sabato 29 marzo 2008
Il presidente brasiliano commenta ironicamente la crisi finanziaria statunitense e chiede a Bush di risolverla senza dare complicazioni ad altri paesi. Intanto Brasile e Venezuela rafforzano la loro alleanza energetica.

Un tanto ironico quanto incisivo Lula si è rivolto così nei confronti del presidente statunitense: “Bush, figlio mio, il problema è tuo, cerca di risolvere la tua crisi. Siamo stati 30 anni senza crescita economica in Brasile, ed ora che abbiamo iniziato a crescere vuoi complicarci la vita con questa crisi finanziaria?”. Da applaudire la sincerità, ecco la dichiarazione in portoghese: "O problema é o seguinte: nós passamos 30 anos sem crescer e agora que estamos a crescer apareces tu a intrometer-te. O problema é teu, de modo que resolve tu a crise". Non solo, il presidente brasiliano si offre anche in aiuto al collega statunitense: “Noi abbiamo un buon know how per salvare le banche attraverso fondi pubblici, se Bush ne avrà bisogno siamo pronti a inviare la nostra tecnologia”.

Lo stesso presidente Lula da Silva intanto rinnova l’alleanza energetica con il Venezuela di Hugo Chavéz. Nella conferenza stampa nella città di Recife, in Brasile, i due presidenti hanno reso noto un nuovo accordo, definito storico per l’integrazione latinoamericana, raggiunto tra Petrobras e PDVSA per la costruzione di una raffineria petrolifera in Brasile.

E’ una novità storica perché, per la prima volta, PDVSA, che ha sempre esportato il suo petrolio a nord, rivolge il suo sguardo a sud. Questa intesa va a rafforzare inoltre l’importante ruolo di Petrobras per l’integrazione latinoamericana” – ha detto Lula.

Chavéz ha poi aggiunto: “Vogliamo sviluppare una nuova strategia, non ci limiteremo ad associarci con una raffineria in Brasile, ma cercheremo accordi anche con altri paesi latinoamericani”. In progetto ci sono infatti accordi di questo tipo anche con Ecuador, Nicaragua, Cuba, Rep. Dominicana e Giamaica, con l’obiettivo di costruire o ampliare impianti di raffineria. “Non continueremo ad inviare petrolio come greggio al Nord (USA), ora cercheremo di raffinarlo in Venezuela, Brasile ed altri paesi della regione”, ha concluso Hugo Chavéz.

fonte immagine: http://www.telesurtv.net/


 

venerdì 28 marzo 2008
Per gli Stati Uniti i meloni hondureñi sono contaminati (salmonella), gravi perdite economiche per le imprese in Honduras. Il presidente Zelaya mangia in diretta televisiva un melone; e Chávez promette di comprare tutta la frutta che gli USA respingeranno.

L’amministrazione droga e alimenti (FDA) degli Stati Uniti ha denunciato nei giorni scorsi 50 casi di cittadini statunitensi colpiti da salmonella dichiarando come causa della contaminazione i meloni importati dall’Honduras. Il governo degli Stati Uniti blocca così le importazioni di melone hondureño e ne proibisce la vendita su tutto il territorio. Gravissime le conseguenze per le imprese produttrici che invece assicurano di vendere un prodotto libero da qualsiasi contaminazione e considerano una guerra commerciale quella intrapresa dal governo statunitense. Nel paese centroamericano in molti attribuiscono la causa del boicottaggio al recente avvicinamento politico tra il presidente Zelaya e Hugo Chávez.

L’ambasciatore statunitense a Tegucigalpa invece assicura che il caso non è assolutamente legato alla politica, non c’entra nulla l’accordo petrolifero raggiunto a gennaio tra Zelaya e Chávez: “La FDA ha identificato la causa delle intossicazioni nel melone hondureño, il mio governo protegge solo la salute dei suoi cittadini”.

Il governo e i produttori in Honduras ribattono: “La FDA si sbaglia, il melone hondureño è innocuo e nelle ripetute analisi risulta libero di qualsiasi contaminazione”.

In questa guerra commerciale ci perdono i produttori di melone il cui operato rischia la bancarotta. Honduras esporta infatti annualmente 35 milioni di dollari di meloni, la quasi totalità con destino USA. Le cinque imprese che esportano meloni verso gli USA potrebbero licenziare presto circa 20'000 lavoratori nel caso in cui la frontiera statunitense rimarrà bloccata. Agropecuaria Montelíbano ad esempio ha già licenziato 1'800 dei suoi 5'000 lavoratori.

Ieri è dovuto intervenire il presidente Zelaya per tentare di restituire credibilità ai meloni hondureñi e alla produzione di frutta del paese. In una intervista a CNN in spagnolo Zelaya ha mangiato in diretta un melone, dimostrando che il prodotto è totalmente libero da salmonella. Zelaya ha anche chiaramente definito la decisione del governo statunitense come ingiusta. Ecco il video:



Come ad ogni controversia con protagonista gli Stati Uniti non poteva però mancare l’intervento del presidente venezuelano Hugo Chavéz: “Il Venezuela è disposto a comprare la produzione di meloni che gli USA si rifiutano di comprare, lo stesso vale per qualsiasi altro prodotto agricolo”.

Le relazioni tra Honduras e Venezuela sono divenute più che amichevoli in seguito agli accordi del Petrocaraibe che prevedono un somministro venezuelano diario di 20'000 barili di fuel oil verso il paese centroamericano.

La principale impresa affettata dallo scandalo salmonella, Agropecuaria Montelíbano, ha però gentilmente rifiutato l’offerta del governo venezuelano: “Non ci interessa, il nostro obiettivo è risolvere la situazione con gli Stati Uniti, per noi sono il mercato più importante insieme a quello europeo” – ha dichiarato il vicepresidente dell’impresa esportatrice Oscar Molina.


 

giovedì 27 marzo 2008
Si avvicinano le elezioni italiane del 13 e 14 aprile, anche da questo lato dell’oceano entra nel vivo la campagna elettorale. Il Messico fa parte della circoscrizione” America settentrionale e centrale”, che apporta due deputati ed un senatore. Circa 360'000 gli italiani che possono votare, ecco i candidati alle due camere per le rispettive liste.

LISTA PARTITO DEMOCRATICO

Senato:

1 Turano Renato Guarino - Stati Uniti
2 Piazzi Marina - Messico

Camera:

1 Bucchino Gino - Canada
2 Ciminata in Bivona Graziella - Stati Uniti
3 Marra Mario Pasquale - Canada
4 Vitale Emilia - Stati Uniti

LISTA POPOLO DELLA LIBERTÀ

Senato: Augusto Sorriso e Basilio Giordano

Camera: Vincenzo Arcobelli, Paolo Ariemma, Amato Berardi, Cesare Sassi

LISTA UDC

Senato: Massimo Seracini, Vittorio Coco

Camera: Giuseppe Rosini, Calogera Mancuso, Luigi Cucchi

LISTA LA DESTRA

Senato: Giuseppe Cirnigliaro, Franco Misuraca

Camera: Michele Frattallone, Franco Corrado, Pasquale Giliberti, Pasquale Trotta


Non hanno candidati per la circoscrizione America settentrionale e centrale le liste:


- SINISTRA ARCOBALENO;
- PARTITO SOCIALISTA;
- ITALIA DEI VALORI;
- MOVIMENTO ASSOCIATIVO ITALIANI ALL’ESTERO DI RICARDO MERLO;
- SINISTRA CRITICA.

N° cittadini italiani residenti in America settentrionale e centrale: 359’852 ;

Elezione Camara dei Deputati

Totale seggi spettanti: 2

Elezione Senato della Repubblica

Totale seggi spettanti: 1


 

martedì 25 marzo 2008
Anche quest’anno sono dieci i messicani che la rivista Forbes ha incluso nella lista delle persone più ricche del mondo. Carlos Slim è il primo, ecco chi sono gli altri nove e a quanto ammonta la loro fortuna.

Solo un cambio rispetto alla classifica 2007, María Asunción Aramburuzabala, azionista di “Gruppo Modelo” e impresaria più poderosa messicana è stata esclusa dalla lista Forbes. Lo scorso anno si era collocata al posto 488 mondiale con una fortuna di circa 2mila milioni di dollari. Al suo posto tra i primi 10 messicani è entrato Germán Larrea (3°), presidente esecutivo di “Grupo Modelo”, piazzatosi subito al terzo posto tra i messicani, alle spalle di Carlos Slim (1°) e Alberto Bailleres (2°). Forbes stima in 7,3mila milioni di dollari il capitale di Larrea, che lo colloca al 127 posto tra i 1'125 multimilionari del pianeta.

Ecco i dieci messicani più ricchi:


Carlos Slim (1°), di Telmex e Grupo Carso, sale di una posizione e raggiunge il secondo posto mondiale. La sua fortuna è aumentata 11mila milioni di dollari nell’ultimo anno, il che gli ha permesso di superare Bill Gates, di Microsoft, ed ora è preceduto solo dall’investitore statunitense Warren Buffet.

Alberto Bailleres (2°), di Peñoles e Palacio de Hierro, ha quasi duplicato la sua fortuna negli ultimi 12 mesi, passando da 5mila milioni di dollari a 9,8. Bailleres si mantiene al secondo posto tra i messicani ed è entrato nella top 100 mondiale.

Ricardo Salinas Pliego (4°) ha aumentato il suo capitale di 1,7mila milioni di dollari rispetto al 2007. L’impresario di Grupo Salinas e TV Azteca è sceso pero dal terzo al quarto posto tra i messicani, superato dalla new-entry Larrea (3°).

Isaac Saba Raffoul (6°) di Casa Saba ha visto crescere la sua fortuna di 300 milioni di dollari passando da 1,8mila milioni di dollari agli attuali 2,1.

Roberto Hernández (7°), di Banamex ha invece diminuito il suo patrimonio rispetto al 2007 perdendo circa 300 milioni di dollari perdendo però quasi 300 posizioni nel ranking mondiale.

Emilio Azcárraga Jean (8°), di Televisa, il più giovane tra i primi 10 messicani con i suoi 40 anni, ha visto scendere anche lui il suo capitale, passato da 2,1mila milioni di dollari a 1,6.

Un altro che ha visto diminuire la sua fortuna nell’ultimo anno è stato Lorenzo Zambrano (10°), di Cemex. Forbes ha calcolato una diminuzione da 1,7 a 1,5mila milioni di dollari tra il 2007 e il 2008.

Jerónimo Arango (5°), di Walmex, e Alfredo Harp Helú (9°), di Banamex e Grupo Martí hanno registrato invece la stessa fortuna rispetto all’anno passato. Arango registra una ricchezza pari a 4,3mila milioni di dollari, mentre Harp 1,6mila milioni di dollari.


 

martedì 11 marzo 2008
Messico, Centro America e i Caraibi saranno i paesi più colpiti dalla oramai chiarissima recessione in atto negli Stati Uniti. La alta percentuale di esportazioni con destino Usa ed il calo delle rimesse ne fanno facili vittime della crisi economica, in particolare economie deboli come Honduras, Nicaragua e Rep. Dominicana.

Messico, Centro America e Caraibi sono considerate le zone più a rischio e i paesi più deboli per poter rispondere efficacemente alla crisi economica impulsata dalla recessione in atto negli Stati Uniti. Al contrario nel sud del continente americano l’impatto sarà attenuato da altri fattori, ad esempio il disimpegno dell’economia cinese.

La caduta dell’economia statunitense è ormai innegabile e le conseguenze sull’intero continente latinoamericano saranno inevitabili. Da valutare è invece l’impatto diverso che può avere nei diversi paesi.

La crescita dell’economia USA è stata rivista al ribasso ed è prevista nel 2008 al 1,4/1,5%. Messico e Repubblica Dominicana dovrebbero essere i paesi più a rischio, visto e considerato che entrambi i paesi hanno l’80% delle proprie esportazioni con destino Stati Uniti. Non solo, la stretta dipendenza tra le economie di questi paesi e gli Usa rendono più che concreta la possibilità che la crisi economica nordamericana si possa traslatare rapidamente alle economie interne di questi paesi.

La diminuzione delle rimesse degli emigranti dagli USA può essere uno degli effetti più visibili della crisi, soprattutto per paesi come Messico e Centro America, in particolare per le economie più deboli come Honduras, Nicaragua e Rep. Dominicana, dove le entrate da rimesse rappresentano una buona percentuale del PIL totale. Ancora però non è ben chiaro l’impatto che la diminuzione delle rimesse può avere sul continente, visto e considerato anche che nel passato non si è riscontrata corrispondenza tra crisi economica e diminuzione delle rimesse.

E’ certo però che in questo caso si è già presentata una importante riduzione delle rimesse in paesi come Messico, Guatemala, El Salvador.

Anche Colombia, Cile e Venezuela si potrebbero trovare tra i paesi più esposti alla crisi se si considera la percentuale delle esportazioni destinate agli Stati Uniti sulla percentuale del PIL.

Secondo molti analisti però la dimensione della crisi economica nel continente latinoamericano dipenderà molto dalla variabile “Cina”. La salute dell’economia cinese sarà determinante. Se la Cina infatti resiste economicamente e la sua crescita non subirà una decelerazione importante, sarà un fattore importante per alcune economie latinoamericane. Una Cina in salute può continuare ad essere un mercato talmente grande da evitare la crisi, alimentando le esportazioni di paesi come Cile, Brasile, Argentina ed Uruguay.

Quello che però può essere l’ancora di salvataggio per i paesi del sud del continente può rivelarsi un pericolo aggiunto per il Messico, la Cina è infatti un gran concorrente per soddisfare il mercato statunitense.

Il rischio maggiore per l’intera aerea latinoamericana però sarebbe vedere Cina ed India seriamente affettate dalla recessione, una caduta della domanda in questi paesi infatti potrebbe far cadere il prezzo delle materie prime, affettando tutti i paesi dell’area centro-sudamericana.

Di buono c’è che a differenza del passato molti esperti economici concordano nel considerare America Latina e Caraibi arrivare ad affrontare la recessione in condizioni nettamente migliori: minor indebitamento, migliori conti pubblici, prezzi alti delle materie prime e la assenza, almeno sino ad ora, di un contagio significativo della crisi creditizia statunitense. Non si può comunque rimanere tranquilli, i fattori di rischio più preoccupanti allertano sui problemi d’inflazione, di un apprezzamento del tipo di cambio reale e sull’incremento del credito privato.


 

lunedì 10 marzo 2008
Il vicepresidente colombiano, Francisco Santos, allerta il governo messicano sulla presunta presenza delle Farc in Messico. “La presenza comprovata di cittadini messicani nell’accampamento delle Farc bombardato in Ecuador deve far aprire gli occhi al governo messicano”.

Dopo l’abbraccio di pace alla Cumbre de Rio di Santo Domingo in tutto il continente si continua a parlare dell’operazione militare colombiana in territorio ecuadoriano. In Messico si cerca di scoprire di più riguardo la presenza di cittadini messicani nell’accampamento Farc e i legami che la guerriglia colombiana ha in questo paese, in particolare sui presunti rapporti della Farc con l’università pubblica più prestigiosa del continente, la UNAM.

A riguardo è intervenuto il vicepresidente colombiano, che ha invitato il governo messicano ad investigare sull’attività dei cittadini messicani nell’accampamento delle Farc in Ecuador. Chi erano, cosa facevano e che tipo di formazione stavano ricevendo?

Secondo il governo ecuadoriano sono quattro i messicani morti lo scorso 1 di marzo durante l’attacco militare colombiano che portò alla morte di 25 persone, tra cui Luis Edgar Devia, alias “Raul Reyes”, numero due delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane.

Ad oggi però è stata confermata solo la morte di Juan González del Castillo, uno studente della Università Autonoma Messicana (UNAM), il cui corpo è stato riconosciuto dai genitori a Quito (Ecuador). L’istituzione universitaria ha ammesso che tre delle quattro presunte vittime erano studenti UNAM, però ha chiaramente respinto ed escluso le accuse che facevano riferimento a cellule della guerriglia colombiana operanti nelle istallazioni della università con la collaborazione di altri gruppi sovversivi.

E’ ancora da decifrare però, ad esempio, il ruolo di una dei sopravissuti all’attacco dell’esercito colombiano, la messicana Lucía Andrea Morett Alvarez, anche lei studente della UNAM nella facoltà di filosofia e lettere, ritenuta dal governo colombiano una integrante della guerriglia. Quest’accusa ha suscitato forti polemiche in Messico, dove alcuni media locali hanno allertato sulla presunta influenza delle Farc in diversi centri accademici del paese, in primis la UNAM.

Alcuni deputati del PRD, PRI, Convergencia e PT insieme a numerose ONG hanno pero preso le difese della prestigiosa università, ritenendo che l’intenzione di legare la UNAM alle Farc sia solo l’ennesimo pretesto per mettere in cattiva luce l’istituzione pubblica, ed un tentativo per condannare il modello universitario pubblico in Messico.

Secondo Francisco Santos, vicepresidente colombiano, questi fatti invece devono seriamente preoccupare i governi messicani e colombiani e “allertare gli apparati di sicurezza, di investigazione e di intelligence dei due paesi”. Per Santos è chiaro che le FARC hanno radici ormai anche in altri paesi e questo le convertono in una minaccia continentale, che trascende ormai dalle frontiere colombiane.

Non solo, il funzionario colombiano ha dimostrato l’intenzione del governo colombiano di lavorare insieme alle autorità messicane, nel computer di Raul Reyes infatti sono state ritrovate diverse foto con cittadini messicani e cileni che si trovavano negli accampamenti delle Farc “per ricevere formazione militare e ritornare nei rispettivi paesi non si sa con quale proposito”. Santos ha poi chiaramente accusato di essere focolai guerriglieri tutti i circoli di studio bolivariani ed i comitati di solidarietà con il popolo colombiano sparsi per il territorio latinoamericano.


 


 

martedì 4 marzo 2008
Continua a salire la tensione tra la Colombia e i vicini Venezuela ed Ecuador.

La situazione si è fatta critica dopo che sabato scorso l'esercito colombiano ha lanciato un'offensiva in territorio ecuadoriano che ha portato all'uccisione del numero due dei guerriglieri delle Farc, Raul Reyes. Come reazione, il presidente dell'Ecuador Rafael Correa ha subito ritirato il suo ambasciatore da Bogotà e ha dispiegato l'esercito al confine con la Colombia. Lo stesso ha fatto il suo omologo venezuelano Hugo Chavez, che ha accusato il presidente colombiano Alvaro Uribe di essere una "seria minaccia per la stabilità della regione", e ha parlato addirittura della possibilità che scoppi una guerra. Il governo colombiano, pur scusandosi con l'Ecuador per averne violato la sovranità, ha detto di avere le prove dei legami che i due paesi confinanti intrattengono con le Farc.

Ma come si posiziona il governo messicano in questa disputa? Che ruolo ha e può avere il Messico in questo ormai apparentemente inevitabile conflitto regionale?

La Presidenza della Repubblica Messicana ha reso noto che il presidente Felipe Calderón ha avuto contatti telefonici a caldo sia con Correa che con Uribe per sentirne le rispettive versioni in seguito all’invasione dell’esercito colombiano in territorio ecuadoriano. Calderón ha manifestato la totale intenzione di favorire qualsiasi azione che possa favorire il dialogo e recuperare le relazioni bilaterali.

La presidenza messicana ha poi informato attraverso le ambasciate a Quito e Bogotà che seguirà da vicino la situazione per tentare di contribuire a ripristinare le relazioni diplomatiche.

Intanto il Senato messicano ha assegnato alla segretaria per le relazioni estere, Patricia Espinosa, di determinare se e come Messico può assumere il ruolo di mediatore nel conflitto tra i governi di Ecuador, Venezuela e Colombia.

Timidamente quindi il governo messicano tenta di assumere il ruolo che gli spetta, come potenza regionale, per mediare e promuovere la via diplomatica e tentare di evitare un conflitto che col passare del tempo si fa sempre più imminente. C’è da vedere se Calderón si assumerà le responsabilità del caso o se, in seguito alle dichiarazioni statunitensi di Bush in appoggio, come largamente previsto e scontato, alla Colombia, si defilerà come spesso è accaduto in passato.

La notizia nuova viene però dalle dichiarazioni del presidente ecuadoriano Rafael Correa che in una intervista rilasciata alla televisione messicana Televisa ha rivelato che il presidente Felipe Calderón gli ha manifestato appoggio totale, ritenendo ingiustificabile l’intromissione dell’esercito colombiano e la violazione del principio di sovranità nazionale ecuadoriana.

“Gli ho spiegato telefonicamente il problema e mi ha dato la ragione totale. E’ stato un bellissimo gesto e per questo lo ringrazio molto. Calderón ha anche parlato il presidente Uribe e gli ha comunicato la sua preoccupazione per la situazione, oltre a condannare l’ingiustificata aggressione al territorio ecuadoriano” – sono state le parole di Correa rilasciate a Televisa.

Al di là della doverosa condanna all’azione dell’esercito colombiano ci si aspetta però che Calderón ed il governo messicano assumano un ruolo principale e si espongano direttamente per cercare la mediazione visto che ci troviamo di fronte ad un conflitto che non è delimitato solo a tre paesi ma è ormai regionale e può affettare economicamente e politicamente l’intero continente.

Ecco intanto la vignetta di Daniel Paz y Rudy su quotidiano argentino Pagina12: