lunedì 29 gennaio 2007
Confessioni di un sicario dell'economia:

imperialismo"C'è qualcuno davvero innocente, negli Stati Uniti? Sebbene a guadagnarci più di tutti siano quelli al vertice della piramide economica, milioni di noi dipendono - direttamente o indirettamente - per la propria sussistenza dallo sfruttamento dei paesi meno sviluppati. Le risorse naturali e la manodopera a basso costo che alimentano tutte le nostre attività imprenditoriali provengono da paesi come l'Indonesia, e ben poca o nessuna ricchiezza torna indietro. I prestiti degli aiuti esteri condannano i bambini di oggi come pure i loro nipoti a restare in ostaggio. Saranno costretti a permettere alle nostre corporation di saccheggiare le loro risorse naturali e dovranno rinunciare all'istruzione, alla sanità e agli altri servizi sociali semplicemente per restituirci ciò che gli abbiamo prestato. La formula non tiene conto del fatto che le nostre aziende hanno già ricevuto gran parte di quel denaro per costruire le centrali elettriche, gli aereoporti e i poli industriali. Che gran parte degli americani ignori queste cose li rende forse innocenti? Disinformati e deliberamente male informati, d'accordo... ma innocenti?"

tratto da: "Confessioni di un sicario dell'economia" di John Perkins, la costruzione dell'impero americano nel racconto di un insider.

confessioni di un sicario dell'economiaUn consiglio spassionato per una lettura impegnata ma molto utile. Il brano che ho riportato è facilmente adattabile, sostituendo Stati Uniti con paesi industrializzati ed Indonesia con paesi sottosviluppati, alla realtà dei nostri giorni.

I "sicari dell'economia", descritti nel libro, sono un'élite di professionisti ben retribuiti che hanno il compito di trasformare la modernizzazione dei paesi in via di sviluppo in un continuo processo di indebitamento e di asservimento agli interessi delle multinazionali e dei governi più potenti del mondo; sono, insomma, i principali artefici dell'"impero", di cui disegnano - lavorando dietro le quinte - la vera struttura politica e sociale.

Per dieci anni John Perkins è stato uno di loro, e ha toccato con mano il lato più oscuro della globalizzazione in paesi come Indonesia, Iraq, Ecuador, Panama, Arabia Saudita, Venezuela, prima di affrontare una graduale presa di coscienza che lo ha portato a farsi difensore dell'ecologia e dei diritti civili delle popolazioni sfruttare.

Perkins ci costringe a riesaminare sotto prospettive inedite ed inquietanti l'ultimo mezzo secolo di storia, e ad interrogarci sul nostro futuro. Un bestseller internazionale indispensabile per comprendere a fondo le dinamiche dell'imperialismo e le ragioni dei conflitti che alimenta.

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di Antonio Pagliula ~ 11:34 PM

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1 COMMENTI:

31/1/07 6:59 PM, Anonymous Bhikkhu

Bello, eh?
Non so se hai appreso la notizia, ma se sì, scommetto che mentre gli stolti guardavano i calzini bucati di Wolfowitz tu pensavi al suo ruolo nella Banca Mondiale... ;-)

Disinformazione... milioni di americani erano in ansia per la sorte di un cavallo da corsa (!!): immagino le prime pagine di giornali e telegiornali dedicate al povero equino... piangevano per la povera bestia ma non sanno nulla delle povere "bestie" africane, asiatiche, sudamericane e anche nordamericane (eh sì!)... che tristezza e che rabbia! Ma cambierà... cazzo, deve cambiare!

Ciao! ;-)