mercoledì 17 ottobre 2007
L’egemonia unipolare ed il neoliberismo continuano a dominare la regione. La linea divisoria latinoamericana si definisce secondo la relazione con gli Stati Uniti: da una parte i paesi che firmano trattati di libero commercio e dall’altra quelli che puntano all’integrazione regionale e alla costruzione di un mondo bipolare.

Studioso delle profonde trasformazioni politiche in corso in America Latina, Emir Sader, in una intervista a “La Jornada” durante la sua ultima visita a Città del Messico analizza l’attuale situazione del continente.

-Domanda: Da sempre, analizzando le relazioni di potere in America Latina si pone al centro della riflessione il problema della sua relazione con gli Stati Uniti. Senza dubbio negli ultimi dieci anni gli investimenti spagnoli sono cresciuti enormemente nell’area, addirittura superando, in paesi come l’Argentina, quegli statunitensi. Questa nuova realtà ha modificato la relazione con gli Usa? La natura delle relazioni imperiali continua ad essere la stessa a quella degli anni ’60 e ’70?

Emir Sader:La linea che divide l’America Latina continua ad essere definita in base alla relazione con gli Usa, ossia la linea che divide i paesi che stipulano trattati di libero commercio con gli Stati Uniti da quelli che puntano sul processo d’integrazione regionale. Si può dire che ci siano proposte d’integrazione con l’Unione Europea, ma per ora non sono determinanti.

La linea divisoria non è tra sinistra buona e sinistra cattiva, ma tra paesi che hanno firmato TLC con gli USA e quelli che invece hanno puntato sui processi d’integrazione regionale e sulla costruzione di un mondo multipolare. La partecipazione europea è solo complementare. Può convivere tranquillamente tanto con il Mercosur che con l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA).”

Il futuro dell’ALBA

-Domanda: Per quanto riguarda gli accordi di libero commercio con gli Stati Uniti sembra che con l’incontro di Mar de la Plata sia definitivamente tramontato il progetto del ALCA e anzi che da quella riunione gli Usa abbiano cominciato a privilegiare accordi bilaterali con singoli paesi o con piccoli blocchi di paesi. Allo stesso tempo ha cominciato ad avanzare la Alternativa Bolivariana para la América (Alba). Crede che questa abbia un futuro?

Emir Sader: “Proprio così, il progetto del ALCA è stato sconfitto e si è obbligato gli Stati Uniti a cercare di stringere accordi bilaterali. Mar de la Plata è stato solo l’ultimo capitolo della sconfitta Usa, infatti è stato preceduto da molte lotte precedenti e dalla elezione di governi che privilegiano l’integrazione regionale. Gli Stati Uniti si sono trovati costretti a cambiare la loro strategia economica in America Latina.

La via egemonica unipolare ed il neoliberismo continuano a dominare la relazione di forza nel continente. E’ presente in Messico, in Brasile ed in Argentina, che sono i paesi economicamente più forti del continente. C’è anche in Cile, in Colombia ed in Perù, però l’avanzata neoliberista comincia ad incontrare forti ostacoli.

Senza dubbio, infatti, in America Latina si stanno sviluppando esperienze d’integrazione regionale realmente autonome dagli Stati Uniti. Questa è una eccezione al giorno d’oggi. Ci sono paesi che hanno definitivamente con il neoliberismo o che non lo hanno mai adottato. Il cammino dell’ALBA è sorprendente, è un modello di commercio giusto, uno spazio alternativo al neoliberismo, in cui ogni paese da lo che può e riceve quello che necessita. Gli scambi non sono esclusivamente commerciali, non sono dati dal prezzo di mercato, al contrario, per esempio, si scambia educazione con petrolio. Alle relazioni originarie tra Cuba e Venezuela si sono aggiunti paesi come Bolivia, Ecuador e Nicaragua. E’ sorprendente.

Resistenza critica

-Domanda: Questo significa che il modello neoliberista si è esaurito? Quale è il ruolo del movimento popolare del continente in questa nuova situazione?

Emir Sader: “Stiamo vivendo circostanze storiche. La campagna popolare latinoamericana ed il pensamento critico hanno mostrato la loro capacità di resistenza. E’ da riconoscerlo. Pero abbiamo bisogno di confrontarci con i nuovi problemi e non solo con quelli che si è riusciti a superare. Abbiamo sviluppato una grande capacità difensiva, di denuncia, di critica e di polemica, però dobbiamo chiederci ora quanto siamo stati in grado di avanzare nell’elaborazione di alternative. E la risposta non è ancora del tutto positiva.

Il periodo storico che viviamo è contraddittorio. Il capitalismo ha raggiunto la massima estensione delle relazioni commerciali, però allo stesso tempo ha mostrato le sue debolezze strutturali. La sua forza continua ad essere il suo poderoso schema di produzione e la diffusione dello “stile di vita”, un esempio di questo è la grande quantità di giovani poveri di periferia che ambiscono al consumo dei grandi centri commerciali. Od anche come la Cina stia avanzando a ritmi che sembravano un incubo impossibile, ora ogni cinese comincia a comprare un’automobile.

La cosa più difficile da capire dei tempi in cui viviamo è la complessa relazione che esiste tra i limiti del capitalismo contemporaneo ed il ritardo nelle condizioni soggettive per il suo superamento. La capacità decisionale degli stati si è disarticolata, c’è un debilitamento della capacità di rappresentazione politica del mondo del lavoro, si sono indeboliti i presupposti classici della lotta anticapitalista: organizzazioni sociali e politiche, il ruolo delle azioni collettive, la cultura socialista, la funzione del mondo del lavoro. Nella nostra epoca si è indebolita la capacità di riproduzione capitalista e del potere statunitense, però tardano a sorgere nuove forze politiche e blocchi sociali capaci di negare il neoliberismo e superarlo. E soprattutto mancano ancora risposte concrete.”

Il caso del Venezuela

-Domanda: Come valuta la politica estera venezuelana? E’ corretta ad esempio l’alleanza costruita con paesi arabi qualificati fondamentalisti o con la Russia di Putin?

Emir Sader: “Chi non comprende il ruolo preponderante che ha l’egemonia imperiale statunitense commette un grave errore. Le scelte venezuelane devono essere intese nella prospettiva di creare un fronte ampio di resistenza al potere degli USA. Le alleanze instaurate non devono essere viste come la legittimazione di questo o quel regime, ma come parte di una logica che cerca di limitare l’egemonia unipolare degli Stati Uniti. Per di più è necessario capirle come parte di una proposta che cerca di dare una soluzione armoniosa della questione palestinese. Il tema dell’imperialismo è determinante, ed è molto difficile da capire per un europeo.

In tutti i modi la politica estera e la diplomazia venezuelana è da lodare per il suo dinamismo in America Latina, dove ha contribuito in forma determinante al sorgere di processi d’integrazione molto importanti.

-Domanda: I governi di centrosinistra in America Latina stanno uscendo dall’ottica neoliberista?

Emir Sader: “Il continente vive una immensa crisi egemonica. Il blocco tradizionale di forze dominanti ha perso forza, però ancora non è nato un blocco sociale, politico e culturale nuovo, in grado di poter risolvere positivamente la crisi.

Non è una coincidenza che i processi che avanzano e puntano al superamento del neoliberismo hanno origini e fondamenti esterni alle proposte della sinistra tradizionale, come nel caso dei militari nazionalisti o dei movimenti indigeni. La lotta per le risorse naturali ha una forza insospettata.”

Emir Sader è coordinatore del Laboratorio di Politiche pubbliche all'università statale di Rio de Janeiro e membro del Consiglio internazionale del Forum sociale mondiale. Brasiliano attualmente ricopre la carica di segretario al Consiglio Latinoamericano di Scienze Sociali (Clacso), la sua candidatura è stata appoggiata da intellettuali come Noam Chomsky, Adolfo Gilly y Eduardo Galeano.

Fonte: La Jornada

Technorati Tags :


 

di Antonio Pagliula ~ 5:54 AM

HOME PAGE ~ Linka il post ~


0 COMMENTI: