Non c’è stato solo una crescita economica costante, l’inflazione, per esempio, ha rallentato sino alla metà del 2007, raggiungendo una media annua del 5,7%, in pratica la metà rispetto a quella registrata nel continente nel 2002. Anche l’entrata pro-capite dell’intera zona è cresciuta nell’ultimo lustro del 3% annuo. Ma questi dati non bastano a tranquillizzare sul futuro economico in America Latina.Il progresso continentale è stato conseguenza di alcune riforme economiche ma anche e soprattutto dell’entrata straordinaria di moneta dovuta all’aumento mondiale delle materie prime (prodotti agricoli, petrolio e minerali in particolare), generalmente abbondanti in quasi tutti gli stati della regione; senza dimenticare anche le abbondanti rimesse degli emigranti e l’aumento importante degli investimenti stranieri.
Nonostante questo però l’America Latina sembra essere per l’ennesima volta una delle principali vittime del rallentamento economica mondiale e dell’aumento della pressione inflazionarla. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) stima una crescita nel 2008 della regione pari al 4.4% mentre la previsione per il 2009 si aggira attorno al 3.6%, tassi di crescita nettamente inferiori alla media dei paesi emergenti asiatici (7,5%) e africani (6%). Allo stesso modo si anticipa già che il ritmo dell’inflazione per il continente oscillerà tra l’8,8% e il 10% annuo, mentre sarà nettamente superiore al 15% in paesi come Argentina e Venezuela a causa delle politiche monetarie espansionistiche e al regime di prezzi controllati in molti settori.
Quello che più preoccupa è che questo rallentamento economico accompagnato da alta inflazione pregiudichi in particolare quelle 40 milioni di persone che nel continente vivono sotto la soglia della povertà. La Commissione Economica per l’America Latina in un recente studio ha calcolato che l’aumento dei prezzi dei generi alimentari sarà a fine 2008 pari al 15-20%, il che porterebbe far cadere altri 16 milioni di persone nell’indigenza.
L’ambiente internazionale avverso sta quindi colpendo lo sviluppo e la crescita economica latinoamericana. Comincia già a farsi evidente una diminuzione dei flussi di capitale straniero, per esempio in Messico gli investimenti diretti stranieri sono precipitati di un 20% tra i primi sei mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007.
Il Venezuela rimane uno dei paesi meno attrattivi per i capitali stranieri. La fondazione Heritage classifica il paese al posto 148 a livello mondiale su 160 paesi considerati.
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Non la vedo cosi negativa almeno per il brasile dove abito e lavoro.Qui il 50% della popolazione guadagna dai 1050 ai 4000 real e viene identificata quindi come classe media.
Il costo della vita è basso con 10 Real (pari a 3 Euro) riesci a fare una spesa minima per pranzo e cena.
La gente consuma quindi molto, il tasso di disoccupazione è basso e comunque in calo.
Ci sono i poveri è vero, come ci sono regioni con seri problemi ma mi sembra che l'unica differenza con l'Italia e che gli stessi siano visibili e non sotto il tappeto.
In italia quanti italiani oggi vanno ad ingrossare le fila della Caritas? O dormono in macchina visto che non possono fare le baracche, come quanti giovani vivono in famiglia perchè non possono pagarsi l'affitto?
Infine paesi come il Brasile sono riusciti ad azzerare il debito con l'estero altro sintomo di economie positive e in crescita.
Federico










