Nuovo passo in avanti di Hugo Chávez e del Venezuela verso l’obiettivo di riportare sotto il controllo statale l’industria petrolifera. Nei giorni scorsi infatti è stato trovato l’accordo con 11 delle 13 multinazionali che estraggono crudo nella falda petrolifera di Orinoco. Solo due imprese, la statunitense Conoco-Philips e l’italiana ENI, si sono negate di sottoscrivere il documento che permetterà allo stato venezuelano di prendere ufficialmente il controllo operativo dei pozzi dal prossimo 1° maggio. Tra le multinazionali che invece hanno trovato un accordo con il governo venezuelano ci sono Total, Chevron-Texaco, CNPC, Petrochina, StatOil e BP che hanno accettato di formare, in qualità di soci minoritari, imprese miste con lo Stato del Venezuela.Gli accordi entreranno in funzione per la fine di giugno, il 1° maggio però, in concomitanza con la festa dei lavoratori, avrà luogo un grande atto politico con la partecipazione dello stesso Hugo Chávez.
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Finalmente scatteranno le condanne all’ergastolo per 



A pochi giorni di distanza da Chávez in Venezuela, anche Correa in Ecuador annuncia di aver cancellato totalmente il debito con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale. “
Il presidente venezuelano ha annunciato così la notizia venerdì: “
Il ministro delle Finanze brasiliano, Guido Mantega, ha annunciato che l’ingresso ufficiale alla Banca del Sud sarà formalizzato nella riunione dei paesi sudamericani che avrà luogo nella città boliviana di Santa Cruz la prossima settimana (Cumbre Energética Sudamericana). 





"Vi sono nel neoliberismo alcuni problemi politici che vanno affrontati. Esiste una contraddizione tra un individualismo possessivo, seducente ma anche alienante, e il desiderio di una vita collettiva ricca di senso. Si ritiene che gli individui siano liberi di scegliere, ma non si prende in considerazione l'ipotesi che possano scegliere di costruire forti istituzioni collettive (come i sindacati) invece che deboli associazioni volontarie. Senza dubbio non dovrebbero mai scegliere di mettersi insieme per creare partiti politici con l'obiettivo di costringere lo stato a intervenire nel mercato o a eliminarlo.
Per fare un po' di chiarezza si consiglia la lettura di un articolo sui primi cento giorni di governo Calderón in Messico. L'articolo è di Francesco Segoni, praticante di giornalismo che, oltre alla mia opinione sull'operato Calderón, raccoglie anche il parere autorevole di Irene Savio, corrispondente da Roma di