venerdì 1 agosto 2008
L’opposizione messicana esce malamente dal referendum consultivo che aveva convocato lo scorso fine settimana. Si chiedeva alla popolazione di giudicare il piano di privatizzazione del petrolio messicano promosso dal governo di Calderón.

Città del Messico – Lopez Obrador e l’intero partito d’opposizione, contrari al piano avviato dal governo, speravano ottenere un forte appoggio popolare dal referendum consultivo. Il NO all’ingresso nel capitale di Pemex da parte di imprese straniere di fatto è arrivato ed è stato sicuramente schiacciante (più dell’85% dei votanti), il problema però e la conseguente sconfitta per Obrador, o meglio l’ennesima battaglia persa, arriva dalla scarsa affluenza e dalla conseguente scarsa importanza di un referendum che termina con l’avere valenza nulla.

Lo stanco Obrador, consumato da uno stile d’opposizione ormai senza frutti , cercava di approfittare del progetto di riforma di PEMEX (una delle più grandi compagnie petrolifere al mondo, attualmente statale) proposto dal governo di Felipe Calderón, per riprendere slancio politico e popolare. Insomma l’obiettivo era trasformare un tema fondamentale per il Messico e che coinvolge, a seconda delle ideologie, tutti i cittadini messicani, con la speranza di ottenere i risultati politici che qualche anno fa Evo Morales era riuscito a raccogliere in Bolivia con il tema altrettanto delicato della privatizzazione del gas.

Il tentativo di Obrador, almeno prendendo atto dalla consulta della scorsa settimana, però è risultato più un fracasso che un successo.

La bassa partecipazione dei cittadini al referendum ne è l’evidenza più forte. Le schede nelle urne sono infatti state molto al di sotto delle aspettative che aveva lo stesso AMLO, e questo nonostante tutti ma proprio tutti i cittadini in Messico abbiano un proprio pensiero circa la privatizzazione della compagnia petrolifera e non passi un solo giorno senza che su tv, giornali ma anche per le strade non venga commentato il caso.

Un 87% di NO alla privatizzazione espresso da un numero statisticamente irrilevante di cittadini (poco più del 10% nel D.F.) non può essere preso diversamente che come una sconfitta per Obrador e per il suo partito (a differenza da quanto ho letto sull’argomento da alcuni blog italiani a differenza mia ottimisti sul risultato – vedi qui e qui). Si sa infatti benissimo che la popolazione messicana è praticamente spaccata in due (come sempre) sull’argomento, e questo 87% di NO è statisticamente irrilevante.

La sconfitta di AMLO viene secondo me dal fatto che questo referendum è stato ridotto ad una questione meramente di lotta tra partiti politici. I pochi votanti sono stati i militanti/simpatizzanti del PRD, mentre è mancata la partecipazione degli altri partiti. Questo perché nessuno oltre allo stesso PRD ne aveva interesse. La proposta del PAN è già comodamente in Senato, mentre il PRI ha presentato una sua iniziativa di riforma petrolifera proprio la scorsa settimana (sarà un caso? non credo). Soprattutto però ad Obrador è venuto meno l’appoggio popolare che aveva sino a qualche tempo fa. Temo che la scelta di chiamare in piazza la gente per qualsiasi cosa ed ogni mese ormai non dia nessun frutto, anzi risulta politicamente molto contro-produttiva per lo stesso AMLO e per l’intera sinistra messicana che continua a perdere di credibilità sia all’interno del paese che sulla scena internazionale.

La gente non segue più Obrador, che ha abusato dell’appoggio dei suoi a partire dalle proteste, seppur più che giustificate, seguite al frode elettorale. Dov’è andata a finire la gente che ha riempito le strade di Città del Messico nell’estate del 2006?

Sicuramente non si può essere ridotta al pugno di cittadini che ha partecipato al referendum consultivo. Vuol dire quindi che qualcosa va storto, Obrador non coinvolge più e la sinistra messicana ha bisogno di altri tipi di politiche per raccogliere consensi e per beneficiare il paese.

Si potrebbe cominciare proprio dalla riforma petrolifera, un tema che scalda gli animi di tutti i messicani. Qualcosa va fatta, però un referendum consultivo di nessun valore politico, solo per dire NO alla proposta del governo, tra l’altro già all’esame del Senato messicano, è veramente troppo poco.

Il paese sulla privatizzazione di PEMEX è diviso, ma possibile che l’opposizione sappia solo gridare NO e chiedere alla gente manifestazioni popolari? Quali sono le proposte? Dove sono?

Sicuramente a lasciare PEMEX così com’è ora ne perderebbe il Messico come paese. Si può essere o no d’accordo alla riforma del PAN, però se non lo si è si deve proporre un proprio progetto e poi chiedere alla gente di esprimersi, ed eventualmente muoversi politicamente a suo favore. Sarebbe questo un dovere per questa ormai debole sinistra parlamentare messicana.

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di Antonio Pagliula ~ 2:31 AM

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4 COMMENTI:

1/8/08 12:48 PM, Anonymous Alessandro

Sostanzialmente d'accordo. Un no di principio alla riforma della PEMEX non ha giovato. Bisognava dare battaglia sulla quota (51%) di controllo pubblico dell'azienda, avrebbe potuto suscitare più interesse e partecipazione.

saluti

 

1/8/08 6:34 PM, Anonymous Pensatoio

Il problema è che la contestazione sul voto non ha portato al risultato sperato.
La sconfitta genera sempre demoralizzazione e riflusso verso il privato. Non penso che la questione sia il no alla privatizzazione.
Altrimenti dovremmo mandare veltroni in messico con il suo maanchismo.

 

3/8/08 9:52 AM, Blogger Gennaro

vabbè, avevo scritto un lungo commento ma si è perso. La sostanza è che il mio pezzo non è ottimista ma ben dubitativo.

cari saluti
gc

 

4/8/08 5:48 AM, Blogger Antonio

peccato ero curioso di leggere un tuo commento più lungo.ciao