“L’acqua è una risorsa naturale limitata ma allo stesso tempo è anche un bene pubblico essenziale per la vita e la salute. Il diritto dell’uomo ad avere libero accesso all’acqua potabile è indispensabile per condurre una esistenza degna. L’acqua, la sua infrastruttura ed il suo servizio devono stare al servizio di tutti”. Questo è quanto è stato sancito dal Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite nel novembre 2002. La giornata mondiale dell’acqua è invece stata proclamata già nel 1993 dall'Assemblea delle Nazioni Unite, e di anno in anno, diventa sempre più attuale e urgente parlarne come occasione per sensibilizzare istituzioni e società civile su una indiscussa emergenza mondiale e sulle sue possibili soluzioni.La risorsa acqua infatti è una grave emergenza in molte aree del mondo: ogni giorno 30.000 persone muoiono per cause connesse alla scarsità d'acqua o alla sua cattiva qualità e igiene. Ma l'acqua sta diventando un bene sempre più scarso soprattutto per la cattiva gestione che se ne fa.
In questa giornata credo valga la pena ricordare uno degli avvenimenti, per certi versi può sconcertanti ma decisivi, che riguardano la lotta contro la privatizzazione proprio di questo bene comune e di questo diritto irrinunciabile per ogni essere umano: la “guerra dell’acqua” di Cochabamba in Bolivia.
La piccola città andina di Cochabamba, infatti, è considerata ormai in tutto il mondo il simbolo più visibile della lotta per il controllo dell’acqua. Come sappiamo tutti la Bolivia è una delle nazioni più povere dell’America Latina oltre ad essere anche la nazione con più componente indigena di tutto il continente (61,8% della popolazione). Cochabamba è la seconda città più importante di questa nazione dopo la capitale, La Paz, però sicuramente è la città con il più alto tasso di crescita negli ultimi decenni.
SEMAPA (Servicio de Agua Potable y Alcantarillado de Cochabamba), il sistema pubblico che amministrava l’approvvigionamento dell’acqua nella città, aveva grosse difficoltà e non riusciva più a soddisfare la domanda di espansione, anche a causa dell’alto livello di corruzione statale, e dei numerosi tentativi, da parte dei partiti politici locali, di utilizzare l’impresa pubblica per il proprio beneficio politico.
La Banca Mondiale, che aveva già concesso all’impresa incaricata del sistema regolatore delle acqua numerosi pacchetti di aiuti finanziari, prese la decisione che per i problemi di Cochabamba sarebbe stato necessario privatizzare l’intero sistema dell’acqua potabile. Inoltre la stessa BM mise subito in chiaro che questa privatizzazione sarebbe stata il prezzo che la Bolivia avrebbe dovuto pagare per poter continuare ad avere accesso in futuro ai prestiti della Banca Mondiale (tipico comportamento delle istituzioni mondiali neoliberiste come BM e Fondo Monetario Internazionale).
Così nel febbraio 1996, i funzionari della Banca Mondiale concessero ul prestito di 14 milioni di dollari al comune di Cochabamba per l’espansione del servizio dell’acqua, con la condizione che il comune avrebbe provveduto a privatizzare il servizio stesso. Nel giugno 1997, gli stessi funzionari si presentarono poi dal presidente boliviano, Sánchez de Lozada, comunicandogli che un importo di 600 milioni di dollari, da considerarsi come un condono sul debito estero, era a sua disposizione se Cochabamba avesse privatizzato l’intero sistema idrico. La BM specificò anche al governo boliviano che “non sarebbe stato necessario concedere sussidi alla popolazione come contributo all’aumento della tariffa dell’acqua a Cochabamba”. In altre parole, per avere l’acqua, i residenti del comune di Cochabamba, poveri compresi, dal quel momento avrebbero dovuto pagare per l’acqua il prezzo di mercato intero, senza nessun eventuale aiuto da parte dello Stato. Appare quindi indiscutibile il ruolo catalizzatore che la Banca Mondiale ha giocato nell’ombra nella scelta della privatizzazione.Fatto sta che nel 1999, avendo ricevuto un chiaro ultimatum da parte della BM, il governo boliviano, nel frattempo passato da Sánchez de Lozada nelle mani dell’ex dittatore Gen. Hugo Panzer, fece partire definitivamente il processo di privatizzazione del sistema statale delle acque di Cochabamba. In una inusuale asta pubblica a porte chiuse alla quale partecipò un solo offerente, i funzionari boliviani sottoscrissero un contratto di concessione dell’acqua di Cochabamba, per 40 anni, ad una misteriosa nuova società denominata “Aguas del Tunari” (AdT), che poi risultò essere una sussidiaria del gigante di ingegneria californiana Bechtel con diverse partecipazioni tra le quali quelle delle italiane Edison-Aem e della spagnola Abengoa.
Il contratto era molto promettente per la nuova società. Era garantito infatti un utile medio del 16% annuale durante ogni anno in cui vigeva il contratto (40 anni). Senza dubbio però, il finanziamento di questo profitto richiedeva un grande aumento del fatturato locale per il rifornimento dell’acqua. Proprio per questo motivo, appena poche settimane dopo aver preso possesso del controllo dell’acqua, la società boliviana facente capo alla Bechtel colpì fortemente le popolazioni locali pretendendo un aumento delle tariffe per il servizio dell’acqua di circa il 200%. In una situazione che chiamare monopolistica sembra quasi un eufemismo succedeva, ad esempio, che un operaio che guadagnava un salario minimo pari a 60 dollari si ritrovava a dover pagare 15 dollari solo per mantenere attivo in casa sua il servizio dell’acqua corrente.
Fu con queste premesse che scoppiò la cosiddetta “guerra dell’acqua”. La reazione delle popolazioni locali ad un aumento della tariffa dell’acqua di questa portata fu infatti ferocissima. L’intera popolazione civile di Cochabamba organizzò una serie di proteste in cui si esigeva l’annullamento immediato degli insostenibili aumenti. Il governo boliviano, in difesa delle multinazionali straniere, mandò 1200 poliziotti per le strade della città andina con lo scopo di soffocarne le proteste. Gli scontri furono di grandissima portata, il risultato furono decine morti e diversi feriti gravi.Nonostante la repressione però, durante la prima settimana dell’aprile 2000, i cittadini di Cochabamba riuscirono ad immobilizzare l’intera città con uno sciopero generale che blocco strade, scuole e negozi. Uno sciopero generale senza precedenti che aveva come obiettivo l’uscita di scena definitiva della Bechtel ed il ritorno dell’acqua in mano statali. Cercando di proteggere il contratto in atto e sotto le pressioni delle grosse multinazionali internazionali però, il presidente Hugo Panzer (ex dittatore degli anni settanta tornato al governo con l’appoggio delle destre) sancì addirittura il ritorno alle leggi marziali ed la conseguente chiusura della stazione televisiva di Cochabamba, oltre all’arresto di tutti i leader della protesta.
Lo sciopero non si fermò, ma anzi continuò nonostante tutto, e finalmente il 10 aprile tutti i funzionari della Bechtel furono costretti ad abbandonare il paese. La compagnia dell’acqua passò così sotto il controllo di un corpo esecutivo e amministrativo formato da funzionari municipali e dai leader dei movimenti civili.
La guerra dell’acqua era vinta. Nel novembre 2001, la Bechtel Corporation così come la Edison e la Abengoa presentarono una domanda di indennizzo di 25 milioni di dollari al popolo boliviano ad un tribunale commerciale poco conosciuto e segreto (il Centro Internazionale per la risoluzione delle controversie sugli investimenti ICSID), amministrato tra l’atro dalla stessa istituzione che aveva in pratica costretto la privatizzazione dell’acqua, la Banca Mondiale. Questa domanda di indennizzo però, dopo mesi di mobilitazioni e di campagne in America latina e in tutto il Mondo è stata, da poco, finalmente ritirata.Si conclude quindi con una grande vittoria la sfida lanciata dopo un'altra grande battaglia: quella della guerra dell'acqua di Cochabamba, la vittoria di una città, di tutti i cittadini boliviani ma anche di quei 2,5 miliardi di uomini, donne e bambini di tutto il mondo che vivono in condizioni di insufficienza di acqua, bene primario, fonte insostituibile di vita, patrimonio dell’umanità, diritto inalienabile e universale.
Cochabamba insegna, la giornata dell’acqua ce lo ricorda, sta a noi ora non dimenticare…
Fonti: Comisión para la Gestión Integral del Agua en Bolivia (CGIAB): http://www.aguabolivia.org/
Technorati Tags : Bolivia Cochabamba acqua giornata nazionale per l'acqua guerra dell'acqua 22 marzo privatizzazioni bene comune diritto movimenti popolari Edison Bechtel Corporation Aguas del Tunari Banca Mondiale Hugo Panzer
Non DIMENTICHIAMO !!!
Onoriamo la giornata dell'acqua cercando dove possiamo firmare per la legge di iniziativa popolare sull''acqua:
www.acquabenecomune.org
Non aspettiamo di ritrovarci come i poveri boliviani per alzarci e difendere i nostri diritti!!!
Grazie ad Antonio per i suoi preziosi contributi!! (pubblicato su www.obiettivo.info/FabioNews)
Abrazos
Hai fatto bene a ricordarlo, l'acqua è il bene primario per il futuro dell'umanità. Il rischio grande è che l'acqua a breve, non sarà sufficiente per tutti e le guerre future si combatteranno per avere il predominio su questa "fonte" vitale. Per il bene di tutti, bisogna combattere ogni azione che comporta lo spreco dell'acqua.
Poveri noi esseri stolti,sapete perchè adesso è iniziata questa ca.zo di propaganda sull'acqua? perchè siamo vicini a risolvere il problema del petrolio,si è vero che molta la sprechiamo e che ci sono popolazioni che ne hanno molto bisogno,ma è anche vero che i 4/5 di questa trerra è sommersa dall'acqua che da quando vive l'uomo sulla terra ci sono popolazioni che ne hanno avuta poca o niente che bene o male e forse fuori stagione continua a nevicare sulle montagne,che forse ce ne dimentichiamo o forse non vogliono dircelo ma anche 60anni fa avevamo paura che ci mancasse l'acqua e forse anche 100anni fa e poi 150,mi ricordo ancora quando stavo nella casa dei miei genitori crica 40anni fa,usava avere il tino di recupero in mansarda che seviva nei periodi estivi quando l'acqua scarseggiava,insomma.. siamo alle solite questa è un'altra cavalcata giornalistica del ca.zo tanto per renderci tutti più insicuri
LA FESTA DELL'ACQUA, QUELLA DELLA PACE, DELLA FAME NEL MONDO, A FAVORE DEI POVERI, PER RIVALUTARE IL NONNO, CONTRO LA GUERRA, CONTRO LO SMOG, SALVIAMO UNA PIANTA, ADOTTIAMO UNA FOCA, PROTEGGIAMO LE BALENE............ECC...............ECC...........MA A CHE SERVONO? A NULLA IL MONDO E' SEMPRE PEGGIO. TRA POCHI ANNI CI STERMINEREMO PER UNA BOTTIGLIA DI ACQUA MINERALE IN CONCOMITANTA DELLA FESTA DELL'ASSETATO.
Ehm... Antonio, pare che ultimamente i nostri post viaggino in parallelo! Per me non è un problema - anche perché comunque il "taglio" è un pochino diverso: l'importante comunque è parlarne, di certe cose, e riflettere e far riflettere. Se però sei di altro avviso, dimmelo: prima di postare verrò a farmi un giro di qui!
Suerte.
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