A San Paolo per firmare un accordo sullo sfruttamento dell’energia alternativa, il presidente degli Stati Uniti lascia invece il Brasile con in valigia solo le critiche, neanche troppo velate, del presidente Lula e sul groppone i 23 feriti negli scontri tra manifestanti e polizia. Veramente un misero bottino considerando i differenti auspici con cui, scendendo dal suo Air Force One, si era presentato nella capitale brasiliana scortato da 3.700 tra soldati e poliziotti, 340 agenti dell'Fbi e 2 elicotteri armati. “Gli Stati Uniti non ignorano l’America Latina”, “Non credo che si possa negare che gli Stati Uniti cerchino di aiutare a migliorare la vita delle persone. Questo mio viaggio ha l’obiettivo di dimostrare che gli Usa sono una nazione generosa ed altruista”, affermava con disarmante irriverenza.L’obiettivo principale in realtà era l’accordo da firmare con il presidente brasiliano Lula sulla produzione e commercializzazione di biocombustibile. Usa e Brasile insieme garantiscono infatti oltre il 70% della produzione mondiale dell'etanolo e ridurre la dipendenza dal petrolio, aumenterebbe secondo i nordamericani, la sicurezza economica della regione, affrancando, allo stesso tempo, l’Impero americano dall’eccessiva dipendenza dal petrolio del presidente venezuelano Hugo Chávez.
Sembra infatti che, dopo i reiterati no alla ratifica del protocollo di Kyoto. il presidente George W., per altro proveniente da una delle più influenti e ricche famiglie di petrolieri del Texas, abbia improvvisamente deciso di convertirsi all’ecologia puntando tutto sui combustibili alternativi.
Il presidente Lula, però non pare si sia fatto imbambolare dalle “belle parole” del presidente nordamericano, e proprio durante la visita a una fabbrica di biocombustibili di etanolo alla periferia di Sanpaolo, che doveva simboleggiare la comunità d’intenti nella promozione e l’uso di energie alternative, ha risposto tono su tono a G.W.Bush che addirittura aveva il coraggio di dichiarare: “Se perdiamo la speranza nel dialogo sul commercio, la perderà anche moltissima gente in tutto il mondo”.
Lula ha però prontamente ribattuto: “Per soddisfare la domanda di benzina degli Stati Uniti ci vorrebbe una quantità di etanolo sei volte superiore alla terra”, e poi non ha esitato anche ad evidenziare le frizioni e il disaccordo circa il dialogo sul libero commercio: “E’ necessario che gli Stati Uniti riducano i sussidi alla propria agricoltura, altrimenti Washington non può pretendere che il Brasile apra i suoi mercati alle compagnie statunitensi che operano nei settori dei servizi e dei prodotti industriali”.Sempre Lula poi continuava: “Il Brasile spera che il mercato dell’etanolo possa beneficiare del libero commercio, senza protezionismo da parte statunitense. Perché questo avvenga è ad esempio fondamentale che Bush riduca, o meglio elimini completamente, la tassa di 54 centesimi di dollaro che gli Usa guadagnano per ogni gallone (circa 4 litri) di etanolo brasiliano importato”.
Un Bush in seria difficoltà quindi lascia così il Brasile, nella speranza che le cose vadano meglio in Uruguay.
Rimane invece comunque da elogiare il grande impegno brasiliano nella produzione di energie alternative, l’unico paese al mondo impegnato in questo campo ormai da decadi che per altro può vantarsi del fatto che l’80% dei veicoli circolanti nel suo territorio utilizzano combustibile derivato dalla canna da zucchero.
Importante poi anche l’accordo che, sotto proposta brasiliana, prevede una nuova iniziativa: per il 2010 il Brasile produrrà il 5% di biodiesel proveniente da semi di palme, cotone, girasole e ricino, coltivati da piccoli agricoltori, evitando così il rischio di monoculture. “Questo creerà nuovi posti di lavoro e genererà entrate soprattutto nelle regioni più povere del paese come quelle aride del nord-est”, ha sottolineato lo stesso Lula.
L’ALTRO TOUR
“Sembra che Bush si sia accorto solo ora della povertà che esiste in Sudamerica” – così il presidente venezuelano Hugo Chávez continua il suo tour latinoamericano e proprio mentre Bush si dirige a Montevideo lui sarà invece a Buenos Aires. Lo scopo del viaggio in Argentina è incontrare il presidente Nestor Kirchner per firmare importanti accordi di cooperazione tra aziende petrolifere e dare impulso alla creazione del Banco del Sur, al Banca del Sudamerica. Il presidente venezuelano assisterà poi alla manifestazione nello stadio Ferro di Buenos Aires, organizzata da alcune associazioni tra le quali le Madres di plaza de Mayo, manifestazione organizzata proprio contro la visita di Bush in Sudamerica.
Per approfondire l’argomento leggi anche: America Latina: in viaggio con George Bush "il bolivariano"
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