Dopo diversi mesi di silenzio, l’esercito zapatista (EZLN) riparte. Comincerà infatti un nuovo viaggio all’interno degli stati messicani per cercare di riunirsi e dialogare con tutte le comunità indigene del paese. Allo stesso tempo anche la sinistra parlamentare guidata da Andrés Manuel López Obrador, leader del PRD, ritorna in piazza e, ripartendo proprio dallo Zócalo di Città del Messico, annuncia la convocazione di una seconda Convenzione Nazionale Democratica, nella quale si discuteranno le politiche e le iniziative del presidente Felipe Calderón e si decideranno le direttive della nuova coalizione delle forze progressiste messicane.E’ stato lo stesso Subcomandante Marcos ufficializzare la ripartenza della “otra campaña” che da qui ad un anno percorrerà buona parte del territorio messicano. Questa volta però l’intento di Marcos sembra più mirato ad un ritorno alle radici storiche del movimento zapatista. “Si tratta di una campagna internazionale di solidarietà con le comunità indigene zapatiste e in difesa delle autonomie indigene”, ha sottolineato il Subcomandante nel suo comunicato. L’obiettivo torna ad essere focalizzato sulle comunità indigene, distaccandosi quindi dagli intenti perseguiti pochi mesi fa.
Questa scelta specifica trova radici nell’aumento delle violazioni dei diritti umani di cui si sono macchiati polizia e militari nelle cosiddette “megaoperazioni di sicurezza”, denunciate anche da tantissime organizzazioni sociali messicane, ed invece tanto elogiate dal presidente Calderón ed anche da George Bush nella sua visita al Messico pochi giorni fa. EZLN sembra quindi tornare a battersi principalmente per i diritti degli indigeni, anche perché, proprio con l’insediamento del nuovo governo, sembrano essere ricominciati nel territorio del Chiapas attacchi da parte di gruppi politici riconducibili al governo federale e statale (in pratica paramilitari) nei confronti di alcuni comuni autonomi zapatisti.
Non si può dire quindi che il governo Calderón stia riscuotendo consensi nel paese. Oltre a Marcos e gli zapatisti infatti anche López Obrador sta cercando di rinnovare la sua figura politica convocando una seconda Convenzione Nazionale Democratica per contrastare appunto il governo conservatore di FECAL (Felipe Calderón).
Gli argomenti di critica al governo Calderón non mancheranno sicuramente: la sempre più massiccia militarizzazione del paese, la altrettanto militarizzata ma sterile lotta al narcotraffico, la sempre più stretta alleanza politica/commerciale con gli Stati Uniti e la totale mancanza di iniziative nel campo dello sviluppo sociale, dell’educazione e della cultura.
"Tenemos que seguir defendiendo a los pobres"(Abbiamo l’obbligo di continuare a difendere le classi più povere) – sono state le parole di López Obrador all’annuncio della nuova iniziativa. Proprio questo è uno degli argomenti più battuti dalla sinistra messicana visto che le promesse in campagna elettorale di Calderón stanno venendo sempre più meno. Il leader delle destre messicane, tanto considerato da Bush, alla sua investitura aveva infatti dichiarato che tra le sue priorità ci sarebbe stata la lotta alla povertà ed alla disoccupazione. Il bilancio dei primi cento giorni invece è tutt’altro che rassicurante, visto che il tasso di disoccupazione tende ad aumentare quasi ininterrottamente e la povertà, soprattutto dei ceti inferiori aumenta, grazie anche ad un aumento esponenziale del prezzo del mais (40% in pochi mesi), alimento alla base dell’alimentazioni di milioni di messicani.La valutazione dei primi cento giorni di Calderón, quindi, non può che essere estremamente negativa.
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Che vuol dire che "Marcos è l'unica speranza"? Hai la più pallida idea della ricchezza e varietà della sinistra e dei movimenti sociali messicani? Ci sono molte altre speranze. VIVA MEXICO CABRONES!
Gennaro Carotenuto
Il mio timore è che Fecal abbia la tentazione di reprimere con violenza e autoritarismo questo crescente malcontento, i segnali purtroppo ci sono tutti. Speriamo che oltre che a Marcos e Obrador, possa rialzare la testa anche la APPO e che movimenti simili nascano in tutto il paese, il Messico deve tornare ad essere la punta di diamante dell'America Latina!











