Si è appena concluso a St. Petersburg (Florida) il dibattito tra i pre-candidati repubblicani alla presidenza degli Stati Uniti per le elezioni del 2008. Aberranti le risposte alle domande fatte dal pubblico attraverso Youtube, in particolare sui temi dell’immigrazione e della guerra in Iraq.
Poteva essere un dibattito interessante. Tutti i candidati repubblicani alla Casa Bianca sulla CNN che rispondono in diretta e sullo stesso palco a domande fatte dagli elettori ed inviate tramite Youtube (innovativo ma molto americano). Lo spettacolo purtroppo ha deluso ed il risultato è stato pessimo. Si credeva che il pubblico potesse proporre domande dirette, precise e pungenti, invece quasi tutte sono state banali e scontate.
Emerge però da parte di tutti i candidati la stessa volontà di accaparrarsi, in vista delle primarie, i voti dell’estrema destra conservatrice. Tutti infatti si sono trovati d’accordo sui temi dell’immigrazione, della guerra in Iraq e della sicurezza.
Il partito repubblicano attualmente non gode di grandi consensi negli Stati Uniti e si crede che solo il partito democratico possa perdere le prossime elezioni. Fatto sta che i repubblicani cercheranno il candidato da presentare alle presidenziali tramite elezioni primarie. Il favorito è Rudy Giuliani, ex sindaco di New York, che però dovrà concorrere con Willard Mitt Romney, attuale governatore del Massachussets, e John Sidney McCain, attuale senatore dell’Arizona. Gli altri candidati sono Thomas Tancredo, rappresentante alla Camera del Colorado, Tommy Thompson, ex governatore del Wisconsin, Duncan Hunter, congressista per la California, Ronald Paul, rappresentante alla Camera per il Texas, e Mike Huckabee , ex governatore dell’Arkansas.
Mentre tra il pubblico continuava ad essere inquadrato l’attore che interpreta Chuck Norris, (quello della celebre serie televisiva di "Walker Texas Ranger") divenuto icona della campagna elettorale per la sicurezza proprio del predicatore Mike Huckabee, nel video scorrevano le pessime domande inviate dal pubblico. Mi sento obbligato a citarne qualcuna:
-“Quante armi hanno in casa? Di che calibro?” – con tutti i candidati a lottare per chi avesse più pistole e fucili;
- “Quale sarebbe l’opinione di Gesù (sic…) rispetto alla pena di morte?”;
-“Credete totalmente a quello scritto nella Bibbia?”;
-“Siete disposti a finanziare missioni spaziali con destino Marte?”.
Questi sono solo alcuni degli esempi di domande tragicomiche che si è dovuti sopportare durante la serata. La più esilarante (ma di tono serissimo), quella su Marte, veniva dopo una delle poche domande intelligenti della serata che faceva riferimento al deficit di spesa pubblica che affrontano ad oggi gli Stati Uniti. Solo McCain ha fatto notare che non sono tra le priorità spese spaziali, dati i problemi più impellenti dell’economia.
Proprio McCain a mio parere è riuscito a distinguersi dal mucchio. Molti lo danno come l’unico candidato realmente capace di affrontare il candidato democristiano (Hilary, Obama o chi per loro). Forse però si è dimostrato troppo poco conservatore e nazionalista per poterla spuntare nelle elezioni primarie dove va a votare lo zoccolo duro del partito repubblicano, formato da puri conservatori cattolici di estrema destra.
Tutti gli altri candidati, compreso Giuliani e capeggiati da Romney (non vedo un dopo Bush peggiore di questo governatore del Massachussets), hanno preferito tentare di aggiudicarsi i voti degli ultra-conservatori puntando su discorsi populisti e estremamente nazionalisti.
Uno dei temi principali è stato di fatto quello dell’immigrazione, argomento attesissimo. La linea comune è stata quella di dare addosso agli immigrati. Per tutto il tempo, tutti i candidati senza esclusioni, hanno fatto riferimento ad “illegali” e non come sarebbe più opportuno ad “indocumentati”. In un clima di assoluta mancanza di rispetto e di dignità non si è fatto altro che parlare di barriere, di difesa delle frontiere ed addirittura di deportazioni (proposta del candidato Tancredo). Da segnalare lo scontro verbale tra Mitt Romney e Rudy Giuliani. Romney, accanito sostenitore della tesi secondo cui tutti i cittadini senza documenti non debbano avere nessun diritto e debbano tornarsene al loro paese, ha accusato Giuliani di aver accolto a New York i clandestini durante il suo mandato di sindaco. Giuliani ha risposto per le rime, dicendo che Romney aveva invece dato rifugio ai clandestini assumendone molti per lavorare in casa propria. Scene penose…
Per non parlare della proposta del congressista Duncan Hunter di una doppia barriera di protezione su tutto il confine tra Messico e Stati Uniti (sic…). A nessuno invece è venuto in mente di parlare di come si possa prevenire l’immigrazione, delle misure per migliorare la situazione in America Latina, di come tentare di ridurne la povertà e fare in modo che immigrare negli Stati Uniti non sia l’unica soluzione per vivere meglio. Non capisco con quale coraggio quasi tutti questi candidati abbiano accettato un dibattito destinato alla popolazione hispano-latina fissato per il prossimo 9 dicembre all’università di Miami. Con quali argomenti chiederanno i voti della comunità latinoamericana, spero che non facciano riferimento a muri di frontiera o deportazioni…
Anche gli altri temi toccati erano sulla stessa linea ultra-conservatrice. Un adolescente texano che rivendicava la sua libertà di disporre di armi da fuoco è stato rassicurato da tutti i presenti che non potevano mica negare la libertà alla difesa per un cittadino statunitense. Nessuno ha preso in considerazione misure restrittive che limitassero la concessione ed il commercio di armi.
Il tema dell’aborto è stato condannato da tutti, e la pena di morte mai messa in discussione. Non si riesce però a capire che tipo di coerenza ci sia nel giudicare l’aborto come una ingiusta privazione di vita, contraria alle leggi della Bibbia, ed invece osannare la pena di morte come giusta condanna. Non si tratta di una privazione di vita umana anche nel secondo caso, forse anche peggiore della prima?
Per la conclusione del dibattito si è lasciato il tema della guerra in Iraq. Una domanda è stata: “Come pensate di rispondere al danneggiamento dell’immagine statunitense a livello mondiale causata dalle guerre”? Le risposte quasi tutte coerenti facevano riferimento all’obbligo di continuare l’offensiva, sia in Iraq che in Afganistan, negando il fallimento delle strategie e rinnovando la convinzione di una vittoria finale (sic…).
Un’interessante domanda è stata posta da un ex militare in pensione, che dichiaratosi omosessuale ha chiesto ai candidati un parere sulla presenza di omosessuali nell’esercito degli Stati Uniti. All’unanimità ha ricevuto come risposta che l’omosessualità rischierebbe di affettare l’unità delle truppe, e per questo rimane inaccettabile.
Infine la ciliegina sulla torta alla serata l’ha regalata ancora una volta Willard Romney che, rispondendo ad una domanda che chiedeva una posizione rispetto alla tortura per i prigionieri politici, ha dichiarato che non spetta ad un presidente degli Stati Uniti parlare a riguardo di pratiche d’interrogatorio. “Per ottenere le informazioni necessarie al Paese non si può escludere neanche la tortura” – ed ha poi aggiunto l’intenzione di mantenere attivo il carcere di Guantanamo. Ha dovuto interromperlo McCain ricordando che la tortura è condannata dalla convenzione di Ginevra e punita dal diritto internazionale…
Insomma per concludere nessuno dei candidati ha prevalso. La linea comune è stata quella di cercare i voti dell’estrema destra con l’unica eccezione del senatore McCain. Con lui in prima linea per le primarie ci sono logicamente Giuliani, Huckabee, in ascesa nell’ultimo periodo grazie all’appoggio dei cattolici (senza dimenticare Chuck Norris) e Romney, che sinceramente ritengo che sia decisamente la soluzione peggiore e quella che mi spaventa di più. Si tratta del solito belloccio statunitense, che sembrerebbe più un attore di Holliwood che un politico, dal passato centrista ed attualmente trasformatosi in un repubblicano doc. Durante il dibattito ha dovuto con difficoltà difendersi dall’accusa sollevata dai rivali di un atteggiamento favorevole all’aborto sostenuto in giovinezza. Romney ha chiaramente fatto intendere che fu solo un errore di gioventù, che non tornerà a ripetersi, perché crede nei principi della Bibbia.
Ed io che pensavo che con G.W. Bush si era ormai toccato il fondo… forse è vero che al peggio non c’è mai fine...