Domenica 16 dicembre ore 02:15 amEro seduto in caffetteria nell'aereoporto di Città del Messico ed aspettavo ansioso il mio check-in per Panama per fare scalo prima di raggiungere Caracas e il Venezuela. Per ingannare il tempo avevo appena iniziato un libro comprato in edicola poco prima. Leggevo sulla povertà in America Latina e sui motivi di successo/fallimento (francamente poco condivisibili) dei diversi paesi che l'autore argomentava, quando non potevo fare a meno di inbattermi nei discorsi dei tavolini vicini di una sala d'attesa totalmente gremita.
Mi veniva da riflettere così sulla strana integrazione delle caffetterie degli aereoporti, un vero e proprio miscuglio di razze e lingue.
Ridevo ascoltando i discorsi in inglese di un americano (che chiamerò "il gringo") ed un messicano, alimentati da un "six" di birre già consumato che campeggiava sul loro tavolo. La strana coppia, formata da un ranchero (immagino di uno stato del sud Stati Uniti considerando l'accento e l'abbigliamento) e il tipico messicano americanizzato, provava l'approccio con due signore messicane sulla quarantina, che gentilmente declinavano le avances.
La mia attenzione era catturata dai pacchi che costituivano il bagaglio delle due signore su quali albergava il logo "U.S. Department of security". Una delle signore però ad un certo punto si allontana.
Mi distraggo immergendomi nel libro che cercava di spiegare il successo del sistema cileno rispetto al resto dei paesi latinoamericani, quando un altro episodio mi riporta a ciò che accade nei tavoli vicini. Una vecchietta si avvicina alla signora messicana rimasta sola al tavolino:
- "Lei è la signora Maria?"
- "Si, sono io."
- "E' qui con una signora del Chiapas?"
- "Si!"
- "Guardi, mi ha mandato a chiamarla perchè si sente male ed ha appena vomitato in bagno. Corra da lei, io rimango qui a controllarle i bagagli".
A questo punto la storia della signora del Chiapas diventa di pubblico dominio per l'intera sala d'attesa. Il gringo ed il messicano americanizzato si mostrano preoccupati, al tavolo vicino un colombiano, che non perdeva occasione di ricordare le sue origini libanesi, già sentenziava: "Sarà una trafficante di cocaina, per questo si sente male, gli si saranno rotti gli ovuli di coca nello stomaco".
Dopo una buona mezz'ora però i misteri vengono risolti. La signora Maria riaccompagna l'amica del Chiapas al suo tavolino, sta già meglio.
Entrambe erano state appena rimpatriate dagli USA (ecco spiegati i pacchi del Dipartimento di Sicurezza statunitense). Ora erano in aereoporto ed aspettavano i pullman con destino San Cristobal e Puebla rispettivamente.
Avevano tentato l'immigrazione clandestina ma avevano fallito, lavoravano in nero negli States, spedendo dollari alle loro famiglie in Messico. La signora del Chiapas è preoccupata perchè il marito ed il figlio piccolo erano ancora negli USA, ma la polizia gli stava cercando per rimpatriare anche loro.
Intanto già riproggettavano un nuovo viaggio verso la frontiera per tentare di scavalcare il "muro" un'altra volta.
Niente droga quindi, solo l'ennesima storia di immigrazione America Latina-Stati Uniti.
Il gringo, che intanto ebrio aveva acceso il Pc ed intratteneva la sala con la sua musica decisamente di poco gusto, capendo che le signore erano state deportate e dimenticando però il suo precedente tentativo d'approccio fallito, con l'espressione del volto dava ad intendere la totale condivisione per la misura adottata dal suo governo.
La vecchietta che aveva avvertito del malessere della signora invece si lamentava ad alta voce; quando era stata rimpatriata lei la prima volta, 4 anni prima, c'era il programma di rimpatri pilota. "Almeno prima ti rimandavano sino a casa, anche nei paesini, ora invece ti abbandonano all'aereoporto di Città del Messico!". Ed intanto aspettava il suo volo delle 7 am per Tijuana da dove voleva ritentare di raggiungere la famiglia a San Diego.
Nel discorso interviene di nuovo anche il messicano americanizzato, che a sorpresa rivela di venire da Vancouver (Canada), dove era riuscito a sistemarsi con la sua famiglia ed avere successo nel suo settore dopo una breve parentesi in territorio statunitense. Il consiglio era di provare ad emigrare in Canada, "è molto meglio degli USA", ripeteva.
Penso a quante di queste scene avvengano negli aereoporti messicani, storie di rimpatri, sogni d'avvenire migliori ed incubi di fallimento.
Dal 1° gennaio 2008 il Nafta (trattato di libero commercio tra Usa, Messico e Canada) sarà implementato dall'entrata in vigore di nuove regole per la libera circolazione di merci e prodotti, le persone però ancora non godono di questa libertà, anzi, le frontiere vengono rafforzate da costosissimi "muri", e la campagna elettorale statunitense è basata sui temi della lotta all'immigrazione e della politica dei rimpatri. Il governo messicano intanto non fa nulla per risolvere il problema, pensa ai presunti benefici degli investimenti statunitensi nel paese e dimentica i suoi cittadini che come unica speranza di miglioramento hanno unicamente l'emigrazione. Il tutto mentre l'agricoltura interna vacilla sempre più, sotto i duri colpi delle importazione dagli Stati Uniti che invece la tutelano con forti sussidi.
La signora del Chiapas intanto mi continua a parlare delle umiliazioni che ha subito durante il rimpatrio e del comportamento "poco rispettoso" della polizia statunitense.
Uno svedese si è aggiunto al tavolo del gringo dove si continua a bere "cerveza", cinque centroamericani mangiano tacos ed un asiatico naviga col wireless sul suo pc.
Storie di globalizzazione, di "libera" circolazione di persone all'aereoporto del DF che in alcuni casi non è poi tanto libera come si tende a pensare.
Io richiudo il mio libro, sono le 5:00 am, il Boca Juniors ha appena pareggiato. Sono 1 a 1 con il Milan nella finale di coppa Intercontinentale (anche se non si chiama più così). Gli argentini presenti festeggiano.
Mi dirigo a fare il Check-in, Caracas mi aspetta.
P.S. Il Milan ha poi vinto la Coppa battendo il Boca per 4 a 2.
pare che le storie si ripetano mentre il contesto vada peggiorando. Questioni di soldi, nazionalità, burocrazie... gli USA si dimostrano il solito delirio e invece di risolvere i problemi creano "barriere" (metaforiche e non).
Fai buon viaggio, un abbraccione
ps. poracci gli argentini a fine partita... :(
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