lunedì 30 aprile 2007
Il governo venezuelano firma un accordo con la maggior parte delle multinazionali petrolifere straniere della regione di Orinoco, 11 su 13 cedono il controllo dei pozzi petroliferi.

Nuovo passo in avanti di Hugo Chávez e del Venezuela verso l’obiettivo di riportare sotto il controllo statale l’industria petrolifera. Nei giorni scorsi infatti è stato trovato l’accordo con 11 delle 13 multinazionali che estraggono crudo nella falda petrolifera di Orinoco. Solo due imprese, la statunitense Conoco-Philips e l’italiana ENI, si sono negate di sottoscrivere il documento che permetterà allo stato venezuelano di prendere ufficialmente il controllo operativo dei pozzi dal prossimo 1° maggio. Tra le multinazionali che invece hanno trovato un accordo con il governo venezuelano ci sono Total, Chevron-Texaco, CNPC, Petrochina, StatOil e BP che hanno accettato di formare, in qualità di soci minoritari, imprese miste con lo Stato del Venezuela.

Gli accordi entreranno in funzione per la fine di giugno, il 1° maggio però, in concomitanza con la festa dei lavoratori, avrà luogo un grande atto politico con la partecipazione dello stesso Hugo Chávez.

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di Antonio Pagliula ~ 11:10 AM

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E’ uscito nelle sale cinematografiche italiane il film “Cuando la verdad despierta - La sottile linea della verita” per la regia di Angelo Rizzo, tratto da una storia vera, quella di Fabio Di Celmo, un giovane italiano che mori' all'Avana nel 1997 a causa di un'esplosione all'hotel Copacabana. Il film e' incentrato sulla triste estate di attentati anticastristi che sconvolsero Cuba, con la straordinaria partecipazione di Fidel Castro nel ruolo di se' stesso.

Cuando la verdad despiertaQuasi una coincidenza, però esce finalmente nelle sale italiane, dopo essere stato presentato in anteprima mondiale al festival di Berlino, il film che narra degli attentati terroristici contro Cuba. Quasi una coincidenza perché l’autore di questi attentati, Posada Carriles, è tornato d’attualità proprio nei giorni scorsi per essere tornato in libertà negli Stati Uniti (clikka qui per firmarne l'appello contro la liberazione).

Nel film, al culmine del "Periodo Speciale" di Cuba, un ex agente della CIA, fa rivelazioni scioccanti, confessando una serie di attentati che terrorizzarono Cuba durante gli anni '90. Tra ritmi salsa, mare e colori dell'Avana, una giovane coppia innamorata viene coinvolta nella dinamica di un piano orchestrato che muove da Washington al Guatemala, al Salvador fino a Cuba. Un piano che nulla a che vedere con le loro vite ma che le attraversa in maniera dirompente. Anche la "Isla Grande" dunque ha avuto un proprio 11 settembre ed un proprio Bin Laden: si chiama Luis Posada Carriles, ha legami di vecchia data con la Cia ed e' stato condannato in Venezuela per l'attentato del 1976 contro l'aereo di linea cubano in cui persero la vita 73 persone. Evaso dopo otto anni, fu condannato nel 2000 a Panama per un tentativo fallito di uccidere Castro e graziato quattro anni piu' tardi. L'Avana lo ritiene responsabile anche degli attentati del 1997 compiuti in famosi luoghi turistici dell'isola, in uno dei quali mori' appunto il giovane Fabio di Celmo.

Nel 2005 Posada e' riuscito ad entrare illegalmente negli Stati Uniti dove e' stato arrestato con l'accusa di immigrazione clandestina, e la settimana scorsa e' tornato in liberta' su cauzione. Racconta Angelo Rizzo: "nel giugno del 2005 il materiale raccolto era notevole. Mi recai all'Avana in occasione del Congresso contro il terrorismo a cui partecipavano circa 60 Paesi. L'incontro si svolgeva presso il Palazzo del Congresso. Riuscii ad incontrare per pochi attimi Fidel Castro mentre saliva sul palco per il suo discorso. Gli dissi solo poche parole: vorrei realizzare un film su questo tema…. Consegnai la sceneggiatura al suo segretario personale. Prima della mia partenza per l'Italia, fui convocato presso il Ministero degli Interni e ricevuto dal ministro Furri: mi venne confermato ufficialmente che avrei avuto pieno appoggio dal Governo e dallo stesso Ministero degli Interni".

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di Antonio Pagliula ~ 10:54 AM

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Venezuela, Bolivia, Nicaragua e Cuba hanno celebrato il primo vertice della "Alternativa Bolivariana para las Américas" (ALBA), iniziativa promossa dal presidente venezuelano, Hugo Chávez, che si pone come obiettivo una "vera integrazione" economica, politica e sociale per l'America Latina ed i Caraibi.



L’Alba è il primo sforzo storico di costruzione di un progetto globale latinoamericano” ha detto Chávez, che poi ha continuato: “Il principio basico dell’Alba è la solidarietà tra i popoli senza nazionalismo egoista e politiche restrittive che possano ostacolare l’obiettivo di costruire una patria grande”.


 

di Antonio Pagliula ~ 10:05 AM

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giovedì 26 aprile 2007
Il Congresso ha dichiarato incostituzionali le leggi di “obediencia debida” e “punto final” ed un tribunale federale ha finalmente annullato anche l’indulto concesso nel 1989 da Carlos Menem alla giunta golpista.

Videla Massera genocidioFinalmente scatteranno le condanne all’ergastolo per Videla e Massera. Si potrà fare giustizia sui crimini commessi negli anni bui della dittatura argentina. La camera federale penale di Buenos Aires infatti ha annullato la grazia concessa dall'ex presidente Carlos Menem ai capi della dittatura militare (1976-1983). Secondo i giudici della corte il provvedimento è incostituzionale. "Gli atti illeciti condotti all'interno del sistema clandestino di repressione messo in piedi dalla dittatura" si legge nella sentenza di annullamento "non possono essere amnistiati". I componenti della giunta militare dovranno pertanto scontare una pena che va da un minimo di venti anni al carcere a vita.

Intanto la giustizia continua a fare il suo corso. La magistratura argentina infatti ha disposto il rinvio a giudizio dell'ultimo presidente della dittatura, Reynaldo Bignone, e di sei altri alti esponenti di quell’epoca nell'ambito di un processo riguardante la sottrazione di neonati a detenute uccise e fatte poi scomparire. Lo ha riportato l'agenzia di stampa statale Telam.

Gli imputati, ha precisato la magistratura, furono i protagonisti "di una manovra criminale scrupolosamente progettata e per la quale ancora oggi sono considerate 'desaparecidos' almeno 200 persone".

Per approfondire consiglio:
- Desaparecidos: corte italiana condanna cinque argentini;
- Argentina 24 marzo 1976: golpe militare. Nuovi documenti confermano l’appoggio USA.

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di Antonio Pagliula ~ 11:43 PM

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L’assemblea del Distrito Federal depenalizza l’interruzione di gravidanza. Grande risultato per lo stato della capitale messicana che si dimostra progressista e laico nonostante le pressioni contro la proposta di legge da parte del governo centrale e della Chiesa.

aborto legaleCon 46 voti a favore e 19 contrari l’organo legislativo della capitale, Mexico DF, depenalizza l’aborto. A nulla sono valse le pressioni del governo Calderón, contrario alla legge, e soprattutto la pressione, pesantissima, della Chiesa Cattolica. Addirittura Papa Ratzinger in persona era intervenuto pochi giorni fa manifestando il suo appoggio nei confronti dei vescovi messicani nella loro anacronistica crociata contro l’aborto legale. Il distretto di Città del Messico però non ha ceduto, e anche grazie alla maggioranza di sinistra PDR attualmente all’opposizione nel paese, si dimostra l’eccezione progressista, laica e proiettata nel futuro di un Messico tornato conservatore ed ultracattolico.

Finalmente un passo in avanti quindi e il Distrito Federal si aggiunge a Cuba, Portorico e Guyana, unici paesi latinoamericani sinora a non criminalizzare l’interruzione di gravidanza. La capitale messicana si era già distinta qualche mese fa essendo il primo distretto messicano ad approvare la “civilissima” “ley de convivencia”, con la quale si permettevano e trovavano il giusto riscontro legale le unioni civili omosessuali e non.

Pessima invece la figura fatta dal governo Calderón, sempre più ipocrita, e soprattutto della Chiesa, dimostratasi per l’ennesima volta retrodata e anacronistica, addirittura minacciando di scomunica i deputati che avessero votato contro la depenalizzazione dell’aborto. La sentenza ecclesiastica tuonava: “Coloro che collaboreranno in favore dell’aborto, ed in particolare i candidati che lo approveranno, riceveranno la pena della scomunica”.

Per fortuna però la legge ha ricevuto lo stesso la giusta approvazione nell’Assemblea legislativa e permetterà di interrompere una gravidanza nelle prime 12 settimane senza che questo venga considerato un omicidio. Tutto il Messico, ma anche l’intera America Latina avrebbe bisogno di una legge simile visto e considerato che solo nella capitale di Città del Messico sono migliaia le donne che perdono la vita ogni anno a causa di aborti clandestini e non assistiti.

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di Antonio Pagliula ~ 7:39 PM

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martedì 24 aprile 2007
Il movimento dei Paesi Non-Allineati reitera il suo completo appoggio alla richiesta di estradizione da parte del Venezuela nei confronti del governo degli Stati Uniti di Luis Posada Carriles.

MOVIMIENTO DE PAÍSES NO ALINEADOSI 118 paesi che compongono il movimento dei paesi non allineati hanno ricevuto con grande preoccupazione la notizia divulgata dai media internazionali circa la liberazione su cauzione, decisa dal Tribunale statunitense, del noto terrorista internazionale Luis Posada Carriles. Come è noto ai più, Posada Carriles è responsabile di numerosi atti terroristici nei confronti di Cuba ed altri paesi, incluso l’attacco terroristico contro un aereonave della “Cubana de Aviación” nell’ottobre 1976, che provocò la morte di 73 civili innocenti di differenti nazionalità e per il quale il Venezuela ha sollecitato l’estradizione al governo degli Stati Uniti. Nonostante questo, Carriles è stato in prigione in territorio statunitense esclusivamente per una semplice violazione delle leggi sull’immigrazione, omettendo la richiesta fatta dal governo venezuelano.

Il movimento dei Non Allineati riafferma la sua condanna energica ed inequivocabile nei confronti del terrorismo, in tutte le sue forme e manifestazioni, ma anche nei confronti di tutti gli atti, i metodi e le pratiche di terrorismo indipendentemente dal paese in quale sono commessi. Il movimento per questo invita ancora una volta tutti gli Stati, in conformità alla Carta delle Nazioni Unite, affinché siano compiute tutti i doveri per combattere il terrorismo, in virtù del diritto internazionale e del diritto umanitario internazionale, giudicando ed eventualmente estradando tutti gli autori di atti terroristici, impedendo in questo modo che si organizzino, si istighino o si finanzino questi atti contro altri Stati, dall’interno o dall’esterno dei propri territori o mediante organizzazioni che operano nei propri territori, astenendosi dall’organizzare e istigare atti di terrorismo nei territori di altri Stati, di contribuire a tali atti, di finanziarli e di parteciparvi, astenendosi dal permettere l’uso dei propri territori per attività di pianificazione, preparazione o finanziamento di questi atti, astenendosi anche dal somministrare armi o strumenti che potrebbero essere utilizzate in questi eventuali atti terroristici.

Il Movimento per questo chiede a tutti gli Stati che si astengano dal dare appoggio politico, diplomatico, morale o materiale al terrorismo, ed in questo contesto invita tutti gli Stati, in conformità a quanto previsto dalla Carta delle Nazioni Uniti e dal diritto internazionale, a garantire che gli autori, gli organizzatori e i patrocinatori di atti terroristici non utilizzino in modo illegittimo la loro condizione di rifugiati o qualsiasi altra condizione giuridica, e che non riconoscano le loro rivendicazioni a motivazioni politiche come causa per negare l’estradizione.

Come da precedenti accordi tra i capi di stato e governi del Movimento dei Paesi Non Allineati durante il 14° vertice realizzato a L’Avana nel settembre 2006, l’intero Movimento reitera il suo appoggio alla richiesta di estradizione venezuelana nei confronti del governo degli Stati Uniti per presentare di fronte alla giustizia Luis Posada Carriles.


MOVIMIENTO DE PAÍSES NO ALINEADOS
New York, 20 aprile 2007


 

di Antonio Pagliula ~ 12:29 AM

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sabato 21 aprile 2007
Per mettere fine alla eccessiva relatività con cui gli Stati Uniti d'America applicano ed usano a convenienza la parola terrorista, firmiamo tutti quest'appello contro la liberazione di Posada Carriles.


carriles bushCome già sapete e come ho scritto nel mio ultimo post, il terrorista internazionale ex agente CIA Posada Carriles è da poco tornato in libertà negli Stati Uniti. A Carriles sono stati attribuiti numerosi atti terroristici, spesso documentati, e di cui lo stesso Carriles si è sempre vantato. In uno morì anche nel 1997 un cittadino italiano, Fabio Di Celmo. Carriles mandante di quell’attentato ne ha pubblicamente rivendicato la paternità e nonostante questo continua a godere negli USA di ampie protezioni politiche non rispondendo dei suoi crimini.

Proprio il padre di Fabio, venuto a conoscenza della liberazione dell'omicida del figlio si è dimostrato indignato. "E' una burla all'umanità. Non c'è giustizia negli Usa che pretendono di dominare il mondo", ha detto Giustino di Celmo.

Effettivamente la liberazione di Carriles sembra rientrare in copione già scritto, il terrorista infatti sarà processato negli Usa esclusivamente per aver violato le leggi sull'immigrazione. Gli Stati Uniti hanno sempre respinto la richiesta di estradizione di Cuba e Venezuela, alle quali proprio in queste ore si è aggiunta anche la richiesta di estradizione del Nicaragua.

Per approfondire e capire meglio la figura di Carriles, ecco qualche link:

- Il terrorista internazionale Carriles torna in libertà, un post in cui si dimostra che anche la FBI è a conoscenza della colpevolezza di Carriles;

- Posada Carriles, Wikipedia in inglese ed in spagnolo;

- Siamo tutti Fabio di Celmo, di G. Carotenuto;

- Firmiamo contro la liberazione di Posada Carriles, di M.Campisi;

- "Terroristi in libertà, antiterroristi in prigione", di Come Don Chisciotte;

- "Cuando la verdad despierta", del blog Vivere Cuba, che racconta l'uscita ignorata dalla maggioranza dei media del film, diretto da Angelo Rizzo, che racconta gli attentati di Luis Posada Carriles, a Cuba, nel 1997, in cui perse la vita l'italiano Fabio di Celmo.


 

di Antonio Pagliula ~ 11:34 AM

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giovedì 19 aprile 2007
Sotto cauzione Posada Carriles è tornato in libertà negli Stati Uniti.

Un pericoloso terrorista internazionale ora è di nuovo libero. E' bastato pagare una cauzione per far tornare a piede libero un ex agente CIA accusato di essere l'autore di numerosi attentati organizzati in giro per tutta l'America Latina. In uno di questi nel 1997, a Cuba, morì il turista l'italiano Fabio di Celmo. Attualmente Carriles era in carcere negli Usa con l'accusa di essere entrato illegalmente negli Stati Uniti, purtroppo però, questa figura nera della storia latinoamericana, non è mai stato processato per i suoi terribili crimini.

Carriles ha pagato una cauzione di 350mila dollari e accettato il braccialetto elettronica anti-fuga

Tra le sue peggiori azioni sicuramente si deve ricordare l’attentato dinamitardo contro il volo 455 tra Barbados e Cuba che il 6 ottobre del 1976 fece ben 73 vittime. Posada Carriles, così come Orlando Bosch (altra losca figura) sono stati chiaramente riconosciuti come i principali organizzatori e menti del brutale attentato. A confermarlo anche un documento declassificato della FBI che individua sia Carriles che Bosch come gli autori della bomba poi fatta esplodere sull'aereo cubano. Ecco il documento (clikkare per ingrandire):



Testo in inglese: "[a confidential source] all but admitted that Posada and [Orlando] Bosch had engineered the bombing of the airline."]

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di Antonio Pagliula ~ 6:51 PM

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mercoledì 18 aprile 2007
Dopo l’importante risultato del referendum sulla Costituente, che ha visto un vero e proprio plebiscito per il si con l’81,7% dei voti, arriva anche l’importante annuncio di Correa che dichiara saldato il debito ecuadoriano verso il FMI.

correaA pochi giorni di distanza da Chávez in Venezuela, anche Correa in Ecuador annuncia di aver cancellato totalmente il debito con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale. “Giovedì abbiamo saldato l’ultima rata di debito pendente nei confronti del FMI, circa 9 milioni di dollari. Finalmente siamo indipendenti da questa burocrazia internazionale”. Il presidente ecuadoriano poi ha anche aggiunto: “Non saremo costretti a sottostare più ai ricatti del FMI”.

L’Ecuador si aggrega quindi a paesi come Venezuela, Brasile, Argentina ed Uruguay, che già in precedenza si erano resi indipendenti nei confronti di questa istituzione economia internazionale. Purtroppo questa notizia, così come quella di solo qualche giorno fa, non ha trovato il giusto risalto nei media italiani ed europei, invece ritengo siano assolutamente da sottolineare le conseguenze previste: tutti i paesi sudamericani attualmente indipendenti dal FMI renderanno, infatti, le proprie economie decisamente più libere di operare rispetto a prima quando proprio il FMI faceva spesso sentire il suo forte peso nelle decisioni politico-monetarie degli stati sovrani.

Ancora più importante poi sarebbe sottolineare il fatto che la tanto aspirata indipendenza dal FMI e dalla BM per queste nazioni coincida ad un altro evento storico per l’intero continente: la creazione della Banca del Sud è infatti sempre più una realtà. Questa Banca in pratica permetterà una concessione dei prestiti specializzata e più equa, che finalmente non risentirà dell’influenza politica e del peso dei ricatti invece abituali nei rapporti con BM e FMI.

Netta ripresa d’immagine quindi in quest’ultimo fine settimana per Rafael Correa che in pochi giorni ha annunciato il pagamento dell’ultima rata di debito al FMI ed ha ottenuto una vittoria plebiscitaria al referendum per l’assemblea costituente. Nonostante le tensioni dei giorni scorsi e la forte opposizione parlamentare, infatti, ben l’81,7% degli ecuadoriani ha votato a favore della Costituente, che, come promesso dallo stesso Correa in campagna elettorale, consentirà la nomina dei membri che poi in Assemblea Costituente provvederanno a riscrivere la costituzione ed a riorganizzare i tre poteri dello stato.

Fortissimo si è dimostrato l’appoggio popolare di cui gode il presidente ecuadoriano, che dopo i positivi risultati del referendum è subito partito per l’isola Margarita dove parteciperà al vertice energetico latinoamericano. Correa discuterà in particolare con Chávez sui dettagli riguardanti l’accordo già raggiunto con il Venezuela, che prevede la costruzione di raffinerie in Ecuador e l’aiuto venezuelano per la raffinazione del petrolio ecuadoriano. Questi accordi metteranno fine quindi all’assurda situazione attuale in cui un paese produttore di petrolio come l’Ecuador si vedeva costretto a ricomprare il proprio petrolio raffinato a prezzi esorbitanti.

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di Antonio Pagliula ~ 12:25 AM

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domenica 15 aprile 2007
Durante la commemorazione del quinto anniversario della risposta popolare al golpe tentato contro lo Stato venezuelano nell’aprile 2002, Chávez ha annunciato che giovedì scorso il Venezuela ha pagato l’ultima rata di debito pendente nei confronti della Banca Mondiale

Il presidente venezuelano ha annunciato così la notizia venerdì: “Ieri abbiamo pagato l’ultima quota del nostro debito verso la Banca Mondiale”. L’attesa notizia è stata data nelle vicinanze del Palazzo “Miraflores”, nel centro di Caracas, durante la commemorazione della rivolta civica militare che restituì l’ordine costituzionale al Venezuela, dopo il golpe di Stato dell’aprile 2002, durato, per fortuna, solo 47 ore. “Con quest’ultima rata alla Banca Mondiale il debito venezuelano che nel 1998 ammontava a quasi 3mila milioni di dollari ora è stato cancellato. Si può dire che oggi non abbiamo più neanche un centesimo di debito nei confronti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale”- sono state le parole di Chávez.

“Abbiamo trasformato il Venezuela, da un paese profondamente indebitato e schiavo delle istituzioni economiche mondiali, ad un modesto ma importante centro finanziario, di appoggio ad altri paesi e ad altri popoli. Sono molto felice ad esempio che il Venezuela abbia potuto aiutare anche l’Argentina a liberarsi del debito con il FMI”, ha aggiunto il presidente venezuelano.

Il Venezuela ora si aggiunge agli atri paesi latinoamericani che negli ultimi hanno sono riusciti a ripagare i debiti nei confronti della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale. In precedenza c’erano già riusciti Brasile, Argentina ed Uruguay.

Chávez nell’occasione non ha comunque fatto mancare le accuse a G. W. Bush sostenendo, proprio nell’anniversario del golpe subito nel 2002, il fondamentale ruolo assunto dagli Stati Uniti. “Il golpe è stato organizzato, finanziato e diretto da Washington, oltre che da una parte dell’esercito, dalla Chiesa cattolica, dai media privati e dall’opposizione”.

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di Antonio Pagliula ~ 7:02 PM

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Il Brasile ha annunciato sabato che entrerà a far parte, come membro ufficiale, alla Banca del Sud, organismo finanziario regionale la cui creazione è stata proposta dal presidente del Venezuela, Hugo Chávez. L'istituzione può già contare sull’adesione di Bolivia, Venezuela, Ecuador e Argentina.

Il ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, ha annunciato che l’ingresso ufficiale alla Banca del Sud sarà formalizzato nella riunione dei paesi sudamericani che avrà luogo nella città boliviana di Santa Cruz la prossima settimana (Cumbre Energética Sudamericana). A firmare l’adesione ufficiale sarà il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva in persona a dimostrazione dell’importanza della scelta e per sottolineare la volontà di un paese come il Brasile, fondamentale per l’America Latina, di affiancare, nel percorso già intrapreso verso la Banca del Sud, gli altri stati aderenti.

Mantega nei giorni passati si era riunito a Washington, al margine della riunione primaverile del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, con i rappresentanti di Venezuela, Bolivia, Ecuador ed Argentina definendo gli ultimi dettagli dell’adesione. “Sarà un organismo regionale e non una banca venezuelana, argentina o brasiliana. Nessun paese avrà più potere di un altro, è questo l’obiettivo di questa nuova banca” – ha sottolineato ieri lo stesso Mantega.

La nuova Banca del Sud, infatti, non risponderà a tendenze o inclinazioni politiche ma si reggerà esclusivamente su fondamenti tecnici-economici. Proprio Chávez, ideatore dell’istituzione, quando un anno fa propose la creazione della banca a L’Avana, precisò che si doveva trattare di stabilire finalmente un’alternativa al FMI, alla BM e alle loro politiche di concessione prestiti. “Concedere prestiti solo a paesi con affinità politiche a Caracas sarebbe come fare il gioco che attualmente fanno Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, noi vogliamo invece creare un’alternativa valida”.

La Banca del Sud sarà in pratica la prima offerta creditizia realmente alternativa al FMI e alla BM, oltre ad essere una grandissima opportunità per la crescita economica dell’intero continente latinoamericano, e non solo dei cinque paesi che sinora hanno aderito.

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di Antonio Pagliula ~ 6:54 PM

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sabato 14 aprile 2007
Gli Stati Uniti evitano l'ennesima figuraccia internazionale. Dopo che un giudice federale di El Paso, Texas, aveva sentenziato il rilascio su cauzione del terrorista internazionale Luis Posada Carriles, per fortuna ieri un tribunale d’Appello ha respinto la contestabile decisione.

carrilesPosada Carriles sarà di nuovo rinchiuso in una prigione degli USA. L’ex agente della CIA è ritornato in prigione inattesa del nuovo processo in immigrazione, la decisione è giunta quando Posada Carriles si disponeva a firmare i documenti relazionati al pagamento della cauzione di 350.000 dollari fissata. La libertà condizionale, in un primo momento accordata, è stata poi negata perchè esiste il reale pericolo di una fuga dell'imputato, dato che, tra le altre cose, Posada in passato è già fuggito da una prigione in Venezuela.

Posada Carriles ora verrà processato in maggio per falsa testimonianza nella sua richiesta di cittadinanza, poichè ha assicurato d’essere entrato via terra negli Stati Uniti e non ha dichiarato un passaporto che gli era stato concesso dal governo del Guatemala a nome di Manuel Enrique Castillo López. Se sarà dichiarato colpevole potrà ricevere una condanna sino a 40 anni di prigione.

Si salva quindi in calcio d'angolo la giustizia statunitense che sembrava sul punto di scarcerare l'ex agente CIA, su cui pesano pesanti accuse purtroppo ancora non ancora giudicate o mai scontate. Posada, infatti, è stato condannato in Venezuela perché considerato la mente dell’attentato dinamitardo contro un volo tra Barbados e Cuba che il 6 ottobre del 1976 fece 73 vittime. Il presunto terrorista è però evaso dopo otto anni. Nel 2000 poi fu condannato a Panama per un tentativo fallito di uccidere Castro ma è stato graziato quattro anni dopo.

Cuba inoltre accusa Posada anche di una serie di attentati contro luoghi turistici sull'isola nel 1979, in uno dei quali morì il turista l'italiano Fabio di Celmo. Due anni fa Posada entrò illegalmente negli Stati Uniti e fu poi arrestato.

fonte: Gramna

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di Antonio Pagliula ~ 1:52 PM

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Gianni Minà a Roma, dibattito aperto, incontro per tutti, gratuito e organizzato all'interno di una location molto particolare e soprattutto simbolica.

Incontro aperto alle domande del pubblico
Appuntamento: Martedì 17 Aprile 2007 all’interno del Linux Club, via Libetta 15c - Ingresso libero ore 18, organizzazione a cura di KIPIUNEHAPIUNEMETTA

Gianni Minà vince a Berlino e incontra il pubblico romano

La serata di Martedì 17 Aprile offrirà alla platea del Linux Club l’occasione esclusiva di poter rivolgere le proprie domande direttamente al giornalista, esperto di informazione e politica internazionale e italiana.

Gianni Minà, da anni in esilio forzato dalla televisione italiana, ha vinto a febbraio il premio Kamera per la carriera di documentarista alla Berlinale: "Bella soddisfazione, considerato che la Rai, da anni, mi ha messo in esilio".

Minà si presenta come uomo del suo tempo, ignorato dalla televisione italiana, nella più completa umiltà e pace.

Nell’incontro l'autore presenterà l’ultimo numero della rivista Latinoamerica, di cui è direttore ed editore.

Ospite Giuseppe De Marzo, presidente di ASud, ONG impegnata a livello internazionale nel campo ambientale e della cooperazione.

L’organizzazione è a cura di Kipiunehapiunemetta, un gruppo di ragazzi che hanno deciso di mettere le proprie competenze artistico-organizzative al servizio dell'Informazione vera, quella che trascende la stampa tradizionale e che lascia spazio alla ricerca, all'approfondimento e alla denuncia. Informazione che segue di pari passo epoche di avvenimenti sconvolgenti. Informazione attinente ai fatti, che non scivolano via, ma che, al contrario, sono i principali protagonisti del dibattito a più voci.

Ingresso gratuito ore 18, a seguire buffet libero, è gradita conferma di partecipazione – tel. 3472114778 Alessio Dagianti.
LinuxClub – via di Libetta 15/c – zona Ostiense – www.kipiu.org.


 

di Antonio Pagliula ~ 1:33 PM

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L'etanolo, da solo, non basta a risolvere i problemi energetici del pianeta. O almeno non basta quella porcheria che si produce negli Stati Uniti.



“Nella società neoliberista alimentare un’auto conta più che alimentare un uomo” - Hugo Chàvez

“Più di tre miliardi di persone nel mondo condannate ad una morte prematura. Non si tratta di una cifra esagerata ma prudente. Ho meditato molto su questo dopo la riunione tra il presidente Bush e i fabbricanti nordamericani d’automobili. E' perversa l'idea di trasformare il cibo in etanolo" - Fidel Castro

"L'etanolo derivato dal mais, cioè quello che si produce negli Stati Uniti, non è vantaggioso né sotto il profilo economico né sotto quello ecologico. La produzione richiede infatti altrettanta energia di quanta ne produce, i sussidi costano ai contribuenti tra i 5,5 e i 7,3 miliardi di dollaro all'anno, e aumenteranno esponenzialmente il prezzo del mais, quello dei terreni e quello della carne. La produzione alimentare, in altre parole, viene usata per sfamare le voraci automobili statunitensi" - The Economist, Gran Bretagna

"As a green fuel, ethanol is a good idea, but the sort that USA produces is bad"

vignetta tratta da TeleSur, autore Ares

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di Antonio Pagliula ~ 1:15 PM

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martedì 10 aprile 2007
In articolo apparso il 7 aprile l’edizione britannica de “The Economist” appoggia le parole di Fidel Castro e critica la politica statunitense di Bush sui biocombustibili ricavati dagli alimenti.

fidel maisNon è molto usuale che The Economist si schieri in favore di Fidel Castro eppure questa volta sembra proprio così. Il leader cubano, dopo mesi di assenza, è tornato a farsi sentire ed in un articolo apparso sul Gramna ha fortemente criticato il malsano entusiasmo attorno alle politiche sull’etanolo di G. Bush. Precisamente Fidel aveva definito “sinistra” l’idea di convertire alimenti primari in combustibile. L’utilizzo del mais per produrre etanolo biocombustibile ha come unico scopo quello di cercare di ridurre la dipendenza degli Usa dal petrolio straniero ed invece è invece continua ad essere pubblicizzato come la svolta ecologica di Bush.

L’effetto diretto di questa “svolta” è stato però quello di far schizzare verso l’alto il prezzo del mais. Ma molti sono anche gli effetti secondari. Con il prezzo del mais è infatti aumentato anche il prezzo di altri alimenti primari come la soia che ora trova sempre meno spazio di coltivazione proprio a causa della preferenza verso le coltivazioni di mais. Non solo, visto che il mais si utilizza anche per alimentare gli animali è aumentato anche il prezzo della carne, senza dimenticare il caso “tortillas” in Messico. In altre parole l’utilizzo di questo alimento si è andato modificando radicalmente ed attualmente sembra essere mirato esclusivamente ad alimentare le automobili statunitensi, tant’è che le automobili che utilizzano carburante derivato dal mais sono passate negli Usa dal 3,5% del 2005 al 25% del 2006.

Ma perché il governo statunitense è tanto generoso? A cosa si deve quest’interesse ecologico? Che finalità hanno realmente i sussidi del governo?

maisLe risposte sono di facile individuazione secondo The Economist. L’etanolo è praticamente l’unica iniziativa di energia alternativa che gode di un esteso appoggio politico, praticamente a tutti i livelli. Va benissimo infatti agli agricoltori che in questo modo possono godere di una fonte sicura di sussidi statali, va bene alle varie correnti politiche che si trovano stranamente d’accordo, il bio-etanolo infatti permetterà agli Usa di essere più indipendenti rispetto al petrolio mediorientale e venezuelano, va bene anche alle industrie automobilistiche che in questo modo raggirano le critiche legate all’inquinamento ed al riscaldamento globale, ed anche alle industrie petrolifere che hanno trovato un nuovo campo in cui operare, quello del combustibile verde, infine va bene anche a tutti i politici che con i sussidi compiacciono i propri elettori e la lobby degli agricoltori.

Insomma di fronte a questi estesi consensi sembra difficile che qualcuno possa accorgersi degli effetti negativi che una cattiva impostazione della produzione di etanolo da alimenti può comportare. A pochi sembra importare ad esempio del possibile “genocidio economico”, che in Messico sta avendo i suoi primi effetti evidenti, con il prezzo del mais alle stelle e con i pesanti sussidi all’agricoltura a favore degli agricoltori statunitensi che continuano a causare una forte pressione verso il basso dei prezzi agricoli messicani, obbligando così molti agricoltori a lasciare la loro attività.

Ma il discorso sarà estendibile presto anche ad altri paesi. Nessuno, forse tranne Fidel, pensa alle reali conseguenze a cui porterà l’aumento del prezzo dei cereali nei paesi in via di sviluppo che proprio dall’importazione dei cereali dipendono fortemente? Viene quasi da chiedersi, dopo il Messico a chi toccherà?

Mi torna in mente una frase che ho letto solo qualche mese fa: “Nella società neoliberista alimentare un’auto conta più che alimentare un uomo”, fu Hugo Chàvez a pronunciarla, forse per proteggere il suo petrolio dalla minaccia dei biocombustibili, o per far sfigurare per l’ennesima volta le politiche di G. Bush, fatto sta che la considerazione resta più che mai fondata e seria.

Il rischio reale è che, per permettere il funzionamento delle auto nel primo mondo, si condanni alla morte per fame più di tre miliardi di persone nel mondo di serie B: come conseguenza dell’aumento del mais infatti chi lo produce non potrà più permettersi di mangiarlo.

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di Antonio Pagliula ~ 9:37 AM

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lunedì 9 aprile 2007
Il Messico si conferma uno dei paesi più pericolosi per i giornalisti. Sabato l’ultimo episodio nella turistica Acapulco dove un giornalista di Televisa è stato ucciso da un uomo a volto coperto.

Solo a dicembre alcune organizzazioni internazionali avevano posizionato il Messico al secondo posto nella speciale classifica dei paesi in cui è più pericoloso esercitare la professione del giornalista, davanti c’era solo l’Iraq. Nel 2006 erano stati infatti nove i giornalisti uccisi e tre quelli desaparecidos, con ad emergere il noto caso di Oaxaca dove perse la vita Brad Will, cameraman statunitense di Indymedia. Nel 2007 e con l’insediamento del nuovo presidente Felipe Calderón le cose non sembrano essere cambiate. Sabato l’ultimo episodio: è stato ritrovato il corpo senza vita di Amado Ramírez corrispondente della catena Televisa.

Il giornalista che recentemente aveva ricostruito il caso di una “matanza” di agenti di polizia ad Acapulco, venerdì sera è stato assassinato a colpi di pistola da un individuo a volto coperto mentre usciva da una stazione radio locale dove conduceva un programma d’informazione. Il movente per ora resta sconosciuto, e non si sa se sia realmente collegato all’ultimo caso trattato dal giornalista.

Ciò che più preoccupa è però l’ascesa degli episodi di violenza nei confronti dei giornalisti in un paese in pace ed in democrazia come il Messico. I giornalisti sono spesso vittime di grilletti facili che non apprezzano il loro lavoro di informazione ed il loro coraggio nell’investigazione. In particolare non convince neanche l’azione del neopresidente Calderón la cui lotta alla violenza e al narcotraffico, cavallo di battaglia in campagna elettorale, sembra solo essere caratterizzata da pesanti interventi dell’esercito senza aver, sinora, ottenuto gli esiti auspicati.

Spaventoso il bilancio dell’ultimo fine settimana dove si sono registrati gli omicidi di 14 persone.

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di Antonio Pagliula ~ 6:59 PM

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venerdì 6 aprile 2007
In questi giorni sto leggendo un libro: "Breve storia del Neoliberismo" di David Harvey edito da il Saggiatore. Non ho ancora terminato di leggerlo ma ne posso consigliare vivamente la lettura. Per convincervi eccone alcune righe.

"Vi sono nel neoliberismo alcuni problemi politici che vanno affrontati. Esiste una contraddizione tra un individualismo possessivo, seducente ma anche alienante, e il desiderio di una vita collettiva ricca di senso. Si ritiene che gli individui siano liberi di scegliere, ma non si prende in considerazione l'ipotesi che possano scegliere di costruire forti istituzioni collettive (come i sindacati) invece che deboli associazioni volontarie. Senza dubbio non dovrebbero mai scegliere di mettersi insieme per creare partiti politici con l'obiettivo di costringere lo stato a intervenire nel mercato o a eliminarlo. Per tenere a bada le loro paure fondamentali - comunismo, socialismo, populismo e anche governo della maggioranza - i neoliberisti devono imporre limitazioni sostanziali al governo democratico e affidarsi invece, per certe decisioni cruciali, a istituzioni non democratiche e non tenute a rendere conto dei propri atti (come la Federal Reserve o l'FMI).

Il risultato è paradossale: massicci interventi dello stato e un governo affidato alle élite e agli "esperti" in un mondo in cui lo stato non dovrebbe essere interventista. E' un assetto che ricorda il racconto utopico di Francis Bacon La nuova Atlantide (pubblicato per la prima volta nel 1626), in cui tutte le decisioni rilevanti vengono assunte da un consiglio di saggi costituito dai più anziani.

Di fronte a movimenti sociali che chiedono interventi collettivi, quindi, lo stato neoliberista è costretto ad intervenire, a volte in modo repressivo, negando così proprio quelle libertà che dovrebbe difendere. In una situazione del genere può però disporre di un arma segreta: la competizione internazionale e la globalizzazione possono essere usate per disciplinare i movimenti che si oppongono ai programmi neoliberisti all'interno dei singoli stati. Se questo non basta, lo stato può ricorrere alla persuasione, alla propaganda o, se necessario, alla forza bruta e al potere poliziesco per schiacciare quanti si oppongono al neoliberismo. Era proprio questo il timore di Polanyi: che il progetto utopico liberale (e per estensione quello neoliberismo) possa alla fin fine reggersi solo ricorrendo all'autoritarismo. La libertà delle masse verrebbe così limitata a vantaggio delle libertà di pochi".


 

di Antonio Pagliula ~ 2:22 PM

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lunedì 2 aprile 2007
Calderón e Chávez, due presidenti latinoamericani molto differenti. La stampa internazionale ed italiana elogia Calderón nonostante la sua pessima condotta di governo, ed invece spara sempre facilmente a zero su Chávez, diffondendo spesso notizie poco attendibili.

Per fare un po' di chiarezza si consiglia la lettura di un articolo sui primi cento giorni di governo Calderón in Messico. L'articolo è di Francesco Segoni, praticante di giornalismo che, oltre alla mia opinione sull'operato Calderón, raccoglie anche il parere autorevole di Irene Savio, corrispondente da Roma di "Proceso", e di Jorge Sandoval, giornalista per "El Sol de México".

A cento giorni dalle elezioni le maniere forti di Calderón. Il presidente messicano risponde alle tensioni post-elettorali con la linea dura.

L'articolo è pubblicato su Mag, quotidiano on-line della scuola di giornalismo dell'Università Cattolica di Milano (www.magcity.it).


Si segnala poi anche, ma solo per gli hispano-parlanti, l'ottimo post dell'amico Bruno, che da Caracas smentisce alcune voci sul Venezuela di Chávez, notizie ambigue che troppo spesso ritroviamo facilmente in molti media italiani: Huyendo De Chávez (In Fuga Da Chávez).

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di Antonio Pagliula ~ 11:31 AM

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