Alla fine niente di nuovo dalle elezioni messicane. A quasi una settimana dal giorno del voto i risultati finali, infatti, recitano: Felipe Calderon, candidato del PAN, 35,88% (con 14.754.778 voti) e Lopez Obrador, candidato del PRD 35,31% ( con 14.753.087 voti). Anche se lo scarto è pari allo 0,57% Calderon sarà il nuovo presidente messicano per i prossimi 6 anni.
Dopo la presa di coscienza che nulla cambierà nella conduzione del Messico dopo il voto del 2 luglio, queste elezioni ci hanno dato però molti spunti di riflessione.Il primo è sicuramente che il sistema elettorale messicano è assolutamente inadeguato, infatti, un presidente che ha ottenuto 14 milioni di voti dovrà guidare un Paese con più di 100 milioni di persone, di cui 82 milioni aventi diritto al voto. Sarà molto dura per il vincitore di queste elezioni riuscire a governare considerando anche che la terza forza del Paese è stata il PRI, che ha ottenuto più del 20% dei voti. E' sembrata, infatti, quantomeno assurda la proposta di Calderon che, dopo essersi dichiarato vincitore, ha offerto ad Obrador di formare un governo di coalizione, soprattutto perché proprio in Messico non c’è l’abitudine a formare coalizioni di questo tipo, visto che tutti i governi precedenti sono stati sempre guidati da un partito unico.
E'un altro il punto, però, su cui volevo soffermarmi. Mi sono accorto, infatti, dopo queste elezioni, che il PAN in solo 6 anni di governo è riuscito a raccogliere l’eredità che aveva il PRI nei 70 anni in cui ha guidato il Messico. Un’eredità purtroppo tutt’altro che positiva!!! Molti sono i dubbi, infatti, che sorgono dai risultati elettorali!!!

Ricordate il vecchio Messico??? Quello della corruzione dei politici e dei brogli elettorali??? Bene è ancora tutto al suo posto!!! Ha solo cambiato partito politico!!! Sono in molti, infatti, a pensare che le elezioni siano state vinte da Andres Manuel Lopez Obrador con più di un milione di voti di scarto sul candidato del PAN. Si parla quindi di una vera e propria frode elettorale se non addirittura di golpe legalizzato da parte delle autorità federali insieme alla cupola Panista, che corrompendo l’IFE (istituto federale elettorale ossia l’organo di vigilanza sulle elezioni) hanno compensato lo svantaggio di voti da parte di Calderon con circa un milione e mezzo di voti di non meglio identificata provenienza. Dai sondaggi pre-elettorali il candidato del PAN era dato praticamente per sconfitto e così il presidente Fox, con la cupola del suo partito, si è ritrovato costretto ad accumulare tutti questi “voti” necessari per rimanere inchiodati sulla poltrona del potere.
Non si può quindi non accostare queste elezioni alle ormai famose elezioni del 1988 che, tramite proclamati brogli elettorali, proclamarono presidente Salinas del PRI a scapito del candidato di sinistra Cardenas. Era il PRI che guidava il Messico da 70 anni, che vinceva le elezioni ancor prima che si svolgessero, insomma un vero e proprio partito-stato. A quanto pare la situazione a distanza di 20 anni non è cambiata, queste elezioni hanno dato l’ennesima conferma che la crisi del sistema politico messicano è profonda e difficile da sanare, e insieme al sistema politico è in crisi la democrazia stessa, minacciata nella sua legalità dalla corruzione di un organo, neutrale per definizione, qual è l’IFE.
Obrador cercherà di opporsi in tutti i modi, porterà domenica allo Zocalo migliaia e migliaia di persone che lo sostengono e che lo hanno votato, farà sì che si riconteggino una ad una tutte le schede, ma il broglio è già stato consumato e nessuno gli ridarà il posto di presidente che gli spettava. Difficilmente la guida del paese, infatti, passerà ad un governo di centro sinistra, quest’ipotesi è facilmente avallata dal fatto che la risposta dei mercati ad un ennesimo governo Panista è stata quella di un immediato rialzo della borsa messicana seguita dall’aumento del valore del “pesos” sul dollaro, un chiaro segnale che i mercati internazionali e la borsa preferiscono Calderon ad Obrador.
Proprio quando tutti si aspettavano quindi l’atteso cambiamento, quando tutti ormai credevano che si aggiungesse anche il Messico alla "ola" di cambiamento che, da ormai qualche anno, caratterizza l’America Latina ci si ritrova invece davanti ad un riconfermato governo uscente che già troppi danni ha causato in quest’ultima legislatura.
C’e’ quindi da fare un’analisi approfondita per capire i motivi che, al di là dei brogli, non hanno portato alla svolta a sinistra messicana.
Io personalmente sono giunto alla conclusione che la figura di AMLO ( Andres Manuel Lopez Obrador) non si è forse rivelata la figura giusta per questo cambiamento. Sicuramente la campagna mediatica rivoltagli contro dagli avversari, spalleggiati dalla più importante catena televisiva, non ha aiutato la sua immagine. Se andiamo a vedere, infatti, la parte moderata dell’elettorato è stata spaventata dagli spot in cui il PAN lo definiva come un nuovo Chavez, un nuovo leader populista che avrebbe incrinato i rapporti con i vicini Stati Uniti d’America, il che ha contribuito alla netta sconfitta rimediata nel nord del Paese, il nord ricco ed economicamente sviluppato. Dall’altra parte però, AMLO non è riuscito a risvegliare il sud povero e sfruttato. Nonostante la vittoria in quasi tutti gli stati del sud, infatti, emerge che proprio in queste zone è stato altissimo il tasso d’astensionismo, seppur inferiore a quello delle elezioni precedenti. Questo vuol dire che Obrador, per quanto durante tutta la sua campagna elettorale si sia schierato a favore delle classi povere, non è riuscito a convincere completamente il suo elettorato potenziale.AMLO ha perso anche per un programma che non si scostava di molto rispetto a quello degli avversari e che non lasciava intravedere nessun cambiamento sostanziale se non per qualche riforma sociale, un programma che forse era meglio definire più di centro che di sinistra. Se poi a questa mancanza, già gravissima, aggiungiamo i casi dimostrati di corruzione all’interno del PRD emersi in piena campagna elettorale, possiamo capire perché Obrador non abbia convinto fino in fondo tutti e perché non sia riuscito a staccarsi di dosso l’etichetta che lo proponeva solo come il male minore, in questo momento, per il Messico.
Forse ci siamo illusi un po’ tutti, anche i milioni di messicani che lo hanno votato e che riponevano in lui le loro speranze di cambiamento, anche io in prima persona mi sono illuso. Col senno di poi, però, mi rendo conto che sarebbe cambiato veramente poco, che Obrador era sì il male minore rispetto a Calderon ed altri 6 anni di PAN al governo, ma non era la svolta che tutti ci attendevamo dal Messico.
Vorrei concludere con un’ultima considerazione, da più parti per giustificare la sconfitta di Obrador si è chiamato in causa il ruolo del subcomandante Marcos a cui è stata attribuita la colpa di non aver appoggiato la candidatura di AMLO e anzi d’averla sminuita invitando a non votare. Io credo che quest’accusa sia completamente infondata, infatti, se è vero che Marcos con la sua “otra campaña” ha invitato a non votare, a causa della crisi di rappresentatività della classe politica messicana, ricordando sempre che l’elezione di un nuovo presidente non sarebbe stata la rivoluzione desiderata, è altrettanto vero che molti dei seguaci della sua campagna hanno comunque creduto nel cambiamento elettorale, in molti, ripetiamo, avevano visto nelle elezioni una possibilità reale e vi hanno partecipato. Il problema dell’astensionismo al sud non è stato legato alla “otra campaña” e ai suoi 15000 militanti, ma all’incapacità di AMLO e del PRD di convincere la popolazione a partecipare politicamente.Forse, invece di criticare ulteriormente, ci si deve rendere conto che proprio dalla “otra campaña” di Marcos e dell’EZLN il Messico può e deve ripartire. Marcos, abbandonato e trascurato in quest’ultimo periodo a causa di un’estenuante campagna elettorale che forse ha distolto un pò tutti dalla realtà, ha sempre ripetuto che il problema non era quello di votare, anzi ha sempre sostenuto che la vera rivoluzione deve essere costruita dal basso e non ha bisogno della classe politica attuale messicana. Ora che la campagna elettorale è finalmente finita e ci si è resi conto che “arriba” effettivamente nulla è cambiato aspettiamo Marcos e l’esercito zapatista, sentiamo cosa pensano di fare. E’ questo che ci aspettiamo dall’EZLN l’avvio di una seconda fase in cui si decide di rischiare anche quel poco che si è ottenuto.
Non ci resta questo in cui sperare, e poi, siamo sinceri, le uniche ventate di cambiamento in Messico sono partite tutte dalla selva Lacandona, dal quel 1 gennaio del 1994 che nessuno dimentica. Forse si deve anche ringraziare lo zapatismo e Marcos per la formazione, in Messico, di una base popolare di sinistra, inesistente prima del 1994, che in queste elezioni ha raggiunto il 35% dei voti rischiando di vincere, ma che però non ha ancora raggiunto la maturità adeguata per guidare il Paese.
Da queste elezioni il Messico non ne esce trasformato, sicuramente “in alto” le cose sono rimaste tali e quali, se non sono addirittura peggiorate, però “in basso” siamo ancora in fase di trasformazione, una trasformazione che dal 1994 non si è mai arrestata e che porterà alla svolta tanto attesa anche il Messico, uno stato importantissimo per la geopolitica del continente sudamericano.
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Ciao,
ho letto quanto hai scritto e concordo con te, per quel poco che so e che ho letto, la campagna di Marcos forse ha portato qualche voto ad AMLO anche se alcuni affermano il contrario, d'altra parte lui ha sempre detto che il suo movimento non ha nulla a che fare con la politica dall'alto (nuestros sueños no caben en sus urnas) ed è vero invece ciò che ho letto non ricordo dove della presunta crisi del movimento zapatista? Forse in questi giorni di campagna elettorale e di elezioni è passato in secondo piano, ma io credo che sia quella la via di uscita per il popolo messicano.
Ho visto il video!! Mi sembra leggittimo comunque da parte di AMLO tornare sulle sue stesse dichiarazioni elettorali in cui diceva di accettare la decisione del voto popolare.AMLO ha organizzato la manifestazione di domenica allo Zocalo non perchè non ha accettato il verdetto popolare ma perchè vittima dei soliti brogli elettorali di cui i messicani sono maestri. Nel video AMLO diceva che in democrazia si vince e si perde, forse però il problema è che quella messicana non si può definire esattamente come una democrazia.
Purtroppo si deve constatare che il Messico non è ancora pronto per un vero cambiamento, forse non c'è un leader in grado di suscitare interessi tali da superare lunghi decenni di regressione sociale.
Quanto a Marcos, pur condividendo idee ed intenzioni, non intravedo a breve termine, possibilità di attuazione dei suoi programmi. Anche se a volte le utopie si realizzano, vedi gli insperati cambiamenti in atto in molti Paesi dell'America Latina. Penso che il Subcomandante non tarderà a far sentire la sua voce e spero lo ascoltino i milioni di messicani che vivono in condizioni di estrema povertà.











