mercoledì 28 marzo 2007
Golpe bianco in Egitto. Nel referendum farsa sono stati modificati 34 articoli della Costituzione, dando avvio tra l’altro ad una successione familiare al potere. Il segretario di Stato Usa però non fa una piega: “Ogni paese ha il suo modo di applicare la democrazia”.

mubarak bushL’Egitto ha approvato con il 75,9% dei votanti, un’affluenza alle urne ufficiale del 27,1% gli emendamenti ai 34 articoli della costituzione proposti dal partito del presidente Hosni Mubarak, il Partito Nazionale Democratico (Ndp). Non essendo previsto un quorum minimo, Mubarak, formalmente, ha vinto. Le modifiche ottenute prevedono un rafforzamento dei poteri della polizia e l’avvio di una successione familiare dal presidente Hosni, al potere dal 1981 al figlio Gamal. L’Egitto abbandona quindi sempre più la, comunque formale, democrazia repubblicana per prendere le sembianze di una più definita dittatura.

Quello che però stupisce è il comportamento degli Stati Uniti, e più in dettaglio il loro relativismo nel decidere quale paese è democratico e quale invece non lo è.

I più grandi esportatori mondiali di democrazia, infatti, sembrano avere le idee confuse, o forse ci vedono benissimo e decidono consapevolmente in base a meri interessi personali.

Riportando la notizia del referendum d’Egitto, infatti, si ha un chiaro esempio di come gli Usa decidano qual è il confine tra una democrazia ed un regime dittatoriale di volta in volta, e soprattutto di caso in caso.

Ma analizziamo bene il referendum egiziano, visto che la notizia non ha avuto un grande eco, i nostri media erano infatti impegnati dalle discussioni parlamentari per il rifinanzimento di una missione di guerra e dalle solite notizie di Cogne.

Pare che Amnesty International abbia catalogato la riforma costituzionale egiziana avvenuta per mezzo di un referendum farsa, come “la maggiore erosione dei diritti umani in Egitto dal 1981, anno nel quale proprio Mubarak prese il potere e varò le prime leggi a detrimento della democrazia sull’onda dell’emozione dell’attentato a Sadat”. Con un affluenza alle urne imbarazzante, 27,1% quella ufficiale, molto più bassa però quella fornita dalle organizzazioni non governative e dagli enti per i diritti umani (il 6 per cento nell' Alto Egitto ed il 2-3 nel Delta del Nilo), e senza la necessità di un quorum tutti gli emendamenti sono stati infatti approvati.

Quello che in pratica è avvenuto è che si è consolidato il potere del gruppo dirigente, in particolare di Mubarak, che secondo i più critici osservatori avrebbe predisposto strumenti costituzionali per garantire la successione alla presidenza a suo figlio Gamal, più volte indicato come “delfino” del presidente.

Non solo, la polizia egiziana ha anche arrestato al Cairo una ventina di oppositori che manifestavano contro il referendum/farsa, e repressioni si sono registrate anche in altre città dove si susseguivano manifestazioni organizzate dall’opposizione ed in particolare dai “Fratelli Musulmani”. Anche 13 attivisti e blogger sono stati fermati mentre organizzavano una protesta.

Come se non bastasse i giudici egiziani "si lavano le mani" dei risultati del referendum, chiederanno anzi al presidente Mubarak di dispensarli dall'obbligo di fare supervisione nei prossimi scrutini: “Tutta la filosofia degli emendamenti costituzionali è basata sull'impedimento di un cambiamento del potere attraverso le elezioni ed in questo caso i giudici preferiscono allontanarsene e rifiutare di essere uno strumento di inganno”, sono state le parole del vicepresidente della Corte di Cassazione, Ahmed Mekki.

Insomma se ne deduce benissimo che l’Egitto si è allontanato e di molto dall’essere considerato un paese a Costituzione democratica avvicinandosi invece all’essere una vera e propria dittatura e per giunta, visto il rafforzamento dei poteri della polizia, ad una dittatura militare(si potrà disporre arresti, perquisizioni e intercettazioni a piacimento, e citare in giudizio di fronte alle Corti Militari, inappellabili, chiunque sia sospettato di tramare contro l’ordine costituito) .

Ma ora guardiamo all’ambiguo comportamento degli Stati Uniti, veramente assurdo considerando il fatto che se le stesse notizie fossero provenute ad esempio dal Venezuela, o da altri stati non graditi, avrebbero già fatto gridare allo scandalo e tutti i media mainstream avrebbero titolato a tutta pagina l’avvento di una nuova dittatura. Il segretario di Stato Usa Rice ha invece benedetto questo vero e proprio attentato alle, già poche basi, democratiche egiziane, dichiarando: “Ogni paese ha il suo modo di applicare la democrazia”.

Ma quale democrazia? Non si riesce a capire in cosa differisca l’Iraq di Saddam, meritevole di godere di una importazione di democrazia, dall’Egitto di Mubarak, o da altri regimi medio-orientali. Perché allora il presidente Bush non ci mette in guardia contro quest’attentato alle libertà? Perché non portare la pace anche in Egitto?

A questo punto verrebbe quasi da pensare a che l’invasione in Iraq non abbia avuto come obiettivo effettivo quello di portare ad un sistema democratico… Verrebbe a pensare, ma non si può, altrimenti si danneggerebbe l’immagine (o luogo comune) più diffusa dalla fine della guerra fredda: quella degli Stati Uniti, i garanti unici ed univoci delle libertà e della democrazia in tutto il mondo.

Technorati Tags :


 

di Antonio Pagliula ~ 4:13 PM

Share |

HOME PAGE ~ Linka il post ~

4 COMMENTI:

28/3/07 8:24 PM, Blogger RaShO O°o°O

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

 

28/3/07 8:26 PM, Blogger RaShO O°o°O

Il discorso da tenere (in questa e tutte le altre situazioni affini) come bussola rimane sempre questo:

"Ci sono due tipi di dittatori: quelli che ostacolano il business, e quelli che non lo ostacolano.

Noi ci occupiamo dei primi, e lasciamo stare i secondi."

Edward Luttwak, 2003.

 

29/3/07 9:33 AM, Blogger AnnalisaM.

Antonio, non stupisce affatto il comportamente degli Stati Uniti e non è a questo punto che viene da pensare che l'invasione in Iraq ha avuto come obiettivo la democrazia in quel paese, da mòòòòòò....mi dirai che via via ne abbiamo la conferma.
Ciao

 

29/3/07 1:54 PM, Anonymous kaimano

Buono il paragone tra l'Egitto di Mubarak e l'Iraq di Saddam. Le differenze tra i due paesi sembrano ormai cosi' sottili da essere impercettibili. Ho amici che lo scorso anno hanno visitato l'Egitto al di fuori dei normali canali turistici (hanno organizzato autonomamente un viaggio nell'interno). Hanno speso una cifra per la sicurezza (al seguito della piccola carovana hanno obbligatoriamente dovuto prendere un interprete e una guardia armata) e ne sono tornati con dei racconti allucinanti. Una miseria indicibile, igiene pressoche' nulla ed il Nilo usato come discarica, invaso da carcasse di animali e rifiuti di ogni tipo. Hanno anche affermato che solo gli analfabeti possono aspirare a diventare poliziotti (una specie di selezione all'incontrario). Io non so se quest'ultima affermazione sia vera ma, qualora lo fosse, la direbbe lunga su ruolo della polizia in questo paese. Ora, con questo incredibile referendum, gli egiziani non potranno piu' nemmeno sognare un futuro diverso.