In una dichiarazione al quotidiano Granma, organo ufficiale del Partito comunista cubano, l'ottantunenne Castro ha detto che non ha intenzione di chiedere un nuovo mandato presidenziale nell'assemblea nazionale che si terrà il 24 febbraio: “A mis entrañables compatriotas, que me hicieron el inmenso honor de elegirme en días recientes como miembro del Parlamento (...) les comunico que no aspiraré ni aceptaré -repito- no aspiraré ni aceptaré, el cargo de Presidente del Consejo de Estado y Comandante en Jefe". Al suo posto dovrebbe essere nominato suo fratello Raul, che ha 74 anni ed è da tempo considerato il prossimo presidente di Cuba. Il suo ritiro cala il sipario su una carriera politica che ha attraversato indenne la guerra fredda, riuscendo a sopravvivere all'inimicizia degli Stati Uniti, ai tentativi di assassinio della Cia e alla fine dell'Unione Sovietica.
Ma la storia lo assolverà?
Tratto dall’articolo pubblicato da GRANMA:
"Mi deseo fue siempre cumplir el deber hasta el último aliento”.
"Traicionaría por tanto mi conciencia ocupar una responsabilidad que requiere movilidad y entrega total que no estoy en condiciones físicas de ofrecer. Lo explico sin dramatismo".
"No me despido de ustedes. Deseo sólo combatir como un soldado de las ideas. Seguiré escribiendo bajo el título "Reflexiones del compañero Fidel". Será un arma más del arsenal con la cual se podrá contar. Tal vez mi voz se escuche. Seré cuidadoso".
Penso che sia stato corretto affrontare l'inevitabile abbandono del "potere". Gli ultimi anni dimostrano che non era indispensabile per la normale sopravvivenza della nazione. Ed è quello che si augura ogni uomo che come lui ha iniziato decenni fa un cammino di revolucción, che oggi cammina con le sue gambe... Con tutte le riserve del caso (perchè non è esente da critiche) io credo che la storia del suo popolo lo assolverà, lo ha già assolto.
gabriella
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