mercoledì 8 novembre 2006
Pronostici confermati in Nicaragua. Daniel Ortega in testa con il 38,5% dopo il 90% delle schede scrutinate. Si parla di ritorno al passato, di svolta a sinistra e di ritorno del sandinismo, ma è realmente così? Facciamo il punto sul Nicaragua.

nicaragua_ortegaOrtega tornerà a guidare il Nicaragua, il leader sandinista torna al potere democraticamente sconfiggendo il candidato liberal moderato Montealegre. Da più parti però ho visto tirare conclusioni frettolose e dettate da facili sentimentalismi, conseguenza ancora della rivoluzione sandinista dei primi anni ’80, nessuno o forse in pochi invece si sono soffermati ad analizzare il Daniel Ortega del 2006, che a me pare ben lontano da quello leader della rivoluzione sandinista.

Forse i lettori di questo blog conoscendomi si meraviglieranno di questo post ma non posso esimermi da esprimere il mio giudizio sulla vittoria di Ortega, sulle motivazioni di questa vittoria e sul suo programma elettorale. Trascinati dal sentimentalismo ho visto in questi giorni parlare della vittoria di Ortega come l’ennesima svolta a sinistra del continente latinoamericano, paragonando il leader storico del sandinismo addirittura a Chàvez o Morales. Ma tutti questi proclami al socialismo di questi giorni sono realmente fondati? La vittoria di questo nuovo fronte sandinista assicura un’effettiva svolta politica a sinistra? E' realmente tutto rose e fiori, gioverà questo Ortega al Nicaragua e all’America Latina?

Il mio giudizio è controverso, ritengo infatti positivo il passaggio di potere in Nicaragua dopo 16 anni di governo delle destre, spalleggiate dalla Casa Bianca e dalle politiche ultraliberiste del Fondo Monetario Internazionale, che hanno solo contribuito a peggiorare un’economia fragilissima e delicata come quella nicaraguense. Non mi piace però il nuovo Daniel Ortega, ben lontano dagli ideali che lo caratterizzavano la rivoluzione di un quarto di secolo fa, ecco qualche motivazione.

Nella lunga e faticosa campagna elettorale nicaraguense non ho mai sentito parlare il signor Ortega o qualcuno della sua coalizione di programmi elettorali. Conoscendo la sua storia in molti hanno dato per scontato la svolta socialista su ispirazione venezuelana o boliviana. Temo però che si sia fatta molta confusione a riguardo. Anche la Casa Bianca si è subito allertata, i funzionari statunitensi non hanno perso tempo e subito hanno gridato al lupo quando lo spettro dell’elezione di Ortega si è fatto avanti. Ma qual è la moda targata Usa per evitare l’elezione di un candidato sgradito? Sicuramente paragonarlo a Chàvez o a qualche altro capo di stato dell’asse del Male. Questo ha depistato in tanti, anche i sostenitori della svolta a sinistra dell’America Latina, che con gli occhi offuscati dall’antiamericanismo hanno portato ad Ortega come esempio per la lotta all’imperialismo.

Devo ammettere che anch’io mi sono lasciato trascinare per un momento, però l’antiamericanismo, seppur giustificatissimo e condivisibilissimo, non deve prescindere dall’effettiva validità dell’alternativa proposta. Gli Usa chiaramente hanno paura di Ortega esclusivamente per la sua possibile alleanza in politica estera con Chàvez, questa mi sembra l’unica motivazione reale. Sicura sarà ora infatti la vicinanza tra Nicaragua e Venezuela, ma c’è veramente da essere felici di questo? Io non lo sono perché attualmente Ortega mi sembra ben lontano dagli ideali che hanno animato questa svolta a sinistra latinoamericana. Purtroppo l’attuale Ortega ha solo le caratteristiche negative che caratterizzano Chàvez mentre non ha nessuna delle basi ideologiche e politiche che invece servirebbero attualmente al Nicaragua.

nicaraguaCosa intendo per caratteristiche negative? Facile, innanzitutto la militarizzazione seppur mascherata del Fsln (Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale), caratteristica negativa per eccellenza e che per me compromette anche molto Chàvez. Non ritengo necessario né ipotizzabile alle soglie del 2007 che un partito abbia una base militare, si trovi esso in America Latina, in Africa o in qualsiasi altro posto. Un’altra caratteristica che macchia la figura di Ortega è il legame troppo stretto tra il suo partito e la sua figura. E’ innegabile che Ortega dal 1979 al 2006 è sempre stato a capo del fronte sandinista, però non ritengo positiva l’estremo legame tra una singola persona e un movimento. E’ la mia più grande preoccupazione anche in Venezuela dove Chàvez è in questo momento leader assoluto senza alle spalle un movimento o un partito capace di continuare la sua opera indipendentemente dalla sua forte figura. Mentre però in Venezuela a livello politico/economico la conduzione di Chàvez trova la mia approvazione e il mio consenso su quasi tutte le scelte di politica interna che si sono dimostrate in grado di risollevare le sorti venezuelane, non vedo in Ortega un programma economico per il Nicaragua in grado di migliorare effettivamente le misere condizioni di questo stato.

Ripeto, purtroppo il Daniel Ortega attuale non è uguale al Daniel Ortega della rivoluzione sandinista, così come il Fsln attuale ha subito tantissime modifiche rispetto al Fsln degli anni ’80. Per dimostrare questo basta andare a vedere come Daniel Ortega ha vinto quest’ultime elezioni.

Non credo che durante la rivoluzione sandinista il Fsln sarebbe sceso a così tanti compromessi per vincere una tornata elettorale, in queste elezioni invece si è evidenziato più il desiderio di tornare al potere ad ogni costo che un’effettiva politica alle spalle mirata a risollevare il paese. Spero che le mie parole verranno smentite e che Ortega si dimostri il vero leader sandinista però nutro seri dubbi a riguardo. Ortega infatti è riuscito a vincere queste elezioni solo perché la destra si è presentata divisa, attualmente non nutre quindi di una maggioranza reale ma deve ringraziare, e molto, la nuova legge elettorale. Da verificare sono poi le alleanze che il leader sandinista ha scelto per raggiungere l’obiettivo di vincere le elezioni.

Ortega ha sacrificato la purezza degli ideali rivoluzionari e si è presentato alle urne alleato con Morales Carazo, ossia il leader dei contras negli anni ottanta, in poche parole il nemico principale della rivoluzione. Questa alleanza ha generato una coalizione sandinista-conservatrice ben lontana da ideali progressisti, socialisti o di sinistra in generale. A questa si deve aggiungere un'altra alleanza poco chiara, quella con Arnoldo Alemàn, ex presidente del Nicaragua condannato per corruzione e ex leader del partito liberale. A macchiare ancora di più l’immagine storica di Ortega c’è poi la riconciliazione con la chiesa nicaraguense, storicamente tra le più conservatrici. Quest’ultima alleanza ottenuta è stata consolidata ultimamente votando il Fsnl contro l’aborto terapeutico e rendendolo illegale. Non mi sembrano quindi le alleanze giuste per attuare una politica né socialista, né socialdemocratica, o comunque tesa alla redistribuzione del reddito.

latinoamerica_izquerdaI problemi del Nicaragua sono tanti, è il secondo paese più povero dell’emisfero occidentale dopo Haiti, il 47% della popolazione vive con un salario inferiore o pari a 2 dollari al giorno, 800'000 bambini non hanno accesso all’istruzione di base, la crisi economica è galoppante e le politiche di capitalismo estremo degli ultimi 16 anni hanno accentrato la ricchezza nelle mani di pochissimi aumentando la povertà. Per risolvere questi problemi ci vorrebbe forse qualcosa di diverso dall'Ortega attuale, perché un Ortega con alleati conservatori e corrotti, per di più appoggiato dalla chiesa ultraconservatrice non può essere utile più di tanto a riassestare l’economia malata del Nicaragua.

E’ importante rendersene conto e non credere che la vittoria di Ortega sia positiva a priori esclusivamente ricordando la rivoluzione sandinista o solo perché indispettisce gli Stati Uniti. Se poi rendere l’aborto illegale un reato o continuare a proibire rapporti sessuali tra omosessuali consenzienti vi sembrano politiche di sinistra e tanto meritevoli inserire il Nicaragua tra gli stati latinoamericani che hanno svoltato a sinistra bene, ma per me non lo sono.

Spero che Ortega mi smentisca in questo suo mandato, sono il primo ad aver sperato che vincesse le elezioni perché comunque rappresenta un’alternativa migliore rispetto al recente passato nicaraguese, però questo circondarsi di alleanze improvvisate e sicuramente sbagliate non mi convince, è inutile sperare che questo governo Ortega ricalchi gli ideali del sandinismo vero. Non si può neanche attualmente paragonare questo governo a quello Venezuelano o Boliviano perché non ne vedo le basi, così come nonostante si sia dichiarato rispetto al passato più moderato e pacifista Ortega rimane ben lontano dagli altri governi socialdemocratici che attualmente possiamo trovare in altri stati latinoamericani.

Spero non sia così e che anzi Ortega riesca veramente a fare gli interessi dell’80% della popolazione del Nicaragua che ora vive sotto la soglia di povertà, che il suo governo punti ad una politica economica mirata alla redistribuzione dei redditi, e su riforme sociali fondamentali (sanità, istruzione e lavoro) senza scendere a bassi compromessi con chiesa e conservatori che salverebbero si la sua coalizione al governo ma che vanificherebbero questi obiettivi indispensabili per la sua nazione.



 

di Antonio Pagliula ~ 2:00 AM

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13 COMMENTI:

8/11/06 8:18 AM, Anonymous subcomandante

Ho trovato l'articolo molto interessante, anche se un po' carente nella parte informativa (dovresti citare un po' le fonti etc, e magari di passata rivedere la punteggiatura e l'ortografia), ma capisco che un articolo postato alle 2 di notte, dopo una giornata a sfacchianre, possa soffrire di difetti di forma. Invece, perdonami se ti critico su questo, non sono d'accordo sul tuo giudizio sulla militarizzazione del partito. Porprio la storia recente e proprio quella nicaraguenze ci insegnano che la militarizzazionione del partito è necessaria precauzione, laddove la democrazia non è assicurata dalle istituzioni dello stato di diritto. Se le istituzioni non difendono la democrazia, la democrazia la difende il popolo, soprattutto se inquadrato e organizzato dal partito, esso si trasforma nella più invincibile arma e nel più grande deterrente contro qualsivoglia minaccia esterna o interna. Sono perfettamente conscio della complicata realtà latinoamericana e di come le masse armate possano essere tendenzialmente autoritarie, di come insomma questa scelta possa rivelarsi un'arma a doppio taglio, ma basta pensare che è meglio il rischio rivoluzionario che la cura dei borghesi (ossia Pinochet per intenderci).

 

8/11/06 10:49 AM, Anonymous marco firenze

anche per me la elezione di Ortega non crea lo stesso entusiasmo che vent'anni fa.
Hai ragione Ortega è profondamente cambiato e le sue alleanze sono inconcepibili e inaccettabili.

 

8/11/06 11:21 AM, Anonymous Fsln

io credo in ortega. viva la revolucion, viva il fronte sandinista

 

8/11/06 2:05 PM, Anonymous controguerra

La vittoria di Daniel Ortega e di (non dimentichiamolo) Thomas Borge, il duro comunista Thomas Borge, è un fatto importante avvenuto contro il parere e le pressioni degli USA i quali hanno scatenato una durissima campagna. Questo fatto si accompagna alla vittoria di Chavez sui tentativi controrivoluzionari in Venezuela, alla vittoria di Morales in Bolivia al ritorno di compagni in politica -e talvolta al governo- in Uruguay, Argentina, Cile, Brasile. Come non valutare l'importanza di ciò? E come non vedere la differenza con la siruazione da noi. Basta misurarla sul metro amicizia o resistenza all'imperialismo americano. Per fortuna Ortega non è più quello di trent'anni fa. Sennò avrebbe fatto la fine del "comandante zero" Pastora che restato puro e duro come allora ha preso uno 0,29 per cento dei voti e adesso va a pescare a San Juan del Norte.

 

8/11/06 2:06 PM, Anonymous Darthè

Il Nicaragua torna una democrazia socialista
ed antimperialista e questo accellera la caduta di bush e della barbaria imperialista.Il compagno Danieò Ortega avrebbe ottenuto una schiacciante maggioranza come ha comunicato la commissione elettorale suprema sulla base del 91% delle schede scrutinate.Il popolo nigaraguense deve proprio in questo momento vigilare ed impedire che gli immondi mafiosi scappino all'estero con il denaro rubato ai proletari.Occorrono processi immediati e pene esemplari per gli immondi che in questi anni hanno lavorato per la Cia o hanno prodotto stragi di operai, sfruttamento, barbarie.Il popolo nicaraguense esige giustizia e una giustizia esemplare!

W LA RIVOLUZIONE NICARAGUENSE!
ERGASTOLO PER I NEMICI DEL POPOLO!

 

8/11/06 6:38 PM, Blogger SOYUZ1968

Le perplessità di Antonio sono le stesse che ho espresso nel post del mio blog, basate sulle notizie, molto coincidenti, dalle più diverse fonti di informazione, di "destra" e di "sinistra".

Mi piange il cuore se penso che, 22 anni fa, un giovane sedicenne, immerso nei propri sogni di giustizia e cambiamento del mondo degli ultimi, vendeva ai banchetti di solidarietà di Democrazia Proletaria il caffè e il cioccolato delle cooperative di campesiños nicaraguensi per aiutare quella povera gente, vessata dalla guerra civile imposta da Ronald Reagan, a costruire fattorie, a comprare utensili agricoli, a costruire scuole e pozzi d'acqua irrigua o potabile.

Quel sedicenne sognatore ero io.

 

8/11/06 7:15 PM, Blogger SenzaSchemi

non concordo con il commento firmato "subcomandante" in quanto la militarizzazione del partito non ha senso di esistere, il popolo non deve armarsi neanche per "giuste cause". Non esiste democrazia armata, neanche in americalatina. Alle istituzioni deboli non si rimedia con l'esercito anzi..

 

8/11/06 9:01 PM, Blogger vivafidel

Io credo che la militarizzazione di un partito non abbia senso quando il partito ha la concreta possibilità di competere in modo realmente democratico per la guida del paese. E' ovvio che quando la scelta rivoluzionaria è obbligata lo è anche la militarizzazione.
Per esempio la Rivoluzione Cubana è stata fatta da un partito militarizzato (M-26-7). Una volta rovesciata la dittatura USA-Batista il movimento militarizzato non ha avuto più ragione di esistere in quanto tale,ed infatti il PCC non è un partito militarizzato. Quello che è certo è che in Sudamerica, più che in altre parti del mondo, un governo, specie se di sinistra, non può permettersi il lusso di non avere l'appoggio o la neutralità dell'esercito ne', tantomeno, di non avere affatto un esercito. A meno che non decidesse di soggiacere alle voglie imperialiste (ma allora non sarebbe un governo di sinistra).

 

9/11/06 12:24 AM, Blogger Antonio P.

come immagino l'argomento ha provocato reazioni contrastanti. Credo di non essere l'unico ad aver dimostrato perplessità sull'attuale figura di Ortega e soprattutto sui suoi alleati elettorali. Ai nostalgici delle rivoluzioni,
volevo ricordare che questo nuova era "sandinista" sarà ben poco rivoluzionaria. Ho visto quasi fanatismo in alcuni commenti. Dobbiamo stare attenti e non bendarci gli occhi dietro l'antiamericanismo.

Per quanto riguarda poi la militarizzazione di una forza al governo rimango sulla mia posizione giudicandola comunque negativamente, anche se a volte può essere una scelta rischiosa. Ritengo essenziali e fondamentali il rispetto delle libertà individuali e l'appoggio dell'esercito spesso non assicura questi diritti di base.

@subcomandante: grazie per la comprensione riguardo all'orario di scrittura del post

 

10/11/06 9:10 PM, Anonymous Annalisa Melandri

Anche a me non convince tanto Ortega, troppi compromessi con la destra, con la chiesa, il voto contro l'aborto terapeutico, non vedo nulla di sinistra in tutto questo, certo che tra lui e Montealegre, un pò come fu in Perù c'era la scelta tra "il meno peggio", qui ha vinto il meno peggio e se un "meno peggio" serve a limitare il potere yankee nella regione ben venga.
Saluti.

 

10/11/06 9:32 PM, Anonymous Annalisa Melandri

Antonio, dimenticavo di farti i miei complimenti per il tuo sito che hai notevolmente arricchito rispetto a qualche tempo fa, ti metterò fra i siti amici, non ti spiace vero?
Saluti.

 

10/11/06 10:17 PM, Blogger Antonio P.

@Annalisa.

Non può che farmi piacere. Sono appena andato a visitare il tuo sito e l'ho trovato veramente trasformato. Veramente fatto bene. Ti inserirò appena avrò un minuto libero tra i miei preferiti. Non sapevo che scrivessi regolarmente e sin ora mi sono limitato a leggerti sul blog di Gennaro Carotenuto.

Ciao

p.s. Ah dimenticavo, ho attivato un servizio di newsletter per gli articoli principali, se sei interessato scrivimi una mail.

A presto

 

12/11/06 6:58 PM, Blogger Partito Comunista dei Lavoratori Sez.Firenze

Prima di tutto complimenti per il bellissimo blog.
Per quanto riguarda il Nicaragua, che ho recentemente visitato, penso che la vittoria di Ortega e del FSLN rientri a pieno titolo nell'ondata rivoluzionaria che sta attraversando un po tutta l'America Latina. Penso che dovranno essere poi le masse a spostare a sinistra l'asse del governo Ortega, al di la delle alleanze più o meno schidfose che può aver fatto il FSLN, trascinate da un situazione rivoluzionaria in tutto il continente. Oltretutto Ortega dovrà decidere se schierarsi o con l'asse Venezuela Cuba Bolivia o con i vassalli dell'imperialismo nordamericano. Quindi la situazione è secondo me molto complessa ma sostanzialmente buona.