venerdì 2 febbraio 2007
Il prezzo del mais, alimento base per milioni di messicani, è cresciuto del 40% in pochi mesi, causando anche l’aumento di uova, latte, carne, pomodori. Le piazze si riempiono contro il governo, Calderón in difficoltà.

Centinaia di migliaia di persone si sono radunate ieri in nove stati messicani per manifestare contro il caro-tortilla, ormai praticamente fuori controllo. Le classi più povere sono ormai in ginocchio ed il dissenso contro le politiche antipopolari del governo aumenta: Felipe Calderón, paladino della destra cattolica ed imprenditoriale, si trova a due soli mesi dal contestato insediamento, di fronte alla prima grande manifestazione di contestazione.

Il leader dell’opposizione di sinistra, Lopez Obrador, ha denunciato davanti alla folla che gremiva lo Zocalo di Città del Messico, il ristretto comitato di affari che si è impadronito del governo e che sta attuando politiche ancora più aggressive ed impopolari del suo predecessore Vicente Fox. Obrador ha anche invocato misure d’urgenza come aumenti salariali (i salari sono bloccati da sei anni, cioè dall’inizio del governo Fox), e sussidi ai generi alimentari di prima necessità come appunto il mais, subito vittima anche della speculazione selvaggia di alcune multinazionali come Monsanto e Cargill. Un’altra importante fetta di responsabilità nell’impennato del prezzo del mais è la recente scelta di Bush di incentivare l’uso dell’etanolo (prodotto dal mais) al posto della benzina, con il risultato che il mais aumenta di prezzo e chi lo produce nemmeno potrà mangiarlo.

Da Caracas arriva anche puntuale la frecciatina di Hugo Chàvez: “Nella società neoliberista alimentare un’auto conta più che alimentare un uomo”.

Questa manifestazione di ripudio alle politiche del governo è la prima dopo le numerose manifestazioni popolari seguite alle torbide elezioni del 1° di luglio. Calderón dovrà tenerne sicuramente conto perché la risposta del suo governo al caro mais è stata giudicata, dalla maggior parte degli analisti politici, assolutamente insufficiente: l'aumento di 650mila tonnellate di mais importato dagli Stati Uniti a prezzo calmierato rappresenta solo il 3% della produzione nazionale e le ripercussioni sui prezzi e le tensioni sociali saranno inevitabili.

Calderón intanto è appena rientrato in patria dopo il suo primo tour europeo, che ha toccato Germania, Gran Bretagna e Spagna, con l’intermezzo di Davos dove ha partecipato al World Economic Forum. Però se gli obiettivi principali del viaggio erano quelli di legittimare il neopresidente sulla scena internazionale e attrarre maggiori investimenti europei in Messico, non si può dire che gli sia andata molto bene. Le sue dichiarazioni a Davos hanno ricalcato una caparbia adesione al modello economico neoliberista e una crescente subordinazione agli interessi statunitensi. Questo non ha fatto altro che incrementare il solco tra il Messico e gli altri paesi latinoamericani, aggiungendo nuove frizioni diplomatiche a quelle già esistenti.

Calderón non si è limitato a presentare il Messico attuale come “una democrazia stabile e vitale” (proprio lui, vincitore di un processo elettorale fraudolento e repressore dei movimenti popolari ad Oaxaxa), ignorando però le lacerazioni sociali che ha provocato in pochi mesi, ignorando anche l’impoverimento delle classi medio-basse e le proteste che agitano il suo paese. Per di più si è poi scagliato contro i governi che espropriano le multinazionali, contro le “dittature a vita” e contro chi cerca l’integrazione latinoamericana lontana dalla Casa Bianca. L’allusione a Venezuela e Bolivia non poteva essere più chiara, tant’è che è dovuto intervenire il presidente brasiliano Lula, anche lui presente a Davos, in difesa sia di Chàvez che di Morales ma soprattutto dell’integrazione tra paesi latinoamericani, oggi importante come forse mai lo è stato.

Calderón ha poi immediatamente cercato di correggere il tiro, complimentandosi con i governi di sinistra come quello brasiliano che “stanno lavorando bene” a differenza di governi ultra-conservatori come quello colombiano, per poi tornare a battere il chiodo sulle nazionalizzazioni di Bolivia e Venezuela.

Lula però ha ribattuto prontamente facendo chiaramente capire che non c’è da preoccuparsi se Morales nazionalizza il gas, in quanto gli idrocarburi sono la unica risorsa su cui può puntare un paese povero come la Bolivia: “E’ stato giusto negoziare un giusto prezzo per il gas tra Brasile e Bolivia, perché anche noi pretendiamo un giusto prezzo per le nostre materie prime, ed anche il Messico fa lo stesso con le sue risorse petrolifere”. Calderón invece non era dello stesso parere, anzi ha subito presentato il Messico come una “polizza contro le nazionalizzazioni” – nel senso che ha fatto ben intendere che tutte le multinazionali che hanno o avranno problemi in America Latina avranno invece la massima ospitalità nel suo paese.

Non una uscita riuscita, visto i rapporti diplomatici non certo idilliaci con i paesi che invece puntano molto sull’unità sudamericana. Lula ha tenuto molto ha sottolineare come lo stesso Brasile, Venezuela, Argentina, Cile, Ecuador, Bolivia e Perú stiano lavorando per un’integrazione per il bene dell’intero continente. Il messaggio lanciato da Davos, tra l’altro, non è piaciuto neanche a buona parte della stampa messicana che sta già tacciando, il nuovo presidente, di “crumiraggio”.

Poco felici anche le visite ai paesi europei: sia a Berlino che a Madrid Calderón è stato accolto da manifestazioni di protesta in cui gli si rinfacciava la violazione dei diritti umani e la repressione di Oaxaca. E in Germania in una conferenza stampa dove si questionava la sua legittimità, il presidente ha ricordato di aver visto le elezioni con un margine superiore a quello di Angela Merkel.

Fonti e citazioni: Il manifesto, Sole 24 Ore, La Jornada, Il giornale.

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di Antonio Pagliula ~ 1:40 PM

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6 COMMENTI:

2/2/07 2:37 PM, Anonymous observer

Ti ringrazio per l'apprezzamenyto al mio post. Non è completo come il tuo, ma non ho voluto addentrarmi in una tematica che non conosco abbastanza. Mi pareva cmq di dover dare risalto al fatto che in Messico si sta riducendo la popolazione alla fame!

 

2/2/07 3:28 PM, Anonymous filomeno

molto interessante il contrasto di interessi tra la politica (fintamente) proenergie pulite di Bush e le basilari esigenze della popolazione messicana

 

6/2/07 12:31 PM, Anonymous Anonimo

A PARER MIO LEI è UN EMERITO COGLIONE.
LEI è MOMENTANEAMENTE ASSENTE PER UN CASUALE VIAGGIO A MIAMI. SBORONE DEL CAZZO.
VAFFANCULO TE E CHI TI A MANDATO

 

6/2/07 8:56 PM, Blogger Camminare domandando

Non per pigliare le difese di Antonio che non ne ha bisogno, ma complimenti per la finezza e l'intelligenza delle "argomentazioni" con cui critichi il bel post sul Messico. Oltre ovviamente all'audacia e al coraggio che ti spingono a un comodissimo anonimato. Che dire, se soffrissi la fame, come milioni di messicani in questo momento, forse parleresti in modo diverso, o perlomeno rifletteresti prima di parlare. Ed eviteresti inutili insulti dietro i quali non si capisce se si nasconda più invidia o meschinità.

 

6/2/07 9:32 PM, Anonymous filomeno

io ricorderei all'ANONIMO coraggioso che è possibile rintracciare l'IP tramite semplice denuncia alla magistratura dato che anche su internet si ha il diritto a non essere insultato

 

26/3/07 6:39 PM, Blogger ergo

interessante speriamo che anche in messico arrivi la ventata di superamento del modello bushiano di neoliberismo