lunedì 21 aprile 2008
Dopo 61 anni consecutivi di governo “colorado”, l’ex vescovo e la sinistra paraguayana festeggiano la vittoria elettorale. 10% di vantaggio per Lugo sulla candidata del partito Colorado, Blanca Ovelar, con più dell’92% delle schede scrutinate.

Grandi festeggiamenti per le strade di Assunción. Il cambio era nell’aria e Fernando Lugo ha incarnato la voglia di lasciare alle spalle la “dittatura” del partito “colorado” in carica al governo gli ultimi 61 anni. Tutte le proiezioni, le organizzazioni internazionali e lo scrutinio ufficiale del Tribunal Superior de Justicia Electoral (TSJE) vedono sicura la vittoria all’ex vescovo, leader della Alianza Patriótica para el Cambio (APC). Con più del 92% delle schede scrutinate Fernando Lugo ha ricevuto il 40% delle preferenze mentre la principale rivale, Blanca Ovelar è staccata con il 30.72%.

Buona anche l’affluenza alle urne (65,77%) e la tranquillità con cui si è portati a termine la giornata elettorale, che si pronosticava difficile.

A caldo il nuovo presidente ha dichiarato: “Oggi si è chiusa un tappa, e ne sta per cominciare una nuova: quella di un nuovo Paraguay, un paese che lascerà alle spalle il clientelismo che lo ha caratterizzato in questi anni”.

Il leader di sinistra, studioso della teologia della liberazione, riesce a mettere fine ai decenni dominati dal partito “colorado”, al governo dal 1989, anno in cui si concluse la dittatura di Alfredo Stroessner, anche lui “colorado”, che aveva tenuto il potere per 35 anni.

Lugo è riuscito a conquistare “gli esclusi” della società paraguayana, i suoi discorsi in favore di un cambio, di una rottura con il passato, sono riusciti a fare breccia anche nella base elettorale del partito “ufficiale”, ormai stanca e asfissiata dalla estrema povertà e dalla corruzione diffusa.

Tutti gli altri candidati hanno sportivamente accettato la vittoria di Lugo.


 

sabato 19 aprile 2008
Il favorito, l’ex vescovo di sinistra Fernando Lugo, non assiste all’ultimo dibattito degli aspiranti alla presidenza, dove invece gli altri tre candidati, tutti presenti, hanno dedicato la prima parte del dibattito a criticarlo ed insultarlo.

“Ipocrita”, “Commediante”, “Codardo”, “Irresponsabile”, “Imbroglione”, così è stato definito dal conduttore del dibattito, Humberto Robin, il candidato Lugo, mentre la videocamera faceva un primo piano sulla sedia lasciata vuota dall’ex vescovo, seguace della teologia della liberazione. Lugo si è assentato senza avvisare la catena televisiva, facendo un bidone agli atri aspiranti: Blanca Ovelar, del Partito Colorado; il generale Lino Oviedo; e l’indipendente Pedro Fadul.

Lugo ha giustificato poi la sua assenza con un comunicato: “In questo momento non ci sono le condizioni politiche per partecipare ad un dibattito di queste caratteristiche”; che poi continuava: “I paraguayani meritano rispetto, un rispetto che è stato ignorato e violato in questi ultimi giorni”.

Il “vescovo rosso” ha invece chiuso la sua campagna elettorale giovedì sera ad Asunción.

Dure le reazioni degli altri candidati alla presidenza. Lo stesso presidente in carica Duarte, in difesa della Ovelar, ex ministra dell’educazione durante il suo governo, ha duramente criticato l’assenza di Lugo: “Questo sacerdote crudele ha già tradito la Chiesa, come farà a non tradire e voltare le spalle anche al popolo paraguayano?”.

Ricordiamo che Lugo ha lasciato il sacerdozio nel 2006 per competere alla presidenza del paese.

I sondaggi comunque lo danno ancora in testa e favorito con un 34% delle preferenze di voto, seguito dall’ex generale e candidato della destra Lino Oviedo con un 29%. Solo al terzo posto ma non lontana dal vertice, la Ovelar con un 28,5%.

Intanto sale la tensione pre elettorale. Il presidente Duarte ha avvertito a distanza Hugo Chávez, presidente venezuelano, chiedendogli di non mettersi negli assunti interni del Paraguay. La dichiarazione segue le voci che vedono cittadini venezuelani in Paraguay per appoggiare ed aiutare la campagna di Lugo.

Dall’altro lato poi si percepisce il pericolo di “fraude” o brogli elettorali. La coalizione Alianza Patriótica para el Cambio, che appoggia la campagna di Lugo, ha avvisato che non riconoscerà i risultati preliminari di questa domenica.


 

giovedì 17 aprile 2008
I dati sono definitivi, ecco chi rappresenterà gli italiani all'estero per la circoscizione America Settentrionale, Centrale e Caraibi.

Con una affluenza vicina al 35%, in linea con le politiche 2006, il "popolo delle libertà" conquista l'unico seggio al Senato disponibile per questa circoscrizione. L'eletto è Basilio Giordano (vedi foto), con poco più di 13'000 voti. I due seggi della Camera sono invece stati equamente divisi tra pdl e Partito Democratico. A Roma andranno: Gino Bucchino (Pd, 14,762 voti) e Amato Berardi (PdL, 11,166 voti).

Per i risultati della circoscrizione America Meridionale vi rimando al blog del "tano" Andrea: Tanoka, "America Meridionale, risultati".

Concluse quindi anche queste elezioni per gli italiani all'estero, rimangono però i dubbi sul sistema che permette il voto dall'estero. Eccone le testimonianze:

- "Votare oh oh", che ironizzando sul destino finale del suo voto espresso dal Brasile;

- "Politiche 2008", dove un italiano residente in Messico mostra come a lui nel plico elettorale siano arrivate addirittura due schede per votare alla Camera.

P.S.
Io non ho potuto esercitare il mio diritto al voto, me ne hanno privato. Infatti a febbraio, quando si è venuti tutti a conoscenza delle elezioni in arrivo per aprile, rivoltomi all'Ambasciata Italiana in Messico mi è stato comunicato che non c'erano i tempi per la mia registrazione al voto come italiano all'estero. :-( sigh...effettivamente 3 mesi d'anticipo forse sono pochi...


 

martedì 15 aprile 2008
Berlusconi vince le elezioni politiche, sarà per la terza volta in 14 anni premier. La Lega raggiunge l'8%. Insieme prendono 171 senatori contro i 130 di Pd e Idv.

Bush a Berlusconi: "Pronti a lavorare insieme"

Il presidente americano George W.Bush ha chiamato Silvio Berlusconi per congrutalarsi per la vittoria alle elezioni, e gli ha fatto sapere di essere "pronto a lavorare di nuovo con lui". Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino.

Ecco i commenti dei quotidiani in America Latina:



In Argentina Pagina12 titola in prima pagina "Mamma mia". Nell'articolo interno poi continua: "El lider conservador obtuvo mayoria absoluta en ambas Camaras, gracias a su aliado xenofobo Umberto Bossi".

"Berlusconi vuelve con la receta dura para Italia"

"El magnate de los medios le ganó al centroizquierdista Walter Veltroni y enseguida afirmó que a los italianos “les esperan momentos difíciles y sacrificados”. Revés para la izquierda ortodoxa ArcoIris y sorpresivo ascenso de la Liga Norte".

Tra i commenti poi, in un articolo di Oscar Guisoni titolato "Bipartidismo y xenofobia", si fa notare:

"¿Cómo hará ahora Silvio Berlusconi para conciliar a esas dos Italias tan disímiles que lo han votado? Anoche, en su cuartel general en Milán, todos cruzaban los dedos para que Umberto Bossi no lograra la cantidad suficiente de senadores y diputados como para condicionar al gobierno. Si lo logra, la Liga Norte volverá a insistir con su reforma federal, para separar virtualmente el país en dos y pedirá ministerios importantes para comenzar a poner en práctica las políticas xenófobas y ultraderechistas que caracterizan las municipalidades que gobiernan en el norte rico."

In Messico "La Jornada" invece titola:



E continua: "“el verdadero vencedor de estas elecciones es Umberto Bossi, cuyo partido Liga Norte, obtuvo 22 escaños en la Cámara alta".

El Clarin in Cile:



Chiudiamo con teleSUR:



 

mercoledì 2 aprile 2008
Ritornando sull'argomento "relazione Farc - UNAM" riporto la lettera degli studenti pubblicata dall'amico Fabrizio Lorusso, anche lui un italiano in Messico, tra l'altro dottorando in Studi Latinoamericani proprio alla UNAM. Chiaramente invito tutti a visitare il suo blog: America Latina, altri occhi e parole.

Ecco la lettera diffusa ai mezzi d’informazione da parte degli studenti della UNAM, in particolare dagli studenti del Post Laurea in Studi Latinoamericani che sono stati demonizzati dalla stampa nazionale, non solo quella sensazionalista, insieme a tutti i colleghi e amici della Facoltà di Filosofia e Lettere come fossero loro stessi dei gurriglieri.

Gli studenti della facoltà e, in generale, dell’università sono stati accusati (dopo che 4 di loro sono stati freddati un mese fa dall’esercito colombiano in pieno territorio ecuatoriano) di essere membri o collaboratori delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia, la più importante e attiva gurriglia colombiana)semplicemente perchè si trovavano nel campo di detta organizzazione con scopi accademici e giornalistici oppure perchè, in passato, avevano partecipato a gruppi e collettivi dedicati all’attività politica in Messico.

Nella foto. La marcia spontanea convocata via internet che ha visto milioni di colombiani nelle strade contro le FARC lo scorso 4 febbraio. La guerriglia colombiana è la più antica del continente ma, rispetto alle origini, ha subito un processo di declino ideologico, economico e politico che l’ha portata a dipendere dal narcotraffico e a creare uno stato nello Stato che poco c’entra con gli ideali libertari e di giustizia sociale di cui si faceva portatrice.

La lettera in spagnolo redatta dagli studenti in Messico nasce come reazione alla campagna denigratoria dei mezzi stampa ufficiali contro alcune facoltà della Universidad Nacional Autonoma de Mèxico, una delle più grandi università del mondo e la più importante dell’America Latina.

Nella foto sotto, l’altro lato della medaglia. Il Presidente colombiano Alvaro Uribe e i suoi nessi con i paramilitari (le squadre che per anni hanno terrorizzato la popolazione per assolvere una supposta funzione anti-guerriglia e di sicurezza nazionale) e gruppi di dubbia moralità.



A la opinión pública

La comunidad del posgrado de Estudios
Latinoamericanos de la Universidad Nacional Autónoma de México manifiesta su más
profundo rechazo y preocupación por el ataque militar de las fuerzas armadas
colombianas en territorio ecuatoriano, violando gravemente la soberanía de
Ecuador y las convenciones de Ginébra. Repudiamos el asesinato de nuestros
compañeros, los estudiantes mexicanos Natalia Verónica Velásquez Ramírez, Juan
González del Castillo, Fernando Franco y Soren Ulises Avila, así como nos
preocupa la situación de la universitaria Lucía Andrea Morett Álvarez,
gravemente herida durante el ataque.

A raíz de esto, se ha iniciado un
linchamiento mediático contra la UNAM y su actividad académica en América
Latina. Al respecto queremos resaltar que en el ejercicio de la libertad de
investigación, la labor de esta casa de estudios contribuye al desarrollo del
pensamiento crítico, en particular al entendimiento de la problemática
sociopolítica latinoamericana desde todos sus aspectos, entre los que se
destacan por su relevancia política los movimientos sociales, incluidos los que
recurren a la vía armada. Estudiar estos temas permite colocarlos más allá del
escenario mediático y amplía las fuentes de acceso a una información objetiva en
beneficio de la ciudadanía.

Asimismo, vemos con creciente preocupación
el intento de ciertos medios de comunicación de desacreditar y criminalizar de
manera generalizada los espacios administrados por colectivos estudiantiles
dentro de la universidad, tal como la difamación de varios de nuestros
compañeros. La libertad de expresión y de organización constituyen derechos
democráticos fundamentales. En este sentido, la UNAM ha sido, es y será una
institución que ofrece espacios abiertos donde nos es posible ejercer estos
derechos.

Nosotros defendemos estos espacios y el derecho a la
militancia política, y condenamos enérgicamente los intentos de difamación de la
organización política estudiantil y de nuestros compañeros. Expresamos
igualmente nuestro rechazo a la incomprensión fomentada por los medios masivos
de comunicación sobre nuestra labor intelectual al estigmatizar y restringir
ciertos temas de investigación.

En respuesta, exigimos que se brinden
las garantías y libertades para ejercer lo que no solamente es nuestro derecho,
sino nuestra obligación con la sociedad.


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otras y más informaciones:
http://www.latinoamericanistas.net/