Negli ultimi tempi si sta seguendo con molta attenzione il tentativo di negoziazione di Hugo Chávez con le Farc (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia). Differenti sono le opinioni a riguardo. Molti sperano nel raggiungimento di un accordo umanitario che permetterebbe la liberazione dei sequestrati, altri, come il ministro della difesa colombiano, Juan Manuel Santos, criticano fortemente la gestione Chávez. La situazione sembrerebbe attualmente bloccata e l’incontro tra i leader delle Farc e il presidente venezuelano è stata rimandata per l’ennesima volta, però qualcosa è cambiato rispetto al passato: ai familiari degli ostaggi è tornata la speranza.Yolanda Pulecio, madre di Ingrid Betancourt, ex candidata alla presidenza della Colombia sequestrata nel 2002 e da quel momento in mano alla guerriglia, rivela di aver cancellato un viaggio in Spagna previsto per la fine di questo mese, preferisce rimanere in Colombia: "Sento che da un momento all’altro possa succedere qualsiasi cosa..."
- Si parla molto di un accordo umanitario realmente vicino, Lei cosa pensa a riguardo?
Da cinque anni lotto con tutte le mie forze per raggiungere un accordo. Ho sempre trattato con il governo colombiano sperando che si creassero i presupposti per tentare una negoziazione con la guerriglia. Purtroppo però mi sono sentita ingannata molte volte, per troppo tempo mi sono illusa per poi disilludermi. Ora però sento che è qualcosa è cambiato, ho un poco più di speranza e di sicurezza da quando la senatrice colombiana Piedad Córdoba ha chiesto l’intervento del presidente venezuelano Hugo Chávez nella negoziazione e da quando il presidente colombiano Uribe ha accettato questa negoziazione.
- Sente finalmente vicina la liberazione di Ingrid?
Vedo una via d’uscita, ci conto. Le Farc (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane) si fidano più del presidente Chávez che di Uribe e il fatto che si siano instaurate delle trattative confidenziali, e non alla luce del sole, mi dà ancora più fiducia perché la situazione qui in Colombia è realmente difficile.
- Crede che il governo colombiano avrebbe dovuto fare di più per la liberazione di sua figlia e degli altri sequestrati?
Certo, se ci fosse stata realmente la volontà si sarebbero dovute superare le considerazioni politiche per dare spazio a considerazioni umanitarie. Questo è quello che abbiamo da sempre implorato di fare al presidente Uribe. Io e le famiglie degli altri famigliari soffriamo immensamente pensando ai nostri amati sequestrati nella selva. Abbiamo cercato in tutti modi di convincere Uribe affinché superasse le sue posizioni politiche, la sua testardaggine e la sua politica di sicurezza democratica visto e considerato che in questo caso ci sono di mezzo le vite di tante persone.
- L’incontro tra Chávez e i leader delle Farc è stato ancora rimandato, crede realmente possibile un incontro fisico tra le due parti?
Sono sicura che l’incontro ci sarà e spero che avvenga il più presto possibile. So che si sta trattando tutto con le pinze a causa delle minacce del Ministro della Difesa colombiano (Juan Manuel Santos). Credo che avverrà fuori dalle frontiere della Colombia, al sicuro e al riparo dalle minacce militari del governo colombiano.
- Quindi lei ha piena fiducia nel ruolo di Chávez nella negoziazione? Crede che possa essere decisiva per il raggiungimento di un accordo umanitario?
Sì, ho piena fiducia. Ho fiducia nel suo impegno e nelle sue parole. Durante l’ultimo incontro che ho avuto con Chávez e tutte le famiglie dei sequestrati, comprese quelle statunitensi, il presidente venezuelano ci ha assicurato che le avrebbe provate tutte. Ci ha detto che se per Uribe ci sono posizioni inamovibili nella negoziazione, lui ne aveva solo una: la certezza che non abbandonerà la negoziazione sino a quando non assisteremo alla liberazione dei sequestrati.
- Che pensa delle dichiarazioni secondo cui la Betancourt già non si trovi in territorio colombiano?
Sono falsità, Uribe ed il suo governo non sanno più che inventare e rispondere. Hanno tutti i giornalisti del mondo addosso. Mia figlia non si trova in Venezuela, mi farebbe felice che si trovasse in qualsiasi altro paese ma purtroppo non è così.
- Che ruolo gioca il governo statunitense nella negoziazione?
Loro hanno interesse a non peggiorare la situazione più di quello che è danneggiata. Da poco hanno dimostrato interesse per i sequestrati statunitensi in maniera differente rispetto al passato. Ricordo che fui a parlare con il precedente ambasciatore Usa in Colombia (William Braucher Wood) e le riposte che ricevetti furono molto dure. Mi disse che gli Stati Uniti non avrebbero negoziato con dei terroristi e che per loro gli statunitensi sequestrati erano solo dei malati terminali. Ora per fortuna c’è un nuovo ambasciatore (William Brownsfield) che sembra meno radicale rispetto al suo antecessore e che sembra accettare gli sforzi di Chávez mirati a raggiungere l’accordo umanitario e la liberazione degli ostaggi.
- Molti presidenti latinoamericani hanno manifestato appoggio al presidente Chávez: Correa, Lula, Morales, Kirchner. Pensa che lo scambio possa avvenire fuori dai territori colombiani e venezuelani?
Magari! Perché se a Uribe non interessa, allora spero possa avvenire in qualsiasi altro paese fuori dalla Colombia.
- Seguendo il caso, sono venuto a conoscenza che Lei aveva un viaggio programmato per assistere ad una conferenza a Barcellona il 26 ottobre e che in seguito ha disdetto cancellando il volo. E’ per caso relazionato a una risoluzione della negoziazione e quindi alla possibile liberazione di sua figlia?
Sì, è vero non partirò. Ho cancellato il volo perché non voglio allontanarmi dal paese in questo momento. Sono sicura che da un momento all’altro possa succedere qualsiasi cosa ed io voglio esserci. Mi sentirei malissimo non essere presente perché sto aspettando Ingrid con ansia da troppo tempo.
- Però da circa tre anni e mezzo non ha prove che sua figlia sia ancora in vita. Non ha paura per il suo stato di salute?
No, non ho più paura da quando la senatrice Piedad Córdoba ha recentemente incontrato un comandante delle Farc (Raúl Reyes) rassicurandomi. Mi ha detto che posso stare tranquilla perché Ingrid è viva e sta bene.
- Sono passati cinque anni dal sequestro, è preparata ad un’eventuale liberazione?
Certo, sono a braccia aperte e con tanta voglia di riabbracciarla. Confido in che Dio me la riporti sana e salva. Spero che si possa finalmente raggiungere l’accordo, è una grande speranza che ho.
articolo pubblicato in spagnolo su "La voce d'Italia" del 23 ottobre 2007 (consultabile qui)
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Questi guerrilleri delle FARC son davvero dei terroristi, trafficanti di droga. Noi cittadini colombiani non volemo la loro rapina, nessuno li vuole in questo paese, neanche i contadini, neanche gli indios. Quando capirà l'Europa che questi bastardi sono degli assassini?? La FARC è una peste in questo bel paese della Colombia. Loro non sono salvatori dei poveri. Aperite gli occhi!! Europa è così ingenua!! Con questa razza di "salvatori" perché avere degli enemici!! NON VOLIAMO MAI PIÙ FARC. Sono state un vero incubo da 42 anni!!
sono colombiana anche io vi dico basta con le farc (esercito del popolo.. quale popolo??) noi non li volgiamo..
hanno secuestrato ingrid betancourt e altri 4000 colombiani li tengono in condizioni disumane.. ma come fate a non aprire gli occhi?? sono narcotraficanti, terroristi, delinquenti.. una mia amica è morta quando hanno fatto esplodere una bomba nel Club El Nogal di Bogotà uccidendo altre 70 persone.. la marcia del 4 febbraio ha dimostrato al mondo e sopratutto agli europei che noi in colombia non vvogliamo le FARC.. c'è ancora chi li difende.. perche? non voglio giudicare la Sig.ra Pulecio perchè capisco il suo dolore ma lei per prima ha sempre ataccato il presidente Uribe e difeso la Farc.. date asilo politco a questi "guerriglieri" in europa, in venezuela, in ecuador.. ci fate un favore
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