Messico, Centro America e Caraibi sono considerate le zone più a rischio e i paesi più deboli per poter rispondere efficacemente alla crisi economica impulsata dalla recessione in atto negli Stati Uniti. Al contrario nel sud del continente americano l’impatto sarà attenuato da altri fattori, ad esempio il disimpegno dell’economia cinese. La caduta dell’economia statunitense è ormai innegabile e le conseguenze sull’intero continente latinoamericano saranno inevitabili. Da valutare è invece l’impatto diverso che può avere nei diversi paesi.
La crescita dell’economia USA è stata rivista al ribasso ed è prevista nel 2008 al 1,4/1,5%. Messico e Repubblica Dominicana dovrebbero essere i paesi più a rischio, visto e considerato che entrambi i paesi hanno l’80% delle proprie esportazioni con destino Stati Uniti. Non solo, la stretta dipendenza tra le economie di questi paesi e gli Usa rendono più che concreta la possibilità che la crisi economica nordamericana si possa traslatare rapidamente alle economie interne di questi paesi.
La diminuzione delle rimesse degli emigranti dagli USA può essere uno degli effetti più visibili della crisi, soprattutto per paesi come Messico e Centro America, in particolare per le economie più deboli come Honduras, Nicaragua e Rep. Dominicana, dove le entrate da rimesse rappresentano una buona percentuale del PIL totale. Ancora però non è ben chiaro l’impatto che la diminuzione delle rimesse può avere sul continente, visto e considerato anche che nel passato non si è riscontrata corrispondenza tra crisi economica e diminuzione delle rimesse.
E’ certo però che in questo caso si è già presentata una importante riduzione delle rimesse in paesi come Messico, Guatemala, El Salvador.
Anche Colombia, Cile e Venezuela si potrebbero trovare tra i paesi più esposti alla crisi se si considera la percentuale delle esportazioni destinate agli Stati Uniti sulla percentuale del PIL.
Secondo molti analisti però la dimensione della crisi economica nel continente latinoamericano dipenderà molto dalla variabile “Cina”. La salute dell’economia cinese sarà determinante. Se la Cina infatti resiste economicamente e la sua crescita non subirà una decelerazione importante, sarà un fattore importante per alcune economie latinoamericane. Una Cina in salute può continuare ad essere un mercato talmente grande da evitare la crisi, alimentando le esportazioni di paesi come Cile, Brasile, Argentina ed Uruguay.
Quello che però può essere l’ancora di salvataggio per i paesi del sud del continente può rivelarsi un pericolo aggiunto per il Messico, la Cina è infatti un gran concorrente per soddisfare il mercato statunitense.
Il rischio maggiore per l’intera aerea latinoamericana però sarebbe vedere Cina ed India seriamente affettate dalla recessione, una caduta della domanda in questi paesi infatti potrebbe far cadere il prezzo delle materie prime, affettando tutti i paesi dell’area centro-sudamericana.
Di buono c’è che a differenza del passato molti esperti economici concordano nel considerare America Latina e Caraibi arrivare ad affrontare la recessione in condizioni nettamente migliori: minor indebitamento, migliori conti pubblici, prezzi alti delle materie prime e la assenza, almeno sino ad ora, di un contagio significativo della crisi creditizia statunitense. Non si può comunque rimanere tranquilli, i fattori di rischio più preoccupanti allertano sui problemi d’inflazione, di un apprezzamento del tipo di cambio reale e sull’incremento del credito privato.
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