venerdì 7 settembre 2007
Due candidati municipali del partito di Rigoberta Menchú sono stati uccisi giovedì. Domenica è previsto il primo turno delle elezioni presidenziali. Sono state 45 le vittime tra candidati, politici e attivisti, di questa campagna violentissima elettorale. Sale la paura.

Puebla (Messico) - A pochi giorni dalle elezioni arrivano ancora brutte notizie dal Guatemala. Più che i sondaggi e i programmi elettorali infatti fa notizia la vera e propria mattanza che continua a sconvolgere l’intera campagna elettorale. Solo pochi giorni fa le ultime vittime, si tratta di Wenceslao Ayapán e Esmeralda Cuyú, due candidati municipali appartenenti al partito del premio Nobel Rigoberta Menchú. Salgono così a 45 le vittime dallo scorso 2 maggio, tutti politici, candidati, attivisti o esponenti sindacali, mentre 6 sono stati invece i familiari di politici uccisi.

Si tratta della campagna elettorale più violenta delle ultime sei celebrate dal 1985, data del ritorno alla istituzionalità in Guatemala dopo decadi di governi militari.

Il partito della Menchú, Encuentro por Guatemala, è il secondo partito più colpito dalla violenza pre-elettorale con 7 membri assassinati, ancora peggio è andata però al partito “Unidad Nacional de la Esperanza”, del candidato Alvaro Colom, che ha perso invece 15 tra candidati e attivisti, e 3 loro familiari.

La violenza rimane quindi la maggiore preoccupazione in vista delle elezioni di domenica 9 settembre, la paura infatti potrebbe portare ad un alto livello di astenzionismo. La fragile democrazia è in grosso pericolo al centro tra gli interessi legati al narcotraffico e quelli di alcuni gruppi criminali, senza dimenticare il fantasma della vecchia dittatura militare.

Armando Sánchez, segretario del partito della Menchú ha così commentato l’uccisione dei membri del suo partito: “Alcuni settori politici del passato, finanziati con capitale di origine sconosciuta, non accettano che alcuni giovani partiti, con proposte distinte e trasparenti, abbiano la possibilità di vincere le elezioni”.

Negli ultimi sondaggi scendono però le percentuali attribuite alla candidata Rigoberta Menchú, che ora si attesta al sesto posto con il 3,1%, ma che vede alcuni esponenti del suo partito con buone possibilità a livello locale.

Dei 14 candidati alla presidenza invece sembra profilarsi un possibile ballottaggio tra il socialdemocratico Alvaro Colom, del partito “Unidad Nacional de la Esperanza” (UNE), e l’ex generale Otto Pérez Molina del Partido Patriota (PP), di chiaro stampo di destra. Entrambi si attestano attorno al 30% delle preferenze. La chiave elettorale sta però nel 27% dei cittadini che ancora non hanno chiare intenzioni di voto.

Decisamente preoccupante la possibilità legata ad una vittoria di Otto Pérez Molina, un ex-generale che, da buon militare, come cavallo di battaglia elettorale promette ordine e mano dura approfittando della voglia di sicurezza della maggior parte dei cittadini del Guatemala, un paese che ha visto nell’ultimo anno 6'000 omicidi ed è in balia del crimine organizzato e del terrore imposto dalle bande criminali (maras e pandillas).

Dietro questi due candidati ci sono Alejandro Giammattei (Gran Alianza Nacional -GANA), con el 14,6% delle preferenze pronosticate, Eduargo Suger, del “Centro de Acción Social” (estrema destra), 8,4%, e Luis Rabbé, del “Frente Republicano Guatemalteco” (FRG) partito dell’ ex dittatore Efraín Ríos Montt, con el 4,5%.

Solo al sesto posto come accennato invece il premio Nobel Rigoberta Menchú con il suo partito “Encuentro por Guatemala”.

Domenica saranno eletti oltre al nuovo presidente, che poi entrerà in carica il prossimo 15 gennaio, anche i 158 deputati al Congresso ed i sindaci di 332 municipi; sei milioni saranno i guatemaltesi chiamati alle urne. Il quasi certo ballottaggio vedrà i due candidati più votati contendersi la presidenza il 4 novembre.

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