lunedì 21 aprile 2008
Dopo 61 anni consecutivi di governo “colorado”, l’ex vescovo e la sinistra paraguayana festeggiano la vittoria elettorale. 10% di vantaggio per Lugo sulla candidata del partito Colorado, Blanca Ovelar, con più dell’92% delle schede scrutinate.

Grandi festeggiamenti per le strade di Assunción. Il cambio era nell’aria e Fernando Lugo ha incarnato la voglia di lasciare alle spalle la “dittatura” del partito “colorado” in carica al governo gli ultimi 61 anni. Tutte le proiezioni, le organizzazioni internazionali e lo scrutinio ufficiale del Tribunal Superior de Justicia Electoral (TSJE) vedono sicura la vittoria all’ex vescovo, leader della Alianza Patriótica para el Cambio (APC). Con più del 92% delle schede scrutinate Fernando Lugo ha ricevuto il 40% delle preferenze mentre la principale rivale, Blanca Ovelar è staccata con il 30.72%.

Buona anche l’affluenza alle urne (65,77%) e la tranquillità con cui si è portati a termine la giornata elettorale, che si pronosticava difficile.

A caldo il nuovo presidente ha dichiarato: “Oggi si è chiusa un tappa, e ne sta per cominciare una nuova: quella di un nuovo Paraguay, un paese che lascerà alle spalle il clientelismo che lo ha caratterizzato in questi anni”.

Il leader di sinistra, studioso della teologia della liberazione, riesce a mettere fine ai decenni dominati dal partito “colorado”, al governo dal 1989, anno in cui si concluse la dittatura di Alfredo Stroessner, anche lui “colorado”, che aveva tenuto il potere per 35 anni.

Lugo è riuscito a conquistare “gli esclusi” della società paraguayana, i suoi discorsi in favore di un cambio, di una rottura con il passato, sono riusciti a fare breccia anche nella base elettorale del partito “ufficiale”, ormai stanca e asfissiata dalla estrema povertà e dalla corruzione diffusa.

Tutti gli altri candidati hanno sportivamente accettato la vittoria di Lugo.


 

sabato 19 aprile 2008
Il favorito, l’ex vescovo di sinistra Fernando Lugo, non assiste all’ultimo dibattito degli aspiranti alla presidenza, dove invece gli altri tre candidati, tutti presenti, hanno dedicato la prima parte del dibattito a criticarlo ed insultarlo.

“Ipocrita”, “Commediante”, “Codardo”, “Irresponsabile”, “Imbroglione”, così è stato definito dal conduttore del dibattito, Humberto Robin, il candidato Lugo, mentre la videocamera faceva un primo piano sulla sedia lasciata vuota dall’ex vescovo, seguace della teologia della liberazione. Lugo si è assentato senza avvisare la catena televisiva, facendo un bidone agli atri aspiranti: Blanca Ovelar, del Partito Colorado; il generale Lino Oviedo; e l’indipendente Pedro Fadul.

Lugo ha giustificato poi la sua assenza con un comunicato: “In questo momento non ci sono le condizioni politiche per partecipare ad un dibattito di queste caratteristiche”; che poi continuava: “I paraguayani meritano rispetto, un rispetto che è stato ignorato e violato in questi ultimi giorni”.

Il “vescovo rosso” ha invece chiuso la sua campagna elettorale giovedì sera ad Asunción.

Dure le reazioni degli altri candidati alla presidenza. Lo stesso presidente in carica Duarte, in difesa della Ovelar, ex ministra dell’educazione durante il suo governo, ha duramente criticato l’assenza di Lugo: “Questo sacerdote crudele ha già tradito la Chiesa, come farà a non tradire e voltare le spalle anche al popolo paraguayano?”.

Ricordiamo che Lugo ha lasciato il sacerdozio nel 2006 per competere alla presidenza del paese.

I sondaggi comunque lo danno ancora in testa e favorito con un 34% delle preferenze di voto, seguito dall’ex generale e candidato della destra Lino Oviedo con un 29%. Solo al terzo posto ma non lontana dal vertice, la Ovelar con un 28,5%.

Intanto sale la tensione pre elettorale. Il presidente Duarte ha avvertito a distanza Hugo Chávez, presidente venezuelano, chiedendogli di non mettersi negli assunti interni del Paraguay. La dichiarazione segue le voci che vedono cittadini venezuelani in Paraguay per appoggiare ed aiutare la campagna di Lugo.

Dall’altro lato poi si percepisce il pericolo di “fraude” o brogli elettorali. La coalizione Alianza Patriótica para el Cambio, che appoggia la campagna di Lugo, ha avvisato che non riconoscerà i risultati preliminari di questa domenica.


 

giovedì 17 aprile 2008
I dati sono definitivi, ecco chi rappresenterà gli italiani all'estero per la circoscizione America Settentrionale, Centrale e Caraibi.

Con una affluenza vicina al 35%, in linea con le politiche 2006, il "popolo delle libertà" conquista l'unico seggio al Senato disponibile per questa circoscrizione. L'eletto è Basilio Giordano (vedi foto), con poco più di 13'000 voti. I due seggi della Camera sono invece stati equamente divisi tra pdl e Partito Democratico. A Roma andranno: Gino Bucchino (Pd, 14,762 voti) e Amato Berardi (PdL, 11,166 voti).

Per i risultati della circoscrizione America Meridionale vi rimando al blog del "tano" Andrea: Tanoka, "America Meridionale, risultati".

Concluse quindi anche queste elezioni per gli italiani all'estero, rimangono però i dubbi sul sistema che permette il voto dall'estero. Eccone le testimonianze:

- "Votare oh oh", che ironizzando sul destino finale del suo voto espresso dal Brasile;

- "Politiche 2008", dove un italiano residente in Messico mostra come a lui nel plico elettorale siano arrivate addirittura due schede per votare alla Camera.

P.S.
Io non ho potuto esercitare il mio diritto al voto, me ne hanno privato. Infatti a febbraio, quando si è venuti tutti a conoscenza delle elezioni in arrivo per aprile, rivoltomi all'Ambasciata Italiana in Messico mi è stato comunicato che non c'erano i tempi per la mia registrazione al voto come italiano all'estero. :-( sigh...effettivamente 3 mesi d'anticipo forse sono pochi...


 

martedì 15 aprile 2008
Berlusconi vince le elezioni politiche, sarà per la terza volta in 14 anni premier. La Lega raggiunge l'8%. Insieme prendono 171 senatori contro i 130 di Pd e Idv.

Bush a Berlusconi: "Pronti a lavorare insieme"

Il presidente americano George W.Bush ha chiamato Silvio Berlusconi per congrutalarsi per la vittoria alle elezioni, e gli ha fatto sapere di essere "pronto a lavorare di nuovo con lui". Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino.

Ecco i commenti dei quotidiani in America Latina:



In Argentina Pagina12 titola in prima pagina "Mamma mia". Nell'articolo interno poi continua: "El lider conservador obtuvo mayoria absoluta en ambas Camaras, gracias a su aliado xenofobo Umberto Bossi".

"Berlusconi vuelve con la receta dura para Italia"

"El magnate de los medios le ganó al centroizquierdista Walter Veltroni y enseguida afirmó que a los italianos “les esperan momentos difíciles y sacrificados”. Revés para la izquierda ortodoxa ArcoIris y sorpresivo ascenso de la Liga Norte".

Tra i commenti poi, in un articolo di Oscar Guisoni titolato "Bipartidismo y xenofobia", si fa notare:

"¿Cómo hará ahora Silvio Berlusconi para conciliar a esas dos Italias tan disímiles que lo han votado? Anoche, en su cuartel general en Milán, todos cruzaban los dedos para que Umberto Bossi no lograra la cantidad suficiente de senadores y diputados como para condicionar al gobierno. Si lo logra, la Liga Norte volverá a insistir con su reforma federal, para separar virtualmente el país en dos y pedirá ministerios importantes para comenzar a poner en práctica las políticas xenófobas y ultraderechistas que caracterizan las municipalidades que gobiernan en el norte rico."

In Messico "La Jornada" invece titola:



E continua: "“el verdadero vencedor de estas elecciones es Umberto Bossi, cuyo partido Liga Norte, obtuvo 22 escaños en la Cámara alta".

El Clarin in Cile:



Chiudiamo con teleSUR:



 

mercoledì 2 aprile 2008
Ritornando sull'argomento "relazione Farc - UNAM" riporto la lettera degli studenti pubblicata dall'amico Fabrizio Lorusso, anche lui un italiano in Messico, tra l'altro dottorando in Studi Latinoamericani proprio alla UNAM. Chiaramente invito tutti a visitare il suo blog: America Latina, altri occhi e parole.

Ecco la lettera diffusa ai mezzi d’informazione da parte degli studenti della UNAM, in particolare dagli studenti del Post Laurea in Studi Latinoamericani che sono stati demonizzati dalla stampa nazionale, non solo quella sensazionalista, insieme a tutti i colleghi e amici della Facoltà di Filosofia e Lettere come fossero loro stessi dei gurriglieri.

Gli studenti della facoltà e, in generale, dell’università sono stati accusati (dopo che 4 di loro sono stati freddati un mese fa dall’esercito colombiano in pieno territorio ecuatoriano) di essere membri o collaboratori delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, la più importante e attiva gurriglia colombiana)semplicemente perchè si trovavano nel campo di detta organizzazione con scopi accademici e giornalistici oppure perchè, in passato, avevano partecipato a gruppi e collettivi dedicati all’attività politica in Messico.

Nella foto. La marcia spontanea convocata via internet che ha visto milioni di colombiani nelle strade contro le FARC lo scorso 4 febbraio. La guerriglia colombiana è la più antica del continente ma, rispetto alle origini, ha subito un processo di declino ideologico, economico e politico che l’ha portata a dipendere dal narcotraffico e a creare uno stato nello Stato che poco c’entra con gli ideali libertari e di giustizia sociale di cui si faceva portatrice.

La lettera in spagnolo redatta dagli studenti in Messico nasce come reazione alla campagna denigratoria dei mezzi stampa ufficiali contro alcune facoltà della Universidad Nacional Autonoma de Mèxico, una delle più grandi università del mondo e la più importante dell’America Latina.

Nella foto sotto, l’altro lato della medaglia. Il Presidente colombiano Alvaro Uribe e i suoi nessi con i paramilitari (le squadre che per anni hanno terrorizzato la popolazione per assolvere una supposta funzione anti-guerriglia e di sicurezza nazionale) e gruppi di dubbia moralità.



A la opinión pública

La comunidad del posgrado de Estudios
Latinoamericanos de la Universidad Nacional Autónoma de México manifiesta su más
profundo rechazo y preocupación por el ataque militar de las fuerzas armadas
colombianas en territorio ecuatoriano, violando gravemente la soberanía de
Ecuador y las convenciones de Ginébra. Repudiamos el asesinato de nuestros
compañeros, los estudiantes mexicanos Natalia Verónica Velásquez Ramírez, Juan
González del Castillo, Fernando Franco y Soren Ulises Avila, así como nos
preocupa la situación de la universitaria Lucía Andrea Morett Álvarez,
gravemente herida durante el ataque.

A raíz de esto, se ha iniciado un
linchamiento mediático contra la UNAM y su actividad académica en América
Latina. Al respecto queremos resaltar que en el ejercicio de la libertad de
investigación, la labor de esta casa de estudios contribuye al desarrollo del
pensamiento crítico, en particular al entendimiento de la problemática
sociopolítica latinoamericana desde todos sus aspectos, entre los que se
destacan por su relevancia política los movimientos sociales, incluidos los que
recurren a la vía armada. Estudiar estos temas permite colocarlos más allá del
escenario mediático y amplía las fuentes de acceso a una información objetiva en
beneficio de la ciudadanía.

Asimismo, vemos con creciente preocupación
el intento de ciertos medios de comunicación de desacreditar y criminalizar de
manera generalizada los espacios administrados por colectivos estudiantiles
dentro de la universidad, tal como la difamación de varios de nuestros
compañeros. La libertad de expresión y de organización constituyen derechos
democráticos fundamentales. En este sentido, la UNAM ha sido, es y será una
institución que ofrece espacios abiertos donde nos es posible ejercer estos
derechos.

Nosotros defendemos estos espacios y el derecho a la
militancia política, y condenamos enérgicamente los intentos de difamación de la
organización política estudiantil y de nuestros compañeros. Expresamos
igualmente nuestro rechazo a la incomprensión fomentada por los medios masivos
de comunicación sobre nuestra labor intelectual al estigmatizar y restringir
ciertos temas de investigación.

En respuesta, exigimos que se brinden
las garantías y libertades para ejercer lo que no solamente es nuestro derecho,
sino nuestra obligación con la sociedad.


———————————————-
otras y más informaciones:
http://www.latinoamericanistas.net/



 

sabato 29 marzo 2008
Il presidente brasiliano commenta ironicamente la crisi finanziaria statunitense e chiede a Bush di risolverla senza dare complicazioni ad altri paesi. Intanto Brasile e Venezuela rafforzano la loro alleanza energetica.

Un tanto ironico quanto incisivo Lula si è rivolto così nei confronti del presidente statunitense: “Bush, figlio mio, il problema è tuo, cerca di risolvere la tua crisi. Siamo stati 30 anni senza crescita economica in Brasile, ed ora che abbiamo iniziato a crescere vuoi complicarci la vita con questa crisi finanziaria?”. Da applaudire la sincerità, ecco la dichiarazione in portoghese: "O problema é o seguinte: nós passamos 30 anos sem crescer e agora que estamos a crescer apareces tu a intrometer-te. O problema é teu, de modo que resolve tu a crise". Non solo, il presidente brasiliano si offre anche in aiuto al collega statunitense: “Noi abbiamo un buon know how per salvare le banche attraverso fondi pubblici, se Bush ne avrà bisogno siamo pronti a inviare la nostra tecnologia”.

Lo stesso presidente Lula da Silva intanto rinnova l’alleanza energetica con il Venezuela di Hugo Chavéz. Nella conferenza stampa nella città di Recife, in Brasile, i due presidenti hanno reso noto un nuovo accordo, definito storico per l’integrazione latinoamericana, raggiunto tra Petrobras e PDVSA per la costruzione di una raffineria petrolifera in Brasile.

E’ una novità storica perché, per la prima volta, PDVSA, che ha sempre esportato il suo petrolio a nord, rivolge il suo sguardo a sud. Questa intesa va a rafforzare inoltre l’importante ruolo di Petrobras per l’integrazione latinoamericana” – ha detto Lula.

Chavéz ha poi aggiunto: “Vogliamo sviluppare una nuova strategia, non ci limiteremo ad associarci con una raffineria in Brasile, ma cercheremo accordi anche con altri paesi latinoamericani”. In progetto ci sono infatti accordi di questo tipo anche con Ecuador, Nicaragua, Cuba, Rep. Dominicana e Giamaica, con l’obiettivo di costruire o ampliare impianti di raffineria. “Non continueremo ad inviare petrolio come greggio al Nord (USA), ora cercheremo di raffinarlo in Venezuela, Brasile ed altri paesi della regione”, ha concluso Hugo Chavéz.

fonte immagine: http://www.telesurtv.net/


 

venerdì 28 marzo 2008
Per gli Stati Uniti i meloni hondureñi sono contaminati (salmonella), gravi perdite economiche per le imprese in Honduras. Il presidente Zelaya mangia in diretta televisiva un melone; e Chávez promette di comprare tutta la frutta che gli USA respingeranno.

L’amministrazione droga e alimenti (FDA) degli Stati Uniti ha denunciato nei giorni scorsi 50 casi di cittadini statunitensi colpiti da salmonella dichiarando come causa della contaminazione i meloni importati dall’Honduras. Il governo degli Stati Uniti blocca così le importazioni di melone hondureño e ne proibisce la vendita su tutto il territorio. Gravissime le conseguenze per le imprese produttrici che invece assicurano di vendere un prodotto libero da qualsiasi contaminazione e considerano una guerra commerciale quella intrapresa dal governo statunitense. Nel paese centroamericano in molti attribuiscono la causa del boicottaggio al recente avvicinamento politico tra il presidente Zelaya e Hugo Chávez.

L’ambasciatore statunitense a Tegucigalpa invece assicura che il caso non è assolutamente legato alla politica, non c’entra nulla l’accordo petrolifero raggiunto a gennaio tra Zelaya e Chávez: “La FDA ha identificato la causa delle intossicazioni nel melone hondureño, il mio governo protegge solo la salute dei suoi cittadini”.

Il governo e i produttori in Honduras ribattono: “La FDA si sbaglia, il melone hondureño è innocuo e nelle ripetute analisi risulta libero di qualsiasi contaminazione”.

In questa guerra commerciale ci perdono i produttori di melone il cui operato rischia la bancarotta. Honduras esporta infatti annualmente 35 milioni di dollari di meloni, la quasi totalità con destino USA. Le cinque imprese che esportano meloni verso gli USA potrebbero licenziare presto circa 20'000 lavoratori nel caso in cui la frontiera statunitense rimarrà bloccata. Agropecuaria Montelíbano ad esempio ha già licenziato 1'800 dei suoi 5'000 lavoratori.

Ieri è dovuto intervenire il presidente Zelaya per tentare di restituire credibilità ai meloni hondureñi e alla produzione di frutta del paese. In una intervista a CNN in spagnolo Zelaya ha mangiato in diretta un melone, dimostrando che il prodotto è totalmente libero da salmonella. Zelaya ha anche chiaramente definito la decisione del governo statunitense come ingiusta. Ecco il video:



Come ad ogni controversia con protagonista gli Stati Uniti non poteva però mancare l’intervento del presidente venezuelano Hugo Chavéz: “Il Venezuela è disposto a comprare la produzione di meloni che gli USA si rifiutano di comprare, lo stesso vale per qualsiasi altro prodotto agricolo”.

Le relazioni tra Honduras e Venezuela sono divenute più che amichevoli in seguito agli accordi del Petrocaraibe che prevedono un somministro venezuelano diario di 20'000 barili di fuel oil verso il paese centroamericano.

La principale impresa affettata dallo scandalo salmonella, Agropecuaria Montelíbano, ha però gentilmente rifiutato l’offerta del governo venezuelano: “Non ci interessa, il nostro obiettivo è risolvere la situazione con gli Stati Uniti, per noi sono il mercato più importante insieme a quello europeo” – ha dichiarato il vicepresidente dell’impresa esportatrice Oscar Molina.


 

giovedì 27 marzo 2008
Si avvicinano le elezioni italiane del 13 e 14 aprile, anche da questo lato dell’oceano entra nel vivo la campagna elettorale. Il Messico fa parte della circoscrizione” America settentrionale e centrale”, che apporta due deputati ed un senatore. Circa 360'000 gli italiani che possono votare, ecco i candidati alle due camere per le rispettive liste.

LISTA PARTITO DEMOCRATICO

Senato:

1 Turano Renato Guarino - Stati Uniti
2 Piazzi Marina - Messico

Camera:

1 Bucchino Gino - Canada
2 Ciminata in Bivona Graziella - Stati Uniti
3 Marra Mario Pasquale - Canada
4 Vitale Emilia - Stati Uniti

LISTA POPOLO DELLA LIBERTÀ

Senato: Augusto Sorriso e Basilio Giordano

Camera: Vincenzo Arcobelli, Paolo Ariemma, Amato Berardi, Cesare Sassi

LISTA UDC

Senato: Massimo Seracini, Vittorio Coco

Camera: Giuseppe Rosini, Calogera Mancuso, Luigi Cucchi

LISTA LA DESTRA

Senato: Giuseppe Cirnigliaro, Franco Misuraca

Camera: Michele Frattallone, Franco Corrado, Pasquale Giliberti, Pasquale Trotta


Non hanno candidati per la circoscrizione America settentrionale e centrale le liste:


- SINISTRA ARCOBALENO;
- PARTITO SOCIALISTA;
- ITALIA DEI VALORI;
- MOVIMENTO ASSOCIATIVO ITALIANI ALL’ESTERO DI RICARDO MERLO;
- SINISTRA CRITICA.

N° cittadini italiani residenti in America settentrionale e centrale: 359’852 ;

Elezione Camara dei Deputati

Totale seggi spettanti: 2

Elezione Senato della Repubblica

Totale seggi spettanti: 1


 

martedì 25 marzo 2008
Anche quest’anno sono dieci i messicani che la rivista Forbes ha incluso nella lista delle persone più ricche del mondo. Carlos Slim è il primo, ecco chi sono gli altri nove e a quanto ammonta la loro fortuna.

Solo un cambio rispetto alla classifica 2007, María Asunción Aramburuzabala, azionista di “Gruppo Modelo” e impresaria più poderosa messicana è stata esclusa dalla lista Forbes. Lo scorso anno si era collocata al posto 488 mondiale con una fortuna di circa 2mila milioni di dollari. Al suo posto tra i primi 10 messicani è entrato Germán Larrea (3°), presidente esecutivo di “Grupo Modelo”, piazzatosi subito al terzo posto tra i messicani, alle spalle di Carlos Slim (1°) e Alberto Bailleres (2°). Forbes stima in 7,3mila milioni di dollari il capitale di Larrea, che lo colloca al 127 posto tra i 1'125 multimilionari del pianeta.

Ecco i dieci messicani più ricchi:


Carlos Slim (1°), di Telmex e Grupo Carso, sale di una posizione e raggiunge il secondo posto mondiale. La sua fortuna è aumentata 11mila milioni di dollari nell’ultimo anno, il che gli ha permesso di superare Bill Gates, di Microsoft, ed ora è preceduto solo dall’investitore statunitense Warren Buffet.

Alberto Bailleres (2°), di Peñoles e Palacio de Hierro, ha quasi duplicato la sua fortuna negli ultimi 12 mesi, passando da 5mila milioni di dollari a 9,8. Bailleres si mantiene al secondo posto tra i messicani ed è entrato nella top 100 mondiale.

Ricardo Salinas Pliego (4°) ha aumentato il suo capitale di 1,7mila milioni di dollari rispetto al 2007. L’impresario di Grupo Salinas e TV Azteca è sceso pero dal terzo al quarto posto tra i messicani, superato dalla new-entry Larrea (3°).

Isaac Saba Raffoul (6°) di Casa Saba ha visto crescere la sua fortuna di 300 milioni di dollari passando da 1,8mila milioni di dollari agli attuali 2,1.

Roberto Hernández (7°), di Banamex ha invece diminuito il suo patrimonio rispetto al 2007 perdendo circa 300 milioni di dollari perdendo però quasi 300 posizioni nel ranking mondiale.

Emilio Azcárraga Jean (8°), di Televisa, il più giovane tra i primi 10 messicani con i suoi 40 anni, ha visto scendere anche lui il suo capitale, passato da 2,1mila milioni di dollari a 1,6.

Un altro che ha visto diminuire la sua fortuna nell’ultimo anno è stato Lorenzo Zambrano (10°), di Cemex. Forbes ha calcolato una diminuzione da 1,7 a 1,5mila milioni di dollari tra il 2007 e il 2008.

Jerónimo Arango (5°), di Walmex, e Alfredo Harp Helú (9°), di Banamex e Grupo Martí hanno registrato invece la stessa fortuna rispetto all’anno passato. Arango registra una ricchezza pari a 4,3mila milioni di dollari, mentre Harp 1,6mila milioni di dollari.


 

martedì 11 marzo 2008
Messico, Centro America e i Caraibi saranno i paesi più colpiti dalla oramai chiarissima recessione in atto negli Stati Uniti. La alta percentuale di esportazioni con destino Usa ed il calo delle rimesse ne fanno facili vittime della crisi economica, in particolare economie deboli come Honduras, Nicaragua e Rep. Dominicana.

Messico, Centro America e Caraibi sono considerate le zone più a rischio e i paesi più deboli per poter rispondere efficacemente alla crisi economica impulsata dalla recessione in atto negli Stati Uniti. Al contrario nel sud del continente americano l’impatto sarà attenuato da altri fattori, ad esempio il disimpegno dell’economia cinese.

La caduta dell’economia statunitense è ormai innegabile e le conseguenze sull’intero continente latinoamericano saranno inevitabili. Da valutare è invece l’impatto diverso che può avere nei diversi paesi.

La crescita dell’economia USA è stata rivista al ribasso ed è prevista nel 2008 al 1,4/1,5%. Messico e Repubblica Dominicana dovrebbero essere i paesi più a rischio, visto e considerato che entrambi i paesi hanno l’80% delle proprie esportazioni con destino Stati Uniti. Non solo, la stretta dipendenza tra le economie di questi paesi e gli Usa rendono più che concreta la possibilità che la crisi economica nordamericana si possa traslatare rapidamente alle economie interne di questi paesi.

La diminuzione delle rimesse degli emigranti dagli USA può essere uno degli effetti più visibili della crisi, soprattutto per paesi come Messico e Centro America, in particolare per le economie più deboli come Honduras, Nicaragua e Rep. Dominicana, dove le entrate da rimesse rappresentano una buona percentuale del PIL totale. Ancora però non è ben chiaro l’impatto che la diminuzione delle rimesse può avere sul continente, visto e considerato anche che nel passato non si è riscontrata corrispondenza tra crisi economica e diminuzione delle rimesse.

E’ certo però che in questo caso si è già presentata una importante riduzione delle rimesse in paesi come Messico, Guatemala, El Salvador.

Anche Colombia, Cile e Venezuela si potrebbero trovare tra i paesi più esposti alla crisi se si considera la percentuale delle esportazioni destinate agli Stati Uniti sulla percentuale del PIL.

Secondo molti analisti però la dimensione della crisi economica nel continente latinoamericano dipenderà molto dalla variabile “Cina”. La salute dell’economia cinese sarà determinante. Se la Cina infatti resiste economicamente e la sua crescita non subirà una decelerazione importante, sarà un fattore importante per alcune economie latinoamericane. Una Cina in salute può continuare ad essere un mercato talmente grande da evitare la crisi, alimentando le esportazioni di paesi come Cile, Brasile, Argentina ed Uruguay.

Quello che però può essere l’ancora di salvataggio per i paesi del sud del continente può rivelarsi un pericolo aggiunto per il Messico, la Cina è infatti un gran concorrente per soddisfare il mercato statunitense.

Il rischio maggiore per l’intera aerea latinoamericana però sarebbe vedere Cina ed India seriamente affettate dalla recessione, una caduta della domanda in questi paesi infatti potrebbe far cadere il prezzo delle materie prime, affettando tutti i paesi dell’area centro-sudamericana.

Di buono c’è che a differenza del passato molti esperti economici concordano nel considerare America Latina e Caraibi arrivare ad affrontare la recessione in condizioni nettamente migliori: minor indebitamento, migliori conti pubblici, prezzi alti delle materie prime e la assenza, almeno sino ad ora, di un contagio significativo della crisi creditizia statunitense. Non si può comunque rimanere tranquilli, i fattori di rischio più preoccupanti allertano sui problemi d’inflazione, di un apprezzamento del tipo di cambio reale e sull’incremento del credito privato.