giovedì 23 ottobre 2008
L'imminente scadenza nei pagamenti del debito estero argentino ha indotto la presidenta Cristina Fernández K. a nazionalizzare il sistema pensionistico. La borsa argentina perde in due giorni la quinta parte del suo valore.

Ricordo le parole utilizzate solo un mesetto fa da Cristina Kirchner per commentare la crisi finanziaria che iniziava a manifestarsi nei mercati mondiali: “Stiamo vedendo come questo primo mondo, che ci avevano descritto come la Mecca da raggiungere, è esploso come una bolla di sapone”. A solo un mese di distanza da queste dichiarazioni l’Argentina si trova oggi ad affrontare gli spettri del passato, l’ennesima crisi. Le ragioni però sono interne, indipendenti e slacciate dalle problematiche finanziarie mondiali. Vediamo di farne il punto.

L’Argentina ha una scadenza dei pagamenti del debito estero nel 2009 per un monto di 12 milioni di dollari. Dove sorge il problema? I prezzi delle materie prime, soprattutto della soia (principale esportazione argentina), altissimi sino ad agosto sono venuti giù di botto mettendo il governo argentino in seri problemi e senza risorse utili per far fronte al rilevante esborso. In un momento di accesso al credito bloccato, la decisione di Cristina Fernández K. è stata nazionalizzare i fondi pensione. Perché?

La Fernández K. assicura che l’obiettivo è proteggere “le pensioni” dei lavoratori argentini dalle perdite prodotte negli ultimi mesi dalla crisi finanziaria.

La nazionalizzazione dei fondi pensione, dicono invece i maliziosi, ha esclusivamente lo scopo di facilitare il pagamento dei 12 milioni di dollari dovuti a fine 2009, visto che il paese ha una chiara deficienza di fondi per coprire il debito e la spesa corrente, mettendo mano direttamente al loro valore, circa 30 milioni di dollari.

Non si deve dimenticare che l’Argentina ha un debito estero pari al 48% del suo PIL, la più alta percentuale in America Latina, e per farne fronte adeguatamente il governo sarebbe costretto a ricorrere ad un aumento impositivo, opzione però scartata dai Kirchner perché impopolare soprattutto con le vicine elezioni provinciali.

Questi sospetti sulla scelta di Cristina Fernández K hanno letteralmente steso e tramortito la borsa dei valori argentina (Merval) che è arrivata a perdere in due giorni un quinto del suo valore. Martedì ha chiuso con un -10,99% e ieri con un -10,11% dopo avere raggiunto un minimo giornaliero a -17,06%. La nazionalizzazione dei fondi pensionistici AFJP (Administradoras de Fondos de Jubilados y Pensionados) ha infatti depresso i mercati visto e considerato che negli ultimi anni questo fondo è stato il principale motore trainante della borsa di Buenos Aires.

In compenso per ora resiste il cambio col dollaro (3,24 pesos). Stabilità però dovuta all’intervento della Banca Centrale Argentina che durante la giornata ha venduto circa 400 milioni di dollari delle sue riserve. Mantenere questi livelli sembra invece compito difficile da ottenere nel futuro prossimo, visto che il rischio paese argentino è schizzato alla data a 1962 punti, dato non confortante e che potrebbe influenzare l’uscita di capitali stranieri dal paese e conseguente svalutazione del peso argentino.

Segnalo due post sullo stesso tema:
- C’è molta crisi – di Tanoka blogger italiano in Argentina
- L’Argentina nazionalizza le pensioni – dal blog Rotta a Sud Ovest

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di Antonio Pagliula ~ 5:43 AM

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