martedì 9 ottobre 2007
Nel referendum popolare in Costarica vince, di stretta misura, il SI al trattato di libero commercio con gli Usa.

Ecco i risultati del referendum che decide le sorti del CAFTA in Costarica. Il SI vince con il 51,6% delle preferenze. Gli osservatori internazionali certificano la trasparenza del voto, anche se di poco (50'000 voti) il trattato di libero commercio con gli Stati Uniti sarà quasi certamente rettificato.

Il popolo del NO, rappresentato il parlamento dal PAC, promette comunque battaglia, per la rettifica legislativa c'è infatti tempo sino all'1 marzo 2008 e sono 13 le leggi obbligatorie, previste dal Cafta, che il Congresso cartaricano deve approvare. IL presidente Arias, con un discorso alla nazione, richiama alla unità del paese.

Le preoccupazioni del fronte del NO al TLC

Le preoccupazioni maggiori legati al Cafta riguardano le grandi asimmetrie tra Costarica e Stati Uniti in praticamente tutti gli aspetti regolati dal trattato di libero commercio e che inclinerebbero pesantemente la bilancia a favore di Washington. L’economia nordamericana è 554 volte maggiore a quella costaricana e l’intera America Centrale rappresenta meno dell’1% del commercio estero USA.

Senza dubbio nel TLC entrambi i paesi vengono messi allo stesso livello e definiti come “ugualmente soci” però di fatto non esistono precauzione né procedimenti per compensare la reale differenza economica. Un esempio del disequilibrio è che gli Usa, per firmare il trattato, non hanno dovuto modificare neanche una lettera delle proprie leggi, mentre il Costarica, in caso di rettificazione dell’accordo, dovrebbe modificare e trasformare diversi aspetti della propria legislazione.

Tra gli aspetti più inquietanti c’è l’apertura delle imprese statali di telecomunicazioni e assicurative alla concorrenza straniera, senza però tenere in conto che questi enti pubblici offrono attualmente servizi di alta qualità ed a basso costo alla popolazione. Il TLC obbliga di fatto ad aprire il mercato locale “senza discriminazioni” anche alle multinazionali straniere della telefonia che affetterebbero enormemente l’impresa statale “Instituto Costarricense de Electricidad” che attualmente opera in questo settore come monopolista.

Altra piaga diffusa dal TLC sarebbe che le leggi che ne conseguirebbero riguardanti la proprietà intellettuale impediranno alla “Caja del Seguro Social” di poter distribuire alle classi più deboli e disagiate della popolazione medicinali generici a bassissimo costo, come invece avviene attualmente in Costarica, stato che offre una copertura sanitaria totale.

Insomma, come avverte il popolo del NO, una rettifica del trattato di libero commercio da parte del Costarica sarebbe come consegnare nelle mani degli Stati Uniti una gallina dalle uova d’oro. “Il Costarica non ha bisogno del TLC per inserirsi nel mercato mondiale” – assicurano gli oppositori che come esempio di negatività del trattato portano Messico e El Salvador, dove in seguito a questi tipi di accordi commerciali si sono persi migliaia di posti di lavoro oltre ad essere diminuite le esportazioni ed i flussi d’inversione straniera che non sia statunitense.

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di Antonio Pagliula ~ 2:33 AM

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1 COMMENTI:

11/10/07 1:15 AM, Anonymous maurizio

Caro Antonio, è notizia di poche ore fa che il Pac non ostacolerà l'iter legislativo delle 13 leggi complementarie al Cafta. Questo significa che il fronte del No è ormai allo sbaraglio e che la ratifica sembra cosa fatta. D'altronde, dopo il voto, l'impressione che si ha è che gli elettori del No (dico la gente comune) abbia accettato il risultato delle urne ed è pronta a voltare pagina. Difficile, insomma, che ci sia marcia indietro.
Ciao, a presto
Maurizio