In questi giorni in cui gli argomenti principali sono le libertà, le dittature, i diritti negati, la libertà di espressione, la democrazia e Fidel o Cuba volevo segnalarvi questo interessantissimo post sullo stato di un paese del Centro America, esattamente il Guatemala. Forse non tutti sanno che in Guatemala c’è una “democrazia”, c’è la libertà di parola, ci sono libere elezioni, però la cosa peggiore è che forse troppi non sanno che c’è anche il 46% di bambini denutriti (contro lo 0% di Cuba) o che, come descritto da questo post che riporterò, ci sono 5000 omicidi l’anno (su una popolazione di 14 milioni) e si è dovuto addirittura scomodare un funzionario internazionale Onu, Philip Alston, per dire che “si possono definire impressionanti le scarse possibilità che gli assassini siano catturati e processati”.Pensate che di 400 omicidi di donne nell’ultimo anno solo in 12 casi si è individuato il colpevole e lo stesso funzionario ONU ha definito il Guatemala come lo stato dell’impunità.
Che strano anzi che addirittura dall’ONU siano arrivati a fare questa denuncia, normalmente a nessuno interessa lo stato di questi piccoli Paesi Centroamericani, “democratici” tra virgolette e con tutte le libertà e i diritti di una democrazia occidentale…solo con il piccolo dettaglio che si tratta solo di libertà e diritti sulla carta, che sulla carta rimangono.
Al presidente degli Stati Uniti G.W.Bush, esportatore ed esperto di democrazie, non è mai interessato questo e forse mai gli interesserà visto che comunque il Guatemala è uno staterello filo-occidentale e capitalista, mentre Cuba o il Venezuela o la Bolivia possono preoccupare di più perché non filo-statunitensi e socialiste.
Non importa poi che l’estremismo del capitalismo importato dagli Usa in Guatemala ha portato allo stremo una popolazione già poverissima e forse ha causato gli stessi danni, o forse anche di più, del comunismo a Cuba.
Ecco il post promesso che ho trovato sul sito di una Onlus “Osservatorio sulla legalità e sui diritti”:
Guatemala : 5000 omicidi l'anno e tanta impunita'
di Mauro W. Giannini
Il professor Philip Alston, relatore speciale dell'ONU sulle esecuzioni estragiudiziali, sommarie o arbitrarie, ha concluso la scorsa settimana una visita in Guatemala, dove le valutazioni ufficiali di esecuzioni extragiudiziali parlano di oltre 5.000 all'anno, dato sicuramente sottostimato.
Al termine della visita Alston, che presta la sua opera per le Nazioni Unite gratuitamente, ha reso noto che il comportamento del governo guatemalteco nel facilitare la sua visita e' stato "esemplare" ed ha detto di essere "stato impressionato particolarmente dall'impegno spontaneo del presidente di garantire il rispetto per i diritti dell'uomo".
Nel merito, le riflessioni di Alston potrebbero essere facilmente estese ad altri Paesi vicini, come il Brasile e la Colombia. Egli ha infatti parlato di un notevole progresso realizzato dal Paese sudamericano durante i dieci anni scorsi, con una trasformazione delle sue istituzioni all'uscita dalla guerra civile che rappresenta un "successo singolare".
Oggi davanti alla Repubblica si para la sfida di diritti dell'uomo, una sfida fondamentale, ha sottolineato Alston, quanto scoraggiante come bilancio. In Guatemala ci sono oggi piu' uccisioni al giorno di quante ce ne fossero durante i giorni del conflitto civile, per un totale annuo di oltre 5.000. Nel mirino le donne, elementi selezionati fra la polizia ed i militari, uccisioni di gruppo e omicidi correlati al mondo della criminalita', atti di pulizia sociale e atti di violenza casuale.
Questa situazione ha generato un senso diffuso di insicurezza fra la popolazione. I ricchi possono proteggersi, fino ad un punto, ma il resto delle persone vive nel timore che un'uccisione casuale possa colpire loro o i loro cari in qualsiasi momento. Secondo Alston, il nodo cruciale del problema e' come rispondere a tale insicurezza e la prospettata riforma istituzionale puo' essere solo un aspetto non risolutivo.
A giudizio dell'esperto ONU, la vera risposta si trova "nel decidere che genere di societa' il popolo del Guatemala vuole realmente", nell'analizzare il problema con informazioni precise non lasciando spazio a leggende metropolitane che non consentono di conoscere i dati reali, e nel combattere l'impunita', che fa pensare agli autori dei delitti di poter continuare e perfino intensificare la loro attivita' criminale.
"Essenzialmente - ha chiarito Alston - la societa' ha due opzioni. La prima, che sembra godere di notevole supporto, e' di utilizzare un pugno d'acciaio in un guanto di velluto per spazzar via gli elementi indesiderabili. Questa soluzione ignora il fatto che molte delle esecuzioni che stanno avvenendo sono commesse proprio da chi verrebbe rafforzato da una simile strategia". Inoltre, a giudizio dell'esperto, tale azione assomiglia notevolmente a quella della dottrina della sicurezza nazionale messa in atto in molti Paesi dell'America latina fra gli anni '70 e l'inizio degli anni '80, portando ad un disastro.
"La seconda opzione e' quella riflessa dagli accordi di pace ed e' basata sullo sviluppo di un sistema giudiziario mirato ad assicurare lo Stato di diritto. Quasi tutta la retorica convenzionale dei partiti politici sottoscrive questo metodo. La realta' tragica, tuttavia, e' che quasi ogni elemento di un tal sistema e' infondato o malfunzionante o entrambe le cose" e secondo Alston e' vero che il congresso ha una responsabilita' enorme di questa situazione ma cosi' pure la societa' civile e particolarmente il settore privato".
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