Alle 14:15 cilene e alle 18:15 italiane muore Augusto Pinochet.
All’età di 91 anni è morto nell’ospedale militare di Santiago del Cile, dove si trovava ricoverato dalla scorsa domenica, Augusto Pinochet. Credo non si possa essere mai felici né si possa festeggiare per la morte di qualcuno. Sicuramente però posso dire che questa notizia non mi rattrista affatto: non mi rattrista la morte dei uno dei dittatori più sanguinari del secolo scorso. Pinochet aveva preso il potere l’11 settembre del 1973 con un golpe di stato ai danni di Salvador Allende, e lo ha tenuto con la forza e a con la repressione degli oppositori sino al 1990. Oggi forse per uno strano scherzo del destino il dittatore cileno lascia questo mondo nel giorno internazionale per la difesa dei diritti umani. Quello che penso sia realmente gravissimo è il fatto che Pinochet sia morto in completa libertà e senza essere giustamente giudicato e condannato per le atrocità compiute ai danni del Cile, del suo popolo e di tutto il mondo. Se ci fosse stata realmente una giustizia questo non sarebbe mai avvenuto…
Ora l’ultima speranza che rimane è che non venga decretato il lutto nazionale in Cile e che non gli siano concessi gli onori di ex presidente della repubblica, perché è la maggioranza dei cileni a non volerlo. Pinochet infatti è stato solo un dittatore, della peggior specie, mai un presidente, solo un traditore per il suo popolo. E poi lo sappiamo tutti, un dittatore non diventa mai un ex-dittatore, rimane dittatore tutta la vita. Ho anche un'altra speranza, quella che la Bachelet non partecipi ai funerali, né lei né i rappresentanti del governo e della democrazia cilena, anche se so che questo sarà molto difficile.Concluderei con il link che rimanda ad un articolo di Luis Sepulveda, scritto domenica scorsa, nel giorno del ricovero dell’anziano dittatore cileno, un articolo che può descrivere lo stato d’animo della maggioranza del popolo cileno, un popolo che ha sofferto troppo per versare lacrime in occasione di questa morte, forse vista anche come unica forma di giustizia e auspicata da tempo…
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partendo dal presupposto che la morte non può mai essere festeggiata,sicuramnte però non credo si possano avere sentimenti di pietà umana verso una persona che ha cagionato tanto male a un intero popolo per quasi 20 anni.sono sollevato dal fatto che non sarà tumulato con gli onori di stato.sono rattristato dal fatto che tuttavia quest'uomo non ha mai pagato per i crimini commessi e soprattutto che anche altri responsabili ancora in vita del golpe godono di impunità...a mirto vorrei dire che l'ignoranza purtroppo è un cancro difficilmente debellabile e bipartizan...
Non dimentichiamo che dietro Pinochet c'è sempre stata la Casa Bianca.
Nixon e Kissinger, allora presidente e segretario degli Stati Uniti, organizzarono la caduta di Allende per fermare un'ipotetica svolta socialista in tutta l'America Latina e appoggiarono le fazioni golpiste nell'esercito cileno fino a convincere lo stesso Pinochet a guidare il golpo di Stato tradendo così lo stesso Allende che lo aveva nominato capo dell'esercito pensando fosse un generale leale alla Costituzione.
E come se dice a roma "se lo semo levato dar cazzo" anche a lui!!! sto mostro, sta bestia, st'assassino. purtroppo è morto tardi, senza lasciarci risposte a molte importanti domande, ma forse la sua sparizione fisica lascerà spazio ad una più chiara e sincera valutazione e soprattutto ricerca storica, che, senza il vecchiaccio tra le palle, sarà più serena in chile. Certo è che io festeggio! eccome e anzi stappo una bottiglia in onore di quei poveracci di militanti del partito rivoluzionario che gli fecero un attentato e per colpa di un bazooca RPK sovietico difettoso lo ferirono invece di ucciderlo, e tornati a casa appresero nello sconcerto che lo stronzo era solo ferito! compagni a voi un brindisi! (ai sovietici un po' meno perchè a parte l'AK(tutta la serie dal 47 al 103) nn ha mai funzionato un cazz.)
11/12/06 10:43 PM, militanteautonomo
Dire che non si può gioire per la morte di Pinochet è un'ipocrisia, un ben pensare. Io festeggio con il popolo cileno, che festeggia e si scontra con la polizia.
Antonio, galera non vuol dire automaticamente giustizia, è semplicemente un sollievo morale, o almeno, ora, per Pinochet, questo sarebbe stato. Per me giustizia vuol dire processare tutti i responsabili del regime, eliminare ogni infausta traccia del fascismo cileno e dare un pò di dignità alle vittime, risarcendole e non dimenticandosi di loro il giorno dopo. Questa è la giustizia di cui il Cile ha bisogno per diventare realmente un paese democratico, depinochetizzato..
Saluti fraterni, militanteautonomo.
Mi sembra di risentire la gioia della folla nel lontano 1970: "Allende, Allende, el pueblo te defende"...
Nel 1973 però non c'era la folla alla Moneda...a difendere Salvador: ma questa è un'ulteriore consacrazione della grandezza di Allende...non c'era folla perché il popolo non era organizzato e non lo era mai stato: Salvador Allende non volle mai la guerra civile.
Oggi...il mio pensiero va a lui: a Salvador Allende.
Che Pinochet vada all'Inferno e che lo segua dappresso anche Kissinger (a proposito...non sarebbe giunto il momento di ritirargli quello scandaloso premio Nobel per la pace?)
Viva la libertà. Viva Allende
quoto Apostasis e "don't forget", soprattutto per le considerazioni su Kissinger.
Inoltre volevo rimandarvi ad un post in cui l'amico Maurizio Campisi esprime una considerazione interessante sui temi trattati in questi giorni nel blog: Pinochet, gli Stati Uniti e la scuola delle americhe.
Leggetelo qui: La memoria corta degli Usa











