lunedì 8 gennaio 2007
Spesso citati e messi in discussione, purtroppo ancora i TLC non sono stati ancora riconosciuti per quello che effettivamente sono, strumenti dannosi per le economie dei paesi in via di sviluppo. In Messico l’argomento torna d’attualità: Lopez Obrador capeggia un nuovo movimento contro le prossime norme sulla circolazione dei cereali di base.

naftaCredo sia evidente come la situazione economica in Messico, in particolare del settore agricolo, sia enormemente peggiorata a partire da quel famoso 1 gennaio 1994, data in cui entrava in vigore il NAFTA (North American Free Trade Agreement, Accordo di Libero Scambio Nordamericano). Questo TLC (trattato di libero commercio) prevede una zona di libero scambio che interessa circa 360 milioni di abitanti e tre nazioni: Stati Uniti, Canada e Messico. Dalla sua entrata in vigore si diceva sarebbe servito come modello per l’integrazione continentale, nella pratica però, a distanza di una dozzina di anni, si riescono a vedere solo i pessimi risultati.

Dal 1 gennaio 1994 si è assistito alla soppressione delle barriere doganali fra Stati Uniti, Canada e Messico, ma solo ed esclusivamente per le merci, l’accordo infatti non prevede nessuna possibilità di libera circolazione per le persone tra i tre paesi, come dimostra anche l’impopolare scelta degli Usa di costruire muri di frontiera con il Messico. I rischi insiti nel TLC erano ben visibili già allora, associare infatti la prima potenza e l’economia più forte a livello mondiale ad un paese in via di sviluppo come il Messico poteva apparire molto pericoloso. Forse però i risultati sono stati ancor peggio di quelli che si sarebbero potuti immaginare.

Non solo non c’è stata l’attesa entrata a far parte del cosiddetto “primo mondo” prospettata dall’allora presidente messicano Salinas, ma anzi l’accordo di libero scambio nordamericano, oltre a causare lo sfruttamento incontrollato degli uomini e dei flussi migratori, ha letteralmente messo in ginocchio l’intera economia messicana, ancora troppo immatura per poter reggere le conseguenza di un così brusco inserimento nell’economia di mercato.

trattato libero commercioSe è infatti vero che, economicamente parlando e come teorizzato anche da Adam Smith nel “La ricchezza delle nazioni”, eliminare i dazi doganali e il protezionismo avrebbe dovuto giovare a tutti i paesi membri del NAFTA, in pratica è accaduto il perfetto contrario. Ed a soffrirne maggiormente è stata proprio l’agricoltura messicana: i sussidi milionari che il governo degli USA assegna alla sua agricoltura non erano forse stati previsti da Adam Smith nelle sue teorie. I vincoli e le norme imposte da questo trattato di libero commercio non si sono rivelate infatti così antiprobizioniste come prospettato, comportavano anzi chiari benefici solo per l’economia Usa.

I pesanti sussidi all’agricoltura a favore degli agricoltori statunitensi hanno causato una forte pressione verso il basso dei prezzi agricoli messicani, obbligando così molti agricoltori a lasciare la loro attività e causando in questo modo un vero e proprio “genocidio” economico. Dal 1994 il Messico è passato, ad esempio, dall’essere uno dei paesi leader nell’esportazione del mais ad essere un importatore di mais transgenico e della peggiore qualità dagli Stati Uniti solo per riuscire a soddisfare la domanda interna.

Nonostante questi pessimi risultati, ormai alla portata di tutti, il tema degli accordi di libero commercio si rifà caldo in Messico. Per il 2008 è infatti prevista l’apertura per la commercializzazione dei cereali di base (come frumento e riso), il che vuol dire che il Messico dal prossimo anno importerà dagli Stati Uniti queste materie prime. Il problema sarà lo stesso, i contadini messicani non potranno mai reggere ad un mercato dei prezzi così elevato, soprattutto senza godere dei sussidi di cui gode l’agricoltura statunitense.

A capeggiare questo neonato movimento contro l’importazione dei cereali di base è stato Lopez Obrador, che anche se ancora molto lontano dal preoccuparsi ad esempio del crescente grado di militarizzazione della repubblica messicana da quando è in carica Felipe Calderón, ha comunque promosso la nascita di un vero e proprio fronte comune di protesta contro le misure previste dal TLC. Durante il suo viaggio in un comune maya il leader del PRD ha evidenziato come il trattato di libero commercio abbia costretto i prodotti nazionali alla competizione con i prodotti di Stati Uniti e Canada in condizioni di disuguaglianza.

Vogliamo giustizia e non disuguaglianza. Non vogliamo più che 500mila messicani, per lo più giovani, si trovino costretti ad emigrare in cerca di lavoro negli Usa esclusivamente perché l’attività produttiva messicana, in particolare al sud, è in rovina a causa del TLC” – ha poi aggiunto Obrador: “La vera piaga è la mancanza di opportunità e di lavoro, questo dobbiamo combattere, vogliamo un cambio politico ed economico”.

Difficile che il nuovo governo Calderón, di chiarissima impronta neoliberale, faccia un passo indietro sul trattato di libero commercio, resta comunque importante però la presa di posizione di Obrador, che tiene alto il livello di attenzione sul problema e mette in evidenza l’alto grado di ingiustizia che domina questi accordi.

naftaSembra questa la strada giusta da seguire per la sinistra messicana per cercare di unificare le forze a disposizione. Basta lamentarsi per i brogli elettorali, contro i quali ormai sembra difficile se non impossibile ottenere giustizia, ma concentrarsi sui reali problemi della maggioranza della popolazione messicana, portare cioè a conoscenza le cause dei problemi facendo opposizione dura e concreta, senza però tralasciare l’importanza dell’allacciare finalmente relazioni solidecon i movimenti sociali, ora più che mai importantissimi nel quadro politico in Messico. La sinistra messicana istituzionale non può più permettersi di ignorare la APPO o le EZLN, non dimentichiamo infatti, ad esempio, che proprio i primi ad insorgere contro il trattato di libero commercio, lo stesso giorno della sua entrata in vigore, il 1 gennaio del 1994, sono state proprio le EZLN che, manifestandosi al mondo nello Zocalo di Città del Messico, denunciavano, già allora, i futuri danni che il NAFTA ha poi effettivamente portato al paese.

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di Antonio Pagliula ~ 8:54 PM

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4 COMMENTI:

9/1/07 4:30 AM, Anonymous filomeno

finalmente qualcuno ne parla!!

i danni del TLC sono del tutto dimenticati ed invece ogni giorno dovremmo sbatterli in faccia ai sostenitori del neoliberismo ad oltranza.

tra l'altro leggendo il tuo post , mi sembrava di rileggere i testi che parlavano dell'Italia unita quando le manifatture del Sud entrarono in crisi essendo entrate nello stesso mercato di quelle del Nord (che avevano usufruito dell'ammodernamento , pagato con debiti spalmati su tutti i territori della futura Italia)

 

9/1/07 4:38 AM, Anonymous filomeno

OT, ti segnalo questo appello di MSF sulle licenze dei farmaci :

http://www.tuttominuscolo.splinder.com/post/10490703/medici+senza+frontiere

 

9/1/07 1:43 PM, Anonymous fraseggi

L'impressione che mi sono fatto e' che questo nuovo presidente non porti niente di buono.Ma un conto è farsi un'idea a distanza, magari dopo aver letto pochi stralci di cronaca; un altro essere sul posto. Io ci sono stato (in messico) due anni fa, e la cosa che più mi colpì a distanza fu la perdurante tendenza alla rimozione della popolazione india: nelle posizioni di vertice, ma anche nei personaggi della tv, c'erano solo persone d'origine ispanica.
Valutare cosa farà per ovviare a questo stato di cose potrebbe essre un buon metro di valutazione per il nuovo presidente. Ho già un'idea di come possa andare a finire...comunque chi sa, parli pure.
PS Complimenti per il blog.

 

21/2/07 6:16 PM, Anonymous Anonimo

nello Zocalo di città del Messico o occupando con le armi il municipio di San Cristobal de Las Casas?

Cmq i miei più vivi complimenti per il trabajo amigo