Le relazioni diplomatiche tra Messico e Venezuela cominciarono a inclinarsi tre anni fa, quando l’allora presidente messicano, Vicente Fox, e il corrispettivo venezuelano, Hugo Chávez, si scontrarono pubblicamente, durante la “IV Cumbre de las América” tenutasi in Argentina nel novembre 2005, sul tema del trattato di libero commercio delle Americhe, ALCA.Le posizioni riguardo l’ALCA erano già allora molto distanti tra i due paesi, ma la goccia che fece traboccare il vaso fu il giudizio del presidente messicano Fox circa la posizione contraria al trattato di libero commercio di alcuni paesi latinoamericani, tra cui anche il Venezuela, definita solo ideologica e “callejera”.
La risposta di Chávez non si fece attendere. Il Venezuela infatti contestava in prima linea il trattato di libero commercio delle Americhe, che non prevedeva, né cercava di soluzionare il problema delle asimmetrie tra i paesi che teoricamente dovevano aderire all’ALCA. Il presidente venezuelano durante lo stesso vertice definì pubblicamente il presidente Fox come il "cachorro del imperio", usando i suoi soliti toni coloriti.
Il governo messicano pretese le pubbliche scuse da parte del Venezuela che mai arrivarono, anzi entrambi i paesi ritirarono i rispettivi ambasciatori ed arrivarono a rompere completamente le relazioni diplomatiche.
Durante questi ultimi anni, poi, diversi sono stati i motivi di scontro tra Messico e Venezuela, a partire dall’uscita di quest’ultimo dal trattato di libero commercio che legava proprio i due paesi e la Colombia. Ulteriori attriti si ebbero anche durante le elezioni presidenziali messicane del luglio scorso. Il PAN, partito politico dell’ex presidente Fox e dell’attuale presidente Calderón, utilizzò infatti l’immagine di Chávez per screditare durante la campagna elettorale il candidato di sinistra, Andrés López Obrador, definendolo come “una minaccia per il Messico” così come lo era Chávez per l’intera America Latina.
I primi segnali di riapertura sono invece recenti e legati solo a questi ultimi mesi del 2007, quando Chávez tramite l’intermediazione del presidente argentino, Néstor Kirchner, e di quello dominicano, Leonel Fernández, ha cercato un contatto con l’omologo messicano. Il riavvicinamento è sfociato con il rinnovo del patto di San José, che lega i due paesi alla fornitura di idrocarburi a prezzi più bassi verso 11 paesi dell’America Centrale e dei Caraibi.
Anche se è mancato l’incontro ufficiale tra i due presidenti questo patto, che cerca di promuovere la cooperazione e lo sviluppo dell’America Centrale, è stato firmato simultaneamente da Chávez e Calderón, e proprio in questa occasione il “mandatario” venezuelano reiterava la volontà di girare pagina e finalmente dimenticare le incomprensioni tra i due governi.
Di oggi infine la notizia della concessione reciproca dei beneplaciti ai nuovi ambasciatori nominati, rispettivamente Roy Chaderton Matos, ambasciatore venezuelano in Messico, e Mario Chacón Carrillo, ambasciatore messicano in Venezuela.
I rapporti formali sono così, almeno a livello diplomatico, tornati alla normalità, difficile però credere che ci possa essere intesa tra Chávez e Calderón su altri temi, un esempio su tutti quello dei biocombustibili che vede i due governi su posizioni diamentricalmente opposte, o quello sul ruolo degli Stati Uniti nel continente. Chissà cosa pensa infatti Chávez riguardo al vertice Nafta che si tiene in questi giorni in Canada e che vede impegnato Calderón insieme al presidente Usa, Bush, e a quello canadese, Harper.
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