lunedì 9 ottobre 2006
Finalmente il governo paraguayano ha deciso per il ritiro dell’immunità di cui godevano i militari degli Stati Uniti che operavano in Paraguay.

Per voce del suo presidente Duarte Frutos, il Paraguay annuncia la tanto sospirata decisione: a partire dal 2007 lo stato sudamericano non rinnoverà più l’accordo militare con gli Usa ed anzi negherà alle truppe statunitensi l’immunità finora concessa. Da maggio 2005 erano presenti sul territorio paraguayano circa 500 militari americani autorizzati a compiere esercitazioni militari in cambio di aiuto nella realizzazione di alcuni programmi di governo, come quello della sicurezza pubblica e della lotta al terrorismo, e nello svolgimento di alcuni compiti umanitari. Il problema era che i marines statunitensi godevano del totale diritto d’immunità per le azioni compiute nello svolgimento di queste mansioni e potevano essere giudicati solo da tribunali statunitensi.

Questa concessione aveva scaturito subito una reazione negativa da parte di organizzazioni sociali e gruppi di sinistra paraguayani, sia perché i militari americani godevano di questa determinata forma di immunità che può essere concessa solo ad ambasciatori diplomatici e amministrativi, e non certo a membri dell’esercito, sia per i reali interessi statunitensi nascosti dietro la scusa delle esercitazioni militari.

Subito dopo che il senato paraguayano approvò nel 2005 l’immunità diplomatica alle truppe statunitensi dinanzi alla giurisdizione nazionale e al tribunale penale internazionale, infatti 500 marines giunsero in Paraguay con aerei, armi e munizioni installando la base militare di Mariscal Estigarribia. Questa base sorge in una zona decisamente strategica per la geografia latinoamericana, infatti è a pochi passi della cosiddetta “frontiera tripla”, ossia un punto dove confinano tre nazioni Brasile, Argentina e Paraguay, ma non solo, la base è anche vicinissima sia alla seconda riserva di gas naturale al mondo su territorio boliviano, sia alla regione del Chaco, dove si trova l’Acuífero Guaraní, cioè una delle fonti di acqua dolce più grandi al mondo.

Era grande quindi la tensione che questa base militare ha creato tra lo stato paraguayano e gli altri stati dell’America del Sud. Era chiaro infatti che gli Usa volessero controllare le riserve di gas e petrolio della Bolivia, così come era grande la paura che l’installazione della base militare vicino all’Acuífero Guaraní non fosse altro che un primo passo verso il controllo delle acque dolci e della loro privatizzazione, considerando che questo bacino ricopre un territorio di 1 milione di chilometri quadrati e che sicuramente tra qualche anno il controllo delle acque sarà fondamentale economicamente e non solo.

Per fortuna circa una settimana fa finalmente questa concessione eccessiva alle truppe statunitensi è stata corretta e il cancelliere paraguayano, Rubén Ramírez, ha annunciato che il governo ha rivisto gli accordi militari con gli Stati Uniti dando una migliore interpretazione anche alla convenzione di Vienna, che appunto dichiarava che questa speciale impunità davanti al tribunale penale internazionale può essere concessa solo a funzionari diplomatici e amministrativi. Subito è arrivata la reazione della Casa Bianca che ha annunciato che, visto la decisione del governo paraguayano, ritirerà subito l’invio di personale medico-militare dal Paraguay, dimostrando, io credo, il mancato interesse verso la parte umanitaria dell’accordo che non era stato messa affatto in discussione dalla mancata impunità diplomatica.

Anche il Paraguay quindi finalmente si allinea al Brasile e agli altri paesi del Mercosur, che già da tempo avevano respinto la possibilità di avere relazioni speciali in materia militare con gli Stati Uniti, dimostrando di credere nel progetto di omogeneità politica tra i paesi dell’america meridionale. E’ un segno forte e deciso del governo paraguayano che assume tuttavia più importanza considerando che questa notizia arriva quasi in concomitanza con l’annuncio del presidente uruguayo, Tabaré Vázquez, del rifiuto ufficiale da parte dell’Uruguay di firmare un accordo di libero commercio (TLC) con gli Stati Uniti. E’ la dimostrazione che il progetto Mercosur continua e che anche i due fratelli minori (così erano considerati Paraguay ed Uruguay rispetto a Brasile e Argentina, paesi fondatori del Mercosur), dopo periodi di lamentele e fraintendimenti, puntano finalmente tutto in questa direzione.



 

di Antonio Pagliula ~ 5:13 PM

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4 COMMENTI:

9/10/06 7:38 PM, Anonymous no yankee

ben fatto!!!
non poteva essere concessa l'immunità totale ad un esercito come quello statunitense che si comporta come abu graib o guantanamo. era chiaro l'interesse per controllare l'acqua

 

10/10/06 12:25 AM, Anonymous Anonimo

hai fatto bene a sottolineare la scelta dell'uruguay di non stipulare trattati di libero commercio con gli stati uniti

 

10/10/06 11:43 AM, Anonymous vistodalsud

questa è una buona notizia

 

11/10/06 7:00 PM, Anonymous asparago

il controllo dell'acqua assumerà nel tempo sempre più importanza!!!è normale che uno stato imperialista come gli stati uniti comincino a pensarci sin da ora