La maratona elettorale latinoamericana 2006 è terminata. Molti, in questi mesi, sono stati i paesi che hanno confermato la “svolta a sinistra” iniziata gli anni precedenti: il Cile di Michelle Bachelet, le riconferme di Lula da Silva in Brasile e di Chàvez in Venezuela, con le sorprese di Ortega in Nicaragua e Rafael Correa in Ecuador. Anche il 2005 si era concluso altrettanto bene, forse con la novità più significativa degli ultimi anni: in Bolivia finalmente un rappresentante indigeno riusciva a vincere le elezioni presidenziali.Il 18 dicembre scorso, il candidato del MAS (Movimiento al Socialismo), Evo Morales, ha ottenuto il 54% dei voti diventando il primo presidente di origini indigene di sempre e per di più con un programma socialista. Ad un anno esatto dall’affermazione alle urne si possono iniziare a fare i primi bilanci, andando a spulciare a che punto è il programma elettorale, da più parti contestato, e quali sono state le promesse mantenute.
Fortissimi sono sempre stati dall’inizio i dubbi e le critiche su uno dei principali punti del programma di Morales: la nazionalizzazione degli idrocarburi e la legge che regolamentasse tutto il settore. Questo invece è stato sicuramente uno dei più grandi successi della nuova Bolivia che, dopo 11 mesi di nuova amministrazione, ha aumentato di quattro volte rispetto all’anno precedente le entrare derivanti dagli idrocarburi dello stato. “Il processo di nazionalizzazione delle risorse naturali, iniziato con gli idrocarburi, è ancora agli inizi. Il nostro obiettivo è riportare sotto il dominio nazionale anche le risorse idriche, forestali e minerali”, sono state le parole di Antonio Peredo, senatore del MAS, ieri durante il primo anniversario del governo.
Altrettanto importanti sono stati poi i risultati derivanti dalla nuova legge agraria, che ha finalmente messo fine ai latifondi e che si somma ai tantissimi benefici ottenuti dalla “operacion milagro” (operazione miracolo), grazie alla quale decine di migliaia di cittadini da sempre esclusi dalle cure specialistiche, sono stati visitati e se necessario operati. Un operazione di controllo medico in cooperazione con Venezuela e Cuba che ha permesso ad esempio il recupero della vista a persone di una certa età che poi, attraverso il metodo cubano, sono riuscite anche ad imparare a leggere e scrivere.
Sicuramente il primo anno di governo Morales non è stata solo rose e fiori, ad esempio, soprattutto negli ultimi giorni, è tornata alla ribalta la volontà di indipendenza di alcune delle regioni più ricche del paese, e proprio il tema dell’unità nazionale è uno dei punti sul quale l’opposizione è più critica, senza però negare i risultati ottenuti. “E’ innegabile che il governo ha ottenuto successi nella sua gestione, così come è innegabile che alcune misure prese sono state sicuramente chiare e favorevoli al Paese”, ha riconosciuto Fernando Messmer, capo dell’opposizione dei deputati di Podemos.
Dopo questo buon primo anno di governo però ora il presidente Evo Morales dovrà affrontare uno dei compiti più difficili, gestire bene l’assemblea costituente che dovrà porterà alla nascita della nuova costituzione boliviana.
Per celebrare il primo anno di governo Morales ho deciso di riportare un intervista rilasciata le scorse settimane al giornale cileno Clarin, in occasione della “cumbre” dei paesi latinoamericani a Cochabamba.Domanda: Molti analisti sostengono che l’integrazione regionale latinoamericana è solo un utopia. Che aspettative ha su questo vertice che proprio la sua Bolivia sta ospitando in questi giorni?
Evo Morales: In America Latina stiamo affrontando un periodo di cambiamenti profondi. Non ci sono finalmente dittature, sono finiti i tempi delle democrazie servili all’impero. Ora è il tempo di risolvere i problemi economici e sociali con le risorse naturali. C’è una stretta relazione tra i presidenti che partecipano a questo vertice, e per la prima volta ci sarà l’incontro dei capi di stato con i movimenti sociali.
Domanda: E’ chiara però una polarizzazione sociale crescente in tutti i paesi della regione sudamericana.
Evo Morales: E’ un fatto storico che c’è sempre stata una elite che si opponeva ai processi di cambiamento e di integrazione, e sempre ci sarà, è chiaro però che non possiamo comparare l’attuale situazione con quella di 15 o 20 anni fa. Ora ci sono delle profonde spaccature tra i gruppi di elite e la maggioranza della popolazione; è comunque importante che l’integrazione che pretendiamo si realizzi deve permettere di superare queste asimmetrie da famiglia a famiglia o da nazione a nazione.
Domanda: Non è un rischio per le democrazie regionali questa polarizzazione politica e sociale?
Evo Morales: L’America Latina d’oggi non sopporterebbe più né una dittatura né un colpo di stato. Guardi, in Bolivia si è conquistato la democrazia grazie alla lotta del popolo e alla voglia di democrazia di tutta la popolazione, per questo mi sembra difficile che qualche militare si possa avventurare in un golpe, né tanto meno che possa prosperare una dittatura civile. Quello che invece è ancora presente è l’intenzione di qualche ex presidente di combattere i governi democratici. Le oligarchie resistono e sempre resisteranno. Quello che invece a noi importa oggi è che esista una grande coscienza nazionale. Io personalmente credo molto nei movimenti sociali organizzati che si mobilitano per difendere i processi di cambio.
Domanda: Soprattutto ultimamente qui in Bolivia c’è una forte offensiva da parte dell’opposizione di destra.
Evo Morales: Questo non ci spaventa, è un diritto scioperare. Il ritiro dei senatori di destra dal Senato però è autoritarismo e un gesto antidemocratico per eccellenza. Stiamo resistendo però, a me sembra solo un pretesto per un problema politico di fondo: c’è ancora tanta gente nel mio paese che non accetta che un dirigente indigeno sia presidente della Bolivia, fa parte del razzismo fascista.
Domanda: Si aspetta che questo vertice rafforzi la sua posizione?
Evo Morales: Guardi, il nostro sistema è stabile e forte. Il processo che stiamo portando avanti è irreversibile. C’è comunque una minoranza che lo vuole pregiudicare e sostanzialmente sono le famiglie che difendono i loro privilegi. Si è visto quando abbiamo messo fine al latifondo, c’è qualcuno che non accetta, non ritiene possibile che un dirigente indio e sindacalista possa portare avanti un paese. Dicono che il potere non possa stare in mano indigene e per giunta di sinistra. Per questo motivo abbiamo vissuto un anno di governo sempre minacciato da cospirazioni neoliberiste.
Domanda: La Bolivia sta pensando di entrare a far parte come membro del Mercosur, come è stato fatto in precedenza il Venezuela?Evo Morales: Esamineremo in questo vertice questa possibilità, dobbiamo ancora discutere qualche punto, ad esempio quello del commercio. Non possiamo più affidarci ai trattati di libero commercio, non sono la soluzione per l’America Latina, lo abbiamo visto tutti.
Domanda: Lei si riferisce ai trattati di libero commercio con gli Stati Uniti?
Evo Morales: Sia con gli Stati Uniti che tra noi stessi. Il commercio è fondamentale ed importante, però deve essere un commercio giusto. Noi vorremmo un trattato di commercio tra popoli. L’altra questione è l’abbattimento delle asimmetrie tra gli stati latinoamericani. La cosa migliore per questo vertice è scommettere sull’integrazione, qualsiasi cittadino deve avere una cittadinanza latinoamericana, che gli consenta viaggiare liberamente, senza passaporti o visti.
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20/12/06 12:09 PM, Francesco Zurlo
Ho visto la cartina riportata in alto. Faccio un po' fatica a considerare il Perù di Alan Garcia di sinistra (e anche il Cile mi mette qualche dubbio).
Comunque complimeti per questo blog che è un altra risorsa importante per chi vuole approfondire le vicende latinoamericane, magari per smuovere le acque tiepide della sinistra italiana.
Si, effettivamente avete ragione, in particolare sul Perù, purtroppo la cartina non l'ho colorata io.
Comunque proprio sul Perù volevo rimandarvi alla lettura si questo post di maurizio campisi: Alan Garcia, il reacionario
Un saluto











