Con 46 voti a favore e 19 contrari l’organo legislativo della capitale, Mexico DF, depenalizza l’aborto. A nulla sono valse le pressioni del governo Calderón, contrario alla legge, e soprattutto la pressione, pesantissima, della Chiesa Cattolica. Addirittura Papa Ratzinger in persona era intervenuto pochi giorni fa manifestando il suo appoggio nei confronti dei vescovi messicani nella loro anacronistica crociata contro l’aborto legale. Il distretto di Città del Messico però non ha ceduto, e anche grazie alla maggioranza di sinistra PDR attualmente all’opposizione nel paese, si dimostra l’eccezione progressista, laica e proiettata nel futuro di un Messico tornato conservatore ed ultracattolico.Finalmente un passo in avanti quindi e il Distrito Federal si aggiunge a Cuba, Portorico e Guyana, unici paesi latinoamericani sinora a non criminalizzare l’interruzione di gravidanza. La capitale messicana si era già distinta qualche mese fa essendo il primo distretto messicano ad approvare la “civilissima” “ley de convivencia”, con la quale si permettevano e trovavano il giusto riscontro legale le unioni civili omosessuali e non.
Pessima invece la figura fatta dal governo Calderón, sempre più ipocrita, e soprattutto della Chiesa, dimostratasi per l’ennesima volta retrodata e anacronistica, addirittura minacciando di scomunica i deputati che avessero votato contro la depenalizzazione dell’aborto. La sentenza ecclesiastica tuonava: “Coloro che collaboreranno in favore dell’aborto, ed in particolare i candidati che lo approveranno, riceveranno la pena della scomunica”.
Per fortuna però la legge ha ricevuto lo stesso la giusta approvazione nell’Assemblea legislativa e permetterà di interrompere una gravidanza nelle prime 12 settimane senza che questo venga considerato un omicidio. Tutto il Messico, ma anche l’intera America Latina avrebbe bisogno di una legge simile visto e considerato che solo nella capitale di Città del Messico sono migliaia le donne che perdono la vita ogni anno a causa di aborti clandestini e non assistiti.
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L'aborto, ossia l'uccisione di un essere umano, non è mai un progresso e non rappresenta alcuna conquista "sociale". Sebbene non sia cattolico, sono convinto che l'aborto rappresenti l'imbarbarimento dell'essere, il regresso umano, il ritorno ai primati. Uccidere, sopprimere una vita è comunemente riconosciuto come assassinio (il primo ad iniziare l'infinita lista fu un certo Caino) e ciò che rende nefando, oltre ogni considerazione, l'aborto è che questo infierisce sul proprio figlio (sangue del proprio sangue e carne della propria carne), assolutamente indifeso. Sono contrario alla morte, in ogni senso, ma riterrei giustificabile eliminare chi non è degno di questa vita: chi abortisce. Esistono mille soluzioni ad un figlio imprevisto o non desiderato; si può optare per tante scelte che evitino l'aborto. Mi chiedo come sia possibile che una madre, la massima espressione dell'amore umano, possa uccidere il proprio figlio. Tale persona non è di questo mondo, non ha nulla di umano e non merita alcun rispetto. Grazie. Mike 70
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