Puebla (Messico) - Si tornerà alle urne il prossimo 4 novembre, questo il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali in Guatemala. Con il 97% delle schede scrutinate nessuno dei candidati alla presidenza riesce a superare la soglia del 50% delle preferenze. Il ballottaggio vedrà concorrere per la carica presidenziale Álvaro Colom (nella foto), del partito socialdemocratico Unión Nacional (28,41%), e l'ex generale Otto Pérez Molina, del partito di destra Partido Patriota (23,59%). Da segnalare però più che il ballottaggio abbondantemente previsto alla vigilia, il ritorno in Parlamento di José Efraín Ríos Montt, ex generale golpista che governò durante il regime militare del 1982/83. Montt capeggiava la lista del partito di estrema destra Frente Republicano Guatemalteco (FRG), che secondo un informe del tribunale elettorale dovrebbe aver conquistato 3 seggi in Parlamento. Molte erano state le polemiche al momento della candidatura di Ríos Montt che nonostante tutto è riuscito a tornare a sedersi in Parlamento e godere di altri 4 anni di impunità per i crimini commessi durante il periodo della dittatura.
Montt è accusato di genocidio, tortura e terrorismo di Stato, purtroppo però il processo a suo carico non è stato intrapreso in Guatemala, dove regna ancora sovrana l’impunità sugli anni di guerra civile, ma in Spagna, dove proprio il giudice spagnolo, Santiago Pedraz, ne ha richiesto l’estradizione.
Rios Montt è così riuscito nella sua impresa, a fine legislatura avrà 85 anni e molto probabilmente rimarrà impunito sino alla morte, così come è già accaduto per altri illustri dittatori latinoamericani, uno su tutti Augusto Pinochet (oggi 11 settembre si ricorda il 34esimo anniversario del golpe di stato in Cile).
Per chi volesse approfondire la storia di una delle peggiori figure che la storia del centro-sud America ha saputo offrire nel corso degli anni può leggere questo articolo che scrissi al momento dell'ufficializzazione della sua candidatura al Parlamento: "L’ex dittatore guatemaltenco Rios Montt si ricandida al Parlamento".
Un altra considerazione da fare, dopo questo turno elettorale, è il flop ottenuto dalla candidata alla presidenza Rigoberta Menchú. Il premio Nobel per la Pace ha ottenuto infatti solo il 3% delle preferenze. Il caso della Menchú dimostra l'impossibilità di concorrere alla carica presidenziale senza i capitali a disposizione degli altri candidati. La Menchú non ha avuto infatti dalla sua i milionari finanziamenti privati e di gruppi d'interese, anzi è stata mediaticamente boicottata.
L'impegno elettorale della Menchú comunque non è però da considerarsi vano, ha contriubuito infatti alla formazione del primo partito indigeno in Guatemala (Winaq) e la sua candidatura ha costretto le altre forze politiche ad includere nelle proprie liste rappresentanti della popolazione indigena, che costituisce il 40% della popolazione guatemalteca.
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