Il Messico è il secondo tra i paesi al mondo più pericolosi per un giornalista. Questo il risultato di una classifica stilata da Reporters sans frontières che ha classificato lo stato centroamericano secondo subito dopo l’Iraq. Tra le motivazioni per questo poco gratificante risultato, oltre l’elevato ed eccessivo numero di morti per un paese in democrazia (solo l’Iraq ne può contare di più con 60), anche l’eccessiva violenza prodotta dal narcotraffico e l’eccessiva instabilità politica generata dalle proteste di Oaxaca in un anno tra l’altro segnato da una combattuta disputa elettorale poi conclusasi con la stretta vittoria di Felipe Calderón.RSF segnala soprattutto nel suo informe la difficile situazione di Oaxaca, dove la crisi politica e sociale, iniziata con la protesta dei professori nei confronti del governo locale, si è trasformata da maggio scorso in una “battaglia” tra il governatore Ulises Ruiz Ortiz e la APPO (Assemblea popolare di Oaxaca) culminata con l’invio delle truppe e della polizia federale da parte del governo centrale.
Proprio ad Oaxaca infatti la morte di un giornalista che ha fatto più notizia, quella del cameraman statunitense Brad Will, morto per mano di agenti di polizia in difesa del Ruiz durante le proteste. Il fratello di Will ha poi denunciato il sistema giudiziario locale che ha liberato i presunti assassini per mancanza di prove. “Mio fratello era lì per documentare la natura non democratica della situazione politica di Oaxaca”- sono state le parole di Graig Will a Washington.
Credo sia importante questo importante dato riguardo il basso livello di sicurezza che godono i giornalisti in Messico, un dato riconosciuto anche da Reporters sans frontières (RSF), un’associazione che comunque non merita la stima internazionale che invece gli viene riconosciuta (anche se questa volta ha fatto emergere quest’importante aspetto sul Messico). Basta ad esempio leggere “Come la Cia finanzia Reporters sans frontières” un interessantissimo articolo di Gianni Minà (recentemente premiato a Berlino con il Premio Kamera alla carriera) proprio su RSF.Ritornando alla continua e reiterata violazione dei diritti umani in Messico invece è importante anche sottolineare l’intervento di Amnesty International (AI) che per voce di Rupert Knox, investigatore per l’associazione nello stato centroamericano. AI chiede un’azione concreta al nuovo governo: “Un compromesso “retorico” a protezione dei diritti umani del governo di Felipe Calderón non serve, AI chiede a questo governo una azione concreta a protezione dei diritti umani fondamentali e quest’azione deve assolutamente passare da indagini imparziali sui casi di San Salvador Atenco di Oaxaca, di Guadalajara, dei feminicidios di Ciudad Juárez, e delle desapariciones forzate di persone”.
Knox segnala: “Il governo del presidente Calderón ha la possibilità di cambiare questa vergognosa attitudine messicana, un vero e proprio scandalo internazionale in materia di giustizia, ma per fare questo si deve investigare a fondo, in maniera imparziale, sulle gravi violazioni ai diritti umani che ancora chiedono giustizia. Non basta aprire indagini preventive, questo maniera d’intervenire non serve a fare giustizia. Calderón deve dare una risposta perché i 70 giorni di governo sono molto preoccupanti visti i segnali negativi che ci stanno arrivando. E’ vergognoso e scandaloso l’attuale sistema di giustizia”.
Quello che preoccupa giustamente più AI è l’impunità. Le indagini effettuate ad Atenco ed a Oaxaca sono state un passo indietro, ci sono implicate agenti del ministero e giudici, ma quello che sembra più evidente è la mancanza di volontà nel sanzionare i responsabili di questi gravi delitti (tortura, abusi sessuali, detenzioni illegali). E’ un insulto il fatto che si voglia processare i colpevoli solo per abuso di autorità. Il fatto che vengano rimandate al mittente le raccomandazioni della Commissione Nazionale per i Diritti Umani manifesta purtroppo la mancanza di volontà nel fare giustizia.
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ma che bello criticare a senso unico,eh?!peccato che parlando di democrazie,reporter senza frontiere esprime preoccupazioni anche per le decisioni prese in venezuela da chavez sul gruppo privato radio caracas television.no,ma qui non c'è la violenza fisica quindi per i paladini dei diritti individuali va tutto bene...peccato che la forma di violenza è anche peggiore,subdola,una sorta di interferenza mediatica...
reporter senza frontiere è risaputamente finanziata dalla CIA, mi sembra abbastanza normale che sia contro Chavez.
Per quanto riguarda il Messico di Calderon sinceramente non ho parole, dalle elezioni, passando dalla repressione a Oaxaca, l'arresto dei portavoce APPO, i tagli ai fondi alla cultura, la violazione reiterata dei diritti umani, l'incontrollata violenza della lotta al narcotraffico, l'incompetenza assoluta nella gestione del prezzo del mais e di conseguenza delle tortillas...
e sicuramente sto dimenticando qualcosa...
credo che un presidente come calderon sia addirittura peggiore di Fox.
ciao
E' proprio questo il motivo per cui ho voluto riportare la notizia. Se lo deve ammettere addirittura reporter senza frontiere (intervenuta comunque esclusivamente dopo la morte di Brad Will) che la situazione in Messico è disastrosa, vuol dire solo che è realmente gravissima...
Io credo comunque che non sia una semplice questione di Messico di Calderon o chicchessia, credo invece sia fondamentale sottolineare la gravità di 9 morti e 3 desaparecidos tra chi tenta di fare informazione in un paese democratico come il Messico.
P.S.
su reporter senza frontiere non mi va di aggiungere altro. E' sufficiente leggere bene l'articolo di Minà: Come la Cia finanzia Reporters sans frontières per farsi un'idea di che razza di informazione facciano.











