La protesta annuale contro la Scuola delle Americhe (Soa) di Fort Benning, in Georgia, ha sempre più seguito. Nel 2003 ha richiamato 10mila persone, nel 2004 16mila e nel 2005 19mila. Forte del suo sostegno, il movimento che si batte per la chiusura della controversa istituzione dell’esercito statunitense sta allargando i propri orizzonti. Mentre i pacifisti si riunivano alle porte di Fort Benning, dal 17 al 19 novembre, altri manifestanti scendevano in piazza a Santiago, Bogotà, San Salvador e in altre città latinoamericane. Il movimento internazionale che si oppone alla politica militare di Washington è sempre più ampio. E di recente alcuni articoli sulla decisione dell’amministrazione Bush d’intensificare l’addestramento dei militari latinoamericani, per contrastare la svolta a sinistra del continente, hanno scatenato forti critiche in patria e all’estero.Fondata a Panama nel 1946 e trasferita a Fort Benning nel 1984, la Soa ha addestrato più di 60mila soldati latinoamericani. Il Pentagono ha riconosciuto che in passato la Soa ha insegnato metodi d’interrogamento coercitivi e ha giustificato il ricorso alle esecuzioni extragiudiziali. Alcuni ex allievi della scuola sono stati accusati di gravi violazioni dei diritti umani in America Latina.
Nel 2001 il congresso ha ribattezzato la scuola “Istituto dell’emisfero occidentale per la cooperazione alla sicurezza” (Whinsec). Da allora migliaia di soldati stranieri sono andati a Fort Benning. Ma con il cambiamento politico che sta investendo l’America Latina, vari paesi hanno interrotto i loro rapporti con la scuola. Il Venezuela ha smesso di inviare soldati alla Soa nel 2004, seguito quest’anno da Uruguay e Argentina. Il sacerdote Roy Bourgeois, che ha fondato l’organizzazione indipendente Soa Watch, ha promosso una serie d’incontri con funzionari governativi di Caracas, Montevideo e Buenos Aires. E quest’anno ha continuato l’opera di sensibilizzazione contro la Soa nelle principali città sudamericane. L’anno prossimo Bourgeois ha in programma di visitare almeno altri cinque paesi, tra cui il Nicaragua. Daniel Ortega, del Fronte sandinista per la liberazione nazionale, potrebbe riconsiderare l’accordo stretto con Washington per la formazione militare.
La lotta contro la Soa è in generale contro l’addestramento militare statunitense è al centro delle iniziative dei pacifisti. “Vogliamo che le generazioni del futuro vivano in pace e nel rispetto della giustizia”, ha detto Pablo Ruiz, un cileno sopravvissuto alle torture, prima della manifestazione a Santiago. “Ma non sarà possibile finché permettiamo che i soldati siano addestrati all’uso delle armi e della violenza”.
Il 10 novembre il quotidiano Usa Today ha scritto che la strategia dell’amministrazione Bush è di militarizzare ulteriormente l’emisfero. L’articolo spiega che a ottobre la Casa Bianca ha annullato le restrizioni all’addestramento dei militari latinoamericani. In passato questi programmi erano stati limitati perché alcuni paesi non garantivano l’immunità ai soldati statunitensi. Tuttavia la nuova maggioranza democratica potrebbe modificare il corso del dibattito sull’addestramento. A giugno la camera dei deputati, allora repubblicana, ha respinto un emendamento che avrebbe ridotto i finanziamenti alla Soa. Ma con le elezioni di medio termine la situazione è cambiata. “Ripresenterò il disegno di legge al Congresso, e questa volta avremo più possibilità di farcela”, afferma Jim McGovern, il deputato democratico del Massachusetts che ha proposto l’emendamento.Oggi, ancor più che durante la guerra fredda, la Soa è al centro di accese polemiche. Ma non dovrebbe sorprendere che questa piccola istituzione si sia trasformata in un parafulmine internazionale. Dopo tutto le qualità più note della Soa negli ultimi sessant’anni – l’insegnamento delle torture, la totale assenza di responsabilità e la promozione di obiettivi politici attraverso mezzi militari – spiegano molti dei problemi d’immagine degli Stati Uniti in America Latina e nel resto del mondo.
Articolo di Patrick Mulvaney, pubblicato da “The Nation” (Usa) e in Italia dal settimanale “Internazionale”
Per chi volesse approfondire l’argomento Scuola delle Americhe e tortura ecco qualche link:
- la storia di Posada Carriles, uno dei peggiori terroristi creati dagli Usa nella Soa;
- la legge sulla tortura, datata fine settembre 2006, emanata negli Stati Uniti, che in pratica prevede l’abolizione del “habeas corpus”;
- il Paraguay ritira l’immunità di cui godevano i militari statunitensi godevano nella regione.
Vi lascio questo fine settimana con un articolo di Eduardo Galeano pubblicato giovedì su “Il Manifesto” in occasione dei 30 anni della dichiarazione universale dei diritti dei popoli:
Dicono che la tortura è efficace
Dicono che la tortura è efficace. Però si sa bene, dai tempi della Santa Inquisizione, che le confessioni del torturato non sono credibili, perché il dolore gli fa dire ciò che il torturatore desidera. Uno dei casi più recenti e rivelatori è stata la confessione di un capo di Al Qaeda, Ibn al Shaykh al-Libi, che sotto tortura confesso che Saddam Hussein stava addestrando la sua organizzazione con armi chimiche e biologiche, ed aiutò così Colin Powell a commettere la più grande gaffe della sua carriera nel discorso con cui annunciava l’invasione dell’Iraq.
Dicono che la tortura è efficace. Però è stata applicata massicciamente a centinaia di migliaia di persone in Algeria, Vietnam, America Latina, e non ha impedito né la sconfitta del potere coloniale francese, né l’umiliazione del potere coloniale nordamericano, né la caduta delle torture militari latinoamericane.
Dicono che la tortura è efficace. Pero in Iraq Abu Ghraib è servito solo a mettere in tutta la sua luce e a dimostrare senza ombra di dubbio il terrorismo degli invasori.Nelle sale dove si tortura un sistema che pratica il crimine per spogliare paesi si toglie la maschera. I burocrati del dolore, soldati e polizie, sono solo strumenti di un potere che ha bisogno della tortura per assicurarsi ed estendere i suoi confini.
Nulla di anormale: un sistema atrocemente ingiusto utilizza metodi atroci per durare. Nulla di anormale che i padroni del mondo non solo pratichino la tortura, ma ne predichino la qualità, “mezzo alternativo di coercizione”, “tecnica intensiva d’interrogatorio”, o “tattica di pressione ed intimidazione”.
Ciò che ci angoscia è constatare che nel mondo una parte crescente della pubblica opinione applaude la tortura, o almeno la accetta, quando si applica a presunti terroristi che rifiutano di dire ciò che sanno o contro presunti delinquenti che minacciano la sicurezza. Ci sembra scandaloso che questo errore venga ammesso come pratica corrente e che i mass-media più influenti ne facciano propaganda sempre più apertamente.
E’ per noi inammissibile la crescente impunità dei torturatori, protetti dagli accordi di immunità che il governo degli Stati Uniti impone per mettere i suoi agenti e militari fuori dalla competenza di qualsiasi giustizia, locale o universale.
Crediamo sia urgente dire ad alta voce che mentono coloro che dicono che la tortura protegge la popolazione civile. Questa macchina che si nutre di carne umana non agisce per mettere gli innocenti al riparo dalle minacce in agguato perché in qualsiasi momento, con i suoi trattamenti feroci, può trasformarli in colpevoli.
Non serve per proteggere ma per terrorizzare la popolazione. Non serve per ottenere informazioni: si pratica per prevenire ribellioni, per castigare eresie, per umiliare dignità e seminare paura.
Per salutarvi infine vi rimando alla lettura, sempre di questo grandissimo autore:
- di questa poesia, El miedo global - Tratto da "Le labbra del Tempo";
- e di un libro indispensabile “Le vene aperte dell’America Latina”, per capire e comprendere meglio la realtà di questo continente.
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circa l'insediamento del nuovo presidente messicano,felipe calderon,vorrei aggiungere alcune precisazioni.l'articolo di antonio fa riferimento ai quanto meno discutibili fatti di oaxaca,dove sono stati effettuati arresti ai leader principali della APPO.fatti da condannare senza appello.ma antonio forse non sa che proprio ieri calderon ha annunciato una serie di importanti misure sociali da adottare nel suo paese,in primo luogo promettendo meno povertà e più austerità e concretamente annunciando un aumento del 6.9% dei programmi sociali e una decurtazione del 10% dei salari delle alte cariche statali,compresa la sua.inoltre il suo primo viggio da presidente lo ha condotto nel "estado del guerrero",una delle zone più povere del paese centro-americano.sempre in questa occasione ha annunciato l'attuazione di un programma di sviluppo integrale per i 100 comuni più emarginati e disastrati del messico,una riduzione delle tariffe di gas e luce per le famiglie più indigenti.si potrà obbiettare o meno il programma di calderon e soprattutto lo si dovrà aspettare alla resa dei conti per stabilire se realmente alle parole seguano i fatti ma invito tutti ad un analisi serena dei fatti messicani,anche alla luce del fatto che l'opposizione di "izquierda" in messico ha rivolto apertura alle parole di calderon spingendosi addirittura a teorizzare un appoggio al governo se queste saranno le priorità del suo mandato.a me sembra un buon modo di rasserenare un clima quanto mai intriso di tensione,pertanto pur non dimenticando i fatti di oaxaca(dove forse si arriverà a una destituzione di ruiz...)e le elezioni,credo che ciò che veramente è importante è il raggiungimento di risultati che permettano alla popolazione di risollevarsi.
Mah, Calderon ha fatto sue le promesse della campagna elettorale di Amlo in quella che almeno a mio avviso mi sembra pura demagogia e basta. Calderon ha dalla sua la quasi totalità dei mezzi di comunicazione che non fanno altro che supportarlo e sostenerlo in questi viaggi per il paese, mentre fuori dal palcoscenico e dai teleschermi a Oaxaca di fatto i diritti civili sono stati letteralmente cancellati.










