giovedì 4 ottobre 2007
Il presidente Arias viola la legge elettorale con un discorso in onda su radio e Tv a favore del SI al trattato di libero commercio con gli USA. Intanto però il quotidiano “La Nacion” pubblica i risultati di un ultimo sondaggio, per la prima volta i NO sono avanti con il 55%.

Puebla (Messico) – Si infiamma il clima in Costarica a solo 4 giorni dal referendum che vedrà il popolo costaricano decidere se rettificare o no il trattato di libero commercio con gli Stati Uniti (Cafta). Domenica il popolo del NO era sceso in piazza dimostrando la propria forza e concludendo così la campagna elettorale ufficiale. Martedì invece il presidente Oscar Arias è intervenuto su radio e tv locali invitando esplicitamente la popolazione a votare per il SI, violando così la legge elettorale costaricana che impedisce l’utilizzo di risorse dello stato per scopi di campagna elettorale.

Non è bastata quindi un’intera campagna pre-referendum a senso unico a favore del trattato di libero commercio (TLC), che ha potuto contare su fondi per la propaganda nettamente superiori rispetto a quelli per il NO; il presidente costaricano, infatti, nel suo messaggio televisivo, ha chiesto senza mezzi termini al suo popolo di votare per il SI, violando la legge elettorale del suo stato, ma non solo, ha anche tentato di spiegare perché il TLC sarebbe utile e fondamentale per il Costarica: “Questa è la nostra unica opportunità di approvare un trattato di libero commercio con l’economia più grande del mondo. Se lo approviamo e vediamo che non è come pensavamo, possiamo abbandonarlo dopo 6 mesi; però, se invece lo respingiamo e lo rifiutiamo, non potremo più entrarci. La porta si chiuderà definitivamente, e con lei un universo di opportunità.”

Senza dubbio la scelta del presidente Arias di esporsi a favore del SI è legata al crescente dissenso nei confronti del TLC da parte della popolazione, che solo domenica scorsa era scesa nelle strade della capitale, San José, dimostrando la forza di un movimento dato quasi per spacciato solo qualche settimana fa.

Per la prima volta, infatti, un sondaggio, effettuato tra il 27 settembre ed il 2 ottobre da Unimer e pubblicato sul quotidiano costaricano “La Nacion”, vede i NO in testa alle preferenza con un 55% mentre i SI si attesterebbero al 43% (margine d’errore del 3,8%). Lo stesso sondaggio svoltosi nella settimana precedente vedeva ancora avanti il SI con un 51% mentre i No al trattato di libero commercio erano il 45%. La situazione si è quindi ribaltata per la prima volta proprio a pochi giorni dal voto popolare.

“Ancora troppo presto però per cantare vittoria”, afferma però Alberto Salom, deputato del Partido Acción Ciudadana (PAC) ed in prima fila per dire NO al TLC. “L’ultimo sondaggio dimostra che il popolo costaricano è intelligente ed ha fatto la scelta giusta. Questo risultato è il frutto di una congiuntura di forze democratiche, ma è ancora presto, è fondamentale andare tutti alle urne e votare per il NO”.

L’importanza di dire NO al Cafta

Le preoccupazioni maggiori legati al Cafta riguardano le grandi asimmetrie tra Costarica e Stati Uniti in praticamente tutti gli aspetti regolati dal trattato di libero commercio e che inclinerebbero pesantemente la bilancia a favore di Washington. L’economia nordamericana è 554 volte maggiore a quella costaricana e l’intera America Centrale rappresenta meno dell’1% del commercio estero USA.

Senza dubbio nel TLC entrambi i paesi vengono messi allo stesso livello e definiti come “ugualmente soci” però di fatto non esistono precauzione né procedimenti per compensare la reale differenza economica. Un esempio del disequilibrio è che gli Usa, per firmare il trattato, non hanno dovuto modificare neanche una lettera delle proprie leggi, mentre il Costarica, in caso di rettificazione dell’accordo, dovrebbe modificare e trasformare diversi aspetti della propria legislazione.

Tra gli aspetti più inquietanti c’è l’apertura delle imprese statali di telecomunicazioni e assicurative alla concorrenza straniera, senza però tenere in conto che questi enti pubblici offrono attualmente servizi di alta qualità ed a basso costo alla popolazione. Il TLC obbliga di fatto ad aprire il mercato locale “senza discriminazioni” anche alle multinazionali straniere della telefonia che affetterebbero enormemente l’impresa statale “Instituto Costarricense de Electricidad” che attualmente opera in questo settore come monopolista.

Altra piaga diffusa dal TLC sarebbe che le leggi che ne conseguirebbero riguardanti la proprietà intellettuale impediranno alla “Caja del Seguro Social” di poter distribuire alle classi più deboli e disagiate della popolazione medicinali generici a bassissimo costo, come invece avviene attualmente in Costarica, stato che offre una copertura sanitaria totale.

Insomma, come avverte il popolo del NO, una rettifica del trattato di libero commercio da parte del Costarica sarebbe come consegnare nelle mani degli Stati Uniti una gallina dalle uova d’oro. “Il Costarica non ha bisogno del TLC per inserirsi nel mercato mondiale” – assicurano gli oppositori che come esempio di negatività del trattato portano Messico e El Salvador, dove in seguito a questi tipi di accordi commerciali si sono persi migliaia di posti di lavoro oltre ad essere diminuite le esportazioni ed i flussi d’inversione straniera che non sia statunitense.

Il Costarica è l’unico paese centroamericano a non avere ancora rettificato il Cafta con gli USA ed a decidere la sua rettificazione attraverso un referendum popolare. Saranno quindi 2 milioni e 700mila costaricani a votare per il futuro per il loro paese domenica 7 ottobre.

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di Antonio Pagliula ~ 7:51 AM

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2 COMMENTI:

4/10/07 4:13 PM, Anonymous mirko

che ottima notizia, sarebbe veramente decisivo e un esempio per l'intera America Latina che il Costarica dicesse NO attraverso le urne al tlc con gli USA

Speriamo bene!
si sa che normalmente gli States sanno influire in maniera decisiva al momento di andare a votare

 

6/10/07 1:12 AM, Anonymous emanuele

incrocio le dita per loro...
l'invasione delle corporation americane significherebbe schiavitù economia per la popolazione costaricana.
un saluto, emanuele.