Importanti novità arrivano dalla Colombia. In un operazione militare dell’esercito vengono rinvenuti importanti documenti che provano la vita degli ostaggi in mano alle Farc. In particolare sono i video, datati 23 e 24 ottobre, a fare notizia. Appaiono Ingrid Betancourt, i tre ostaggi statunitensi, e altri politici e soldati colombiani da tempo in mano alle Forze Armate Rivoluzionare Colombiane. Tutti gli ostaggi appaiono in pessime condizioni ma ancora integri ed in vita. La notizia è che i video erano destinati alla senatrice Piedad Cordoba che aveva il compito di consegnarli in mano al presidente venezuelano Hugo Chávez, come testimonia anche il ritrovamento di una lettera scritta dal tenente delle Farc Raimundo Malagón e diretta al mandatario venezuelano.Solo una settimana fa però il presidente colombiano Alvaro Uribe aveva interrotto la negoziazione, iniziata in agosto, e guidata dallo stesso Chávez che come obiettivo doveva portare alla liberazione di tutti gli ostaggi attraverso uno scambio umanitario. L’intolleranza di Uribe, che accusò il presidente venezuelano di interferire nelle questioni interne colombiane, ha spento definitivamente le speranza di una risoluzione. Per Uribe infatti Chávez aveva spettacolarizzato lo scambio umanitario senza aver realmente contribuito nella mediazione.
La decisione aveva mandato su tutte le furie Chávez e, con lui, le famiglie dei sequestrati che ritenevano finalmente vicino il giorno in cui avrebbero riabbracciato i propri cari. Chávez reazionò annunciando il taglio dei rapporti diplomatici con la Colombia “finché il sig. Uribe sarà presidente”.
Una scelta decisamente non felicissima ed una sconfitta di fatto per entrambi i paesi. Per la Colombia infatti il Venezuela è il secondo partner commerciale (+60% gli scambi rispetto al 2006) ed il paese preferito dai commerci dei suoi imprenditori, per il Venezuela invece la Colombia rappresenta la fonte principale di materie prime a basso costo (grazie agli accordi bilaterali) che permetteva per quanto possibile il controllo inflazionistico.
Fatto sta che lo stop alla negoziazione avveniva a 10 giorni dal referendum costituzionale in Venezuela, forse suggerito e sostenuto dal governo statunitense di cui il presidente Uribe è realmente l’unico fedele alleato nella regione sudamericana, con l’unico scopo di gettare fango sulla figura di Chávez, ritenuto colpevole di voler legittimare l’operato del gruppo terroristico delle Farc nel territorio Colombiano. Lo scambio umanitario, che non era mai stato così vicino, avrebbe infatti dato troppa pubblicità positiva al presidente venezuelano, soprattutto a livello internazionale, e il suo coinvolgimento nella negoziazione, con un ruolo da protagonista, avrebbe di fatto impedito o limitato il tentativo attualmente in atto di interferire e boicottare il processo elettorale venezuelano da parte della CIA, dovuto anche all’appoggio che avevano ricevuto la senatrice colombiana Cordoba e Chávez da molti governi europei e latinoamericani.
Oggi però è arrivata ufficialmente la conferma del buon operato di Chávez nella negoziazione con le FARC. Le accuse rivoltegli da Uribe vengono meno. Le prove di vita degli ostaggi sono infatti arrivate prima della fine dell’anno così come promesso ed i video dimostrano la volontà da parte delle Farc di negoziare e la fiducia che riponevano in Chávez e Piedad Cordoba.
Altrettanto evidente è l’atteggiamento del presidente colombiano e la sua totale mancanza di volontà per il raggiungimento della liberazione degli ostaggi, che l’arresto nella nottata dei tre elementi affiliati alle Farc (di cui due donne) conferma. Le Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane infatti non accettano, né accetteranno il dialogo con Uribe. L’uscita di scena di Chávez di fatto fa saltare lo scambio tra ostaggi e terroristi.
Chávez aveva dimostrato di fatto di essere l’unica figura in grado di negoziare con le Farc, tant’è che anche il presidente francese Sarkozy aveva appoggiato la trattativa. Tutte le famiglie degli ostaggi credevano e confidavano in questa gestione, soprattutto conoscendo la mancanza di disponibilità verso la negoziazione di Uribe (per conferma consiglio la lettura dell’intervista a Yolanda Pulecio rilasciata a VeroSudamerica lo scorso mese).
Tutti i famigliari uniti ora chiedono che rivenga affidata a Chávez la trattativa, vista la conferma che la sua mediazione cominciava a dare evidenti frutti. Difficile però che Uribe faccia un passo indietro, soprattutto dopo gli arresti di ieri e le dichiarazioni successive, nelle quali chiedeva una improbabile liberazione unilaterale degli ostaggi. Anche gli Stati Uniti non vogliono più Chávez nella gestione della trattativa perché un possibile successo sarebbe una grande vittoria a livello mediatico del presidente venezuelano, l’ennesima e troppo vicina alla scontata conferma che otterrà nel referendum costituzionale. Due vittorie ravvicinate che gli Stati Uniti hanno voluto evitare di riconoscere con l’aiuto del fedele Uribe, dimostrando totale indifferenza nei confronti delle vite degli ostaggi.
Alla buona notizia, quindi, della dimostrazione di vita della Betancourt e degli altri sequestrati si affianca la pessima sensazione circa la loro liberazione, che poteva essere molto vicina ma che oggi è più che mai lontana.
Alleanza Usa-Colombia anti Chávez?
L’attitudine ostruzionistica targata Stati Uniti è avallata anche dalle dichiarazioni dell’avvocata statunitense Eva Golinger, che denuncia l’ambasciata degli Usa in Venezuela, colpevole di involucrare la Colombia nei suoi piani anti-Venezuelani e che ne approfitterebbe per appoggiare una possibile aggressione militare post-referendum costituzionale. Secondo l’indagine della Golinger il governo di Washington avrebbe rafforzato le sue forze speciali e le sue basi militari in Colombia al confine con il Venezuela. Si tratterebbe della conferma del “plan tenaza”, smascherato nei giorni scorsi (vedi qui) e che consisterebbe nell’attuazione di un golpe ai danni del governo Chávez, attraverso la generazione di un clima di ingovernabilità e il non riconoscimento dei risultati elettorali che permetterebbero un’insurrezione armata e l’intervento delle forze statunitensi in Venezuela.
Per approfondire leggi anche:
- La CNN chiede scusa a Chávez per l'errore;
- Referendum costituzionale: sondaggi elettorali contrastanti;
- Alleanza Usa-Colombia anti Chávez.
Etichette: Betancourt, Chávez, Colombia, Farc, Stati Uniti, Uribe
è sempre la stessa storia.
Gli Usa parlano di mancanza di democrazia e poi sono i primi a distruggere la democrazia non accettando il risultato delle urne e l'autodeterminazione del popolo venezuelano. una vergogna
chavez vincerà anche stavolta, ed il popolo è con lui e sarà pronto a difenderlo come nel 2002.
che pena per la Betancourt e gli altri ostaggi.
Per quanto riguarda il referendum in Venezuela sembra una elezione.Sembra che se vincesse il no chavez lasci la presidenza.
non è così in caso fosse respinto il referendum chavez avrebbe comunque 5 anni di presidenza.
p.s. cmq la vittoria del si è scontata, 60%
Le FARC, per quanto si possano non condividere i loro metodi di lotta, NON SONO UN GRUPPO TERRORISTICO, bensì un gruppo di lotta armata. E' importante non cadere in questa trappola, non ci sono prove certe del coinvolgimento delle FARC in nessun attentato di carattere terroristico, anzi molti i vari governi fantocci colombiani se li sono fatti da soli. E' una mistificazione volontaria da parte degli USA tacciarle di terrorismo, così come fanno col PKK etc.














