Alan García insiste sulla sua promessa elettorale: una riforma costituzionale che preveda l’applicazione della pena di morte ai condannati per terrorismo e per i pederasti. Con questo obiettivo ha radunato circa 3'000 manifestanti per le strade di Lima: “Il popolo peruviano non chiede vendette, chiede solo giustizia. Ho promesso di reintrodurre la pena di morte e voglio rispettare questa promessa con il mio popolo”.Il problema è che il congresso chiamato ad esprimersi a riguardo a votato con ampia maggioranza contro questa eventualità, ma García non sembra preoccuparsi molto di questo dettaglio, come non sembra preoccuparsi neanche della convenzione di San Josè, con cui le nazioni dell’America Latina avevano in pratica vietato la pena capitale.
Sono in tanti comunque a credere che questa battaglia, anacronistica considerando l’effettivo peso del terrorismo nello stato andino, stia tanto a cuore al presidente peruviano esclusivamente per distrarre l’attenzione su di un governo che ancora non ha affrontato i reali problemi peruviani. Il nuovo governo infatti non sembra avere in programma una politica antiterrorismo e antidroga adeguata.
Riporto ora un pezzo di un articolo pubblicato su questo blog qualche settimana fa, che tenta di fare il punto sull’ambigua figura di Alan García:
Da sempre di tradizione socialdemocratica (a suo dire) ma comunque, in politica economica, di chiaro e forte stampo neoliberale, Alan García si era contraddistinto già nel suo primo mandato (1985-1990) per essere riuscito, con le sue impopolari scelte, a frenare pesantemente la crescita economica peruviana, ma anche a peggiorare la qualità della vita dell’intero paese. Il risultato più eclatante del suo quinquennio di governo è stato però sicuramente quello di portare la parte di popolazione sotto la soglia di povertà dal 16,9% al 44,3% (da rabbrividire).
Il suo ritorno alla carica di presidente è poi avvenuta nel 2006 sotto la promessa di un “cambio responsabile” per il paese, riuscendo per l’ennesima volta a mascherare la sua chiara indole neoliberale con la promessa di un governo dallo stampo socialdemocratico, che avrebbe addirittura preso a modello il Cile della Bachelet. Anche questa volta, però, nella pratica ha subito deluso molti di quelli che gli avevano ri-accordato la fiducia. Nessuna delle promesse fatte in campagna elettorale sembra infatti trovare effettivo spazio nell’agenda del nuovo esecutivo. Non verrà rivisto il Trattato di Libero Commercio (qualche giorno fa avevo parlato dei danni del TLC in Messico), non avverrà il ritorno alla costituzione del 1979, non sarà discusso il libero abbandono della AFP (Administradoras de Fondos de Pensiones), non verranno ridotti gli stipendi a ministri e parlamentari, non sarà aumentata la giornata scolastica… l'elenco delle promesse già smentite sarebbe troppo lunghissimo...Dopo pochi mesi di governo si vede quindi all’opera un esecutivo ben lontano dal potersi definire “di sinistra” ma anche lontano dalla famosa sinistra moderata, come invece qualcuno in Italia, ma non solo, continua a fare. L’ennesima conferma a questa opinione è emersa dall’affanno con cui Alan García ha cercato di risollevare la sua immagine attraverso la proposta di reintegrazione della pena di morte. Battendo cioè il chiodo caldo sul sentimento di una buona parte della popolazione che chiedeva vendetta al terrorismo. Una proposta che non può essere promossa da un presidente socialdemocrata e un garante della democrazia, come García ama autodefinirsi, ma che forse calzerebbe più a pennello ad uno stile di governo “populista”, aggettivo devo dire molto in auge negli ultimi tempi.
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Su troppe cose Garcia pare non arrendersi, anche sulle due sentenze del Tribunale Interamericano dei diritti umani che ha condannato il governo peruviano per crimini di guerra e per violazioni dei diritti umani in un episodio proprio per violazioni dei diritti umani di alcuni detenuti appartenenti al gruppo Sendero Luminoso e Tupac Amaru durante la presidenza Fujimori. Lo stato peruviano dovrebbe riconoscere la sua responsabilità nei crimini commessi e risarcire i familiari delle vittime. Garcia ha detto di non essere d'accordo con questa sentenza e minaccia di non applicare le sanzioni. E c'è chi ancora lo chiama governo di sinistra...











