martedì 17 ottobre 2006
Perché un posto tra i membri non permanenti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite desta tanto clamore? Perché gli Stati Uniti si affannano a tal punto per evitare la presenza del Venezuela nell’organo decisionale Onu?

INTRODUZIONE

Si sta verificando uno strano evento sul palcoscenico politico/diplomatico mondiale. Non è mai successo, negli ultimi 25 anni, che un posto all’interno dei membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu (che rimangono in carica due anni) generasse tante polemiche e soprattutto tanto interesse. Ieri erano appunto da assegnare cinque posti per i nuovi membri non permanenti, di questi, quattro sono stati già assegnati senza nessun problema e a grande maggioranza (Italia, Belgio, Indonesia e Sudafrica), mentre per il quinto posto, quello da aggiudicare ad uno stato latinoamericano, alla decima votazione non ha ancora ottenuto un risultato valido. Per accedere al Consiglio occorrono 128 voti ossia la maggioranza dei 2/3 e a contendersi questa poltrona c’è il Venezuela di Chàvez e il Guatemala. Dopo la decima votazione la situazione è la seguente: Venezuela 77 voti, Guatemala 110.

In molti si chiederanno come sia possibile che per eleggere gli altri membri sia bastata una sola votazione mentre per l’elezione sudamericana ancora ci sia tanta battaglia. Effettivamente può sembrare strano anche considerando l’importanza reale del ruolo di membro non permanente. I ben informati sapranno che il Consiglio di Sicurezza è composto da 15 membri, dieci non permanenti e cinque permanenti e con diritto di veto (Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito e Francia), però qual è il ruolo reale di quest’organismo e quanta importanza effettivamente ha?

Il Consiglio sicuramente è, e continuerà ad essere, lo strumento istituzionale più importante per il mantenimento della legalità internazionale, soprattutto considerando il rigenerato ruolo dell’Onu nella tentata risoluzione del caso Israele/Siria. A breve, poi, lo stesso Consiglio sarà chiamato ad esprimersi su argomenti scottanti come Durfur, Iran e Corea del Nord. Però parliamoci chiaro, fondamentalmente il potere reale all’interno di quest’organismo è detenuto dai cinque paesi che esercitano il veto, in pratica il voto di un membro non permanente non ha lo stesso peso decisionale di uno permanente. Una risoluzione del Consiglio, per essere approvata, deve avere il voto favorevole di almeno 9 membri più il concorso (cioè nessun veto) dei cinque permanenti, quindi l’importanza degli altri 10 membri è secondaria, direi non decisiva.

E allora perché ci si affanna tanto? Perché gli Stati Uniti non vogliono il Venezuela all’interno del Consiglio tanto da proporre e spingere la candidatura del Guatemala?

IL PERCHE’ DEL NO USA AL VENEZUELA

Gli Stati Uniti, scottati se non bruciati dall’esperienza Iraq, pare che abbiano capito la lezione abbandonando definitivamente (in teoria) l’unilateralismo che aveva contraddistinto le scelte di politica estera degli ultimi anni. Per risolvere i problemi internazionali sembrano essere tornati al tavolo delle trattative ed essere disposti a proporre risoluzioni Onu a problemi come Iran e Corea. Fin qui non c’è nulla di strano, ci sarebbe anzi da apprezzare la marcia indietro statunitense, se non fosse però che la concezione di multilateralismo del presidente Bush è un po’ differente da quella che tutti ci aspetteremmo. Per Bush infatti va bene ricorrere all’Onu, l’importante è però che all’interno del Consiglio di Sicurezza non ci siano membri “non allineati” alle politiche statunitensi. E’ questa la colpa del Venezuela e del suo presidente Hugo Chàvez, non essere il linea con le decisioni americane. Da un po’ d’anni infatti gli Stati Uniti sono abituati ad operare nel Consiglio di Sicurezza senza particolari problemi, la presenza del Venezuela sarebbe solo destabilizzante, molto meglio l’innocuo Guatemala.

E’ concesso allora il ricorso a “mezzucci” per impedire l’accesso del Venezuela al Consiglio tanto da trasformare la sfida Venezuela/Guatemala in una battaglia di ideologie e in uno scontro Usa-Chàvez. Ma quali sono state le motivazioni apportate dagli Stati Uniti per complottare la candidatura Venezuelana?

Gli Usa basano il loro giudizio negativo sulla candidatura venezuelana sul fatto che Chàvez sia un despota antiamericanista, un militare al governo con la forza, tant’è che il Venezuela è ormai catalogato a pieno all’interno dell’asse del male. Non credo ci sia ancora bisogno di sottolineare il fatto che Chàvez sia stato democraticamente eletto dal suo popolo e che l’espressione del voto dei venezuelani è da rispettare in quanto espressione chiara di scelta elettorale, o che lo stesso Chàvez abbia vinto più elezioni e consultazioni popolari di chiunque altro.

Ho a cuore invece evidenziare perché la candidatura del Venezuela ha un senso e non vada assolutamente contro l’interesse internazionale. Innanzitutto mi sembra importante il fatto che l’intero continente sudamericano appoggi il Venezuela, a dimostrazione che in questo momento tutti i paesi latinoamericani hanno interesse affinché questo continente sia rappresentato al Consiglio di Sicurezza dal Venezuela. Solo il Cile ha ritirato il suo appoggio, che la Bachelet inizialmente aveva concordato, ma solo per non scontentare la componente democristiana all’interno del suo governo.

Mi sembra assurdo che il paese che dovrà rappresentare gli stati sudamericani sia scelto dagli Usa e non sia invece l’espressione della volontà di un intero continente. E’ chiaro invece l’intento statunitense nella scelta del Guatemala, esclusivamente legata alla crisi profonda di popolarità che gli Stati Uniti attraversano in Sud America e non solo. Si cerca di far votare il Guatemala per avere un facile alleato nella conduzione delle loro politiche internazionali (per altro lo stato centroamericano è storicamente “amico” delle politiche Usa e anche vittima degli eccessi di neoliberismo estremo) e non fare i conti con un Venezuela che invece vuole esprimere il malessere di un continente verso queste politiche. Non si tratta di antiamericanismo a priori, si tratterebbe solo di discutere e confrontarsi con un parere differente, ossia un ulteriore spinta verso il multilateralismo. Un multilateralismo che invece, con il Guatemala e non il Venezuela, sarebbe attuato solo sulla carta.

Non è solo il Sudamerica però ad appoggiare il Venezuela, la candidatura di Chàvez si può dire che infatti è spalleggiata da praticamente tutto il Sud del Mondo. Molti stati asiatici, caraibici e africani ma anche l’intera lega araba, la Cina, alcune repubbliche ex sovietiche e la stessa Russia sono per il Venezuela, ma forse non si ritiene necessario dare una giusta voce a questa parte del mondo, da sempre discriminata e snobbata. Non mi si venga a dire infatti che il Guatemala possa farsi carico di far rispettare i diritti del Sud del Mondo per favore, sappiamo benissimo che non sarà assolutamente così.

Un altro motivo, adottato da Bush e compagnia, per spaventare il mondo e boicottare il Venezuela è stata la presunta alleanza tra l’asse del male. Sono arrivati a dirci che Chàvez appoggerebbe Iran e Corea nei loro programmi nucleari. Questa però e solo l’ennesima bufala messa su dagli Usa, infatti in occasione del test atomico coreano qualche giorno fa, le parole di Chàvez sono state molto dure, forse anche molto più dure di altri leader mondiali. Il presidente venezuelano ha detto chiaro e tondo che condanna qualsiasi programma di sviluppo atomico, indipendentemente da chi sia a svilupparlo.

Un’altra cosa che non mi convince in questi giorni è poi il perché tutti facciano a gara a bocciare la candidatura venezuelana ma nessuno si prende il disturbo di chiedersi se l’altra di alternativa, quella del Guatemala, sia più valida o meno. Perché nessuno parla della situazione in cui il Guatemala si trova?

PERCHE’ NO AL GUATEMALA

Inizierei col dire che il Guatemala, stato centroamericano non costituisce assolutamente, al contrario del Venezuela, un soggetto rilevante in ambito internazionale. Con questo non voglio dire che per questa la sua candidatura non sia valida, ci sono ben altre motivazioni ad avvalorare la mia tesi.

Vorrei ricordare un articolo della Carta delle Nazioni Unite: l'articolo 23 della Carta dell'Onu stabilisce che qualsiasi paese può essere eletto al Consiglio purché "si tenga nella dovuta considerazione il contributo dei membri al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali e alle altre finalità dell'Onu, nonché un'equa distribuzione geografica". Sulla distribuzione geografica non ho niente da dire, però se qualcuno mette in dubbio la democrazia venezuelana, penso che dubbi non ce ne siano sul considerare il Guatemala assolutamente tutto il contrario che uno stato di diritto o una democrazia. Ma a quanto pare questo interessa poco e niente agli Stati Uniti, visto che spingono così tanto per il suo ingresso nel Consiglio.

Ho a cuore anche sottolineare che lo stesso Guatemala è uno dei due stati latinoamericani ad avere ancora in vigore la pena di morte (l’altro è la bistrattata Cuba). Proprio ad inizio 2006 Amnesty international in una sua relazione ha stimato in 29 i condannati a morte in attesa di esecuzione in questo stato. Una Onlus, l’ “Osservatorio sulla legalità e sui diritti” ha poi denunciato in agosto l’eccessivo numero di omicidi impuniti (più di 5000 su una popolazione di 14milioni) che ne fanno la primatista in negativo mondiale.

Non vorrei poi dimenticare di ricordare che sempre il Guatemala continua a negare l’estradizione degli accusati di genocidio e crimini verso l’umanità per alcuni suoi cittadini che si sono macchiati di questi crimini durante la dittatura militare dei primi anni ’80 (sotto il governo del generale Rios Montt si stima che furono assassinati dall’esercito più di 200mila persone, il famoso “massacre de dos erres”).

Cosa c’è altro da aggiungere a riguardo? Non fa riflettere il fatto che nessuno ricordi questi “dettagli” e anzi si continui a sputare sulla candidatura venezuelana per molto meno? Merita di più il Venezuela o il Guatemala di far parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite? Lascio a tutti l’espressione della propria opinione, però richiamo alla corretta valutazione dei fatti, senza farsi influenzare da poteri forti e media.

Proprio i media sono l’ultimo argomento che vorrei toccare. Come fanno i cittadini italiani a farsi un idea chiara su questa vicenda se addirittura un giornale come “la Repubblica” dà informazioni forvianti a riguardo?

LA STAMPA ITALIANA

Spero che molti di voi NON abbiano letto l’articolo di ieri mattina su “la Repubblica” firmato Guido Rampoldi e intitolato “La sinistra latina che vorrebbe Chàvez all’Onu”.

Perché spero che non lo abbiate letto? Perché l’impostazione dell’articolo era completamente sbagliata. La figura di Chàvez continuamente veniva continuamente infangata; nel testo allo “straripante” (parole di Rampoldi) presidente venezuelano veniva affibbiato l’appellativo di “caudillo” con eccessiva facilità, forse non ricordando l’effettivo significato del termine (era usato, ad esempio, per descrivere Franco in Spagna). Ma se sulle definizioni de "la Repubblica" dei leader sudamericani ho imparato ormai a sorvolare, quello su cui proprio non riesco a sorvolare è quello di cui Rampoldi voleva convincerci nel suo articolo.

L’esordio è stato: “Badare agli affari, alla comunità italiana in Venezuela, ai desideri della sinistra radicale, e votare l’imbarazzante Chàvez? Oppure contrastare la candidatura Venezuelana e spararsi sui piedi?”

La conclusione era invece: “Per quanto sia brutta la destra venezuelana e aggressiva la politica dell’amministrazione Bush, è difficile capire come sia divenuto un eroe democratico un presidente bonapartista che si autoproclama capo di Stato”.

Un articolo veramente sconcertante, per farsene una idea consiglio di leggere invece un interessantissimo post a riguardo sul blog del prof. Gennaro Carotenuto, ricercatore e studioso dell’America Latina.



 

di Antonio Pagliula ~ 2:03 AM

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6 COMMENTI:

17/10/06 9:18 AM, Anonymous ma vi rendete conto?

Guatemala al consiglio di sicurezza?

un paese senza alcuna autorita' dove vige l'anarchia sociale e l'omicidio delle donne e' pane quotidiano.

Che schifo. E' come se sindaco di Milano fosse nominato un violentatore o uno spacciatore.

CHE SCHIFO!

 

17/10/06 10:22 AM, Anonymous gianfalco

L'astenzione di D'Alema spiega molto bene il nostro ruolo nel consiglio di sicurezza: come quello che gli Usa affidano al Guatemala
ciao
gianfalco

 

17/10/06 10:52 AM, Blogger SenzaSchemi

il guatemala ha vissuto 36 anni di dittatura e guerra civile con centinaia di migliaia di morti e desaparesidos. l'unico risultato degli accordi di pace del 96 è stato la regolarizzazione delle bestie paramilitari come esercito regolare. il clima che si vive è da autentica dittatura e avvengono continuamente minacce, rappresaglie e omicidi politici impuniti come quello di circa un anno fa verso uno dei leader dell'alleanza per la vita e la pace.

 

17/10/06 1:03 PM, Anonymous Anonimo

la scelta italiana di astenersi nel votare per Venezuela e Guatemala fa schifo esattamente come l'articolo di Rampoldi su Repubblica.

 

18/10/06 8:25 AM, Anonymous Anonimo

Sottolineo la posizione di MIchelle Bachelet, presidente del Cile. la politica di "concertazione" rende il suo governo del tutto vulnerabile all'azione di pressione della Democrazia Cristiana cilena, che vede con i fumo negli occhi l'itera svolta latina-americana di cui Chávez in fondo è solo il capofila.
Il giorno prima di far mancare il suo appoggio a Chávez la Bachelet si è recata in visita nella villa in cui durante il colpo di stato di Pinochet, è stata torturata ripetutamente. Come se questo gesto fosse compatibile con l'aiuto di fatto (attraverso l'astensione)al Guatemala.
Il Cile di oggi è così.

Gianluca Bifolchi
http://anzetteln.splinder.com/

 

19/10/06 9:05 AM, Anonymous Emmebi

D'alema cura i suoi interessi e sa benissimo, che per andare avanti non deve pestare i piedi a nessuno.
Un po' vile, ma politicamente efficace.