martedì 4 luglio 2006
Domenica 2 luglio si sono svolte in Messico le elezioni presidenziali. Lo stato più importante e grande del centro america (107 milioni e 500 mila abitanti) era chiamato alle urne dopo 6 anni da dimenticare di governo Vicente Fox. Anni fallimentari a detta di molti perché Fox e il suo PAN ( partido de accion nacional) erano riusciti a vincere nettamente le ultime elezioni nel 2000 sbaragliando il vecchio partito che aveva governato in Messico per più 70 anni, il PRI (partido rivolucionario istitucional), senza però mantenere nessuna delle promesse fatte in campagna elettorale.

Quest’ultimo mandato infatti è finito lasciando praticamente intatti tutti i soliti problemi messicani come la lotta al narcotraffico e alla criminalità per non parlare di quelli riguardanti la povertà e la disoccupazione. Il fallimento, inoltre, c’è stato anche nel campo delle riforme neoliberali, di cui l’ormai ex presidente Fox si era proposto artefice, infatti la modernizzazione del paese tanto annunciata non è avvenuta ed anzi in molti campi fondamentali dell’economia come le telecomunicazioni, l’energia e soprattutto quello delle tv si è passati a veri e propri monopoli che, come tutti possiamo bene immaginare, frenano la competitività e abbassano la qualità dei servizi e dei prodotti.

In questa situazione si sono svolte le elezioni messicane, una campagna elettorale fra le più onerose al mondo e anche fra le più lunghe se pensiamo che è durata praticamente quasi un anno. Tra i candidati alla presidenza la lotta era praticamente a tre: per il PAN, l’erede di Fox è Felipe Calderon, per il PRI il candidato era Roberto Mandrazo e per il PRD ( partido rivoluzionario democratico) Andres Manuel Lopez Obrador.

Si può dire che però la vera lotta è stata fra gli ultimi due, Calderon e Obrador, e che a due giorni dalle elezioni ancora non c’è stato un vincitore. A smentire tutti i sondaggi che davano vincitore Obrador infatti, con la solita ombra dei brogli elettorali che accompagna tutte le elezioni messicane e con quasi tutti i seggi scrutinati la situazione è : Felipe Calderon 36,3%, Lopez Obrador 35,4. Questi risultati, se saranno confermati anche mercoledì (termine massimo per i risultati ufficiali) per le leggi elettorali messicane si traducono con la presidenza a Felipe Calderon erede naturale di Vicente Fox.

I cittadini messicani dovevano scegliere non solo tra Obrador e Calderon ma dovevano esprimere la loro idea su quale Messico avrebbero voluto. Calderon rappresenta la continuità al governo Fox, l’uomo della destra conservatrice e dei buoni rapporti con gli Stati Uniti mentre Amlo ( così è chiamato Obrador dai sui elettori) era forse l’alternativa di sinistra, quella che avrebbe potuto allineare il Messico al resto del Sudamerica, una scelta che forse poteva cambiare definitivamente la geografia politica latino americana. Obrador era anche il primo candidato presidente che, con uno slogan molto semplice “ coalicion por el bien de todos”, si era schierato con le classi normalmente emarginate, le classi dei più poveri che da sempre popolano il Messico ma che in questi sei anni di governo Fox sono aumentati ancora di più.

Il Messico finalmente poteva essere governato da una coalizione di centro sinistra da un candidato presidente che aveva promesso una riduzione dei prezzi di luce, gas e benzina, ma anche un paese indipendente negli alimenti e un sussidio minimo a tutti gli anziani. In molti credevano nel cambiamento, forse anche lo stesso Obrador illuso dai suoi stessi sondaggi. L’atteso cambiamento però, a quanto pare, non è avvenuto. Aspetteremo mercoledì o forse anche il riconteggio dei voti ma i ben informati e con un po’ di esperienza e di elezioni messicane alle spalle sanno già che il nuovo presidente messicano sarà Felipe Calderon.

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di Antonio Pagliula ~ 5:46 PM

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1 COMMENTI:

1/8/06 10:35 PM, Anonymous Maccio

La situazione è tuttaltro che risolta. La mobilitazione di massa sta in qualche modo cercando di ottenere ragioni degli eventuali brogli o comunque sta puntando al ricotenggio completo dei voti.