Dalla mezzanotte di domenica 27 e lunedì 28 maggio 2007 RCTV, canale televisivo privato venezuelano, non è più in onda sulle frequenze del canale 2. Questa forse è una delle poche notizie inconfutabili arrivate dai media in questi giorni. Poche altre verità infatti sono effettivamente trapelate. Si è sentito con eccessiva superficialità gridare allo scandalo o addirittura ad un golpe nei confronti della libertà d’informazione: “Hugo Chávez chiude la televisione dell’opposizione”. Mi sembra però proprio per questo motivo doveroso cercare di fare il massimo della chiarezza possibile su questa vicenda, interpretata esclusivamente a senso unico e con l’omissione, a mio parere volontaria, di alcune notizie fondamentali.Per prima cosa è fondamentale la precisazione che RCTV non è stata oscurata dal presidente Chávez da un giorno all’altro e senza motivazioni. Innanzitutto non è stata neanche oscurata in quanto potrà comunque continuare a trasmettere via cavo, via satellite o per internet, come peraltro ha già cominciato a fare da ieri. RCTV aveva in scadenza la licenza per trasmettere sulle frequenze venezuelane, secondo una legge dell’87 infatti, la sua licenza aveva una validità di 20 anni, con scadenza a fine maggio 2007. Semplicemente, così come in qualsiasi altro paese democratico al mondo, spetta anche allo stato venezuelano la facoltà di prorogare o conferire ad altro uso le frequenze radiotelevisive assegnate. In pratica quindi non c’è stato nulla di anticostituzionale o di autoritario da parte del governo venezuelano.
Nella fattispecie è qualcosa di molto simile a quello che sarebbe dovuto accadere in Italia con Rete4. C'era una legge che stabiliva che la concessione del segnale su cui trasmetteva Rete4 sarebbe scaduta, e questa si sarebbe dovuta trasferire su satellite. Ma qui in Italia come primo ministro avevamo anche il proprietario della stessa televisione privata, cav. Silvio Berlusconi, che dovette inventare una legge ad hoc per permettere a Rete4 di continuare a trasmettere via etere, salvando quindi la "pluralità d’informazione italiana" (forse però dimenticandosi per qualche secondo le censure nei confronti di giornalisti e conduttori della televisione statale).
Eppure solo Chávez è accusato di soffocare la libertà d’espressione, e questo sin dal suo insediamento nel 1998. Paradossalmente però, dati alla mano, i mandati di Chávez sono coincisi con il periodo della storia venezuelana nel quale proprio la libertà d’espressione e d’informazione sono state esercitate con maggiore ampiezza. La Costituzione del 1999 è considerata tra le più liberali nel continente latinoamericano in materia di protezione e difesa dei diritti umani, consacra di fatto il diritto all’informazione vera, opportuna e senza censura e ha innalzato a rango costituzionale il diritto alla replica e il dovere alla rettifica. Chávez ha anche fatto approvare in parlamento la legge che regola la responsabilità sociale nelle radio e nelle Tv. Stabilisce nuovi obblighi in materia di programmazione e contenuti: obbligo di trasmettere anche musica venezuelana; spazio alle produzioni indipendenti attenuando il monopolio delle importazioni di serial stranieri; rispetto delle fasce d’orario nelle quali il pubblico è soprattutto di minorenni. Ma neanche queste misure sono state viste di buon occhio in particolare proprio dalle Tv private che hanno fatto pressione affinché repliche e rettifiche non fossero obbligatorie ed hanno promosso un ricorso di nullità al tribunale supremo contro le legge di responsabilità sociale dei media, rinominata addirittura “legge bavaglio”.
E’ innegabile però che i Venezuela ci si trovi davanti ad una pluralità di mezzi d’informazione senza precedenti. In particolare, nel campo televisivo, il 90% del mercato è controllato da quattro emittenti private: RCTV, Globovision, Televen e Venevision. Il proprietario di RCTV, Marcel Granier, possiede, oltre a quel canale, una quarantina di altre emittenti televisive in tutto il Venezuela (ovviamente in gran parte emittenti locali). Per la precisione, su 81 emittenti televisive, 79 (il 97%) sono di proprietà privata; su 709 emittenti radiofoniche, 706 sono private (il 99%), e 118 testate giornalistiche su 118 sono pure private. Non è propriamente quindi un ambiente vicino al governo ed al presidente venezuelano, anzi in pratica le Tv e le radio private sono considerate la vera opposizione a Chávez, considerando la pochezza dell’opposizione politica vera e propria. E’ evidente quindi che la con la chiusura di RCTV non si può parlare di attacco al pluralismo dell’informazione, ma quasi del contrario visto che sulle stesse frequenze andrà in onda Tves, un canale statale.
Le Tv private rimanenti e “di opposizione”, tra cui le più importanti Globovision, Televen e Venevision non sono state per nulla minacciate dal governo venezuelano, ma anzi anno ottenuto il rinnovo delle loro licenze per trasmettere via etere.
Sui media internazionali però si sottolineava il fatto di come Chávez avesse consumato una vendetta personale nei confronti di RCTV, accusata dal presidente venezuelano di aver “simpatizzato” con il golpe del 2002 che cercò di spodestare il governo legittimo venezuelano. Questa simpatia però è stata chiaramente dichiarata e dimostrata come partecipazione diretta all’organizzazione di un colpo di stato. RCTV assunse un ruolo di protagonista diffondendo informazioni false e oscurando la verità attorno al golpe. Come RCTV, anche Venevisión, Globovisión e TeleV parteciparono di fatto al golpe eppure continuano a trasmettere senza aver mai ricevuto ritorsioni.
Ma forse per noi che viviamo in un paese occidentale e difficile capire la gravità di questi fatti: la quasi totalità delle televisioni private che, agli inizi del ventunesimo, trasmettendo notizie false e abusando del loro strapotere mediatico, appoggiano un golpe militare per sovvertire un governo democraticamente eletto peraltro incitando la popolazione a rovesciare il governo. E’ qualcosa di gravissimo. C’è da chiedersi se in qualsiasi altro Paese “democratico” al Mondo, se un canale televisivo avesse apertamente sostenuto il rovesciamento del governo, come è avvenuto in Venezuela, avrebbe continuato a trasmettere anche dopo il fallimento del colpo di stato, e senza che il suo proprietario sconti questo ruolo di fronte la giustizia penale.
Eppure mai, nonostante questo, Chávez ha preso provvedimenti contro questi media, tranne che all’indomani del golpe del 2002 quando fu costretto ad ordinare pubblicamente il black out temporaneo delle principali Tv private nazionali compromesse con il colpo di stato per aver alterato le frequenze della televisione statale nella quale il capo del governo parlava al paese e sostituendo il suo discorso con immagini di violenza nelle strade, ennesimo fatto di assoluta gravità.
Ma tutto questo non viene mai ricordato. RCTV che con Venevisión, Globovisión e TeleV contribuì a disinformare non solo i venezuelani ma tutto il mondo ora parla di censura e di mancanza di libertà d’espressione. Che morale può avere RCTV per parlare di libertà d’espressione quando fu proprio uno di quei canali privati che censurarono l’informazione, alterando di fatto la realtà?
Nel 2002, l’Osservatorio per i Diritti Umani affermò esplicitamente che “lungi dal fornire un’informazione onesta e veritiera, i media in gran parte cercano di provocare il malcontento popolare a supporto dell’ala estremista dell’opposizione”. Ciononostante, tale è la democraticità del Governo Bolivariano, che nessuna emittente è stata chiusa, e soltanto alla scadenza della licenza a RCTV viene revocato l’utilizzo delle frequenze.
Non mi sembrano fatti tali da poter essere facilmente ignorati. Non si tratta neanche di mezzi d’informazione contrari al governo, si tratta di media che hanno avuto un ruolo decisivo in un fallito colpo di stato nei confronti di un governo legittimo, ma per questo non censurati né oscurati dopo il golpe, un golpe che è giusto sottolineare godeva anche di appoggi esterni illustri come il governo degli Stati Uniti, della Colombia, di El Salvador e del governo spagnolo targato Aznar.
Pensare che se non fosse stato per una troupe irlandese (Radio Telefís Éireann), per caso a Caracas, non si sarebbe saputa mai la verità attorno a quei giorni d’aprile. Se non fosse stato per “La Revolución no será trasmitida”, film documentario proprio ripreso nell’aprile 2002, molto probabilmente grazie all’operato dei media venezuelani tutto il mondo avrebbe abboccato e creduto al primo golpe mediatico della storia. Il ruolo di RCTV infatti, oltre all’appoggio diretto del golpe, fu quello di sconvolgere la realtà dei fatti, trafugando notizie e omettendo verità. L’emittente si limitò a riportare che il Presidente Chavez aveva semplicemente rassegnato le dimissioni, mentre era invece sotto sequestro ed in mano ai golpisti. E quando due giorni dopo milioni di venezuelani scesero in piazza pretendendo il ritorno del Presidente che avevano democraticamente eletto, RCTV non trasmise altro che cartoni animati. Ripeto, solo il documentario irlandese, girato per puro caso proprio all’interno del palazzo Miraflores durante il golpe, ha permesso alla verità su quei giorni di emergere.E questo atteggiamento criminoso dei mezzi d’informazione si sta ripetendo proprio in questi giorni. Una misura legale e legittima di un governo di non rinnovare una licenza è stata trasformata in un atto autoritario e arbitrario. L’obiettivo fondamentalmente rimane quello di qualche anno fa, screditare in qualsiasi maniera Chávez e, con mezzi leciti ed illeciti, destabilizzarne il suo governo. Prova ne è il fatto che una notizia sui media in America Latina trova differente diffusione a secondo di quale paese coinvolge. Se questa della chiusura di RCTV che coinvolge Chávez ha trovato notevole spazio e diffusione, altre notizie non si affacciano neanche sul panorama mondiale, anche se non si distinguono per i loro effetti liberali sui mezzi d’informazione.
Il primo esempio di arriva dal Messico, dove il potere dei media televisivi aumenta ormai esponenzialmente, ed un mercato potenziale di 105 milioni di telespettatori è conteso in pratica da due colossi Tv Atzeca e Televisiva, un duopolio nazionale. Bene in questo contesto la legge sulle telecomunicazioni all’articolo 16 del testo di legge prevede un sorta di concessione eterna alle emittenti attualmente attive. In molti considerano queste norma anticostituzionale, in quanto rende di fatto impossibile l’ingresso di nuovi soggetti sul mercato, eppure questa notizia non scandalizza il Mondo, non essendoci Chávez di mezzo la misura non minaccia la libertà d’informazione e d’espressione. Un altro esempio, come ricorda il blog americalatina, viene dall’Honduras, dove il presidente Manuel Zelaya ha firmato un decreto che obbliga radio e televisioni del Paese a trasmettere per i prossimi dieci giorni due ore di veline sull’operato del suo governo. Nessuno, se ne è scandalizzato. L’abuso in questo caso, trattandosi di un governo conservatore e di destra, non viene riportato, anzi c’è chi esalta l’opera di Zelaya perchè mette freno al potere dei mezzi di comunicazione.
Ma forse proprio questo è il punto, il potere dei mezzi di comunicazione ed anche la relatività dell’informazione. Sinceramente la chiusura di RCTV non mi ha trovato favorevole o entusiasta, ma trovo sconsiderato ed inadeguato l’accanimento mediatico mondiale nei confronti di un governo legittimo, quello venezuelano, che non ha fatto altro che gestire una licenza per la concessione dell’etere, potere di cui ogni stato gode a piacimento senza essere catalogato come illiberale ed autoritario. In Venezuela non si sta procedendo a chiudere i media contrari al presidente Chávez, questo non è mai avvenuto ed è solo una grandissima bugia, il problema è stato solo il non rinnovo di una concessione in scadenza.
E’ realmente preoccupante il penoso comportamento dei media venezuelani e mondiali nei confronti di questo governo in carica, che solo a dicembre ha ricevuto l’ennesimo plebiscito favorevole alle urne, ma soprattutto è penoso il tentativo di presentare al mondo in maniera sistematica questa loro propaganda politica sotto forma di informazione giornalistica.
Che lo scopo sia quindi di destabilizzare il più possibile il governo di Chávez credo che risulti a tutti abbastanza evidente e chiaro, in particolare il caso RCTV continua ad essere cavalcato per cercare di generare una situazione di caos e violenza a Caracas, in modo da mettere sotto cattiva luce internazionale il Venezuela.
L’ultimissimo esempio che fornisco in quanto proprio ora ho finito di leggere riguarda la CNN in lingua spagnola, accusata ieri dal ministro delle telecomunicazioni venezuelano, Willian Lara, di aver manipolato immagini nel diffondere notizie sul Venezuela. Pare infatti che la CNN, in un servizio andato in onda sulle manifestazioni contro la chiusura della tv privata venezuelana RCTV, abbia associato immagini riprese invece in Messico in occasione di una manifestazione che denunciava l’ennesima morte di un giornalista. Non solo, sempre in questo servizio venivano associati sullo schermo da un lato il presidente Chávez e dall’altro un leader di Al Queda, Abby Ayyoti Al Masai. Un associazione d’immagini senza nessuna logica terrena, ma soprattutto fuori contesto e soprattutto senza spiegazione giornalistica.
Fortunatamente, con un comunicato ufficiale la CNN international e la CNN in lingua spagnola hanno però ammesso le proprie colpe nel servizio mandato in onda, ma parlando di un “errore involontario” hanno comunque negato di contribuire ad una campagna per screditare o attaccare il Venezuela. Non ci resta allora che augurarsi che questi “errori involontari” siano meno frequenti…
In conclusione vi segnalo alcuni articoli, sempre su questo caso, degni di una lettura approfondita:
- RTCV: tra bugie, menzogne e falso pluralismo, ottimo articolo di Marco Vozza dal blog “liberi pensieri in libera mente”;
- Di censure e mezzi di comunicazione, tratto dal blog americalatina di Maurizio Campisi;
- La libertà di espressione al tempo di Bruno Vespa, Simona Ventura e RCTV, di Gennaro Carotenuto;
- Protestare con la maglietta Adidas, di Attilio Folliero, tratto dal sito “la Patria Grande”;
- Adios RCTV: crónica de una muerte anunciada, di Bruno Sperlonzi tratto da “un blog politicamente incorretto”.
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