venerdì 24 novembre 2006
Sono passati più di due mesi dalla scomparsa di Jorge Julio López, testimone chiave al processo contro Etchecolatz, però un dubbio ancora non è stato chiarito: qual è il reale significato di questa scomparsa? Nonostante la grande reazione del popolo argentino, sceso in massa nelle piazze per chiederne la liberazione, si teme per la fragile democrazia argentina e non solo.

jorge lopezVoglio partire dall’inizio della storia. Lo scorso 19 settembre il tribunale argentino emettendo una sentenza, straordinaria e di grande valore storico, ha condannato all’ergastolo l’ex commissario di polizia Miguel Etchecolatz, ossia uno dei più spietati e cruenti torturatori della dittatura militare argentina.

Nella sentenza il tribunale ha riconosciuto per la prima volta il genocidio e i crimini contro l’umanità avvenuti sotto la dittatura (si parla di circa 30'000 desaparecidos). L’Argentina così si butta alle spalle una vecchia decisione del suo congresso che, negli anni ’80, salvò gli ufficiali accusati di crimini contro l’umanità attraverso una legge tristemente conosciuta anche come “ley de Obediancia Debita y punto final”, una legge che macchiava terribilmente la nuova democrazia argentina e in pratica concedeva condono e amnistia verso crimini commessi dai militari durante gli anni della dittatura.

Finalmente Etchecolatz è stato così giustamente condannato all’ergastolo per vari omicidi, casi di tortura e privazioni di libertà.

Jorge Julio López, un muratore di 77 anni e vittima delle torture della dittatura, è stato il testimone chiave nella causa contro l’ex commissario Etchecolatz. Pochi giorni dopo la sentenza definitiva però, mentre era uscito per fare una passeggiata vicino casa, López è scomparso nel nulla e nessuno ha più saputo niente di lui.

Mentre vi scrivo sono passati più di due mesi da quel giorno, nel frattempo c’è stata più volte una forte mobilitazione popolare di tutto il popolo argentino per chiederne a voce alta la liberazione, Plaza de Mayo gremita di manifestanti è tornata ad essere il simbolo della condanna alla dittatura. Quello che rimane però, è il fatto che Jorge López è in pratica il 30'001 desaparecido argentino, il primo da quando l’Argentina è un paese democratico.

manifestacion por jorge lopezE’ chiaro che una sentenza che per la prima volta qualifica ufficialmente i crimini della dittatura con termini come genocidio o crimini verso l’umanità ha colpito al cuore di varie organizzazioni ancora dipendenti dall’oligarchia militare, che purtroppo l’Argentina non è riuscita ancora a debellare, e che anzi, tutt’ora, agiscono nella penombra usurpando la democrazia e invitando alla dissidenza. La scomparsa di Jorge López sembra essere un chiaro segnale, un segnale diretto al movimento popolare argentino. Sembra quasi un messaggio al popolo argentino che suona come: “Non cantate vittoria troppo presto, noi ci siamo ancora, e siamo ancora solidi e forti”.

Dante Roberti, un peronista sopravvissuto alla dittatura militare ha scritto circa la scomparsa di López: “Stiamo affrontando un gruppo che si può collocare con la destra fascista, ma non solo, questa forza non è da sola, è spalleggiata anche da alcuni gruppi economici, sia nazionali che stranieri, che non condividono l’operato dell’attuale governo”.

“Ogni volta che ne hanno la possibilità ne approfittano per dimostrare che sono presenti. Stiamo attenti, argentini, non possiamo permettere che il passato torni a ripetersi. Se realmente la scomparsa ha lo scopo di spaventarci che sappiano che stiamo portando avanti una politica di giustizia e andremo fino in fondo affinché verità sia fatta. Non abbiamo diritto ad avere paura” – queste sono stare le parole del presidente argentino Kirchner.

In pratica, però, c’è il forte sospetto che la scomparsa di López possa essere un segnale per l’intera America Latina. Le forze economiche che stanno dietro questo rapimento, ma anche dietro a molti mezzi d’informazione, non si rassegneranno tanto facilmente all’avanzata dei movimenti popolari che stanno riconquistando spazio all’interno del continente e che continuano a reclamare il potere (notizia di qualche giorno fa è l’arresto in Colombia di un giornalista di TeleSUR, un progetto informativo ritenuto scomodo da più parti).

Personalmente spero che il popolo argentino non si lasci intimidire, ma anzi che continuii, come ha fatto sino ad ora, a dimostrarsi forte ed unito a difesa della democrazia. Cerchiamo però di dare il giusto peso al rapimento di López, di non snobbarne l’effettiva importanza ed il reale significato. Non è solo opera di radicali gruppi di estrema destra, sicuramente c’è anche qualcun altro che cerca di approfittare dell’accaduto, magari mandando in questo modo forti messaggi non solo all’Argentina, ma anche al Venezuela, alla Bolivia e a tutti gli stati latinoamericani che stanno cercando di opporsi ai piani che qualcun altro aveva disegnato da più in alto.

La scomparsa di Jorge Julio López sicuramente causa indignazione e rabbia, ma questa rabbia non deve offuscarci gli occhi, non ci deve impedire di fermarci a riflettere e di trarne le giuste conclusioni.



 

di Antonio Pagliula ~ 2:56 PM

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2 COMMENTI:

25/11/06 9:08 AM, Anonymous Anonimo

Complimenti per le informazioni che ho trovato sul tuo blog... ti prego di dare un'occhiata anche al mio, ciao.

 

26/11/06 4:53 PM, Anonymous Annalisa

Ciao Antonio, un pò sibillina la conclusione, ma forse nemmeno poi tanto.
Il non aver paura oltre che un diritto è anche un dovere secondo me.
Un caro saluto.