giovedì 25 gennaio 2007
La denuncia della FAO, il fallimento del multilateralismo economico, i sussidi all’agricoltura statunitense, la crisi delle tortillas in Messico ed i biocombustibili: tutti temi d’attualità in questi giorni. Un’analisi sulle origini comuni di questi problemi apparentemente diversi.

Bush l'imperatoreMentre il “mondo che conta” è riunito a Davos al World Economic Forum ed il “mondo che non conta” per il “mondo che conta” è invece riunito a Nairobi per il World Social Forum è appena stato pubblicato l’ultimo rapporto della FAO (l’organo delle Nazioni Unite che si occupa di alimentazione ed agricoltura): “Gli aiuti servono ai paesi ricchi, non ai poveri”. Questa relazione ha portato ad un’analisi di tutti questi temi, all’apparenza distanti ma forse riconducibili a cause comuni.

Ma iniziamo dalla Fao. Nel rapporto di ieri vengono denunciate le tipologie di aiuti stanziati al terzo mondo, secondo l’organo Onu tecnicamente inadeguati a risolvere il problema della fame.

“Basta con l’abitudine di vincolare gli aiuti ad acquisti nel proprio Paese ed al trasporto sulle proprie navi, un’abitudine che finisce per dirottare un terzo degli aiuti, cioè un tutto 600 milioni di dollari, lontano dai destinatari. Basta con la vergogna del surplus spacciato per spirito umanitario”. “Milioni di vite sono state salvate grazie agli aiuti alimentari, indispensabili nelle emergenze”, ricorda l’agenzia dell’Onu. “Ma certe volte la generosità è in mala fede”.

faoLa prova a questa tesi l’ha fornita proprio Prabu Pingali, responsabile della Fao per l’agricoltura e lo sviluppo: “E’ sufficiente vedere che in anni recenti gli aiuti sono stati inversamente proporzionali al prezzo dei cereali”. In altre parole, quando il grano costa molto, i “donatori” sembrano poco disponibili al richiamo umanitario e più attenti a quello del mercato. Di fatto è una tirata d’orecchi alla tradizionale politica americana (il 60% delle donazioni viene dagli Usa), sino ad ora basata su un sostegno più o meno nascosto ai produttori agricoli statunitensi che, attraverso le distribuzioni al World Food Programe, smaltiscono quello che il mercato non assorbe.

Finalmente pare che se ne sono accorti anche alla Fao. Rimane da rispondere però una domanda che viene spontanea: cosa cambierà ora in tema di aiuti umanitari dopo questa denuncia? Posso azzardare rispondendo che non cambierà assolutamente nulla. La Fao si è solo limitata a fare delle raccomandazioni e sicuramente tra qualche settimana questa storia sarà dimenticata da molti.

Cosa si vuole pretendere d'altronde se, ad esempio, proprio in questi giorni a Davos la classe dirigente del capitalismo globale sta tentando di ridare slancio al Doha Round e al multilateralismo economico in stallo dall’estate scorsa a causa delle forti divergenze tra Europa e Stati Uniti riguardo soprattutto, guarda caso, le sovvenzioni al settore agricolo statunitensi.

Vi sembra strano che queste sovvenzioni al settore agricolo negli Usa, le stesse citate dalla Fao, ritornino così spesso nell’attualità si questi giorni vero? Non vi stupite, vediamo anzi di scendere più nel dettaglio.

Stati Uniti ed Europa in pratica qualche mese fa hanno rinnegato gli impegni sottoscritti a Doha nel 2001 per porre rimedio agli squilibri dell’ultimo round delle trattative commerciali – talmente iniquo che di fatto i Paesi più poveri del mondo erano peggiorati. Ancora una volta la mancanza di impegno degli Usa nei confronti del multilateralismo, la sua ostinazione, la sua sollecitudine a mettere l’opportunismo politico al di sopra dei propri principi sembra prevalere come sempre.

wefLe trattative si erano impantanate in estate guarda caso proprio sull’agricoltura, settore nel quale i sussidi e le restrizioni commerciali restano molto elevati. Con l’attuale regime a rimetterci realmente è quel 70% o quasi della popolazione che nei Paesi in via di sviluppo dipende direttamente o indirettamente dall’agricoltura. Mentre ci si concentrava sull’agricoltura, inoltre, si distoglieva l’attenzione da un’agenda più ampia che avrebbe potuto essere portata avanti in modo tale da apportare benefici sia al Nord che al sud della Terra.

Le cosiddette “tariffe scalari”, per esempio, che gravano i prodotti lavorati con un’imposta molto più ampia rispetto a quella applicata ai prodotti non lavorati, fanno si che i dazi sulla produzione scoraggino i Paesi in via di sviluppo dall’intraprendere attività produttive di maggior valore aggiunto, in grado di creare posti di lavoro e incrementare le entrate.

L’esempio più scandaloso, forse, è quello della tassa americana di importazione pari a 0,54 dollari al gallone applicata all’etanolo, laddove invece non vi è balzello alcuno per il greggio, e soltanto di 0,5 dollari al gallone che le industrie statunitensi ricevono per l’etanolo. Di conseguenza, i produttori stranieri non possono essere competitivi, a meno di mantenere i loro prezzi inferiori di 1,05 dollari al gallone rispetto ai produttori americani. Grazie ai sostanziosi sussidi, gli Stati Uniti sono diventati il più importante produttore di etanolo al mondo.

Guarda un po’: etanolo e sussidi per l’agricoltura, proprio due parole spesso apparse in comune anche per descrivere il problema dell’aumento del prezzo del mais in Messico. Vediamo ora cosa c’entra il Messico.

tortillasIl prezzo del mais in Messico è aumentato esponenzialmente a causa dell’elevata richiesta di etanolo, ottenibile dal mais per produrre biocarburanti. Questo ha comportato che il prezzo del cereale da sette pesos al chilo (0,50 euro) e ora superi i 18, problemino non da poco considerando che le tortillas, fatte appunto con il mais, sono l'elemento base della cucina messicana.

C’è però da spiegare che gli Stati Uniti sono il primo produttore ed esportatore al mondo di mais e al tempo stesso il maggior produttore di etanolo. Il Messico ne produce 21 milioni di tonnellate ma il suo fabbisogno è di 39. Da qui la necessità di importarlo e di subire i forti aumenti di prezzo. La cosa più curiosa è però forse che il Messico sino al 1994 era uno dei paesi leader nell’esportazione del mais mentre ora a distanza di solo dieci anni si ritrova ad essere un importatore di mais transgenico e della peggiore qualità dagli Stati Uniti solo per riuscire a soddisfare la domanda interna. Da cosa è dipesa questo cambiamento?

Le origini non sono poi tanto lontane: proprio negli anni novanta un presidente messicano, molto vicino alla Casa Bianca firmava il Nafta, un trattato di libero commercio tra Messico, Usa e Canada, mirato a lanciare il Messico e la sua economia emergente nel libero mercato del Nord America. Questo presidente era Salinas de Gortari, lo stesso autore di una riforma agraria che ha in pratica impedito che si sviluppasse un'autosufficienza alimentare e invece si aumentasse le dipendenza di importazioni dagli Stati Uniti. Al resto hanno pensato poi i pesanti sussidi all’agricoltura a favore degli agricoltori statunitensi che hanno causato una forte pressione verso il basso dei prezzi agricoli messicani, obbligando così molti agricoltori a lasciare la loro attività e causando in questo modo un vero e proprio “genocidio” economico.

proteste calderon messico tortillasInsomma tutti i nodi vengono al pettine e la crisi della tortilla rischia di avere conseguenze imprevedibili. Questa sarà anche una bella grana per il presidente Felipe Calderon, approdato alla guida del Messico dopo sei mesi di contestazioni. La risposta di Calderon però viene giudicata, dalla maggior parte degli analisti politici (fonte Sole 24 Ore), assolutamente insufficiente: l'aumento di 650mila tonnellate di mais importato dagli Stati Uniti a prezzo calmierato rappresenta solo il 3% della produzione nazionale e le ripercussioni sui prezzi e le tensioni sociali saranno inevitabili.

A nessuno però viene in mente che la reale colpa di questa situazione è legata soprattutto al trattato di libero commercio. Addirittura invece c’è qualcuno che elogia la Casa Bianca perché cerca di diminuire la dipendenza petrolifera attraverso lo sfruttamento di biocarburanti!!! Nessuno però pensa alle reali conseguenze a cui porterà l’aumento del prezzo dei cereali nei paesi in via di sviluppo che proprio dall’importazione dei cereali dipendono fortemente, dopo il Messico a chi toccherà?

Difficile rispondere, il problema potrebbe essere molto serio, il dibattito politico, economico, energetico, alimentare e persino etico è ufficialmente aperto. Forse però prima è fondamentale smettere di credere alle favole!!

Bush annuncia a Davos il piano verde Usa solo ed esclusivamente per cercare di risalire nei sondaggi, non ha mai preso impegni concreti sulla riduzione delle emissioni e Kyoto è una parola che ingora da sempre. Il signor Bush e gli Usa riguardo all’etanolo avrebbe potuto meglio prendere in esempio il Brasile, che ha incominciato a incentivare il bioetanolo (ottenuto dallo zucchero) trent’anni fa ed oggi riesce a sostituire il 40% della benzina raggiungendo prezzi sempre più competitivi grazie alle economie di scala della produzione di massa.

L’etanolo brasiliano ottenuto dallo zucchero alla produzione costa molto meno dell’etanolo americano ottenuto dal granoturco. Le industrie brasiliane sono inoltre di gran lunga più efficienti dell’industria americana che gode di sussidi, e che infatti investe maggiori energie per far sì che il Congresso le assicuri i sostegni economici di quante ne investa per migliorare la propria produttività. Da alcuni studi risulta che occorre molta più energia per produrre l’etanolo americano di quanto esso ne produca.

Se gli Usa abbattessero queste inique barriere commerciali, comprerebbero maggiori quantità di energia dal Brasile e meno dal Medio Oriente. Invece, più che il Brasile evidentemente l’Amministrazione Bush preferisce aiutare i produttori di petrolio mediorientali, i cui interessi sembrano così spesso divergere completamente da quelli degli Stati Uniti. Chiaramente l’Amministrazione non si esprime in questi termini, ma essendo la politica energetica impostata dalle società petrolifere, Archer Daniels Midland e altri produttori di etanolo semplicemente si adeguano ad un sistema corrotto che prevede “contribuiti alle campagne elettorali in cambio di sussidi”.

bush kingI Paesi in via di sviluppo non possono, e non dovrebbero a queste condizioni, spalancare i mercati ai prodotti agricoli americani se non nel caso in cui i sussidi statunitensi fossero aboliti del tutto. Altrimenti per questi Paesi competere ad armi pari con gli Stati Uniti significherebbe elargire sussidi ai propri coltivatori, dirottando in quel settore i già esigui finanziamenti destinati e necessari all’educazione, alla sanità e alle infrastrutture.

Non sembrano discorsi troppo difficili da capire, eppure c’è ancora troppa gente che preferisce credere alla montagne di baggianate che il presidente Bush tira su di giorno in giorno. I mercati funzionano solo quando li si mette in condizione di dire la verità, cosa realmente impensabile allo stato attuale delle cose. L’attuale mercato mondiale invece è clamorosamente inefficiente e contribuisce solo agli interessi dei pochi che l’hanno messo su.

Però, per favore, non sia mai che nessuno accusi l’Impero, nessuno se la prenda mai con la politica Usa, non vorremmo essere tacciati di antiamericanismo solo per aver detto solo la semplice verità…

P.S.Perdonatemi la lunghezza del post ma le cose da dire erano proprio tante.

Fonti: La Repubblica; Il Sole 24 Ore; alcuni passi sono stati ripresi da un articolo del premio Nobel per l’economia 2001 Joseph Stiglitz (Copyright: Project Syndicate, 2006) intitolato “Quanto pagano i paesi poveri per l’egoismo dell’Occidente”.

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di Antonio Pagliula ~ 9:18 PM

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12 COMMENTI:

26/1/07 10:21 AM, Anonymous teca

E' sempre interessante venire a conoscenza di questi dettagli, che poi tanto dettagli non sono.

Il governo americano, promotore del neoliberismo, si scopre dipendente completamente dai sussidi statali alla propria agricoltura, ed il resto del mondo deve accettarlo, perchè tanto è impossibile la concorrenza. Anzi, chi tenta di opporsi è comunista!

Non so come ci sia ancora gente pronta a difendere un'impero, perchè questo è il termine esatto, un impero che ha rovinato e sta rovinando l'economia mondiale solo per trarne vantaggi. l'Onu è schiava degli Usa.

 

26/1/07 11:01 AM, Anonymous redes de jalisco

il problema messicano è gravissimo. in 3 settimane il prezzo del maiz è triplicato (negli anni di presidenza Fox era aumentato del 65%). La economia messicana si è dimostrata immatura, ma il danno maggiore sarà per le classi più disagiate. La crisis alimentare è incombente, un ennesimo falimento del mercato.

adios

 

26/1/07 11:45 AM, Anonymous Bhikkhu

Ottimo post! Grazie! ;-)

 

26/1/07 12:04 PM, Anonymous asparago

qualcuno dico a Bush che i sussidi all'agricoltura non rientrano in politiche liberiste...forse sono invece caratteristiche di politiche protezioniste!!!

 

26/1/07 3:43 PM, Anonymous Primaticcio

Se valutiamo il Mercato in base agli obiettivi che si pone, che non sono certo legati ad un allargamento dell'accesso alla ricchezza, temo ahimé che sia efficientissimo.
Tra una ricchezza prodotta da molti e goduta da pochi e devastazioni ambientali varie, il solo rimanere in piedi (godendo peraltro di ottima salute) mi pare segno di un'efficienza che ha del miracoloso.

Ciao e complimenti per il blog

 

26/1/07 5:26 PM, Anonymous Bhikkhu

Libero mercato per i poveri e protezionismo per i ricchi...

A proposito, Vidal dice anche che negli Usa si applica il liberismo al popolo e il socialismo per le grandi compagnie: le tasse pagate dai cittadini vengono ridistribuite alle corporation, che invece ne pagano pochissime. Anzi, nel corso degli anni si è assistito al tartassamento dei cittadini e viceversa all'assottigliamento delle tasse per le grandi imprese... ma la gente se n'è accorta, occhio!

P.S. Non è un complotto, è una truffa!

 

26/1/07 6:22 PM, Anonymous dottor Troy

il nodo dei problemi legati alla politica internazionale in materia di agricoltura devono ancora venire....

Tempo addietro lessi un interessante saggio sulle scorte di frumento mondiali. Dieci anni fa il pianeta aveva una rassicurante autonomia di sei mesi. Oggi solo 60 giorni.
Il che, tradotto in soldoni, vuol dire più domanda, meno offerta. Risultato: prezzi alle stelle.

 

28/1/07 12:13 PM, Blogger Camminare domandando

La più bella definizione del neoliberismo (per quanto scontata) l'ho letta in un libro di Baricco e diceva più o meno così: il neoliberismo è dare sempre più soldi ai ricchi nella speranza che qualcosa finisca per sbaglio anche nelle tasche dei poveri. Amen

 

28/1/07 3:01 PM, Anonymous Primaticcio

La definizione di Baricco del neoliberismo è in realtà il vero nocciolo della rivoluzione reaganiana degli anni '80 in USA. E' la politica del "trickle down" ("gocciolamento"): lasciate che i ricchi si arricchiscano sempre di più, qualcosa finirà per arrivare anche ai poveri.
Sono d'accordo con te: amen.

 

28/1/07 11:56 PM, Anonymous Anonimo

Caro Antonio, a proposito di impero, ma non ci vai tu tra un pò?
Un carissimo saluto.
Annalisa

 

29/1/07 9:42 AM, Blogger Antonio P.

Si Annalisa ci andrò a febbraio dal 5 all'11. Precisamente andrò a Miami, ma non ti preoccupare, le mie idee riguardo gli Usa difficilmente cambieranno, approfitto solo di un viaggio di lavoro di un mio familiare per andare a conoscere un paese in cui comunque non sono mai stato.
Un saluto

 

30/6/07 6:52 PM, Anonymous serpentina di schietti

@ Parli spesso di lotta contro la selezione razziale, non credi però ci sia il rischio di sovrappopolazione e indebolimento razziale?-

No. Il problema della sovrappopolazione e dell'indebolimento razziale è causato dalla povertà

Nelle società povere con alta mortalità infantile, con guerre, carestie ed assenza di contributi pensionistici, i figli sono l'unica ricchezza.

Un padre ed una madre per avere la certezza che almeno un figlio nasca sano, riesca a superare tutte le difficoltà e sopravvivere, ne devono mettere al mondo almeno 5-6 ma anche 10 a volte

Un popolo che subisce persecuzioni etniche e regolari invasioni di potenze straniere, come potrebbero essere gli albanesi, inevitabilmente faranno famiglie anche con 10 figli e li faranno emigrare in tutto il mondo. Ce ne sono più di 15 milioni nel mondo contro un paio di milioni in Albania

E così gli ebrei, ce ne sono ormai centinaia di milioni. Se si continua a perseguitare i piccoli popoli troveremo nel giro di pochi secoli miliardi di furlan, ebrei, albanesi, irpini, xavantes, sardi, rom e anche eschimesi incazzati in giro per tutto l'universo pensando di essere a rischio estinzione

Eliminando la povertà, migliorando l'alimentazione, le diagnosi prima del parto per verificare le compatibilità genetiche dei genitori, con dei buoni ospedali, con misure di prevenzione infortuni nei giardinetti per l'infanzia, nei campetti sportivi e nei posti di lavoro, inevitabilmente, come in tutti i paesi ricchi già accade, i genitori non mettono al mondo mai più di 2-3 figli

la selezione razziale del nuovo ordine mondiale non ha lo scopo di ridurre la popolazione o migliorare la specie ma di eliminare e indebolire alcune etnie per permettere ad alcune altre di prendere il controllo del mondo

Tira via i soldi dalle banche dei nemici dell'umanità, investi nelle
Comunità Tribali Etiche: un Investimento nelle Mani di Dio
http://fondo-investimento-etico.blog.kataweb.it/il_mio_weblog/2007/05/comunit_tribali.html