Non può evitare di sorridere Marcos quando ironicamente qualifica come “ridicola” l’ultima tornata elettorale del 2 luglio. “Sono stati spesi diversi milioni per queste elezioni e per la democrazia, alla fine però sono stati solo sette ministri a decidere chi ha vinto le elezioni”.“La politica – afferma il dirigente dell’esercito zapatista di liberazione nazionale (EZLN) – si è convertita in un puro negozio di compravendita. Prima il corporativismo era monopolio esclusivo del PRI (Partido Revolucionario Institucional), invece ora qualsiasi partito che riesce a conseguire ed ottenere denaro compra e crea un seguito di persone, senza nessuna proposta concreta, senza lasciare il minimo spiraglio di speranza”.
“La gente – aggiunge – ormai non pensa che possa arrivare un buon presidente, un buon governante, pensa solo che chiunque arriva è sicuramente qualcuno che ruberà tanto. Non vorrei essere volgare ma il paese está jodido - letteralmente: “è fottuto”- non c’è quasi via d’uscita”.
Questa volta l’intervista con “El Heraldo de Chiapas” e con la “Organizacíon Editorial Mexicana” non si è tenuta nella Selva Lacandona, ma nel centro di città del Messico, al café Zapatista, precisamente nella colonia Obrera in calle de Zapotecos. Il subcomandante Marcos si è presentato poco dopo mezzogiorno, con la camicia marrone e i pantaloni neri militari, con la pipa tra le labbra e il simbolico passamontagna, insomma i suoi vestiti di tutti i giorni.Per più di due ore Marcos ha fatto un bilancio sui risultati de “La Otra Campaña”, soffermandosi anche ad analizzare la classe politica messicana, la situazione di Oaxaca e del Chiapas, senza trascurare la rinascita dei movimenti guerriglieri e il possibile futuro delle EZLN.
Considera l’arresto di Flavio Sosa, portavoce della “Asemblea Popular de los Pueblos de Oaxaca” (APPO) “un messaggio di Felipe Calderón che ha molte chiavi di lettura, non solo per gli zapatisti e i movimenti sociali, ma anche per i mercati internazionali”. Allo stesso modo evidenzia la grave povertà presente in Messico, soprattutto nelle campagne. “Il problema di questo paese non è tanto lo stipendio del presidente, ma sono i salari delle classi più povere”, ha sottolineato.
Infine senza tanti preamboli risponde freddamente alla domanda su di un possibile attentato alla sua vita o alla sua libertà: “non ci sono dubbi, è una certezza che ho”.
Per leggere interamente questa interessantissima intervista vi rimando alla pagina de “el Heraldo de Chiapas”.
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Consiglio a tutti questa sera di guardare:
“La rivolta dell’America Latina / 1a parte” a C’era una volta, mercoledì 13 dicembre ore 23.40 Raitre
11 Dic 2006 18:22
L’arroganza della politica degli Stati Uniti nei confronti dei vicini di casa sta portando al risveglio di comunità latine, soprattutto indie, animate da un grande sogno: riprendere il controllo delle proprie risorse, soprattutto quelle energetiche. Continua il viaggio di C’era una volta alla scoperta dei nuovi assetti geopolitici mondiali approdando in America Latina. Si comincia con Ecuador e Bolivia dove è recente l’ascesa di una classe politica che interpretando la volontà del popolo, si rivolta contro il secolare controllo del grande vicino di casa ma anche in generale delle politiche delle multinazionali, invocando indipendenza, giustizia e un uso più equo delle proprie risorse.
Il nuovo presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, riconosce che il suo paese è stato devastato dalla dollarizzazione e dalle politiche di ristrutturazione del debito volute dal Fondo Monetario Internazionale. Già ministro dell’economia in un precedente governo, Correa deve fare i conti con comunità indigene locali che chiedono che le società petrolifere multinazionali lascino il paese, dopo avervi portato soltanto devastazione e miseria.
In Bolivia, è un contadino indio, Evo Morales, ad essere presidente dalla fine del 2005. Arrivato al potere, ha nazionalizzato il gas - una riserva che fa parlare di Kuwait sudamericano. Ma Morales, ex-cocalero, ha intenzione di riconoscere alla popolazione anche le lotte fatte per l’acqua, sfruttata dalle compagnie internazionali e pagata col sangue di centinaia di indios e vuole attuare una sana strategia contro il narco-traffico, che parta da azioni volontarie nel rispetto delle tradizioni e della cultura locali e che, secondo le Nazioni Unite, sta dando già ottimi risultati.
13/12/06 12:15 PM, SenzaSchemi
E' sempre affascinante leggere le parole del Subcomandante Marcos.
Ti saluto invitandoti a leggere il mio ultimo post: Le destre estreme
COMUNICAZIONE:
il programma "C'era una volta" dedicato all'america latina è stato spostato dalle 23.40 alle 24.00!!!
C'era una volta
@tisbe: si! le notizie le traduco, le originali sono quasi sempre in spagnolo.
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