giovedì 30 novembre 2006
Riporto oggi la testimonianza di Valerio Evangelisti, noto scrittore e attualmente direttore editoriale di Carmilla on line, che in ritorno dal Messico, in una mail privata che mi ha gentilmente autorizzato a riportare, ha descritto la realtà dello stato di Oaxaca credo meglio di molti quotidiani italiani.

collare spezzato"...vediamo di capire un po' meglio cosa sta succedendo a Oaxaca. Va considerato che si tratta di uno Stato dall'estensione enorme, e con condizioni molto diseguali al suo interno. La Costa Pacifica, per esempio, se la passa benino, e così la regione dell'Istmo di Tehuantepec (che ha avuto la fortuna di dare i natali al governatore Ruíz e al suo predecessore Murat, anche lui priista). Invece la miseria regna nella Sierra Madre del Sud, dove ho potuto vedere villaggi costituiti interamente da baracche di legno, inesistenti nella regione costiera. Nelle zone montagnose e miserabili, così come nei quartieri poveri della città di Oaxaca, esistono collettivi locali, piccoli sindacati contadini, comunità indigene (autonome dallo Stato, per quanto riguarda la vita amministrativa), gruppi cattolici di base, ecc.

Circa 400 di questi gruppi, integrati anche da studenti, hanno dato vita a una loro organizzazione, la APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca). Il governatore Murat cercava di tenersi buona la APPO con periodiche elargizioni di denaro, destinate ad attività locali e a piccoli lavori. Ulíses Ruíz, attuale governatore del PRI, ha invece sospeso queste donazioni, dicendo che non si sapeva dove finivano quei soldi.

Discorso in apparenza plausibile, se non fosse che nel contempo Ruíz si appropriava di 80 milioni di pesos e, valendosi delle proprie prerogative, si sottraeva a ogni inchiesta sull'ammanco. Nel contempo iniziavano, sulla Sierra, a essere uccisi o rapiti contadini legati ai gruppi della APPO. In un caso furono ritrovati 17 cadaveri in una volta. Furono accusati altri contadini presuntivamente legati all'EPR Esercito Popolare Rivoluzionario, un gruppo guerrigliero nato nel 1996 e poi divisosi in una decina di frazioni). Due anni dopo, però, gli arrestati dovettero essere rilasciati perché completamente innocenti, mentre tutto faceva convergere i sospetti sulle bande paramilitari di Ruíz.

Quando, in giugno, è scoppiato lo sciopero dei maestri elementari, la APPO si è unita all'agitazione, e ha occupato la piazza principale di Oaxaca, gli uffici governativi, la televisione locale, alcune radio, chiedendo le dimissioni del governatore. Ruíz, dal canto suo, ha detto che la faccenda riguardava il governo federale, e si è ritirato in una sua villa a Città del Messico.

Quanto al presidente Fox, si è lavato le mani di tutto finché non è stato ucciso un fotografo americano (i 13 messicani morti in precedenza, evidentemente, contavano molto meno). Allora ha inviato quasi 5000 agenti della Polizia Federale Preventiva a sgomberare il centro di Oaxaca, in cui la APPO era attestata. Gli insubordinati hanno trovato riparo nell'Università Autonoma di Oaxaca e collocato un accampamento presso il convento di San Domenico.

Il resto è storia di questi giorni. In tutto ciò il PRD e López Obrador c'entrano poco o nulla. La APPO ha in mente una sua forma di governo basata sul modello delle comunità indigene, e ha accolto con un certo fastidio il tardivo interesse della sinistra parlamentare nei suoi confronti.

Tutti quanti, da Fox, a Calderón, a López Obrador sono convinti che le dimissioni di Ruíz risolverebbero il conflitto, ma il "Gober Penoso" (così ribattezzato in assonanza al "Gober Precioso", un governatore di nome Precioso, trovato colpevole di pedofilia eppure rimasto al suo posto) non se ne vuole andare.

Devo però, onestamente, dire anche l'altra faccia della medaglia. Lo sciopero dei maestri, prolungato per cinque mesi, ha causato in tutto lo Stato problemi gravissimi alle famiglie e soprattutto ai bambini, a rischio di perdita dell'anno scolastico. L'economia statale, in larga misura fondata sul turismo, ha subito un colpo durissimo, con negozi e alberghi costretti a chiudere e migliaia di posti di lavoro perduti. Ciò ha fatto schierare molti oaxaquegni non con Ruíz, ma certo contro la APPO, almeno nelle zone di maggior benessere.

La società è nettamente divisa in due, e lo si vede bene dai due quotidiani di Oaxaca: "Noticias", pro APPO, e "El Imparcial", anti APPO. Anche se se ne andasse Ruíz, non c'è dubbio che rimarrebbero i problemi di dislivello sociale, del resto comuni a tutto il Messico".

In questo video, la sessione di ieri del Parlamento messicano, a due giorni dall'insediamento di Felipe Calderón:
http://video.google.com/videoplay?docid=8269792203030909054
Un deputato del PRD è stato ricoverato a causa di uno spray al pepe spruzzatogli negli occhi.

Intanto Calderón ha designato quale Segretario di Governo (una figura a metà tra il primo ministro e il portavoce della presidenza) l'ex governatore dello Stato di Jalisco, accusato da vari comitati per i diritti umani di essere il mandante di almeno sette omicidi politici, e sotto processo per assassinio (vedi articolo di Gennaro Carotenuto a riguardo: Messico, il ministro della tortura).

Della serie: chi ben comincia...

Dubito che troverete queste notizie su "La Repubblica".

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di Antonio Pagliula ~ 11:43 AM

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4 COMMENTI:

30/11/06 2:21 PM, Blogger Eliolibre

Magari la stampa nostrano spiegasse con chiarezza come stanno le cose.
Grazie a te e ad Evangelisti

 

30/11/06 2:43 PM, Anonymous Annalisa

Infatti La Repubblica oggi ci propina la stessa storia (ormai circa ogni tre giorni) della malattia di Fidel, del dopo Castro, di Fidel che non si è presentato etc etc e ciliegina sulla torta un' articolo di Rafael Rojas, di quanto sta accadendo in Sud America di bello o di brutto, niente di niente. Sto pensando di scrivere un post dl titolo "che palle!! poco fine ma scusate è la prima cosa che mi è venuta in mente aprendo il giornale.
Saluti affettuosi.

 

30/11/06 2:54 PM, Anonymous Bhikkhu

Già, ha cominciato proprio bene...

 

30/11/06 4:34 PM, Anonymous Filippo

Ciao... Nessuno parla sui fatti di Oaxaca in Messico, a cominciare dai nostri media. E pensare che ve ne sono accadute di tutti i colori...

Nel mio blog ho postato un'intervista ad Eva Golinger sulle elezioni in Venezuela e il pericolo di un golpe Usa contro Chavez. Dimmi che ne pensi.

Ciao, Filippo.