giovedì 12 ottobre 2006
In questi giorni in Italia si stanno tenendo una serie di incontri organizzati dalla campagna “giù le mani dal Venezuela”. Vediamo di cosa si tratta e analizziamo le parole di Alan Woods il promotore di questa iniziativa.

Alan Woods è sicuramente uno dei più grandi intellettuali del 900, in molti lo definiscono un vero e proprio rivoluzionario, io però preferisco vederlo come un grande studioso del marxismo, o meglio ancora come un grande intellettuale che crede fermamente negli assunti teorici di Marx, Trotsky e Lenin. Personalmente non mi rispecchio totalmente nella sua visione politica, lo scopo di quest’articolo è però quello di riportare le tematiche trattate nel dibattito “giù le mani dal Venezuela” che Woods ha tenuto l’altra sera a Bologna perché condivido i due punti cardine che hanno caratterizzato la serata (in fondo all’articolo troverete i prossimi appuntamenti italiani di questa campagna). Da grande conoscitore della realtà venezuelana, infatti, Woods basa le sue argomentazioni su due tematiche principali: l’esigenza di un alternativa al capitalismo e la promozione del modello Venezuela. A seguire riporterò le parole e il pensiero di Woods con l’aggiunta di alcune considerazioni personali che per certi versi si discostano dalla sua visione a volte estremista e anacronistica.

FALLIMENTO DEL CAPITALISMO E RICERCA DI ALTERNATIVE

DOMANDA: Alla caduta del sistema sovietico Francis Fukuyama aveva parlato addirittura di “fine della storia”. Intendeva dire che la lotta di classe e la rivoluzione erano finite e non c’era sistema alternativo al capitalismo… anzi il nome usato è "economia di libero mercato". Ora trascorsi 15 anni abbiamoli diritto di affermare che di quella prospettiva borghese non rimane nulla. Si parlò allora addirittura di “dividendi di pace” da distribuire. Dov’è la pace ora? Oggi gli USA spendono 500 miliardi di dollari in armamenti; il mondo è in balia del terrorismo e la povertà dilaga. Un miliardo e 800 milioni di uomini, donne, bambini vivono sotto il livello di sopravvivenza; 8 milioni di uomini, donne, bambini muoiono ogni anno per mancanza dei mezzi più elementari di sostentamento. È un vero e proprio “olocausto silenzioso” che si compie ogni anno.

Di fronte a queste cifre chi può dire che il capitalismo ha vinto? Non sono queste tutte vittime del capitalismo?

ALAN WOODS: "Per capire questo non occorre leggere Marx, né essere geni o particolarmente intelligenti, basta guardare le TV per capire che tipo di mondo ha prodotto il capitalismo.

Molti compagni sono pessimisti, scettici o cinici. Sono categorie inutili. È viceversa necessaria una comprensione di tutto ciò che avviene, ma si può ripartire. Questi che viviamo sono gli stessi sintomi di decadenza che hanno contrassegnato nella storia la fine di altri sistemi sociali, ma presto o tardi questa crisi si trasforma nel suo opposto. Pensate alle grandi manifestazioni di massa, per esempio contro la guerra, che hanno riempito le piazze e le strade di tutte le città del mondo. Sta cambiando qualcosa.

Dove sono in atto i cambiamenti maggiori però è in America Latina. E questo crea panico a Washington. Il processo rivoluzionario interessa ormai tutti i paesi dell’America Latina, mentre la stampa mondiale, la “libera stampa” mondiale tace. Guardate il Messico. Per anni è stato ritenuto il paese più stabile dell’area. Non lo era. Gli USA erano terrorizzati all’idea che un nuovo Chàvez avesse preso il governo in Messico. La sinistra ha vinto con Andrés Manuel López Obrador, ma il Messico è una “democrazia”… ha una lunga tradizione di brogli. Fox è un’agente di Washington e ha servito sempre le politiche del FMI e della BM. (…)

Non c’è mai stata nella storia una concentrazione tale di capitale come ora. Poco più di 200 aziende controllano tutta l’economia e i mercati, e come diceva Marx, in corrispondenza di questa concentrazione di capitale, dall’altra parte c’è altrettanta povertà. Anche in USA. Se ne parla poco ma il disastro di Latrina ha portato alla luce e mostrato al mondo quanta povertà sia presente anche in USA. Questo grande aumento delle disuguaglianze avviene in tutti i paesi (compresa l’Italia). La parte del PIL che và ai profitti non è mai stata così alta e quella che và ai salari mai così bassa. Ci si avvicina sempre più al limite che divide la vita dalla morte."

CONSIDERAZIONI A RIGUARDO:

Credo che sia un discorso ineccepibile. La realtà in cui ci ha trasportati e il baratro in cui ci ha fatto precipitare il capitalismo estremo credo sia ormai sotto gli occhi di tutti. Ciononostante Woods fa bene a insistere sull’argomento, purtroppo infatti c’è ancora troppa gente che non è adeguatamente informata, soprattutto gli abitanti europei e statunitensi non pensano neanche ad una possibile alternativa al modello economico neoliberista che ha dominato in maniera incontrollata le sorti mondiali dalla caduta dell’Unione Sovietica. Si pensava di aver risolto i problemi con la scomparsa del comunismo però la realtà in cui ci ritroviamo è molto differente da quella che ci è stata dipinta dalla caduta del muro di Berlino. E’ ormai inaccettabile un mondo nel quale 1/3 della popolazione può godere di un livello di vita altissimo a scapito dei restanti 2/3, non dimentichiamo poi che questi 2/3 rischiano di diventare i 3/4 in breve tempo.

Il problema fondamentale credo sia stato l’effettiva mancanza di alternative valide, e in questo contesto sono stati consumati dei veri e propri “genocidi economici”. La povertà è una vera e propria forma di schiavitù, una schiavitù in cui i padroni erano pochi paesi economicamente sviluppati che costringevano gli altri a subire le ricette economiche volute da Washington e imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. Se le guerre hanno causato migliaia di vittime, l’applicazione di piani di adeguamento economico e i sussidi che gli Usa e gli altri stati industrializzati stanziano a favore della propria agricoltura e del proprio allevamento causano perdite altrettanto gravi per gli stati produttori di materie prime. La disparità, che nel tempo è divenuta sempre maggiore, nel commercio globale ha causato ed è causa di più vittime di molte guerre, questo perché il modello neoliberista può essere benissimo definito “razzista”, infatti non fa altro che condannare 2/3 della popolazione mondiale alla fame e al degrado sociale.

La necessità e la ricerca di un’alternativa valida a questo modello deve essere quindi una priorità e un’esigenza di tutti. Woods ci dice che qualcosa sta cambiando, soprattutto in America Latina. Non posso che dargli ragione: il Venezuela è il primo caso un cui il progetto neoliberista (che era stato iniettato nelle vene del Sudamerica portando in alcuni casi all’overdose vedi Argentina), è stato prima frenato e poi definitivamente arrestato. Chavez infatti è riuscito ad avanzare una proposta concreta all’egemonie neoliberiste imposte al Mondo. Vediamo qual è il pensiero di Woods sul Venezuela:

MODELLO VENEZUELANO

DOMANDA: Cosa sta avvenendo in Venezuela. Come si fa a ritenere ciò che accade una vera rivoluzione?

ALAN WOODS: "Un classico pensiero formalista diffida di Chàvez in quanto ex ufficiale dell’esercito. Ogni sistema si crea una classe militare propria. In Italia, se avvenisse mai un colpo di stato militare, sarebbe di destra, come in Gran Bretagna in cui esiste una casta militare borghese. Da noi in Inghilterra si dice che il figlio più furbo si mette in affari, quello un po’ meno sveglio si da alla Chiesa e diventa vescovo, quello più scemo fa il militare. Quello che abbiamo appena detto non vale nei paesi coloniali dove lo stato non si è mai consolidato. I livelli militari medi (vedasi in medio oriente, Nasser, Gheddafy, etc…) hanno spessissimo guidato lotte anticapitaliste. Sono sottoposti alle pressioni che provengono dalle masse. Se i partiti comunisti e socialisti nel mondo facessero il loro dovere, non ci sarebbero problemi, invece per questa incapacità a perseguire le politiche giuste, le masse restando di fronte ai loro problemi irrisolti sono costrette a cercare altre vie. Trotsky sosteneva che la rivoluzione era una situazione in cui le masse, i lavoratori, non i politici, cominciano a parlare di politica e tentano di prendere nelle mani il loro destino, normalmente lasciato ai politici di professione e ai sindacalisti.

L’origine della rivoluzione venezuelana (27 febbraio 1989), ignorata completamente dalla “libera stampa”, fu l’annuncio da parte del presidente Carlos Perez di misure economiche che prevedevano drastici tagli al bilancio dello stato, aumenti del prezzo della benzina del 100% e dei trasporti. Perez era una agente USA al soldo del FMI e della BM. Ci fu quindi una vera esplosione sociale. Le masse, senza un partito, una direzione, un programma scesero in piazza spontaneamente in tutte le città del paese. Tale insurrezione verrà definita “Caracazo”… chi di voi conosce questo nome? La stampa libera non disse una parola, come non disse nulla quando l’esercito aprì il fuoco e uccise centinaia di persone (forse più di mille). Non ci furono sanzioni, non ci furono proteste nel mondo libero. La stampa ignorò tutto.

Oggi viceversa la stampa mondiale dedica tante attenzioni a Chàvez e a tutto quello che fa. Negli ultimi otto anni ha vinto più elezioni e consultazioni popolari di chiunque altro, così nessuno osa più definirlo un “dittatore”… è diventato un “autocrate eletto”.

Nel febbraio del 1992 Chàvez e pochi altri ufficiali organizzano un colpo di stato progressista contro la politica neoliberista di Perez e contro la repressione del “Caracazo”, ma viene imprigionato. Sorge un movimento di massa che comincia a chiedere la sua liberazione che avviene nel 1994. Nel 1998 a capo del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chàvez Frias viene eletto presidente della repubblica con il 57% dei voti. Il programma, sicuramente progressista, è in realtà confuso. In sostanza si cercò di impostare riforme democratiche per aiutare i poveri all’interno dei limiti del sistema capitalistico. All’inizio la borghesia non era preoccupata. La borghesia sa come trattare questi fenomeni. Una volta uno disse ad un militante “abbiamo sempre comprato i vostri dirigenti e così sarà anche per Chàvez”. Non è però sempre vero che tutti gli uomini hanno un prezzo. Chàvez portò avanti il suo programma e promulgò una nuova Costituzione (che è una delle più democratiche esistenti) … c’è persino un articolo che da alla gente il potere di raccogliere firme per indire un referendum revocatorio di qualunque incarico politico.

Il programma era riformista, ma i marxisti non sono contrari alle riforme. I marxisti combattono per qualsiasi cosa che migliori le condizioni della gente. Chàvez ha usato il denaro ricavato dalla vendita del petrolio per aiutare Cuba, in cambio ha ricevuto medici e insegnanti che sono stati inviati in zone del paese nelle quali mai s’era visto un medico o un insegnante. Recentemente l’Unesco ha dichiarato che il Venezuela ha sconfitto l’analfabetismo. Sanità e istruzione, tutte cose che dovrebbero essere garantite dal capitalismo. La guerra al governo da parte della borghesia avvenne con mezzi extraparlamentari. Le questioni serie non possono essere risolte in parlamento, ma nelle strade, nelle piazze,nelle fabbriche, nelle caserme e nelle scuole.

Ci fu una campagna violenta della borghesia. L’11 aprile 2002 la controrivoluzione prese il potere con un colpo di stato supportato da latifondisti, banchieri, ufficiali, dirigenti sindacali di destra e dalla Chiesa. Chàvez rifiutò di dimettersi nonostante le pressioni del cardinale di Caracas Velasco che fece credere a Chàvez che nel paese non ci fosse nessuna reazione. In realtà in tutto il Venezuela le masse si riversarono nelle strade e marciarono sul palazzo Miraflores e bloccarono così la controrivoluzione. In 48 ore la controrivoluzione fu sconfitta. Chàvez subito dopo però commise un errore. La reazione era demoralizzata e distrutta mentre le masse e l’esercito che erano con lui erano vive e forti. Ma Chàvez non ne approfittò. Non arrestò i controrivoluzionari, non espropriò le terre. Applicò il “realismo” e cercò una trattativa. Questa disponibilità di Chàvez venne letta dalle forze reazionarie come un segnale di debolezza e, si sa, “La debolezza incoraggia l’aggressore”. L’oligarchia così riprese vigore e nemmeno sei mesi dopo ritentò il colpo di mano. Lanciò una serrata padronale che la stampa “libera” del mondo intero presentò come uno sciopero generale. Tutto era organizzato dalla centrale sindacale (CTV) e dalla compagnia petrolifera Pdvsa. Potevano distruggere la rivoluzione ma per la seconda volta un movimento dal basso, le masse, ripresero le fabbriche, le strade e bloccarono ancora una volta la controrivoluzione.

Chàvez, uscito ancora una volta indenne, ripetè per l’ennesima volta l’errore di cercare la trattativa e così per la terza volta si cercò di rovesciarlo. Nel giugno 2004 attraverso numerosi brogli, l’opposizione raccoglie le firme per indire un referendum revocatorio usando quindi la Costituzione Bolivariana ma dichiarando di abolirla immediatamente qualora avessero vinto. A questo punto il movimento fece una intensa campagna dal basso e al referendum, dopo 6 anni, la destra venne sconfitta con il 60% dei voti. (…)

La lotta all’imperialismo non dev’essere compito dei fondamentalisti, ma dei lavoratori. (…)Gli Stati Uniti sono preoccupati perché Chàvez parla anche al popolo americano. È stato nel Bronx e ha radunato più di duemila persone. (…)

Per concludere l’esperienza venezuelana dimostra che la rivoluzione è possibile ovunque.Anche in Europa. Quello che oggi avviene in America Latina può essere lo specchio del nostro prossimo futuro. Cinque, dieci anni. Il Venezuela è la prima linea, ma altri paesi, grandi paesi come il Messico, stanno partendo. Ecco perché occorre sostenere la rivoluzione venezuelana e organizzazioni come “Giù le mani dal Venezuela”.

CONSIDERAZIONI A RIGUARDO:

Il discorso di Woods ha sicuramente contribuito a fare luce sulla figura di Chàvez, infatti è chiaro che l’informazione “politically correct” tende a dipingere un ritratto troppo superficiale del presidente venezuelano. Si sente dire di tutto, però sappiamo che con queste affermazioni si è sempre mirato a togliere credibilità ai governanti di paesi ricchi di risorse che tentano di sfuggire alle regole neoliberistiche o che mettono in pericolo gli interessi economici delle nazioni del Nord del mondo.

Mi è sembrato legittimo e opportuno anche raccontare la storia di come Chàvez sia arrivato alla presidenza, visto che troppe volte si sente dire che si sia ricorso ad un golpe. Io non sono uno di quelli che apprezza il fatto che Chàvez sia un militare, nutro infatti qualche dubbio a riguardo, però trovo insopportabile l’informazione falsata: Chàvez ha vinto più elezioni e consultazioni popolari di chiunque altro, non si può continuare a definirlo ingiustamente un dittatore, è anzi da sottolineare il fatto che grazie ad un grande appoggio popolare sia sopravvissuto a due golpe di stato che nascondevano entrambi la volontà Usa di farlo fuori dai giochi.

La stampa italiana ed europea continua comunque a catalogarlo come un sovversivo solo perché è un presidente convinto che il greggio, risorsa abbondante in Venezuela, sia uno strumento per tentare di eliminare la povertà della sua gente. Chàvez ha invece capito che il petrolio non andava venduto privatamente alle multinazionali del settore, abitudine diffusa tra i suoi predecessori. Sembra che sia quasi un crimine cercare di fare gli interessi del proprio Paese facendo salire il prezzo del petrolio mondiale per investire le gigantesche entrate per opere sociali.

Gabriel Garcia Marquez scriveva qualche anno fa per descriverlo: “E’ uno a cui la sorte ha offerto l’opportunità di salvare il suo paese, oppure è un illusionista che potrebbe passare alla storia come un despota”. Io credo che la prima definizione, sino a questo momento, sia la più corretta. Sicuramente il Venezuela è cambiato con Chàvez alla presidenza, a me però non piace utilizzare il lessico marxista di Woods, quella venezuelana è sicuramente una rivoluzione, è necessario che la verità sul Venezuela sia portata a tutti, però non condivido il tipo di linguaggio. Woods utilizza parole come “compagno”, “popolo” o “comunismo” con troppa disinvoltura e facilità. Non vedo la soluzione al problema del neoliberismo esclusivamente riconducibile alla scelta tra capitalismo e comunismo, non si può negare infatti che se il primo è fallito, il secondo è fallito ancor prima. Credo invece che si debba seguire una terza via, un’alternativa al capitalismo che non è detto che si debba chiamare a tutti i costi socialismo (anche se sicuramente dal socialismo prende ispirazione), e credo anche che il modello bolivariano di Chàvez possa rientrare benissimo in questa ricerca della terza via. Spero perciò vivamente che il presidente venezuelano vinca anche la prossima tornata elettorale e che continui, con gli altri stati sudamericani, in questa ricerca della soluzione. Alla fine gli si può dare il nome che si vuole o chiamarla come meglio si crede, però l’obiettivo fondamentale del cambiamento dovrà essere mirato a risolvere gli errori del capitalismo, prevedendo sicuramente l’inclusione nella società degli esclusi, ma deve anche riuscire ad assicurare e rispettare le libertà individuali e i diritti umani, pilastri dai quali non si può prescindere nella società moderna.

La storia dovrà svolgere un ruolo determinante. Se quindi cercare un’alternativa valida sarà fondamentale, lo è allo stesso modo, se non di più, cercare di non commettere vecchi errori…

P.S. Un particolare ringraziamento va a Gabriele Paradisi che ha contribuito alla stesura di questo articolo passandomi il materiale che ha raccolto durante il dibattito svoltosi a Bologna. Il testo completo di Alan Woods è consultabile sul suo blog a questo link. Io prenderò parte all’incontro che si svolgerà a Milano, ecco tutti i prossimi appuntamenti di Alan Woods in Italia:

Roma - Giovedì 12 e Venerdì 13 ottobre Incontro mondiale degli intellettuali e degli artisti in difesa dell'umanità ;

Santa Maria Capua Vetere (Caserta) - Sabato 14 ottobre, ore 16,30 presso il Csa Spartaco - Ex Liceo Artistico (Via Saraceni angolo Via Avezzana);

Roma - Lunedì 16 ottobre, ore 18,30 presso il circolo Prc di Torpignattara, via Bordoni 50 (interverrà Claudio Bellotti, Direzione nazionale Prc);

Napoli - Martedì 17 ottobre, ore 16 presso l'Aula Lorusso, via Mezzocannone 16;

Messina - Mercoledì 18 ottobre , ore 17,30 presso il salone degli specchi della Provincia Regionale di Messina, Corso Cavour;

Milano - Giovedì 19 ottobre, ore 20,30 presso la camera del Lavoro (sala Buozzi), Corso di Porta Vittoria 43 (interverrà: On. Gennaro Migliore, Capogruppo alla Camera del Prc ).

Se vuoi organizzare iniziative in difesa della Rivoluzione venezuelana contatta il comitato “giù le mani dal Venezuela” , tel. 0266118961 – 3472640666.



 

di Antonio Pagliula ~ 6:16 PM

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1 COMMENTI:

16/7/07 12:26 PM, Anonymous subcomandante

Il punto però è a monte. Cioè è filosofico, e sebbene parole come compagno debbano essere utilizzate solo per i veri compagni, è anche vero che chavez ha eletto inistri trozkisti, e si è definito egli stesso un socialista e un trozkista.(fonte El Militante-corriente marxista internacional)
Allora quello cui dobbiamo guardare è se è vero che il scialismo reale ha fallito e anche il capitalismo ha evidentemente fallito, il modello comunista d'ispirazione di chavez è il socialismo reale dell'europa dell'est? questo è il modello trozkista? e in fine cosa più importante il capitalismo è riformabile? La risposta è unica: come trozkista si guarda all'unione sovietica come uno stato alla fine non socialista, come trozkista chavez dunque nn si ispira a quell'esperienza, e infine il capitalismo non è riformabile perchè il potere para statale dell'organizzazione padronale brghese oppone le sue forze di manovra e i propri fondi contro anche un governo o lo stato(l'italia dove siamo ridotti a riforme minuscole lo dimostra ogni giorno!) e allora per tanto che esista questo contro potere non sarà possibile nessun cambiamento reale, perchè per parafrasare machiavelli: "la morale del capitlista è il profitto" e la morale dello statalismo chaveziano e del comunismo esula dal concetto di profitto per la ridistribuzione del reddito, non esiste un capitalismo umanitario e buono, poichè esso sarebbe contro la natura stessa del capitalismo.