Grandi festeggiamenti per le strade di Assunción. Il cambio era nell’aria e Fernando Lugo ha incarnato la voglia di lasciare alle spalle la “dittatura” del partito “colorado” in carica al governo gli ultimi 61 anni. Tutte le proiezioni, le organizzazioni internazionali e lo scrutinio ufficiale del Tribunal Superior de Justicia Electoral (TSJE) vedono sicura la vittoria all’ex vescovo, leader della Alianza Patriótica para el Cambio (APC). Con più del 92% delle schede scrutinate Fernando Lugo ha ricevuto il 40% delle preferenze mentre la principale rivale, Blanca Ovelar è staccata con il 30.72%.Buona anche l’affluenza alle urne (65,77%) e la tranquillità con cui si è portati a termine la giornata elettorale, che si pronosticava difficile.
A caldo il nuovo presidente ha dichiarato: “Oggi si è chiusa un tappa, e ne sta per cominciare una nuova: quella di un nuovo Paraguay, un paese che lascerà alle spalle il clientelismo che lo ha caratterizzato in questi anni”.
Il leader di sinistra, studioso della teologia della liberazione, riesce a mettere fine ai decenni dominati dal partito “colorado”, al governo dal 1989, anno in cui si concluse la dittatura di Alfredo Stroessner, anche lui “colorado”, che aveva tenuto il potere per 35 anni.
Lugo è riuscito a conquistare “gli esclusi” della società paraguayana, i suoi discorsi in favore di un cambio, di una rottura con il passato, sono riusciti a fare breccia anche nella base elettorale del partito “ufficiale”, ormai stanca e asfissiata dalla estrema povertà e dalla corruzione diffusa.
Tutti gli altri candidati hanno sportivamente accettato la vittoria di Lugo.
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