venerdì 7 dicembre 2007
Il presidente boliviano ha annunciato un referendum revocatorio che mette nelle mani del popolo il suo mandato da presidente e quello dei governatori delle nove province.

Morales ha motivato la decisione facendo riferimento all’importanza di far uscire il paese dall’attuale situazione, dove, in seguito alle difficoltà dell’Assemblea Costituente, l’opposizione ha messo in subbuglio il paese tentando di sabotare l’attuale governo. Lo stesso presidente ha espresso dissenso nei confronti di questa opposizione che “al posto di proporre idee che contribuiscano al processo di cambio della Bolivia, o di provare a risolvere i problemi sociali, solo si oppone alla nazionalizzazione degli idrocarburi e alla lotta contro la corruzione”.

Proprio questo atteggiamento, al limite della legalità, ha fatto entrare in crisi il processo costituzionale in mano alla Assemblea Costituente che entro il mese di dicembre doveva consegnare al paese una nuova Costituzione.

L’ultima goccia è stata la decisione dei governatori di Santa Cruz, Tarija, Beni e Cochabamba, tutti oppositori di Evo, di presentarsi negli Usa davanti alla OEA (Organización de los Estados Americanos) e alle Nazioni Unite per denunciare l’operato “illigale” del presidente boliviano, accusato di attentare alla democrazia. Sempre in queste quattro regioni poi circa 350 persone hanno messo in atto uno sciopero della fame per fermare l’Assemblea Costituente, senza dimenticare i tre morti in seguito agli scontri della città di Sucre.

Questa congiuntura del paese ha spinto Morales a indire un referendum revocatorio in cui sarà il popolo boliviano a decidere se il presidente dovrà continuare il suo mandato o tornare a casa. Il referendum coinvolgerà anche tutti e nove i governatori delle provincie. Una scelta sicuramente coraggiosa ma che dimostra il carattere democratico che sta intraprendendo la Bolivia di Evo.

Morales ha infatti affermato: “Saranno gli elettori a revocare o a ratificare il mio mandato e quello dei governatori, perché attualmente nel paese ci sono gruppi che organizzano e creano violenza. Questa mia scelta è la più democratica possibile, serve a evitare la violenza tra boliviani”.

Anche i governatori delle provincie (in maggioranza oppositori di Morales) hanno accettato lo strumento del referendum, che secondo le parole del presidente sarà fissato al più presto.

Se il popolo non mi vorrà più come presidente, non c’è problema, sono un democratico. Il popolo dirà chi rimane e chi dovrà abbandonare. E’una scelta necessaria per impulsare il processo di cambio nel paese, allo stesso modo della nuova Costituzione, sulla quale sarà lo stesso popolo a pronunciarsi”.

Il referendum secondo Morales rimane quindi come l’unica maniera di testare se i boliviani appoggiano il processo di cambio in atto dall’attuale governo o se preferiscono tornare nelle mani della opposizione conservatrice che con metodi leciti, ma più spesso illeciti, vuole fare fuori il presidente “indio”.

La decisione di Evo Morales deve portare a riflettere sul carattere democratico, di cui molti dubitavano, del processo di trasformazione in atto in Bolivia.

A proposito riporto il pensiero di Maurizio Campisi che sul suo blog scrive:

“Ancora una volta, grazie al meccanismo del referendum, si ha un segnale positivo per le democrazie latinoamericane. Da segnalare come di questo strumento popolare se ne siano ben guardati tutti i governi conservatori che per tempo immemorabile hanno diretto le sorti dei paesi dell’America Latina riempiendosi la bocca di diritti e grandi dichiarazioni di democrazia. Alla luce di quanto avviene oggi – e non parlo solo di Venezuela e Bolivia, ma anche di un governo centrista come quello del Costa Rica - dovremmo quindi rivedere un poco il concetto di democrazia che si è usato, credo con molta disinvoltura, nella storia recente e non del subcontinente.”

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di Antonio Pagliula ~ 8:19 AM

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3 COMMENTI:

7/12/07 10:02 AM, Anonymous Gabriella

Una scelta estrema e molto coraggiosa! Credo che di fronte a queste scelte ESTREMAMENTE democratiche, dovremmo riflettere molto, soprattutto noi abitanti dei paesi occidentali e "democratici". D'altra parte c'è da dire che quando si combatte una battaglia per cambiare uno stato di cose democraticamente, si deve porre all'attenzione del paese che nulla si può fare senza una reale volontà della maggioranza. Non bastano le riforme di governo, è necessario che in quelle riforme la maggioranza delle persone si riconosca pienamente. Se non è così, meglio lasciare il governo.
Bravo Evo!

 

7/12/07 9:35 PM, Anonymous ormazad

Mi par di capire che anche Evo vuol diventare l'Unto del Signore via mandato popolare .
strano che le stesse azioni siano " lotta politica democratica " se fatta da alcuni e " mettere in subbuglio il paese " se fatta da altri .

 

7/12/07 9:57 PM, Blogger RiGiTaN's

bravo morales. è la democrazia popolare che serve in america latina. e per ora stanno facendo passi avanti.

http://blog.libero.it/rigitans