Il governo è caduto sulla politica estera. Odio dirlo ma credo che i senatori “dissidenti” della sinistra radicale abbiano fatto una scelta seria e, da parte mia, giustificabile. Odio dirlo perché conosco le alternative ad un governo di centro-sinistra in Italia, sicuramente in politica estera, ma non solo, ben peggiore dell’ultima gestione Prodi. Quello che però è certo è che questo governo aveva una maggioranza al Senato che non consentiva di governare decentemente il Paese, troppo vasta e variegata infatti la formazione di governo.Solo il famosissimo programma dell’Unione, accettato da tutti prima delle elezioni, era il debole collante che permetteva tenere unito questo governo. Programma che però è stato puntualmente non rispettato, in politica estera ma non solo. Se infatti D’Alema era riuscito a riportare a casa le truppe italiane in Iraq ed, a fine estate, era riuscito ad evitare il conflitto in Libano, con la mediazione e svolgendo un ruolo di primo piano nella gestione Onu della situazione, negli ultimi tempi è invece venuta a mancare una degna continuazione di gestione della politica estera su temi come comunque importantissimi come l’Afghanistan e le basi militari Usa.
Il programma prevedeva infatti “una redifinizione delle servitù militari che gravano sui nostri territori […] che salvaguardi gli interessi della difesa nazionale e al tempo stesso quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali”, oltre al ripudio della guerra come risoluzione di conflitti internazionali.
Venuto meno il programma era normale che venisse meno anche la maggioranza. Lo dico realmente a malincuore ma non si poteva pensare che si riuscissero a fare 5 anni di governo continuamente sperando nell’appoggio degli ultra-ottantenni senatori a vita. Se questo governo è caduto non è colpa della sinistra radicale, è solo colpa di una maggioranza troppo esigua e allo stesso tempo troppo vasta e variegata. Crediamo veramente che si sarebbe riusciti ad esempio ad accordarsi sui DICO, o PACS o come diavolo si voglia chiamarli?
Alla sinistra radicale rimprovero anzi di non aver votato unita nel rifiutare la relazione sulla politica estera di D’Alema, non si può infatti pensare di andare contro i propri ideali e gli ideali dei propri elettori solo per tenere in piedi un governo che comunque non avrebbe avuto le gambe tanto forti da poter camminare per cinque anni, lavorando decentemente.
Ben vengano quindi i senatori Rossi e Turigliatto che almeno hanno dimostrato libertà politica e indipendenza da stupide logiche di gestione di maggioranza e patteggiamento tipiche italiane. Quello che rimane difficile da accettare è che ora quello a cui andremo in contro è sicuramente molto peggio, ma questo esclusivamente perché in Italia siamo ormai da tempo in piena crisi istituzionale, troppi gli interessi legati al potere politico che rendono impossibile uscire dallo stallo di maggioranze inventate esclusivamente per tirare 5 anni al governo. Se realmente al Senato ci fossero state persone minimamente responsabili, infatti l’opposizione avrebbe dovuto votare con D’Alema, visto la sintonia sull’Afghanistan, ma forse questo è chiedere troppo, molto più importante tornare al potere.
Certo invece sarà ora il peggioramento della gestione della politica estera, sia in caso di Prodi-bis, che di governo tecnico o del, prima o poi inevitabile, ritorno di Berlusconi (in questo caso non è previsto solo il peggioramento in politica estera).
Ed alle porte l’incubo del ritorno al grande centro, con gente come Casini, Mastella, ma non solo, già pronti a dare vita alla mai scomparsa cara vecchia DC, pronta a tornare a tutelare l’asse Casa Bianca-Vaticano ultimamente minacciato in Italia.
Prospettive difficili da accettare, personalmente veri e propri incubi, mancanza di alternative. Quasi preferirei la roulette russa all’eventuale scelta di un futuro legato o a Berlusconi o al ritorno dei neo-democristiani, senza dimenticare l’altro incubo ricorrente, quello del partito democratico voluto da Margherita e una parte dei DS.
Il governo è caduto, forse si è persa un occasione, forse si è solo ritornati sulla terra caduti dalle nuvole mentre si sognava di poter metter governare senza maggioranza al Senato, e senza essere d’accordo su troppi temi di governo. Per il futuro prossimo quasi certo il Prodi-bis, il danno minore, ma comunque una perdita di tempo, un traghetto inutile che passa per 12 punti e “qualche piccolo acquisto al centro”, insomma la solita Italia. Ah dimenticavo, tra i dodici punti logicamente non ci sono i DICO, prima vittima sacrificale in pasto al grande CENTRO…Viva la DC, ed un grazie speciale al senatore a vita Giuliano Andreotti. Chissà che non si possa tornare ad un ennesimo governo Andreotti…siamo in Italia, non dimentichiamolo!
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Sono d'accordo.
E mi permetto di dire, come ho scritto nel mio blog, che vanno ringraziati i senatori Rossi e Turigliatto. Ci hanno ricordato che esiste ancora qualcuno che applica degli standard comportamentali nel suo modo di essere funzionario pubblico, caduti largamente in disuso nei luoghi istituzionali del paese, come: ragionare con la propria testa e non votare solo su ordinazione dei superiori; non cedere al ricatto psicologico di chi, ogni volta, per fugare i dubbi altrui, agita lo spauracchio dell'opposizione di turno; essere coerenti con le proprie idee e rispettare la propria persona insieme alla carica che si rappresenta. A loro va tutta la mia solidarietà e stima. Nel marasma collettivo creatosi, gli unici ad uscirne vincitori, sono loro.
Per quanto riguarda l'altro versante, la "dignità politica", di cui parlava tanto Fini, è così radicata da spingere la coalizione che aveva promosso tale missione nella precedente legislatura, a votare contro, esclusivamente per logiche di potere.
Prima Repubblica
Non è cambiato niente nella politica italiana. Nel 2007 l'uomo politico più decisivo dello stato rimane Giulio Andreotti. Decisivo e influente. Prima vota la fiducia al governo Prodi, poi lo manda in crisi, adesso decide di rivotare la fiducia a Prodi. Senatore a vita, prescritto sulla questione degli aiuti alla mafia, stava per diventare presidente del senato al posto di Marini. Adesso impone che siano tolti i DICO dal programma di governo. Sposta il governo più a centro. Manovre neo-democratico-cristiane perfettamente riuscite. Quale sarà il prossimo colpo dello zio Giulio? un governo di centro.
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