sabato 31 marzo 2007
La leader indigena candidata alle presidenziali in Guatemala, Rigoberta Menchú, assicura che il suo paese è preparato per essere governato da una donna e chiede un’opportunità per poterlo dimostrare.

Il Premio Nobel per la pace 1992, Rigoberta Menchú, ha già annunciato a febbraio la sua candidatura per le prossime elezioni in Guatemala. Sarà sia la prima donna a farlo che la prima candidata di origine indigena di tutta l’America Centrale, caratteristiche che la rendono, a tutti gli effetti, un vero e proprio simbolo di speranza in un paese la cui popolazione è a forte maggioranza indigena e dove ancora continua a dominare sia una forte cultura maschilista che una forte discriminazione nei confronti degli indigeni.

Approfittando del vertice dei popoli indigeni tenutosi proprio a Città di Guatemala, la Menchú ha dato inizio apertamente alla sua campagna elettorale, proponendo le ricette per tentare di risolvere problemi storici del Guatemala come la sicurezza, la discriminazione, il razzismo, l’esclusione sociale e la mancata partecipazione, appunto, sia delle donne che delle popolazioni indigene, all’interno della società.

Si è dimostrata molto concreta, il premio Nobel per la pace, quando ha fatto esplicito riferimento all’importanza del godere nell’appoggio del Congresso, ritenuto fondamentale per riuscire ad ottenere dei reali cambiamenti nel paese. “Non si potrà ottenere molto se il Congresso della Repubblica non sarà a nostro favore. Vogliamo introdurre nuove tematiche all’interno dell’agenda legislativa, per tentare di andare a fondo e per un cambiamento reale. Se purtroppo non godremo di questo appoggio il Guatemala rimarrà condannato ad essere una nazione in mano alle mafie e al crimine organizzato, rimanendo schiavo dell’elite che ha permesso questo da sempre.

Proprio per queste motivazioni la Menchú ha spiegato che la sua candidatura avrà un “carattere multisettoriale”, con l’obiettivo di riuscire ad ottenere un ampio consenso in particolare proprio sulle tematiche più delicate. “Più che vedere solo bianco o solo nero sarà importante il dialogo.

La Menchú si è poi anche espressa sul Trattato di Libero Commercio (TLC): “C’è quasi il 90% della popolazione che non conosce il significato del TLC, nessuno ha mai consultato la popolazione, nessuno ha spiegato quali fossero i meccanismi che sarebbero scaturiti, ma semplicemente ci è stato imposto dall’alto”.

Ed ha parlato della recente visita di Bush in Guatemala definendola: “Di nessuna sostanza, basta pensare al fatto che non sono state discussi le tematiche fondamentali che si dovevano discutere, cioè l’immigrazione e le deportazioni abusive. E’ stato solo una visita giusto per visitare, che ha ottenuto solo il risultato di paralizzare la tranquillità guatemalteca. Per questo secondo me non ha avuto molto senso”.

Secondo la Menchú gli altri interventi di presidenti degli Stati Uniti in Guatemala in passato avevano avuto altre caratteristiche: “La visita di Bill Clinton fu molto differente, infatti si presentò qui da noi con più umiltà e più rispetto. Questa volta invece questo non è avvenuto, per la sua visita, Bush ha preteso alla nazione la sospensione totale delle proprie attività, solo ed elusivamente per ricevere un capo di Stato. In poche parole c’è stata quasi un occupazione nordamericana del Guatemala, e su questo ci sarebbe molto di cui riflettere”.

Poi la candidata alle prossime presidenziali ha parlato anche di integrazione latinoamericana, qualificandola come una grande opportunità per l’intero continente e ringraziando in particolare il governo venezuelano di Hugo Chávez che già da qualche anno lavora in questa direzione.

L’integrazione latinoamericana è una necessità, è un progetto nuovo nel quale tutti molti paesi stanno mettendo in comune i loro sogni e le loro illusioni, ma anche i loro problemi. C’è una grande disponibilità di risorse in America Latina che potrebbero risolvere i problemi interni. Dobbiamo cercare di recuperare l’autostima nei nostri paesi, autostima che purtroppo è andata persa in passato”.

Intanto proprio ieri si è concluso il vertice dei popoli indigeni alla quale hanno partecipato anche Evo Morales, Eduardo Galeano e Adolfo Pérez Esquivel (premio Nobel per la pace). Proprio il presidente boliviano, Evo Morales, ha approfittato della manifestazione per appoggiare ufficialmente la candidatura della Menchú alle prossime presidenziali guatemalteche, elezioni che si terranno il prossimo 9 settembre.

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di Antonio Pagliula ~ 1:34 PM

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1 COMMENTI:

5/4/07 7:14 PM, Anonymous Loreanne

La vittoria della Menchù, alle presidenziali, sarebbe un risultato sorprendente per tutta l'America Latina.
Ma temo che, anche in Guatemala abbiano qualche problemino con le "quote rosa": magari non sono aggoirnata, ma mi risultava che, finora non avesse ancora trovato un partito che la candidasse giacchè, al massimo, le veniva offerto una carica da VICE, piuttosto che come guida.
Vediamo come se la cavano con il "machismo" latino, da quelle parti..

;-))