72 ore per il ritorno alla presidenza di Zelaya

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mercoledì 1 luglio 2009
Dopo l’Onu anche l’OEA condanna il colpo di stato in atto in Honduras. Dopo la lunghissima riunione di ieri arriva l’ultimatum: Micheletti ed i golpisti hanno 72 ore per ristabilire l’ordine costituzionale permettendo il rientro di Zelaya. (segui gli aggiornamenti, guarda le foto della resistenza popolare ). Anche l'Italia ritira l'ambasciatore Giuseppe Magno.

Il rientro di Zelaya è quindi posticipato a sabato. Lo accompagneranno il presidente dell’OEA, José Miguel Insulza, il presidente ecuadoriano Correa, la presidente argentina C. Kirchner ed il presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Miguel D'Escoto.

Il Congresso golpista, agli ordini di Micheletti, ha emesso intanto ieri un ordine di cattura nei confronti del presidente legittimo Zelaya, minacciando il suo rientro e dichiarando che non lo si lascerà entrare in territorio hondureño.

Micheletti ha poi dichiarato anche di voler inviare in missione un gruppo di deputati ed imprenditori negli Stati Uniti per difendere il suo governo illegittimo. Dopo le restrizioni economiche di ieri da parte della Banca Mondiale e del BID infatti il governo golpista si è visto isolare anche economicamente. Ad una radio locale la ministra delle finanze golpista, Gabriela Núñez, ha dichiarato: “Se vivere in democrazia vuol dire vivere con meno risorse, ci proveremo”. Intanto anche gli Stati Uniti però hanno annunciato che sospende gli scambi commerciali con l’Honduras sino al ripristino del governo legittimo.

Zelaya oggi ha annunciato che andrà invece a Panama per assistere alla cerimonia di investitura del nuovo presidente panameño Ricardo Martinelli, continuando così a ricoprire la carica di unico presidente della Repubblica di Honduras riconosciuto a livello internazionale.

Resistenza Popolare – Continua lo sciopero generale spontaneo a tempo indefinito sino al ritorno di Zelaya. La commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) visiterà presto il paese centroamericano per valutare eventuali violazioni dei diritti umani commessi dall’esercito e dal governo illegittimo di Micheletti (Si parla di trenta persone desaparecidas, ed un morto accertato).
LE FOTO DELLA RESISTENZA

ULTIMA ORA - (ASCA) In relazione alla situazione delineatasi in Honduras a seguito del colpo di stato che ha portato all'allontanamento del presidente Zelaya, il ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, che in questi ultimi giorni si e' tenuto in stretto contatto con i suoi omologhi europei e con il segretario generale dell'Osa, ha deciso di richiamare a Roma per consultazioni l'ambasciatore Giuseppe Magno, in linea con quanto gia' disposto anche da altri Paesi dell'Unione Europea. Lo riferisce la Farnesina in una nota.

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Continuiamo a ricevere e pubblichiamo le foto della resistenza popolare al colpo di Stato a Tegucigalpa.

Il popolo hondureño prova a resistere alle cariche dell'esercito.





Ringraziamo Davide che da Tegucigalpa ci tiene informati.

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Vergognoso servizio di Studio Aperto. Il telegiornale Mediaset affronta da un’ottica decisamente particolare il tema del colpo di Stato in atto in Honduras. (Guarda il video)

Intervistando il presidente Enti Bergamaschi nel Mondo, Studio Aperto augura tanta fortuna a Roberto Micheletti, responsabile principale del colpo di Stato, per le sue origini di Bergamo Alta. Nulla da dire sulla condanna ricevuta dalle Nazioni Unite al golpe o sulla repressione militare in atto nelle città del paese centroamericano. Silenzio anche sul controllo dei media del governo golpista.


Quello che importa è la volontà di ricostruire l’albero genealogico o che sia bergamasco ed accesso tifoso atalantino. “Auguri di tanta fortuna al nuovo leader dell’Honduras”, si può ascoltare nel servizio di Filippone e Macchiavello.

Qualcuno perfavore faccia presente a Studio Aperto che Micheletti non è il nuovo “leader dell’Honduras” ma occupa la posizione di presidente solo grazie ad un colpo di stato militare ai danni del presidente legittimo, Mel Zelaya, che l’ONU ha severamente condannato il golpe e che l’OEA (Organizzazione Stati Americani) ha dato un ultimatum di 72 ore di tempo al presidente bergamasco Micheletti per lasciare la carica e permettere il ritorno dell’unico presidente riconosciuto in Honduras, Zelaya.


Ringraziamo per la segnalazione il blog Unavitarilassata.

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