sabato 23 giugno 2007
La Banca Centrale Messicana tiene i tassi d’interesse fermi. La politica monetaria rimarrà comunque restrittiva, si teme infatti per un’inflazione crescente soprattutto quella dei prezzi degli alimenti. Intanto il “peso” si deprezza contro il dollaro.

E’ arrivata ieri la decisione di tenere i tassi fermi al 7,25% da parte della Banca Centrale Messicana. L’obiettivo dichiarato è quello di arrivare ad un livello di inflazione a fine anno pari al 3%. Il governo messicano ha preferito non intervenire direttamente sui tassi, come invece aveva fatto in aprile (con un aumento dello 0,25%), anche se ha annunciato che manterrà una politica monetaria molto restrittiva. Non si esclude quindi un aumento dei tassi entro fine anno. Nel comunicato reso noto ieri infatti si evidenziano le preoccupazioni legate in particolare all’inflazione, a maggio pari al 3,95% e quindi ancora lontana dagli obiettivi fissati dal governo Calderón.

Quello che preoccupa di più è l’aumento superiore all’inflazione del prezzo del grano, del mais e di altri prodotti alimentari come il latte, a cui il governo non riesce a porre efficaci soluzioni. Se il livello d’inflazione tornasse superiore al 4%, come è prevedibile in agosto (periodo di alta inflazione), molto probabilmente si tornerà ad intervenire sui tassi d’interesse, con un ulteriore aumento di ¼ percentuale.

Intanto, in seguito alla notizia, il “peso” messicano ha continuato il suo deprezzamento nei confronti del dollaro Usa, iniziato già mercoledì con l’annuncio della nuova riforma fiscale del governo Calderón. Con la nuova riforma si andrà ad aumentare la tassazione con l’introduzione di una nuova tassa (CETU, Contribución Empresarial de Tasa Unica) che peserà sulle persone e sulle imprese nella loro attività imprenditoriale pari al 16% ma che sarà gradualmente portata al 19%. L’obiettivo è cercare di ridurre la dipendenza del paese dalle entrate petrolifere e cercare di aumentare le entrate. E’ prevista poi anche un ulteriore tassazione che colpirà i depositi bancari.

Martedì c’era stato invece un apprezzamento del “peso”, in quanto le attese per la riforma fiscale prevedevano un aumento futuro dei flussi di capitali stranieri ed una promozione della qualificazione del debito estero messicano. Queste attese però sembrano non essere confermate dalla riforma promossa da Calderón, ed anzi i mercati hanno risposto con grande volatilità dovuta anche all’incertezza riguardo alla reazione dell’opposizione, guidata da Manuel Obrador, i cui voti saranno fondamentali per l’approvazione della riforma stessa.

Il cambio dollaro Usa/peso Messicano (USD/MXN) ha risentito quindi della volatilità prima, e poi in ordine della riforma fiscale e della decisione sui tassi accompagnata dalla preoccupazione per l’inflazione del paese messicano, passando dall’essere scambiato martedì a 10,7050 ad un valore di venerdì pari a 10,9090 (vedi immagine in basso, cliccare per ingrandire). Tutto ciò nonostante la forte debolezza
sui mercati finanziari del dollaro venerdì, 22 giugno, sia contro euro che contro sterlina.



Technorati Tags :

Etichette:


 

di Antonio Pagliula ~ 1:48 PM

Share |

HOME PAGE ~ Linka il post ~

0 COMMENTI: