Dallo scorso 4 luglio il Venezuela è entrato ufficialmente a far parte del Mercosur (Mercado Comun del Sur), il mercato comune sudamericano nato il primo gennaio 1995 da un accordo tra quattro dei più importanti stati dell’America Latina: Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Tutti i presidenti degli stati fondatori (Kirchner, Lula da Silva, Nicanor Duarte e Tabaré Vazquez) si sono ritrovati nella capitale venezuelana per firmare il protocollo di adesione del Venezuela, un protocollo che stabilisce, con un processo di transizione di quattro o cinque anni, la piena incorporazione del nuovo membro.L’adesione di Caracas, oltre ad aprire al Mercosur un mercato di circa 26 milioni di persone, aggiunge finalmente la componente energetica, ritenuta da tutti i governi della regione la chiave dei prossimi anni, a questo blocco economico sino ad ora caratterizzato da componenti prevalentemente agro-alimentari e industriali. Si è venuta a delineare, quindi, all’interno del Mercosur, la colonna vertebrale dell’America Latina che ora parte dai carabi e si estende sino alla terra del fuoco.
Si rafforza l’importanza geo-economica e geo-commerciale di quest’alleanza tra paesi latino-americani che, con l’adesione venezuelana, rappresentano uniti il 75% del prodotto interno lordo (PIL) dell’intera America del Sud e possono contare su un mercato potenziale di 250 milioni di persone. Di rilevante importanza, inoltre, che all’incontro di Caracas sia stato presente anche Evo Morales, presidente della Bolivia, un altro Stato che già da tempo studia la possibilità di un’eventuale adesione a questo trattato di liberalizzazione commerciale, a dimostrazione che il progetto Mercosur cresce. Presenza fondamentale quella boliviana perchè smentisce pubblicamente tutte le voci che annunciavano malumori da parte degli stati membri nei confronti della nazionalizzazione del gas boliviano. A remare controcorrente, invece, rimane ancora il Cile, del governo socialista di Michelle Bachelet, seconda potenza economica del continente, che continua a rendere pubblico il suo scetticismo sulla strategia d’integrazione regionale e scommette ancora nell’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe).
Ricordiamo che il Mercosur è nato proprio come risposta dell’ALCA, accordi di libero commercio stretti con gli Stati Uniti d’America, che io definirei meglio come patti liberali “a senso unico” con l’obiettivo di liquidazione e annessione del continente sudamericano. I Paesi membri del Mercosur hanno, infatti, definitivamente scartato l’ALCA durante il vertice tenutosi a Mar de la Plata nel 2005. L’ALCA si basa su accordi commerciali che gli Stati Uniti stringono con gli stati sudamericani e che già in una versione differente (il NAFTA, accordi di libero commercio nelle americhe del Nord) hanno messo in ginocchio l’economia messicana. Per fortuna gli unici paesi che ancora gli sottoscrivono sono Cile e Colombia, infatti, tutto il Mercosur si è sottratto puntando invece su accordi economici tra nazioni centro-meridionali dell’America del Sud.
La nascita del Mercosur è stata, infatti, una reazione a veri e propri “genocidi economici” che il sudamerica, come tutto il Sud del Mondo, è costretta da tempo a subire da parte del governo di Washington e da parte del Fondo Monetario Internazionale come i tassi d’interesse sui prestiti, che arrivano a toccare punte del 30-40%, l’applicazione di piani di adeguamento economici e i sussidi, che i Paesi Europei, e soprattutto gli Stati Uniti, stanziano a favore dei propri agricoltori e allevatori che procurando gravissime perdite ai paesi produttori di alimenti e materie prime. Tutta l’America Latina, dal dopoguerra, non è stata altro che il terreno di sperimentazione degli obiettivi più spregiudicati del capitalismo estremo. Gli Stati Uniti hanno iniettato dosi su dosi di neoliberismo che hanno reso questo continente quello con la maggiore disuguaglianza sociale, un continente ricchissimo di minerali, acqua e cibo dove però la maggior parte della popolazione vive in povertà e dove c’è una distanza abissale tra i pochi, i ricchi, e i più, i poveri.Ora, però, con l’adesione al Mercosur del Venezuela e anche quella imminente della Bolivia, la speranza non si spegne, la speranza di giungere alla creazione di una comunità sudamericana unica che riesca ad unificare, sotto un unico accordo economico-commerciale, tutto il mercato del continente e che riesca a fronteggiare la politica economica invasiva, di stampo neoliberale e sempre a senso unico, imposta dagli Stati Uniti d’America basata sui trattati di libero commercio.

Per adesso il Mercosur è un sogno, è “solo” un accordo economico tra stati sudamericani che, però, spero, possa diventare in futuro una realtà. Una realtà che riesca ad unificare sotto un'unica carta di cittadinanza, uno stesso parlamento, una moneta unica e magari anche un Fondo Monetario Sudamericano, tutta l’America Latina. In molti penseranno che sia un progetto utopico, che dal punto di vista politico questo continente sia ancora molto instabile e immaturo, però ormai da qualche anno, forse grazie anche allo stimolo fondamentale del Forum Sociale Mondiale, le cose stanno cambiando, in molti iniziano a crederci e a crederci fortemente. Questo continente, ultimamente, ci ha regalato tante sorprese a volte inaspettate e chissà, che un giorno, non ci realizzi anche questo grande sogno.
24/7/06 4:04 AM, maurizio campisi
Il futuro dell'America Latina passa per lo sfruttamento sostenibile delle sue risorse; risorse che devono rimanere in loco e non prendere la via del nord. Chávez ha ben chiaro il ruolo del Venezuela in tutto questo e vuole proporre il suo paese come guida alle altre nazioni latinoamericane. Le risorse del sottosuolo venezuelano sono ancora oggi impossibili da determinare, tanto sono estese. Si parla di 3 bilioni di barili di riserva per i prossimi anni, cifra che fa impallidire la riserva Usa. Il petrolio significa potere, ma un potere che Chávez può e vuole dividere con il resto dell'America Latina. È un progetto visionario, ma fattibile e che passa giocoforza per il Mercosur. Un potere, insomma, che può servire per dare finalmente peso e dignità ad un subcontinente da sempre sfruttato da chi viene da fuori.











